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Naj Mahdaoui, artista poliedrico e maestro calligrafo

:Calligramma (19)83, 1983, inchiostro di china e oro su pergamena Fonte: mutualart.com

Naj Mahdaoui, Calligramma (19)83, 1983, inchiostro di china e oro su pergamena Fonte: mutualart.com

di Roberta Marin

Fin dagli esordi dell’Islam la calligrafia araba ha giocato un ruolo essenziale sia nella produzione di testi sacri sia nella decorazione di oggetti per uso quotidiano. Nel corso dei secoli ha subìto una profonda evoluzione, divenendo un elemento artistico a tutti gli effetti e modificandosi in base al gusto personale dell’artista e all’uso che intendeva farne nella sua pratica. Molti l’hanno posta al centro della loro produzione e uno dei più rappresentativi è senza dubbio il tunisino Naj Mahdaoui, che l’ha declinata in tutte le possibili varianti e l’ha resa protagonista in opere realizzate utilizzando i più disparati materiali, dalla carta alla pergamena, ai tessuti, al vetro, soltanto per citarne alcuni. La caratteristica più pregnante della produzione di Mahdaoui è l’aver tolto la ‘voce’ alla calligrafia, puntando non sul messaggio veicolato dalle parole, ma esclusivamente sulla forma delle lettere arabe, a cui ha dato vita in una sorta di movimento perpetuo. 

Naj Mahdaoui

Naj Mahdaoui

Nja Mahdaoui è un prolifico artista multimediale, un intellettuale e uno studioso nato nel 1937 a Tunisi, nel quartiere popolare di Bab Souika. È internazionalmente riconosciuto come uno dei più rappresentativi artisti arabi contemporanei e un pioniere della cosiddetta astrazione calligrafica. È noto infatti soprattutto per la sua capacità di usare le lettere dell’alfabeto arabo come elementi peculiari della sua opera, tanto da venire spesso descritto come ‘il coreografo delle lettere’ e ‘l’esploratore di segni’. Una forte inclinazione e un talento innato per l’arte si sono resi evidenti fin dalla tenera età, quando ancor prima di iscriversi alla locale scuola elementare, iniziò a disegnare e a dipingere, ispirato dai quadri appesi alle pareti di casa.

La curiosità per la calligrafia emerse ugualmente presto, e si può pensare senza timore di allontanarsi troppo dalla verità che almeno in parte questo interesse gli fu trasmesso dalla madre, la quale era solita ricamare lettere e segni calligrafici su seta e velluto (Issa, Cestar and Porter 2016: 116) Bisognerà tuttavia attendere gli anni ’60 per identificare nelle sue opere i primi tentativi di riprodurre segni calligrafici, i quali sebbene ancora acerbi, già dimostravano una certa propensione verso la calligrafia e cosa ancor più significativa, uno sforzo per modificarla ed attualizzarla. 

Sada, dalla serie Grafemi, 2011, inchiostro di china su tela Fonte: mutualart.com

Sada, dalla serie Grafemi, 2011, inchiostro di china su tela Fonte: mutualart.com

Fu in questo periodo che l’artista iniziò la sua formazione artistica, iscrivendosi all’ École Libre de Carthage, dove apprese i primi rudimenti di pittura e storia dell’arte, e fu sempre in questo periodo che Mahdaoui viaggiò per la prima volta in Europa e soggiornò per un mese a Parigi, città che lo avvicinò, se possibile, ancora di più all’arte e confermò il suo desiderio di diventare un artista professionista. Al rientro, ebbe modo di approfondire la conoscenza dell’arte italiana grazie alle mostre organizzate dal professore Riccardo Averini, direttore del Centro di Cultura Italiana Dante Alighieri a Tunisi, il quale intuì il talento di Mahdaoui e lo incitò a proseguire gli studi in pittura all’Accademia di Sant’Andrea a Roma, dove trascorse il biennio 1965-67, approfondendo le tecniche di pittura e la teoria e filosofia dell’arte. Negli anni romani, prese anche lezioni private nello studio dell’artista rumena Zoe Elena Giotta Frunza, che a sua volta era stata allieva di Constantin Brancusi (1876-1957). Fu co-fondatore del ‘Collettivo di Artisti Arabi residenti in Italia’ e del Groupe des Cinq, di cui è stato membro anche un altro famoso artista tunisino, il pittore astrattista Néjib Belkhodja (1933-2007).

Dopo aver terminato i suoi studi in Italia, si trasferì a Parigi con una borsa di studio di due anni assegnatagli dal Ministero della Cultura tunisino. Fu artista residente alla Cité Internationale des Arts e come studente esterno poté seguire dei corsi al Dipartimento di Antichità Orientali del Museo del Louvre. Nel 1969 durante una breve permanenza a Milano per la mostra collettiva Espaces abstraits 1 – de l’intuition à la formalisation tenutasi alla Galleria Cortina, Mahdaoui ebbe modo di incontrare un grande numero di artisti del calibro di Lucio Fontana (1899-1968). Gli artisti che in quell’occasione contribuirono maggiormente ad una profonda riflessione sulla sua pratica e allo sviluppo di un vocabolario artistico più personale e distintivo basato sul segno grafico e la calligrafia furono gli artisti giapponesi ed iraniani presenti alla mostra, come, ad esempio, Hisao Domoto (1928-2013), Toshimitsu Imai (1928-2002), Hossein Zenderoudi (1937) e Mohammad Ehsai (1939).

Negli anni Settanta Mahdaoui raggiunse piena consapevolezza di quello che sarebbe stato il suo percorso creativo e cominciò a sperimentare su materiale diversi. Nel 1977 l’artista rientrò in Tunisia e si stabilì nella cittadina costiera di La Marsa, dove risiede ancora oggi e dove ha aperto il suo studio. Le sue personalissime tele, sculture e installazioni sono conservate sia in collezioni private sia nelle collezioni permanenti di importanti istituzioni pubbliche, tra le altre, il British Museum di Londra, L’Institut du Monde Arabe di Parigi, il MATHAF di Doha, il MACAM di Tunisi e lo IAMM di Kuala Lampur. Ha ricevuto un gran numero di riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale, come ad esempio l’Ordre National du Mérite Culturel e il Prix National des Arts et des Lettres, conferitogli entrambi dal Ministero della Cultura della Tunisia, la Medaglia d’oro della città di Jeddah in riconoscimento delle sue creazioni artistiche installate nei principali aeroporti internazionali dell’Arabia Saudita, e il prestigioso Premio UNESCO per l’Artigianato (UNESCO Crafts Prize for the Arab States). Nel 2000, in occasione del quindicesimo anniversario della Gulf Air, la compagnia aerea nazionale del Regno del Bahrein, vinse la selezione per la decorazione esterna di alcuni aeromobili della flotta. (Debsi, Nja Mahdaoui, Tunisia ,1937).

Aereo della Gulf Air, Bahrein, 2000 Fonte: abouther.com

Aereo della Gulf Air, Bahrein, 2000 Fonte: abouther.com

Mahdaoui si considera membro del movimento artistico Hurufiyya, che fu fondato nella seconda metà del Ventesimo secolo da un gruppo di artisti, particolarmente interessati all’inclusione nelle loro opere della calligrafia araba in tutte le sue possibili declinazioni. Il nome del movimento infatti ha trovato ispirazione nella parola harf (‘lettera’) e nell’aggettivo che ne deriva hurufi, il quale richiama alla mente lo studio scientifico delle proprietà occulte delle lettere nel mondo islamico medievale (Porter 2006: 15). In tempi più recenti il termine Hurufiyya è stato messo in discussione da alcuni studiosi di arte araba moderna e contemporanea, i quali gli preferiscono al-madrassa al-khattiya fil-fann (‘scuola calligrafica d’arte’), più adatto, secondo loro, ad indicare l’uso sperimentale fatto dalla calligrafia araba nell’arte (Mavrakis, The Hurufiyah Art Movement in Middle Eastern Art).

Gli artisti appartenenti a questo movimento, come appunto Mahdaoui, usano la calligrafia tradizionale araba e la combinano con il loro stile e la personale interpretazione dell’arte, nella maggior parte dei casi legata all’astrattismo. All’esordio del movimento, gli artisti utilizzavano il connubio di tradizione e modernità per veicolare attraverso le loro opere un messaggio di identità nazionale, poiché molti di questi artisti erano originari di Paesi che stavano cercando faticosamente di liberarsi dal dominio coloniale. Nel corso degli anni, il movimento si è adattato alla situazione politica contingente, e i suoi membri, sebbene abbiano conservato al centro delle loro opere i segni grafici riconducibili alla calligrafia e all’alfabeto arabo, gli hanno attribuito di volta in volta dei significati diversi. In alcuni casi gli artisti hanno completamente liberato la calligrafia dal suo ruolo di denuncia e sovente di protesta, così rilevante nei primi anni del movimento, continuando comunque ad utilizzarla come specchio della società e della complessità dell’essere umano, considerato sia come singolo individuo sia come appartenente ad un organismo complesso, come quello appunto della società.

Una delle principali caratteristiche della produzione artistica di Mahdaoui è l’uso di quelli che l’artista chiama Calligrammi o Grafemi, segni grafici a volte semplici, a volte complessi, ispirati dalle lettere dell’alfabeto arabo, le quali tuttavia non recano con sé alcun significato letterale, ma piuttosto simbolico. Punto di partenza nell’opera di Mahdaoui è stata la letteratura araba ed ancora di più la versatilità delle lettere arabe formate da elementi verticali e circolari e caratterizzate dalla possibilità di cambiare quasi totalmente forma se poste all’inizio, al centro o alla fine di una parola.

Nelle sue opere quello che colpisce maggiormente lo spettatore è il senso del ritmo che scaturisce dalla giustapposizione delle lettere poste una accanto all’altra in un’infinita varietà di combinazioni. In alcune opere i segni grafici sembrano raggiungere un ritmo forsennato, a tal punto da far percepire a chi li guarda un coinvolgimento uditivo, suggerendo i rumori della grande città, del traffico all’ora di punta, o più semplicemente il movimento del sovraffollarsi dei pensieri. In altre opere invece, le lettere vengono rappresentate con un ritmo diverso, più lento che invita alla riflessione, alla contemplazione, alla meditazione. Come detto, Mahdaoui conferisce alle sue opere di volta in volta un ritmo diverso, quasi musicale; quello che non muta, al contrario, è l’accento posto sul raggiungimento di una perfetta architettura di lettere, forme e colore. È proprio in questa continua ricerca di equilibrio e di armonia, in cui si riflette l’attenzione dell’artista per la musica, la danza e la morfologia delle lettere, che la curatrice e storica dell’arte Rose Issa ha trovato ispirazione per definirlo come il ‘Coreografo delle Lettere’, soprannome che gli è rimasto attaccato addosso e che ha dato il titolo alla mostra organizzata nel 1993 al Museo Leighton House di Londra (Issa 2015:.7-9).

Ghubar, inchiostro, argento e oro su pergamena, ca. 2000 Fonte: printmag.com

Ghubar, inchiostro, argento e oro su pergamena, ca. 2000 Fonte: printmag.com

Nelle sue opere le lettere arabe già di per sé altamente decorative vengono modificate al punto da creare forme geometriche nuove che spaziano da colonne verticali a curve circolari, da quadrati a losanghe e diamanti. I segni grafici vengono combinati in modo da formare uno sfondo animato su cui inserire lettere di maggiori dimensioni che diventano così le vere protagoniste dell’opera. A prescindere da qualsiasi osservazione estetica, la cosa più rilevante è che l’artista non usa le lettere per dare origine a parole e ancor meno a frasi, versi, motti, citazioni. Nelle parole di Maunick, «Mahdaoui non dipinge. Scrive, ma non scrive… Calligrafia araba sì e no. Sì, nella fluidità delle forme. No, nella lettura di essa» (Maunick 1990: 5).

La calligrafia araba con le sue differenti tipologie di scrittura che vanno dal cufico al naskh, al thuluth e ad altre ancora viene mutuata dalla tradizione, ma Mahdaoui la inserisce all’interno del movimento pittorico moderno e contemporaneo. In questo suo approccio, l’artista parte dalla cultura a cui appartiene, ma ne supera i confini. Rende la calligrafia araba, un linguaggio universale, comprensibile nella sua astrattezza a tutti (Triki 2007). Le lettere arabe nelle sue opere attraversano un processo di liberazione, di svelamento, di inveramento. Nel dinamismo che Mahdoui gli conferisce, esse creano un movimento perpetuo, che genera vita. I limiti imposti dalla tela, o da qualsiasi altro oggetto usato dall’artista nella sua ricerca artistica, sono effimeri, provvisori, perché in realtà le lettere continuano nel loro moto perpetuo, nel loro viaggio senza confini, nella loro esplorazione alla ricerca della libertà, che è insita in loro, ma anche nell’essere umano (Bouhdiba 2007).  

Madar, 2013, tecnica mista su tela di lino Fonte: boulezsaal.de

Madar, 2013, tecnica mista su tela di lino Fonte: boulezsaal.de

La tavolozza di colori scelta di volta in volta dall’artista svolge un ruolo ugualmente rilevante nella sua pratica artistica. Se in alcune opere, Mahdaoui predilige la giustapposizione dell’inchiostro di china all’oro e all’argento, in altre situazioni, egli trova ispirazione nei colori intensi e vivaci che richiamano alla mente le piastrelle riccamente decorate della tradizione ceramica tunisina. Questa caratteristica della sua opera rafforza l’impressione che l’artista parta dalle sue radici, dal suo vissuto personale di uomo arabo e tunisino, ma che lo faccia solo per scardinare i limiti imposti dalla geo-politica, dalle lingue, dalle singole tradizioni per creare un linguaggio universale, che arrivi al senso di umanità appartenente a tutti gli uomini e che va oltre le parole e i confini (Badday 1969).

La pratica artistica di Naj Mahdaoui è percepita da molti come una finestra aperta su mondi molti diversi e lontani. Il suo uso astratto della calligrafia araba abbinato ad una ricca tavolozza di colori rappresenta un ponte ideale tra Occidente e Oriente e ha ispirato e sta ancora ispirando nuove generazioni di artisti, che, come Mahdaoui, non si riconoscono nei limiti imposti dal luogo di nascita o dalla lingua appresa fin dalla tenera età, ma soltanto nel ruolo di artisti, di esploratori dell’animo umano e della società.    

Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025
Riferimenti bibliografici
Moncef S. Badday, ‘Mahdaoui l’alichimiste’ in L’Afrique Littéraire et Artistique, no. 3, Paris, February 1969.
Abdelwahab Bouhdiba, Nja Mahdaoui, exhibition catalogue, Meem Gallery, Dubai, 2007.
Arthur Debsi, Nja Mahdaoui, Tunisia (1937) https://site.dafbeirut.org/en/nja-mahdaoui# (accesso 7 ottobre 2025)
Rose Issa, ‘A Choreographer of Letters’, Nja Mahdaoui: Jafr – The Alchemy of Signs, Skira, Milan, 2015:7-9.
Rose Issa, Juliet Cestar and Venetia Porter, Signs of our times from Calligraphy to Calligraffiti, Merrell Publishers Ltd, London and New York, 2016.
Edouard J. Maunick, Nja Mahdaoui, Cérès Productions, Tunis, 1983.
Nadia Mavrakis, The Hurufiyah Art Movement in Middle Eastern Art https://mjmes.wordpress.com/2013/03/08/article-5/ (accesso 10 ottobre 2025)
Silvia Naef, ‘Reexploring Islamic Art: Modern and Contemporary Creation in the Arab World and Its Relation to the Artistic Past’, RES: Anthropology and Aesthetics, 43, Spring, 2003, pp.164-74, The University of Chicago Press on behalf of the Peabody Museum of Archaeology and Ethnology Stable https://www.jstor.org/stable/20167596 (accesso 10 ottobre 2025)
Venetia Porter, Word into Art: Artists of the Modern Middle East, The British Museum Press, London, 2006.
Rachida Triki, Nja Mahdaoui, exhibition catalogue, Meem Gallery, Dubai, 2007. 
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Roberta Marin, ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico all’Università di Trieste e ha completato il suo corso di studi con un Master in Arte Islamica e Archeologia presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) dell’Università di Londra. Ha viaggiato a lungo nell’area mediterranea e il suo campo di interesse comprende l’arte e l’architettura mamelucca, la storia dei tappeti orientali e l’arte moderna e contemporanea del mondo arabo, iraniano e turco. Collabora con la Khalili Collection of Islamic Art e insegna arte e architettura islamica in istituzioni pubbliche e private nel Regno Unito e in Italia.

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