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L’Italia simbolo dell’Europa latina nel viaggio di Ibn Baṭṭūṭa. La tappa in Sardegna

illustration_ibn_battutadi Fatiha Taib 

A parte Costantinopoli, che Ibn Baṭṭūṭa (1304-1377 d.C.) [1] espresse il forte desiderio di visitare, quando ne ebbe l’opportunità, il viaggiatore marocchino non espresse mai in nessun caso il desiderio di visitare una terra cristiana latina. Anzi, la stessa terra latina non avrebbe accolto Ibn Baṭṭūṭa in quanto musulmano, e nel XIV secolo, «a un uomo musulmano non sarebbe stato consigliato di vagare per le terre cristiane come avventura puramente privata» [2]. Ma il destino volle che Ibn Baṭṭūṭa in sua vita conoscesse, seppur brevemente, una parte dell’Europa latina – che avrebbe ben accolto i frutti dei suoi viaggi secoli dopo la sua morte – ovvero un porto dell’isola di Sardegna in Italia che era a quell’epoca leader del movimento rinascimentale europeo.

Durante il suo primo ritorno in Marocco dopo venticinque anni di assenza, Ibn Baṭṭūṭa partì da Tunisi con una nave castigliana diretta a Tinis sulla costa algerina, e la nave fece un lungo percorso attraverso Cagliari, il punto più meridionale della Sardegna, come concordano gli studiosi del viaggio [3]:

«Poi da Tunisi viaggiai sul mare con i catalani e raggiungemmo l’isola di Sardania, una delle isole di Rūmi». (4: 190)

È importante notare qui che l’isola di Sardegna faceva allora parte del Regno di Aragona-Catalonia, una potenza militare che all’epoca del viaggio di Ibn Baṭṭūṭa dominava «un’ampia area del Mediterraneo occidentale, comprese le isole Baleari e la Sicilia» [4]. Il che rende chiaro il dominio degli armatori spagnoli e delle repubbliche marinare italiane sul commercio sulle rotte marittime dell’epoca, spiegando allo stesso tempo le conseguenze disastrose della scadenza dell’accordo di pace e di cooperazione firmato nel 1337 dal Sultano‌ Abū al-Ḥasan al-Marīnī con alcuni leader dell’Europa meridionale [5] tra i quali i governanti della Sardegna. Il viaggio di Ibn Baṭṭūṭa fornisce un esempio di queste conseguenze raccontando del sequestro, da parte del “nemico Rūmi”, di una nave tunisina con cui il viaggiatore era arrivato a Djerba [6].

Dunque, con la sosta della nave castigliana nel porto di Cagliari, Ibn Baṭṭūṭa ebbe l’opportunità imprevista di mettere piede per la prima volta nella sua vita sul suolo cristiano latino. Sebbene la sua descrizione di questo porto e di uno dei suoi forti sia così breve quanto la rapidità della visita stessa, essa concorda nel complesso con «la descrizione data nella guida navale di Rizzo» [7]. Inoltre, traduce chiaramente l’ammirazione del viaggiatore musulmano per il porto e per la sua architettura, che dimostra in generale l’interesse degli europei cristiani per la navigazione marittima, che avrebbe avuto il maggiore impatto sul loro progresso in futuro:

«Ha un porto meraviglioso, con grandi legni intorno, e ha un’entrata come se fosse una porta che non può essere aperta senza il loro permesso, e ha dei forti, siamo entrati in uno di essi che ha molti mercati» (ivi:190).

E questo significa che la visita non è stata di per sé disgustosa, come ha detto Ross E. Dunn commentando l’evento : «La visita fu rapida e disgustosa» [8]. Quello che spaventò Ibn Baṭṭūṭa e rovinò la sua visita fu la consapevolezza che gli abitanti dell’isola intendevano catturare lui e i suoi compagni musulmani:

«Promisi un nazr ad Allah, se ci avesse salvato, di digiunare per due mesi consecutivi perché sapevamo che la sua gente era decisa a seguirci non appena l’avessimo lasciata per catturarci! , così la lasciammo…» (ivi: 190).
Itinerario de

Itinerario del viaggio di Ibn Battuta

Forse è stato il terrore del viaggiatore di conoscere le loro intenzioni a farci perdere l’occasione in cui poteva interessarsi alla descrizione delle caratteristiche della fortezza e dei suoi numerosi mercati, nonché gli abitanti  del luogo e gli stranieri incontrati, così come ci ha fatto perdere la possibilità di un confronto tra la terra latina e quella bizantina.

In questo contesto, notiamo che il breve resoconto di Ibn Baṭṭūṭa sulla sua rapida visita al porto europeo può darci un quadro profondo dello stato delle relazioni tra musulmani e cristiani in generale nel XIV secolo, e tra musulmani e sardi in particolare, data la storia dell’isola con i conquistatori arabi, dal primo tentativo di conquista nell’VIII secolo d.C. al tempo di al-Walīd Ibn ʿAbd al-Malik, all’ultimo tentativo nell’XI secolo d.C. da parte di Muğāhid al-ʿĀmirī secondo lo storico Ibn al-ʾṮīr (1160 d.C.-1233 d.C.) [9].

ibn-ba%e1%b9%ad%e1%b9%adu%e1%b9%ada-i-viaggiDetto questo, è possibile anche tracciare tratti del volto complesso e violento di questa storia nei viaggi dell’Occidente islamico, come ad esempio il viaggio di Ibn Jubayr [10], che costruisce un quadro vivido della natura del rapporto tra i cristiani di Sardegna e i musulmani nel XII secolo, basandosi da un lato sulla testimonianza di un testimone oculare che fu compagno di viaggio del viaggiatore andaluso su una nave che si fermò per un po’ a Qūsmerkah per rifornirsi di acqua, cibo e legna, e dall’altro sulla reazione dello stesso Ibn Jubayr mentre raccontava l’evento: «Uno dei musulmani che aveva imparato la lingua di Rūmi sbarcò, insieme a un gruppo di Rūmi, nei centri abitati più vicini a noi e ci informò che aveva visto un certo numero di prigionieri musulmani, circa ottanta tra uomini e donne, essere venduti al mercato. Questo avveniva quando il nemico, che Allah lo distrugga, arrivava con loro dalla costa del mare dei paesi musulmani, e che Allah abbia pietà di loro»[11].

A titolo di confronto, notiamo che la descrizione di Ibn Baṭṭūṭa del suo stato di terrore, dopo aver saputo del pericolo che minacciava lui e i suoi compagni, avvalora il viaggio di Ibn Jubayr, trasportandoci allo stesso tempo nel mondo della pirateria marittima, dominata dai cristiani europei prima dell’affermazione della pirateria islamica in epoca ottomana. Perciò, quando Ibn Baṭṭūṭa parlava degli isolani intenzionati a seguirli per catturarli si riferiva ad alcuni pirati residenti sull’isola che avevano l’intenzione «di seguire [la nave] dopo la sua partenza per catturare i passeggeri musulmani e trattenerli per il riscatto» [12].                          

Dal panico di Ibn Baṭṭūṭa, dalla sua supplica a Dio e dal suo nazr di digiunare se fosse sopravvissuto, è chiaro che fosse ben consapevole del pericolo che lo minacciava in quanto musulmano in una terra cristiana latina. E a questo pericolo imminente, di cui il figlio di Tangeri in epoca marinide conosceva bene le motivazioni, possiamo anche attribuire la sua apparente “avversione” per l’Europa [13], egli  che andò oltre a quello che le karamāt, ossia le grazie, islamiche avevano previsto per lui.

Il libro da cui è stato estratto il testo tradotto

Il libro da cui è stato estratto il testo tradotto

Cosa sarebbe successo se Ibn Baṭṭūṭa avesse avuto la possibilità di recarsi a Cagliari sotto la protezione di una forza potente – come accadde a Costantinopoli – e avesse visitato il porto per una visita più lunga con la garanzia della sua vita? In base, da un lato, all’assenza di descrizioni dispregiative del territorio cagliaritano e della sua gente nel testo del viaggio [14], e dall’altro all’estrema cautela di Ibn Baṭṭūṭa di attenersi alle condizioni e ai limiti dell’ospitalità per stabilire una “relazione di gentilezza” con l’altra parte conservatrice cristiana ortodossa durante la sua visita a Costantinopoli, tendiamo a credere che il viaggiatore marocchino, visitando i punti di riferimento più importanti del porto, avrebbe cercato di stabilire una “relazione di gentilezza” anche con la popolazione cristiana latina, e nel qual caso il suo spirito esplorativo e le sue osservazioni acute lo avrebbero portato – senza dubbio – alla costruzione dell’altra faccia nascosta del rapporto della gente del porto e dell’isola in generale con la civiltà arabo-islamica ; come recenti ricerche italiane hanno dimostrato che questo rapporto non si limitava al rifiuto e alla violenza, ma andava oltre, fino ad arrivare a un’interazione positiva.

Il porto di Cagliari, come altre zone della Sardegna meridionale, reca, attraverso lapidi, monete, vasi di ceramica incisi, ecc., tracce evidenti dell’eredità islamica e della presenza araba nell’isola, che testimoniano l’esistenza di buone relazioni tra cristiani e arabi musulmani dell’isola che vanno oltre la pura attività commerciale, fino allo scambio culturale e alla relativa convivenza [15], soprattutto con i musulmani di al-Andalus, simbolo di interazione e mescolanza di civiltà. 

Dialoghi Mediterranei. n. 73, maggio 2025 
[*] Traduzione dall’arabo a cura di Hanane El Bakkali
Note
[1] Ibn Baṭṭūṭa (Ibn Battuta nella traslitterazione simplificata) : Muḥammad Ibn ʿAbd Allāh Ibn Muḥammad al-Lawātī al-Ṭanǧī.
[2] Rose E. Dunn, Muġāmarāt Ibn Baṭṭūṭah al-raḥālah al-muslim fī al-qarn ar-rābiʿ ʿašar al-mīlādī, traduzione di Aḥmed Būḥsn, revisione di ʿAbd al-Aḥad al-sabtī , Dār Tubqāl linašr, al-Dār al-Baīḍā’, ed.1: 215.
(N.T. : il titolo originale è: The Adventures of Ibn Battuta: A Muslim traveler of the Fourteenth Century.)
[3] A questo proposito E. Dunn dice : «Ibn Baṭṭūṭa non ha menzionato il porto che ha visitato. Ma non c’è dubbio che si trattasse del porto di Cagliari» (ibidem, nota: 362:326).
[4] Muṣṭfā Nāšiṭ, «al-Irtizāq al-masīḥī bi al-dawlah al-mrīnīah» (Il mercenarismo cristiano nello Stato marinide), in : al-Ġarb al-islāmī w al-Ġarb al-masīḥī ḵilāl al-qurun al-wusṭā (L’Occidente islamico e l’Occidente cristiano nel Medioevo), a cura di Muḥamad Ḫamām, Manšuwrāt kulīat al-ādāb w al-ʿulum al-insānīt, ed. 1, 1995:135.
[5] La durata dell’accordo era di dieci anni.
[6] «Mi sono imbarcato su una piccola barca di alcuni tunisini, a Safar nell’anno cinquanta, e ho viaggiato fino a sbarcare a Djerba, e la suddetta barca ha viaggiato fino a Tunisi, e il nemico l’ha sequestrata» (4: p.184)
[7] A questo proposito, si veda la nota n: 90 : 190 – V.4, e Abdulhadi al-Tazi aggiunge, sottolineando nello stesso margine : «Questo mi è stato confermato dalle testimonianze dei professori universitari lì quando ho visitato l’isola».
[8] Rose E. Dunn, op. cit: 326.
[9] Si veda : al-kāmil fī al-tārīḵ (Il completo nella storia), al-mujalad alṯāliṯ, (ḏikr ġazwah ğazīrat Srdānīah), Dār Ṣādir – Bayrūt, 1979.
[10] Un contemporaneo dello storico Ibn al-ʾṮīr.
[11] Ibn Ǧubayr Abū al-Ḥusayn Muḥamad Ibn Aḥmad, Riḥlat Ibn Ǧubayr, Dār Ṣādir, Bayrūt, s.d, p.9
[12] Rose E. Dunn, op. cit,:326.
[13] ʿAbd al-Fatāḥ kīlīṭū dice : «Se Ibn Baṭṭūṭa fosse vissuto nell’Ottocento, non gli sarebbe venuto in mente di viaggiare né in India né in Cina, e si sarebbe inevitabilmente recato in Europa, in un continente che non gli interessava e che non teneva in grande considerazione nel suo viaggio». (Lan tatakalama luġatī, Ǧadal al‐luġāt, al‐aʿmāl, al-Ǧuz’ al-‘wal , Dār Tubqāl li al-našr, ed.1, 2015:159) N.T : questo libro esiste in traduzione italiana: Abdelfattah Kilito, Tu non parlerai la mia lingua, a cura di Maria Elena Paniconi, introduzione di Elisabetta Bartuli, Mesogea, Messina, 2010.
[14] In linea con la natura sorprendente di Ibn Baṭṭūṭa, elogiata dagli studiosi, egli fu «un buon viaggiatore, libero dal fanatismo e dalle visioni ristrette, tranne in rari casi » (Aḥmed Būḥsn, op. cit:11).
[15] A questo proposito, si veda ad esempio: Oman Giovanni,“ Vestiges arabes en Sardaigne”, Revue des mondes musulmans et de la Méditerranée, Année 1970 / 8 : 175-184.   

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Fatiha Taib,: Professore di Letteratura comparata presso l’Università Mohammed 5 di Rabat, in Marocco. È direttrice del gruppo di ricerca in studi comparatistici, membro del comitato esecutivo dell’ICLA, presidente del Comitato arabo permanente di ricerca in letteratura comparata, consulente internazionale, membro della cattedra di letteratura comparativa presso l’Accademia del Regno del Marocco, membro dell’Associazione europea di letteratura araba moderna (EURAMAL) e partner del sito web internazionale “Les Orients désorientés”. Tra le sue pubblicazioni in letteratura comparata e studi culturali ricordiamo: La traduzione all’era dell’Altro (2010), Questioni di lettura / Strumenti di interpretazione (co-autore, 2014), Letteratura comparata e identità in movimento (co-curatore, 2019), Kilito e la critica mondiale (curatore, 2020), Sui confini del comparatismo (2021), Studi sulla traduzione: dal generale allo specifico (2022), La patria-Nazione e l’Europa cristiana nel viaggio di Ibn Baṭṭūṭa (2022), La letteratura comparata nelle università arabe oggi – Università Mohammed V, Marocco – (2024).
Hanane El Bakkali, Professore di  lingua e letteratura italiana. Membro del gruppo di ricerca in studi comparatistici all’università Mohammed 5 di Rabat, membro dell’ICLA. Ha ottenuto il dottorato di ricerca presso l’università Mohammed 5 di Rabat. Specializzata nella letteratura comparata, particolarmente negli studi della traduzione. Si  occupa di questioni relative allo scambio culturale e al dialogo tra le due sponde del Mediterraneo, specialmente tra Marocco e Italia. Ha partecipato a vari convegni internazionali. Tra le sue ultime pubblicazione in lingua italiana ricordiamo : «Il prestito: un processo di acculturazione (esempi di letteratura araba tradotta in italiano (2022 ; «Censura, autocensura e libertà: tradurre Mohamed Choukri in italiano e in francese» (2024. E in lingua araba ha pubblicato: «Tradurre la letteratura marocchina in italiano: Stato attuale e sfide» (2024).

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