di Sara Favarò
Ricordo lo sguardo di Marilena Monti: colore del mare, profondo, diretto. Ricordo la sua voce calda, chiara, sempre controllata. Una voce che aveva già conquistato platee dagli anni Ottanta, nelle sue attività artistiche e nelle trasmissioni culturali della RAI Sicilia, dove per anni aveva curato recitazione, regia e musiche con professionalità e misura.
Il suo modo di suonare la chitarra era essenziale, pulito, privo di virtuosismi. Non cercava attenzione per lo strumento: la parola, la ricerca, l’innovazione e il canto erano il centro del suo lavoro.
Una voce unica che conduceva l’ascoltatore dentro un mondo fatto di dolcezze e anche di patimenti, personali e sociali, di lotte, ma sempre con equilibrio e rispetto. La sua presenza era corretta, gentile, mai invadente. Il suo affetto era sincero, lei non creava competizione, non cercava di prevalere. Era una collega che sapeva riconoscere il valore degli altri, le proprie specificità, i propri percorsi e sostenerli.
Nel 2007, a Petralia, alla Notte Rosa del “Premio Rosa Balistreri – Alberto Favara” del Gruppo Folkloristico Conca d’Oro, eravamo premiate insieme, con noi c’erano altri grandi personaggi: il cantastorie Nonò Salamone, il professore Antonino Buttitta e la professoressa Elsa Guggino. In quella serata eravamo orgogliose l’una dell’altra. Ognuna aveva conquistato il proprio posto con il lavoro serio, costante, sincero. Non c’era rivalità, ma stima, ammirazione e riconoscimento reciproco.
Marilena era direttrice del Teatro Selinus di Castelvetrano, sua città nativa. Mi invitò perché desiderava che cantassi “Mi votu e mi rivotu” nella mia interpretazione, quella che lei apprezzava. Mi accompagnava il bravo chitarrista Franco Zacco. Lei era con noi sul palco, seguiva ogni passaggio con attenzione e con ammirazione, e io ne ero felice. Era un modo concreto di riconoscere il lavoro altrui.
Il suo impegno civile era altrettanto forte. Tra i suoi scritti c’è anche la poesia “Giudice Paolo”, dedicata a Paolo Borsellino, letta ogni anno il 19 luglio in via D’Amelio, in ricordo della strage del 19 luglio 1992, domenica, nella quale oltre al giudice furono falciati dalla bomba gli agenti di scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina.
Quando la malattia non le permise più di essere presente, fu il fratello del giudice, Salvatore, a recitarla in sua vece, mantenendo vivo il suo messaggio. In quel testo Marilena chiedeva che la memoria non fosse rituale, ma responsabilità civile. Uno dei versi recita: «Paolo, fratello mio, la tua voce cammina ancora». Era la sintesi del suo modo di intendere la memoria come continuità e non come celebrazione.

Marilena Monti con Sara Favarò ed Els aGuggino, in occasione della consegna del Premio Balestreri, a Petralia, 2007
Ricordo anche il suo ascolto quando le parlai dei miei studi sulla vera storia di Vitti ’na crozza. Mi sostenne nella necessità di diffondere la realtà che si cela dietro il canto più noto della tradizione siciliana, e anche il più travisato, mortificato nella sua essenza di canto di morte dei minatori. Mi disse che avrebbe divulgato le mie ricerche, affinché si conoscesse la verità e si eliminasse quel trarallalleru che umilia la storia.
Di lei mi resta la voce, lo sguardo, la misura, la correttezza, il suo modo sincero di stare nel mondo e nell’attività artistica. Nel giorno del suo anniversario, il pensiero torna a quella serata del premio, al Selinus, al suo modo di guardarmi mentre cantavo. È un ricordo che non si è sbiadito e che conservo con cura.
Ciao, grande Marilena.
Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026
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Sara Favarò, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è scrittrice, poetessa, giornalista pubblicista, studiosa di tradizioni popolari, cantautrice e attrice. Ha studiato presso la Facoltà di Giurisprudenza Università di Palermo, indirizzo penalistico. Nel 2022 ha conseguito il diploma di Laurea in Servizi Giuridici, Criminologia, presso Università e-Campus. È autrice di numerosi libri, di un soggetto cinematografico contro la violenza sulle donne e di opere teatrali, musical, canzoni e alcune centinaia di articoli sulle tradizioni popolari siciliane per “Il Giornale di Sicilia”, “La Repubblica”, “Sikania”, “La Tecnica della Scuola”, “L’Inchiesta Sicilia”, “Giornale Provincia” e altre testate, e di articoli di inchiesta in riviste di genere. Ha ricevuto diversi Premi e riconoscimenti. Dal 1998 è Accademica di Sicilia e svolge il ruolo di presidente onorario per l’organizzazione mondiale dedicata alla diffusione della cultura siciliana.
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