
Natale, Palestina, un gruppo di attivisti vestiti da Babbo Natale ha forzato il blocco israeliano per portare regali ai bambini sulla striscia di Gaza (da info.Pal.it)
di Muin Masri
Italia, mondo. Come ogni anno da queste parti, la gente si prepara per festeggiare il Santo Natale, il Capodanno e la Befana, tutto è illuminato, tutto è esageratamente divino: la gente, le città si fanno belle, tirano fuori il meglio di sé, accendono i cuori, gli alberi, i presepi, le strade, le vetrine e i balconi.
Palestina, quello che resta del mondo. Come ogni anno da quelle parti, la gente si prepara per i ricordi del Santo Natale, del Capodanno e della Befana, tutto è buio, tutto è esageratamente infernale: la gente svuotata, le città in silenzio si fanno coraggio, tirano fuori il meglio di sé, accendono le anime e basta.
È dura la vita dei sopravvissuti, bisogna pensare a ogni cosa, ricominciare da capo, tornare alla vita di prima, ma manca sempre qualcuno o qualcosa. Prendi nota: tra nonni, zii e nipoti, prima del 7 ottobre 2023 eravamo in 22 nella casa vecchio stile arabo, con tanto di cortile interno, albero di limoni e piccionaia sul tetto; adesso siamo rimasti in 7: due adulti, cinque bambini e zero colombe. Anche qui, bisogna essere più precisi, altrimenti qualcuno ti chiede: “Definisci bambino!” e allora dei cinque piccolini due sono neonati.
Poi, all’improvviso, arriva l’inverno ma non sempre è il benvenuto, a volte non porta doni. Da qualche parte nelle tende nevica, piove e fa freddo, fango ovunque, gente che per scaldarsi abbraccia quel che resta di una vita, persone che cercano di sopravvivere ad un destino già scritto da duemila anni.
È piacevole la vita dei popoli liberi, non manca quasi mai niente e da qualche parte c’è il sole che sbadiglia dietro le nuvole, le città sono illuminate con luci d’artista, in lontananza si sente dalle giostre la solita musica, a breve le case si riempiranno del calore della gente, bambini felici i cui desideri saranno realizzati.
Che vita meravigliosa! Bisogna prepararsi per le feste, pensare ai regali, addobbare la casa, organizzare pranzi, cene, vacanze ed esprimere buoni propositi. Che bello ritrovarsi dopo un anno faticoso, un anno pieno di nostalgia e ricordi! È una cosa bellissima essere felici e vedere la gente altrettanto serena!
Che vita difficile altrove! A breve sarà necessario ricordare che anche a Gaza, a Kiev, in Sud Sudan, a Caracas c’è una voglia matta di tornare a vivere come ogni essere umano, invece sarà l’ennesimo inverno che diventa inferno: senza casa, senza feste, senza futuro e senza stelle. È una cosa bruttissima essere tristi e vedere la gente festeggiare il loro amore per la vita!
Che bel presepe, che bell’albero di Natale, che bei doni, che belle giostre e luci d’artista! Un anno se ne va e un altro è in arrivo pieno di buoni propositi. Peccato che non sia primavera ovunque, ma almeno qui la gente non è costretta a bruciare i ricordi del passato per scaldarsi.
Ma come si fa ad immaginare un nuovo anno in mezzo a questo fango, a questa ingiustizia? Eppure l’essere umano è anche questo, guarda la sua vita misera e si dispera, guarda i suoi figli piccoli piangere per il dolore e per la fame e la sua mente lo porta lontano, lontano dal muro e dal filo spinato, dai campi minati, dalle città in macerie e immagina un posto migliore, dove l’inverno è benvenuto, porta con sé luce, calore e doni.
Che storia è la vita! A volte piove e nelle tende viene tutto a mancare, letto, luce e cibo, e a volte c’è il sole e poi all’improvviso arrivano le feste e bisogna decidere che fare: albero di Natale o presepe? Messa di mezzanotte o tombola con gli amici? Pandoro o panettone? E tutti, proprio tutti, non importa se fortunati o profughi disgraziati, tutti aspettano il miracolo, la luce in fondo al tunnel, tutti auspicano che il mondo diventi quel paradiso promesso in cui tornare a casa in tempo per le feste. E nell’attesa dei caldi abbracci e dei sinceri cin-cin, vi auguro tutte le cose che mancano alla mia gente.
Amici, non vi auguro la pace, l’avete già conquistata e a caro prezzo; tenetela stretta stretta come la borsa dell’acqua calda nel momento del bisogno.
Amici, non vi auguro la serenità, basta liberare la mente di tutte le cose superflue che ci accerchiano.
Amici, non vi auguro l’amore, siete circondati di gente che vi accarezza come un sogno, basta chiudere gli occhi e lasciarvi andare.
Amici, non vi auguro la bellezza, basta alzare lo sguardo all’immenso.
Amici, non vi auguro l’abbondanza, ne avete già a sufficienza, basta ringraziare il cielo.
Amici, non vi auguro la fortuna, vi abbraccia già come una madre attacca al seno il suo piccolo ogni volta che piange.
Cari amici, vi auguro tanta consapevolezza e leggerezza. Vi auguro di non lamentarvi quando siete in coda per tornare a casa, qualcuno non ha più un posto sicuro per ripararsi. Vi auguro di non dover emigrare in cerca di lavoro, qualcuno non è mai arrivato a destinazione. Vi auguro di non partire mai per la guerra, qualcuno ha perso per sempre la pace di vivere. Vi auguro di non esagerare con gli avanzi di Natale, qualcuno piange di fame. Vi auguro di lasciarvi trasportare dall’amore, il diritto all’abbraccio non è per tutti. Vi auguro di non perdere mai la strada di casa, qualcuno è stato condannato a vivere in eterno da straniero. Vi auguro di buttare il cuore al di là della coscienza e ritrovarlo pieno di luce.
Amici, a voi che avete tutto, vi auguro Buone Feste, e a coloro cui manca l’essenziale auguro un nuovo anno di pace, serenità, amore, abbondanza e luce.
Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
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Muin Masri, di Nablus (Palestina), in Italia dal 1985, ha studiato informatica al Ghiglieno di Salerano e si è laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Torino. Ha esordito nel 1994 con Racconti?, una raccolta bilingue (italiano – francese) pubblicata da Scriptorium. Ha pubblicato, tra l’altro, il miniracconto Le mutande nere (Goethe Institut, 1996), i romanzi Il sole d’inverno (Lupetti & Fabiani, 1999), Pronto ci sei ancora? (Portofranco, 2001 – Lochness libri, seconda edizione 2006) e Io sono di là (Michele di Salvo – Traccediverse, 2005). Nel 2001 ha realizzato Viaggio di sola andata, cinque episodi trasmessi da Radiotre nell’ambito del programma Centolire. Nel 2007 ha pubblicato due contributi nelle raccolte Cuori migranti (a cura di Lorenzo Dugulin – CACIT Editore) e Mondopentola (a cura di Laila Wadia – Cosmo Iannone Editore). Ha partecipato alla rassegna “Autori per Roma – la città e il mondo” con il testo teatrale “Mamma a Roma. Stop” (a cura del Teatro Eliseo e del Comune di Roma). Nel 2008 ha pubblicato il racconto “Estraneità” incluso nella raccolta Amori Bicolori (a cura di Flavia Capitani ed Emanuele Coen – Contromano, Editori Laterza). Dal 2007 al 2011 ha collaborato alla rubrica “Cronache italiane” per il settimanale Internazionale. Nel 2015 ha pubblicato con Streetlib e in formato ebook i racconti “Il fantasma, la vergine e lo spirito santo”. Nel 2024 ha pubblicato Vendesi croce con www.edizioninautilus.it di Torino.
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