di Mattia Tumino
Luogo d’ispirazione fotografica, d’ incanto e d’infinita bellezza è l’altopiano ragusano, un paesaggio incorniciato dai muretti a secco di pietra calcarea dura, costruiti un tempo per liberare i campi da coltivare.
La pietra, usata ed intagliata da abili mani, serviva a delineare i confini, a innalzare architetture rurali, opere d’arte che spiccano nel contrasto tra i carrubi, la terra e il cielo.
I muretti a secco sono un unicum del territorio Ibleo, un bene paesaggistico iscritto dal 2018 nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco.
Sull’altopiano dominano le masserie, grandi strutture dove l’abitare e il lavorare si identificavano e si intrecciavano, dove uomini e animali condividevano gli spazi e il tempo della vita quotidiana.
L’antico mosaico disegnato da muretti, carrubi e architetture rischia oggi di essere sconvolto, reso irriconoscibile per abbandono, incuria e disfacimento.
Il paesaggio ragusano è qua e là aggredito dalle ruspe, dall’ansia della modernità, dall’irruzione degli impianti fotovoltaici.
Queste fotografie appartengono ad una porzione di mondo e di generazioni che sembrano volgere malinconicamente al tramonto. Le pietre trattengono ancora la memoria della civiltà contadina, della ricchezza e della bellezza di una cultura popolare scandita da riti e tradizioni secolari.
Sento di partecipare sentimentalmente ad una realtà umana e culturale in cui mi riconosco e di cui ho il privilegio di testimoniare le ultime luci.
Nel bagliore di queste pietre mi sono fermato a scattare queste immagini: campi di spighe, alberi di carrubo, mandrie, cavalli, cortili, pozzi, abbeveratoi, carri e processioni, schegge di quel che resta dell’antico paesaggio ibleo.
Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
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Mattia Tumino, nato a Ragusa, dove vive, si approccia alla fotografia da autodidatta all’età di sedici anni, coltivando nel tempo questa sua principale passione. Interessato alla storia locale e alle tradizioni popolari, cerca di approfondire gli aspetti etnografici ed antropologici del territorio siciliano Attraverso gli scatti in bianco e nero, sia in digitale che in analogico, descrive e documenta il patrimonio culturale ed artistico, realizzando parecchi reportage. Nel luglio 2025 vince il contest nazionale “Viaggio a Ragusa, sulle orme di Giuseppe Leone”, in occasione del progetto “Promenade Mediterranéenne”.
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