di Valentina Certo
“Il detto Minniti era uno de’ Principali Pittori di questi tempi di Sicilia, e dell’Italia tutta”
Capodieci G. M., Annali di Siracusa (ms. fine se. XVIII inizi del sec. XIX), tomo IX, f. 226, Siracusa, Biblioteca Arcivescovile Alagoniana
Nel periodo compreso tra la fine del XVI e la metà del XVII secolo, numerosi artisti siciliani furono attivi a Malta, instaurando un fecondo dialogo artistico tra l’isola e l’ambiente culturale siculo. Tra le figure più rilevanti si annovera il messinese Antonio Catalano l’Antico, la cui presenza nell’arcipelago è documentata dalla commissione dell’opera Matrimonio mistico di santa Caterina, oggi conservata a Valletta nella chiesa di Santa Maria del Gesù, testimonianza dei suoi rapporti con l’ambiente ecclesiastico locale. Probabilmente Antonio Catalano l’Antico, così chiamato per distinguerlo dal “Giovane” figlio, non soggiornò a Malta, ma spedì l’opera in cui compare l’iscrizione «ANT. CATALANVS PICTOR MESSANĒSIS PINGEBAT 1600». Un altro pittore, Daniele Monteleone, di origine palermitana e attivo principalmente a Siracusa, dipinse per il convento carmelitano di Valletta una tela Vergine con i Santi Caterina d’Alessandria, Biagio e Cecilia, firmata «DANIELLO MONTELEONI PINGEBAT».
La figura di Vincenzo Baiata, trapanese, autore di una Madonna con Bambino firmata e datata al 1611 («VINCENTIVS BAIATA PINGEBAT 1611»), attualmente conservata al Wignacourt Museum di Rabat, è esempio significativo della diffusione di modelli pittorici controriformati nell’ambito religioso maltese. Proficua è l’attività di Giovanni Giulio Cassarino che si svolge quasi del tutto a Malta tra gli ambienti ecclesiastici e i Cavalieri dell’Ordine Gerosolimitano. In questa parentesi, successiva alla fuga di Caravaggio da Malta, Cassarino è impiegato nell’esecuzione di due ritratti di Wignacourt datati 1617 e conservati rispettivamente a Rabat (Wignacourt Museum) e Valletta (MUZA). Il pittore lascia a Valletta due opere firmate: un San Mauro nella chiesa di Liesse (nella tela compare l’iscrizione «GIU […] SSARINO 1623») e un San Sebastiano curato da Irene (firmato: «CASSARINO») nella Concattedrale di San Giovanni. Realizzò numerose tele sparse nell’arcipelago, come il San Paolo morso dalla vipera di Saint Paul’s Bay, tra cui un cospicuo numero di tele recentemente attribuite grazie agli studi di Sciberras e Fiaccola. La sua arte si caratterizza per un linguaggio controriformato, influenze tardo manieriste, ispirate a Paladini, e successivamente per l’adesione al naturalismo di matrice caravaggesca.
Infine, si segnala Pietro Novelli, detto il Monrealese, sommo esponente della pittura seicentesca siciliana, che presumibilmente fece pervenire da Palermo la tela Guarigione del padre di san Publio, firmata e datata 1635, destinata alla chiesa di Santa Maria del Gesù a Valletta.
Tale insieme di presenze artistiche siciliane evidenzia il ruolo cruciale di Malta e della Sicilia, due isole nel cuore del Mediterraneo come crocevia culturale nel contesto mediterraneo barocco. Queste relazioni si ampliano grazie al lavoro di artisti della Penisola attivi nelle due isole come il toscano Filippo Paladini che tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento, con la sua produzione – maggiormente grandi pale d’altare – si erge punto cardine tra il tardo manierismo e il naturalismo. Tra i vari pittori che hanno lasciato una traccia fondamentale nelle due isole, in questo articolo si prende in esame Mario Minniti.
Mario Minniti: tra Malta e la Sicilia
Mario Minniti nasce a Siracusa nel 1577 da Girolamo e Diana Minniti. La sua attività artistica, annoverata sotto la denominazione di “caravaggismo” è in realtà una dinamica complessa, frutto non solo di vicinanze stilistiche a Michelangelo Merisi ma soprattutto di scambi, lasciti, studi e viaggi nel Mediterraneo tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Dalle fonti e dai pochissimi documenti ritrovati sappiamo che da giovane lasciò Siracusa e soggiornò a Roma e a Malta.
«L’accortezza del di lui genitore in sugli albori della fanciullezza l’instradò nelle lettere umane: appena giunto a’ tre lustri gli mancò l’appoggio paterno; diesi da allora in appresso allo studio del disegno a lui geniale. Imbarcatosi addunque perché fugiasco sulle galee della Religione di Malta per involarsi da un intrico occorsogli, e conferitosi in quell’isola, di lì quindi trasportossi a Roma asilo di sicurezza» (Susinno, 1724: 116).
Non si conosce la causa del presunto “intrico” che portò il pittore a fuggire da Siracusa e imbarcarsi verso l’isola di Malta. A Roma la sua presenza è documentata il 2 febbraio 1601, successivamente una sua menzione potrebbe essere nei documenti del processo Baglione del 1603, durante il quale Caravaggio venne sottoposto a processo in seguito a una denuncia da parte del pittore Giovanni Baglione. Si pensa che potrebbe essere il “Mario pittore” citato tra le carte come colui che “stava una volta” con Caravaggio ma che risulta in quel momento partito ormai da tre anni. Secondo Susinno, Minniti ha condiviso con Caravaggio il lavoro nella bottega di Lorenzo Carli, il pittore siciliano, originario di Naso, in provincia di Messina, specializzato in ritratti.
Minniti e Caravaggio potrebbero essersi incontrati nei primissimi anni del Seicento. Sono le fonti come quella di Francesco Susinno a certificare l’amicizia tra il siracusano e il lombardo e informarci che Mario raggiunse Roma, dove si formò e conobbe gli ambienti artistici più vivaci Secondo il biografo, Minniti visse a Roma dieci anni, presumibilmente collocando il suo arrivo tra la fine del 1593 (nel 1592 muore Girolamo Minniti) e l’inizio del 1594. Alla fine del secolo anche Caravaggio da Milano giungeva a Roma.
Se l’ipotesi di un legame artistico fosse reale, avremmo conferma di un solido sodalizio tra i due che non si esauriva con una semplice collaborazione accademica ma si concretizzava in continui rimandi e influenze stilistiche e pittoriche. Minniti infatti oggi è considerato, insieme al messinese Alonzo Rodriguez, uno dei maggiori esponenti del caravaggismo siciliano. Scrive Grosso Cacopardo: «soppresso dalla novità di Caravaggio si unì allo stesso, uniformandosi e modellandosi sulle tracce dello stesso»(Grosso Cacopardo, 1821: 83).
Ma la sua ricerca non era nutrita soltanto dall’ammirazione per il collega. Il suo stile è in dialogo con i siciliani Rodriguez e Palatini, con i primi caravaggeschi romani e con influenze «dei riformati toscani e del Saraceni», senza tralasciare un linguaggio «misuratamente classicistico o prebarocco dalle atmosfere schiarite e riscaldate da un nuovo colorismo» (Spagnolo, 2010: 532).
Si legge nella vita di Mario Minniti di Hackert-Grano: «il suo stile uniforme a quello del Caravaggio, se manca di quei colpi forti, ha però più dolcezza e facilità ne’ contorni» (Hachert-Grano, 1792: 90-96).
Seguendo la narrazione biografica, Minniti risulta documentato a Siracusa nel 1605 (Cuppone, 2021): giorno 11 gennaio è registrato davanti ai testimoni Antonio Brianti e Andrea Bertoli, un atto notarile con cui egli nomina suo procuratore un Giovanni Battista Bonanno siracusano per cause, liti e protesti che lo riguardano – e potranno interessarlo – nelle città di Messina e di Palermo; giorno 8 si data l’atto di commissione di un dipinto per la chiesa di San Filippo. Questo significa che potrebbe aver lasciato l’Urbe «tra il settembre 1603, quando egli doveva risiedere ancora a Roma presso via del Corso, e l’autunno o comunque la fine del 1604» (Cuppone, 2021: 62).
Le strade di Minniti e Caravaggio si incrociano nuovamente: nel 1608 quando Caravaggio, fuggiasco da Malta, raggiunse Siracusa, le fonti narrano di un nuovo incontro isolano in cui Minniti aiutò come intermediario il pittore lombardo per la committenza della pala in Santa Lucia al Sepolcro. In realtà già nel 1607 in viaggio verso Malta, l’imbarcazione su cui viaggiava Caravaggio potrebbe aver fatto tappa proprio a Siracusa dove presumibilmente avrebbe potuto incontrare diverse personalità, tra cui la sua vecchia conoscenza (Sciberras, 2002: 229-232). L’attività di Minniti così intensa lo porta a viaggiare ed effettuare lunghi soggiorni a Messina e in altre città siciliane a intessere continui legami a Malta.

Mario Minniti, San giovanni Evangelista a Palmos, part. , La Valletta, Museo Nazionale Belle Arti MUZA
Minniti a Malta
«In certo tempo si trasferì sull’isola di Malta e, colà molto accettato il suo operare, vi lasciò opere degne di lode» (Susinno, 1724: 116). La sua relazione con l’isola di Malta è complessa dal momento che si pensa di attestare una attività intensa che intercorre durante tutta la sua carriera, anche nella fase più tarda della sua vita. Uno dei motivi più interessanti sono i rapporti documentati con alcuni rappresentanti dell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani, spesso suoi committenti.
Minniti raggiunge Malta in giovane età, dopo la morte del padre Girolamo. Questo soggiorno, come scrive Susinno dovuto a un “intrico”, è abbastanza breve e poco documentato. Altri soggiorni brevi sono stati ipotizzati negli anni tra il 1608 e il 1612, soprattutto per gli scambi con i dipinti maltesi di Paladini (Paladini lavorò tra Malta e la Sicilia) e i confronti con Cassarino. In tutti i casi, nel 1614 è presente a Messina dove gli viene commissionato Sant’Ignazio di Loyola (oggi perduto) per la Casa Professa. Il quadro fu collocato nel 1616.
Nel 1625 per Malta eseguì un Ecce Homo firmato e datato («1625 MARIUS MENNITI F.») oggi nel Museo della Cattedrale di Mdina; il dipinto probabilmente soltanto inviato nell’isola, o frutto di un soggiorno brevissimo, poiché in quell’anno ampiamente attestato in Sicilia, è collegato in maniera diretta a quello conservato presso il Museo Regionale di Palazzo Abatellis (l’Ecce Homo palermitano è privo di canna). Attribuita a Minniti è anche una Flagellazione in collezione privata maltese, scoperta dal professore Sciberras, presumibilmente coeva alla similare Flagellazione e all’Andata al Calvario della Fondazione Barone Lucifero di Milazzo (oggi al Museo Regionale di Messina – MuMe).
Negli anni Trenta, invece, si daterebbe un ultimo soggiorno maltese in un arco di tempo che va dal 1634 al 1637. Interessante è notare che in un documento del 28 aprile 1634 Minniti risulta assente da Siracusa. Attribuito da Keith Sciberras a Mario Minniti è il San Giovanni Evangelista del Museo Nazionale di Belle Arti di Malta (MUZA), databile negli anni ’30 del Seicento, come il Battesimo di Cristo firmato «MINNITI», eseguito tra il 1635-36, per la chiesa di Sant’Orsola. Queste due opere si inseriscono nella fase più tarda e matura del pittore.
Come afferma Sciberras: «his connection with Malta was especially strong; his pictures on the island are discussed in more detail below». Anche se: «the early stay of Minniti in Malta has not been documented» (Sciberras, 2007: 33); quindi risulta alquanto difficoltoso risalire precisamente alle date dei suoi spostamenti. Scrive ancora Sciberras, che si è occupato dei rapporti tra il pittore e Malta in maniera approfondita, che i dipinti di Minniti a Malta erano molti di più: infatti negli inventari si segnalano due dipinti appartenuti a Fra Giovanni Battista Macedonio nel 1645. Nell’inventario dei “Quadri lasciati a Malta” compaiono «Un Adamo, et Eva grande di Minniti / Una Venere di Minniti», oggi non pervenuti.
Interessante è un’altra opera dall’attribuzione molto discussa si tratta del Martirio di Santa Caterina del Museo parrocchiale di Zejtun, probabilmente il punto più alto del caravaggismo maltese. Secondo Roberta Lapucci, Caravaggio avrebbe avviato o comunque abbozzato la realizzazione della tela, poi portata a termine proprio da Minniti oppure da pittori come Cassarino e Lionello Spada.
A Malta, Minniti instaura un produttivo rapporto di scambio con l’ambiente artistico locale, traendo ispirazione dai pittori attivi sull’isola e, al contempo, introducendo elementi di novità nel loro linguaggio espressivo. Il suo intervento si configura come un’interazione dinamica, in cui l’assimilazione di modelli stilistici si accompagna a un apporto originale e trasformativo. Ne risulta un processo dialettico di reciproca influenza che contribuisce all’evoluzione della cultura figurativa del Mediterraneo.
Minniti in Sicilia
In Sicilia la produzione di Minniti si fa sempre più fervida tanto da lavorare sia per committenti pubblici che privati, con a fianco una rilevante bottega alla quale affidava parte dei suoi lavori. Nel 1606 gli viene commissionata la perduta Madonna del Soccorso per Vizzini. Dal 1614 quando è a Messina al 1625 in cui firma l’Ecce Homo maltese è attestato in un documento del 13 giugno 1618 in cui obbligava con Cirino Martelli di Augusta a consegnare entro un mese, per 60 onze, una Madonna degli angeli con Santi. Nel 1619, nel 1621 e nel 1622 è nuovamente menzionato in documenti che riguardano questioni patrimoniali o di denaro. (Anche se nel documento del 5 febbraio 1622 risulta momentaneamente assente da Siracusa, si presume in trasferta per la realizzazione o consegna di alcune opere).Tra il 1621 e il 1622, tra l’altro, lavorò per Palermo dove realizzò alcuni lavori per il cappellano della Cattedrale. Nel 1624, oltre a firmare e datare Il Miracolo di Santa Chiara, in due documenti appare registrato a Siracusa. Nel Miracolo di Santa Chiara, oggi al Bellomo, in cui
«due giovani che posti al limite estremo della cornice rievocano stilemi caravaggeschi, sia nella posa del ragazzo che si rivolge verso l’esterno e nel volto urlante della figura in penombra, ma sicuramente sono il risultato di un attento studio dei valori intrinseci del gesto e del volto, intesi come forza pregnante di una comunicazione drammatica, di una esasperata scelta emozionale rivolta ad un chiaro dettame di cultura devozionale tridentina» (Romano, 2004: 34).
Nel 1625, anno della sua più conosciuta opera a Malta, risulta nella sua città natale a marzo (esecuzione del quadro della Sepoltura di san Benedetto per Siracusa) e a ottobre (vendita privata). Si data 1629 il Crocifisso per il Museo diocesano di Catania e probabilmente la Madonna delle Vergini di Messina. Per quanto riguarda le opere siciliane si ascrivono alla ascendenza caravaggesca: il San Carlo Borromeo che amministra la cresima durante la peste di Milano di Enna, il Martirio di Santa Lucia (Museo Bellomo), la Deposizione di Siracusa del 1618 (Museo Bellomo) e le Storie della Passione di Siracusa del 1618; anche se l’autore non perderà mai i legami con il tardo manierismo riformato, specialmente con la figura di Paladini, di cui tra i modelli più incisivi si ricorda la Decollazione di San Giovanni Battista dipinta nel 1608 da Paladini a Malta e portata a Firenze, nella chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini, intorno al 1612.
Nella sua Siracusa si distingue per committenze di alto spessore come le pale d’altare il Transito di San Benedetto o i Quattro Santi Coronati. La prima opera datata intorno al 1625 e realizzata per la chiesa di San Benedetto a Siracusa è una maestosa pala d’altare che presenta lo stemma della Famiglia Imperatore nella lastra in basso al centro. La seconda invece, dall’iconografia molto diffusa a Roma, sarebbe della prima metà del XVII secolo. La pala in origine si trovava nella chiesa dei Santi Quattro Coronati. Successivamente fu trasferita nella chiesetta di San Tommaso e poi nella chiesa di San Pietro al Carmine, in Ortigia, dov’è ancora collocata.
Nella città dello Stretto la sua produzione artistica fu quanto mai vicina al Caravaggio, e si avanza l’ipotesi – come ricorda Francesca Campagna Cicala – che il momento più caravaggesco del Minniti sia proprio quello messinese, anzi precisa Grosso Cacopardo che:
«la sua maniera di dipingere è tutta caravaggesca, la quale sebbene manca di que’ colpi fieri, e risoluti, e di que’ partiti di luce, che hanno fatto sempre apprezzare le opere del Morigi, ha però più verità, più dolcezza, e più armonia nelle sue tinte, ed il suo disegno è assai più facile, e più deciso nei contorni» (Grosso Cacopardo, 1821: 84).
Un dipinto presente nella chiesa di San Giovanni Decollato, conservato oggi al Museo Regionale di Messina e attribuito a Mario Minniti, da alcune fonti passate era riferito a Caravaggio. Si legge negli Annali di Gallo: «[…] Il quadro della Decollazione di san Giovanni è del celebre Michelangelo Caravaggio, che stà situato nell’Altar Maggiore, e viene nobilissimamente ornato di marni con Nobile, e vaga architettura». (Gallo, 1756: 148) L’attribuzione al Merisi è ricordata anche da Grosso Cacopardo che menziona il dipinto sia nelle biografie che nella Guida. La tela che fu riconosciuta già da Susinno come «altra memorabile tela del Minniti» (Susinno, 1724: 121), oltre agli influssi caravaggeschi risente e degli influssi dell’opera con medesimo soggetto di Paladini.
Negli ultimi anni della sua carriera, affievolendosi il ricordo del Merisi sull’isola, anche il suo più fedele amico mutò lo stile assumendo toni sempre più calligrafici e spostando i suoi interessi verso una pittura prevalentemente monumentale e semplificata, scevra del pathos drammatico, sempre più orientata verso una resa più classicheggiante, quasi prebarocca.
Il miracolo della vedova di Naimè rappresenta il simbolo dell’inizio del cambiamento dello stile di Minniti: si colloca tra la prima e la seconda fase della sua pittura. Secondo Susinno «una pittura più che magnifica» dove si può conoscere «la perizia di questo artefice e quanto prevalse nell’atteggiare e nel mettere assieme molte figure, ed altre molte di qualità commendabili nel medesimo, come abiti sopra modo belli sì negl’uomini come altresì nelle donne» (Susinno, 1724: 118). La tela datata intorno al 1620, oggi è esposta al Museo Regionale di Messina ma proviene dalla chiesa dei Cappuccini di Messina. La scena raccontata si svolge a Naim, un piccolo villaggio vicino la città di Nazareth, dove si stanno celebrando le esequie di un ragazzino, figlio unico di una vedova. Gesù, impietosito, ordina al giovane di alzarsi, che tra lo stupore e la meraviglia della folla che assiste al miracolo, apre gli occhi ritornando a vita nuova. Traspaiono le emozioni della madre che appare nel dipinto, quasi incredula. Il quadro, nella chiesa dei Cappuccini, era proprio attiguo e in dialogo all’Adorazione dei pastori di Caravaggio.
Dagli anni ’30 l’ultimo Minniti sembra andare oltre Caravaggio, il cui legame spesso è «ridotto a formule stereotipate» (Spagnolo, 2004: 24). Risale al 1633 la Maddalena per Palermo. I quadri tardi di Minniti sono sicuramente più luminosi e addolciti, abbandonano i contrasti di luce-ombra, i panneggi elaborati, lasciano presagire un disegno più accurato. Le figure hanno maggiore plasticità e robustezza, sembrano legarsi alla corrente classicista portata da Barbalonga in città nel 1634 con il suo ritorno da Roma. Un peso rilevante in questo periodo è dato anche dalla conoscenza del monrealese Pietro Novelli. Possiamo notare in questa ultima fase due opere messinesi: la Madonna del Rosario e l’Immacolata Concezione e Santi (firmata e datata 1637). Tra le ultime opere: un Angelo Custode, oggi perduto, per i Giurati di Siracusa.
Minniti lascia una florida bottega e una ricerca artistica sofisticata, in dialogo tra Malta e la Sicilia, che segna un delicato passaggio tra il tardo manierismo, il primo caravaggismo e l’arte propriamente barocca.
Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025
Note
[1] Negli scorsi decenni numerose mostre dedicate ai singoli artisti approfondiscono i legami tra Malta e la Sicilia. Si segnalano per malta la grandiosa mostra del 2007 a Valletta; per la Sicilia: la mostra su Filippo Paladini organizzata a Palermo nel 1967, l’esposizione siracusana su Mario Minniti del 2004 e quelle dedicate a Caravaggio e i caravaggeschi di Siracusa (1984-1985) e Palermo (2001).
[1] Per la figura di Mario Minniti si vedano le fonti storiche di Susinno, Mongitore, Hackert-Grano, Lanzi, Grosso Cacopardo. Gli studi più aggiornati sul pittore sono di Keith Sciberras, Donatella Spagnolo e Michele Romano.
[1] Sempre secondo le fonti, a Roma, fu forse modello di alcuni quadri del lombardo, tra cui il Concerto e ancora, il Fanciullo con canestra di frutta, la Buonaventura, i Bari ed il Bacco.
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Valentina Certo, storica dell’arte, educatrice museale, dottore di ricerca in Scienze Cognitive e cultore della materia “Arte e Musei” e “Museologia e Storia del Collezionismo” presso il Dipartimento Cospecs dell’Università degli Studi di Messina, dal 2019 al 2021 è stata professoressa a contratto di “Tecniche Espressive ed Educazione all’Immagine” e “Educazione artistica e all’Immagine” presso l’Università Lumsa sede di Palermo. Nel 2018, nel 2019 e nel 2023 ha collaborato con Rai Storia al programma “Passato e Presente”, condotto da Paolo Mieli, come partecipante al dibattito storico. Dal 2022 al 2023 ha svolto un soggiorno di ricerca presso l’University of Malta, dipartimento di Art and Art History. Dal 2020 collabora come esperta di storia dell’arte per alcuni progetti della legge 77/2006, riguardanti i siti UNESCO in Sicilia. Tra le sue pubblicazioni numerosi libri di arte per bambini e ragazzi, articoli e le monografie: Caravaggio a Messina (Giambra Editori 2017), Educare all’immagine (Di Nicolò Edizioni 2020), Sguardo (Animamundi 2022), Caravaggio: le fonti siciliane (Di Nicolò 2022).
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