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Le spie del regime fascista in Tunisia

Il primo numero de l’italiano di tunisi, organo della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (LIDU)

Il primo numero de L’Italiano di tunisi, organo della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (LIDU)

di Sonia Gallico 

Non è forse molto noto che durante il Ventennio fascista le autorità del regime svolgevano nei confronti della comunità italiana di Tunisia un’intensa attività di controllo e non di rado anche di repressione, come del resto in generale verso i connazionali all’estero e in particolare nei Paesi ove essi erano migrati o fuoriusciti. Un’ampia documentazione è presente all’Archivio Centrale dello Stato (ACS), all’Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri (ASMAE), al Centre des Archives diplomatiques de Nantes (CADN) e in misura minore, negli Archives Nationales de Tunisie (ANT).

Ne emerge un quadro complesso: spie italiane che controllavano italiani antifascisti, spie francesi che controllavano francesi e italiani fascisti e antifascisti, spie tunisine e algerine assoldate dagli italiani ma anche dai francesi. Alcuni antifascisti italiani venuti a conoscenza, anche se parzialmente, negli anni Settanta del Novecento, di queste “attività”, con spiccato senso dell’umorismo rivolgevano a spie e delatori un “pensiero grato” perché, affermavano, era grazie ai loro numerosi rapporti che era possibile ricostruire con estrema precisione le attività degli oppositori al regime italiano, attività spesso dimenticate per i pressanti impegni politici successivi. 

rapporti che ne segnalano l’uscita al Ministero degli Interni (ACS, CPC, buste: 360 “Barresi Giulio”; 2251 “Gallico Loris” e b. 5288 ”Valensi Moisé Maurizio”).

Rapporto che segnala l’uscita del giornale al Ministero degli Interni (ACS, CPC, buste: 360 “Barresi Giulio”; 2251 “Gallico Loris” e b. 5288 ”Valensi Moisé Maurizio”).

Un’ampia tipologia di spie e delatori

Funzionari e fiduciari della Polizia Politica facenti capo al Ministero dell’Interno,  agenti e delatori del Consolato dipendenti dal Ministero Affari Esteri, informatori italiani anche all’interno dell’apparato burocratico francese, informatori dell’OVRA (acronimo di Opera Vigilanza Repressione Antifascismo, secondo l’interpretazione prevalente)[1]che operavano sulle navi che partivano dalla Sicilia e dalla Sardegna, e in alcuni casi anche da Napoli: tutti segnalavano alle autorità italiane con meticolosa puntualità i comportamenti “sospetti”.

Vi era poi un minuto gruppo di spie antifasciste: è stata reperita documentazione su un solo delatore, o meglio delatrice, una certa signorina Gaglio, che lavorava al Consolato, sorvegliata a sua volta dalle spie di quest’ultimo. Si ha anche notizia di un noto antifascista italiano di Tunisi che aveva tentato d’infiltrarsi tra i fascisti sul territorio italiano ma che prontamente era stato scoperto; del suo nome e della sua attività, suffragata anche da certa documentazione archivistica, si preferisce però non fare menzione per tutelarne la memoria. Infine è da considerare un gruppo assolutamente indefinito nella sua consistenza numerica d’informatori dell’Amministrazione francese che si servivano alle volte anche di “assistenti” tunisini: ma questo richiederebbe un altro studio. 

rapporti che ne segnalano l’uscita al Ministero degli Interni (ACS, CPC, buste: 360 “Barresi Giulio”; 2251 “Gallico Loris” e b. 5288 ”Valensi Moisé Maurizio”).

Rapporto che segnala l’uscita del giornale al Ministero degli Interni (ACS, CPC, buste: 360 “Barresi Giulio”; 2251 “Gallico Loris” e b. 5288 ”Valensi Moisé Maurizio”).

Le spie italiane

I delatori italiani della Polizia Politica, per proteggere la vera identità, sottoscrivevano i loro rapporti con un numero a penna o più spesso a matita blu o rossa, ad un terzo del margine sinistro del foglio. Funzione centrale aveva il Ministero degli Interni, il quale si assicurava che una copia di tutte le notizie inviate, provenienti da qualsiasi fonte e a chiunque destinate, fosse inserita nei fascicoli personali degli antifascisti tenuti presso il Casellario Politico Centrale (CPC). Questi documenti non erano siglati da alcun numero.

I più attivi informatori italiani, che firmavano i rapporti della Polizia Politica con un numero identificativo, erano:

-  Francesco Castellana (n. 467), divenuto addirittura socio di un’impresa fondata dall’antifascista Giulio Barresi,

-   Michele Merlino (n. 459);

-   Modestino Guerriero (n. 489, il più attivo e pericoloso informatore presente a Tunisi fino al 1940; lo si ritroverà poi nel 1943 quale capo secondo nel campo di concentramento di Giano in Libia [2].

Attorno a loro erano una ventina di delatori italiani, e almeno una quindicina di informatori forse occasionali locali.

Giulio Barresi

Uno degli antifascisti più attivi all’inizio degli anni Trenta è Giulio Barresi, che nel dicembre del   1930 aveva fondato la Lega per i Diritti dell’Uomo. Da quel momento la sua attività è monitorata dalla Polizia Politica che ne registra gli spostamenti sulle spiagge a nord di Tunisi, gli incontri con i familiari e gli amici massoni o anarchici, i suoi contrasti con Vincenzo Serio, direttore del giornale Voce nuova. Il suo ruolo è considerato talmente centrale che la spia ritiene opportuno un controllo “ravvicinato”. E di ciò ha premura d’informare le autorità italiane: 

«Il Barresi, diventato oramai un personaggio importante ed avendo quindi di bisogno d’un lussuoso appartamento per ospitare i suoi illustri ospiti ha cambiato d’abitazione: Egli è andato ad occupare un lussuoso appartamento in un palazzo sempre nella Rue de Serbie, quasi dirimpetto ove egli prima abitava, pagando d’affitto la bellezza di 8500 franchi. Evidentemente con quanto egli guadagna non potrebbe permettersi questo lusso, quindi è evidente la fonte del denaro che egli spende.
Stasera trovandomi in casa del Barresi ed essendosi reso sfitto un appartamento vicino al suo, egli mi propose di andarlo ad occuparlo io. Ho accettato con piacere tanto che s’è incaricato lo stesso Barresi di trattare col proprietario dello stabile. Sarei felice se mi riuscirebbe di andare ad abitare vicino al Barresi poiché così avrei occasione di ben notare chi pratica con lui e nello stesso tempo perché la vicinanza riuscirà maggiormente da motivo a maggiori confidenze».
                                                                                                                                 Tunisi 1-3-1933 [3]

La firma è del n. 467 cioè del delatore Francesco Castellana, a cui si deve anche il rapporto di pochi giorni dopo:                                                                                                              

Tunisi, 7 aprile 1933 [4]
«Per come ebbi a comunicarle dal 1° aprile ho occupato il nuovo appartamento in rue de Sertie e precisamente al N. 17, 3° piano, dirimpetto all’appartamento del Barresi. Il mio lavoro quindi si rende molto più facile dato che, senza destare alcun sospetto, tutte le sere sono in compagnia del Barresi». 

L’italiano di Tunisi

Il 25 ottobre 1936 uscì il primo numero della testata antifascista l’italiano di Tunisi. Immediatamente vennero compilati rapporti da parte degli informatori e del Console Reggente Francesco Cancellario D’Alena: sono segnalati i nomi dei redattori del “libello” [5] quali Maurizio Valenzi, Loris Gallico, i fratelli Alberto e Ferruccio Bensasson, mentre il direttore sarebbe stato (segnalazione errata!) l’avvocato Renato Raffaele Gallico, cui si dovrebbe la compilazione delle pratiche necessarie presso le autorità della Reggenza [6]. Alcune segnalazioni non molto dissimili erano inviate anche dalla Polizia Politica: esse erano “firmate” come di consueto in basso a sinistra dal numero assegnato alla spia. Prevale il numero 489 (Modestino Guerriero), che tra il 1936 e il 1938 ne sarà l’informatore più assiduo, seguito da alcuni brevi rapporti dei numeri 37 (Aldo Soncelli) e 239 (Vittorio Fondelli). Tutti gli articoli, per es. di Cabrelli e di Alfonso Errera, erano sistematicamente fotocopiati e inviati al Casellario Politico Centrale o alla Polizia Politica in questo caso senza la “firma” a numero del delatore.

9788833911649_0_0_0_0_0L’ OVRA e altri delatori

La documentazione reperita presso gli Archivi italiani consente di affermare che la famigerata OVRA operava con propri informatori anche in Tunisia e nel Nord Africa, pur non avendovi una struttura organizzativa pari a quella messa in piedi in Italia. Erano gli Ispettorati Generali di Pubblica Sicurezza di Sardegna e Sicilia ad organizzare la sorveglianza nei confronti degli antifascisti, soprattutto in occasione di partenze, sbarchi e arrivi da e verso la Tunisia, nonché ascoltando le conversazioni che avvenivano durante la navigazione. 

Altri delatori non compaiono in alcuno degli elenchi ricostruiti dagli storici, ma è certo che abbiano avuto grande importanza tra gli antifascisti di Tunisia. Si tratta di tal Alfonso Avanzo, cui si deve paradossalmente la conservazione di una collezione quasi completa del periodico antifascista l’Italiano di Tunisi destinata certamente alla Polizia Politica; di Antonio Cabrelli, giunto a Tunisi da Parigi qualche mese dopo l’arrivo di Velio Spano e Giorgio Amendola nell’ottobre del 1938, e il francese Ferdinand Pauser. Per quest’ultimo la documentazione d’Archivio di Nantes da un’importante notizia: sarebbe stato lui a portare il 20 settembre 1937 i marinai sbarcati qualche giorno prima dalle navi scuola Amerigo Vespucci e Cristoforo Colombo alla sede del Circolo Garibaldi e de l’Italiano di Tunisi dove avvenne la sparatoria che freddò il giovane antifascista Giuseppe Miceli. 

71t2oedmutl-_uf10001000_ql80_Il “carnet B”

L’Amministrazione francese aveva, come già accennato, un efficiente apparato con cui controllava periodicamente le diverse comunità, in particolare quella italiana, dato il clima piuttosto teso con il governo di Roma. Alcuni rapporti inviati al governo centrale di Parigi riguardavano l’État d’esprit de la population italienne. Interessante appare un lungo elenco, stilato dal Prefetto francese datato 8 novembre 1939, archiviato come “Carnet B”, in cui sono individuate persone potenzialmente pericolose per l’ordine pubblico, suddivise in tre gruppi. Nel primo e nel secondo vi sono stranieri sospettati di spionaggio: si tratta di centoventi italiani, quattordici tedeschi, quattro russi, due inglesi, cinque svizzeri, due belgi, un polacco, un algerino, ma anche cinque tunisini e almeno quattro francesi. In un terzo elenco figurano centoquindici tunisini e ventisei francesi, definiti anch’essi pericolosi per l’ordine pubblico.

Confrontando i nomi degli italiani lì elencati con quelli reperiti negli archivi italiani, risultano individuati dalla Residenza francese soltanto undici persone che ricorrono anche come delatori della Polizia Politica: Eugenio Canepa, Modestino Guerriero, Vincenzo Montalbano, Nicolò Minervini, Lorenzo Micucci, Alfredo Padovan, Fortunato Parisi, Enzo Perniciano, Salvatore Renda, Athos Ricci e Riccardo Uccellini.

Stupisce nell’elenco del Carnet B la presenza di alcune persone molto note a Tunisi. Tra questi, indicato come “Edmond Avvocat”, l’avvocato Edmondo Boccara, il difensore di Miceli al processo dei marinai svoltosi ad Algeri nel 1938, e Antonio Spada, considerato tra i “suspects très dangeraux”.  

Esempio di documento con la "firma" della spia in basso a sinistra.

Esempio di documento con la “firma” della spia in basso a sinistra. Rapporto del 489 (Guerriero Modestino) Tunisi 1 luglio 1938

Due insospettabili: Antonio  Cabrelli  e….

Dal CPC, (fascicolo 130793) si apprende che Antonio Cabrelli di Pietro e Boggi Maria, nato a Pontremoli il 7 maggio 1902, operaio, era fuoriuscito già nel 1926 in Francia. Secondo la testimonianza resa dal fratello Giacomo alla polizia del Comune di nascita, si sarebbe iscritto alla sezione del Partito Comunista di Parigi per occuparsi a Montreuil dell’arruolamento di volontari per la guerra di Spagna. La sua attività venne segnalata più volte al Ministero degli Interni, non soltanto da informatori locali ma anche dal fratello Giacomo, rimasto nella citttà natale. Arrivato in Tunisia forse nel marzo del 1939, scrisse tre articoli per l’Italiano di Tunisi e condusse qualche riunione nelle campagne attorno alla Capitale. Collaborò infine alla creazione de Il Giornale, testata diretta da Velio Spano e Giorgio Amendola, anch’essi giunti da Parigi. Segnalata al Ministero dell’Interno la sua presenza a Tunisi, dedito “a svolgere un’attivissima propaganda anti-fascista”, di lì a poco fu sospettato dagli stessi antifascisti di essere agente dell’OVRA: ripartì già il 2 agosto 1939 per Parigi, dove venne subito arrestato e rinviato in Italia.

Si recò quindi a Carrara, dove di nuovo venne subito arrestato in quanto “comunista”. Nel carcere di Apuano venne “opportunamente interrogato”, come si legge nel documento, rilasciando una dichiarazione autografa datata 20 agosto 1940, poi trascritta, dove fece un quadro generale della situazione del Partito Comunista d’Italia in Francia. In particolare ne descrisse la struttura, rivelandone l’organigramma e i componenti delle varie sezioni. Accennò anche nella “confessione” al Partito Socialista, al movimento Giustizia e Libertà, ai Partiti Repubblicano e a quello Massimalista. Nulla disse invece del Partito Comunista Tunisino. Concluse lo scritto inneggiando al fascismo e dichiarando di rinunciare per sempre alle false ideologie professate fino all’agosto del 1939. Non si hanno notizie su di lui negli anni successivi. 

.41ialpim2ql…..Ferdinand Pauser

Un discorso a parte merita Ferdinand Pauser, ambigua figura di sindacalista. Dal fascicolo del Casellario francese si apprende che era di nazionalità francese, nato a Tunisi il 17 maggio 1908 da “fu Augusto e Maria Farrucia”, e che era sposato con un’italiana di nome Lucia Camilleri, da cui aveva avuto un figlio. Dopo le scuole medie, era stato per tre anni nella scuola dell’aviazione militare a Rochefort in Francia e a Karouba in Algeria [7]. Quindi aveva lavorato alla Confédération Générale du Travail (CGT) e alla Shell fino al 1936 per poi ritornare al sindacato, fino al gennaio 1941. Era considerato dall’Amministrazione francese un fervente comunista.

Presente al congresso del PCT tenutosi ad Ariana, presso Tunisi, tra 20 e 21 maggio 1939, era stato tra i sei membri eletti nel comitato centrale, con Alì Djerard, Hassen Saadoui, Georges Scemama, Victor Aubert, Georges Poropane, cui erano stati aggiunti, ma senza diritto di parola, Loris Gallico e Maurizio Valenzi. Dopo innumerevoli arresti di antifascisti sia tunisini che francesi e italiani, lo si ritrova tra i nove partecipanti ad un congresso clandestino del mese di aprile del 1941, convocato per fare il punto dopo otto mesi di guerra. Arrestato nella retata da parte della polizia francese del 28 novembre 1941, secondo Paul Sebag non resse alle torture, rivelando i nomi di tutti gli antifascisti [8].Condannato dal Tribunale francese il 2 febbraio del 1942 a lavori forzati a vita, fu però liberato il 14 novembre dello stesso anno.

Un documento della stessa Amministrazione datato 24 settembre 1937 lo aveva segnalato come colui che avrebbe dato ordine a Giovanni La Spesa di condurre i cadetti delle navi Vespucci e Colombo nella sede dell’Italiano di Tunisi dove venne ucciso il giovane Giuseppe Miceli. Da notare che Maurizio Valenzi in una nota a margine della relazione “Dieci anni di lotte dei comunisti” per il convegno di Modena del 18 luglio1971, ricordando gli arresti del 1941-1942, annotava a mano: «Il delatore era stato un certo PAUSER, francese, ex-sindacalista, che aveva fatto parte della nostra direzione illegale». Non sapeva che era anche implicato nel delitto di Giuseppe Miceli già nel settembre 1937. 

images-31L’Elenco dei delatori dell’OVRA nella Gazzetta Ufficiale del 2 luglio 1946

All’indomani della caduta del fascismo e dell’armistizio dell’8 settembre 1943 si era posta l’esigenza di defascistizzare la Pubblica Amministrazione ed altri enti rilevanti, in modo che il Paese potesse effettivamente voltare pagina. Ma la vastissima compromissione che la gran parte degli italiani aveva avuto con il regime e l’ampia perdita di documenti che potessero fornire prove a carico portò nelle secche l’attività epurativa. Già nel novembre 1945, su proposta di Pietro Nenni, nominato Alto Commissario per l’epurazione, il Consiglio dei Ministri provvide quindi a ridimensionare significativamente gli obiettivi di defascistizzazione, poi nel giugno 1946 intervenne a restringere ulteriormente l’amnistia varata su proposta dal Ministro di Grazia e Giustizia, Palmiro Togliatti. Si intendeva con tale provvedimento circoscrivere le condanne alle sole azioni più efferate.

Tuttavia, l’amnistia ebbe nei fatti un campo di applicazione molto più vasto delle intenzioni; ci pensò, infatti, la Cassazione, rimasta nella sua composizione sostanzialmente quella che era stata nell’epoca fascista, ad allargarne grandemente la applicazione. Tra i lasciti dell’attività epurativa nei confronti di spie e delatori, va ricordata quella degli organi incaricati di pubblicare l’elenco dei delatori dell’OVRA. Per questo compito era stata nominata una specifica commissione, presieduta da Spartaco Cannarsa, il cui lavoro portò alla pubblicazione di un elenco pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che era in realtà di delatori della Polizia Politica: era, infatti, su questo che aveva lavorato la commissione, che terminò i suoi lavori il 2 luglio 1946. Sarà la “Commissione Brugner”, nominata successivamente, a lavorare, dall’agosto al settembre 1946, sugli elenchi ed i fascicoli dei delatori effettivamente appartenenti alla rete OVRA. Il suo lavoro portò alla redazione di un elenco di 390 nomi che fu trasmesso alla Presidenza del Consiglio per la pubblicazione, che però non avverrà mai. Spie e delatori del periodo fascista vennero così dimenticati. 

Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026
Note
[1] Secondo alcune interpretazioni era stato lo stesso Mussolini a volere questa denominazione, che ricordava la piovra ed i suoi tentacoli capaci di arrivare ed avviluppare qualsiasi “preda”.
[2] Tali persone, così come Giuseppe Agnello, Nicolò Cavasino, MarioCossu, Roberto Garimberti, Vincenzo Ippedico, Vincenzo Montalbano, Ottavio e Gaetano Parrino, tutti sub di Guerriero, sono individuate in M. Canali, op. cit. Altri nomi di delatori reperiti operanti a Tunisi sono i seguenti: Eduardo Attias, Luigi Camatini, Eugenio Canepa, Mivesio Marini, Lorenzo Micucci, Nicolò Minervini, Giovanni Ottani, Alfredo Padovan, Fortunato Parisi, Enzo  Perniciano, Athos Ricci, un certo “Colonnello” Schiavo (di cui non si conosce il nome), Antonio Spada e Riccardo Uccellini.
[3] ACS, Ministero degli Interni, Polizia Politica busta 82, fascicolo 5640.  Il testo è stato riportato fedelmente, lasciando gli errori di grafia e di grammatica.
[4] Ibidem
[5] Il termine, in italiano oggi desueto, indica una pubblicazione o uno scritto infamante e diffamatorio, per lo più anonimo.
[6]ACS, CPC b. 2251, fasc. 121342 “Gallico Loris”.
[7] El Kharouba è una città situata nell’attuale Governatorato di Tunisi, a ovest della Capitale.
[8] P. Sebag, Communistes de Tunisie, 1939-43, L’Harmattan, Paris 2001 : 63 e seg.
 
Riferimenti bibliografici
Bessis J., La Mediterranée fasciste, Karthala, Paris 1980.
Canali M., Le spie del regime, il Mulino, Bologna 2004.
El Houssi L., L’urlo contro il regime, Carocci, Roma 2014.Finzi S. (a cura di), Storie e testimonianze politiche degli Italiani in Tunisia/Histoires et témoignages politiques des Italiens de Tunisie, Éditions Finzi, Tunis 2016.
Franzinelli M., I tentacoli dell’OVRA. Agenti, collaboratori e vittime della polizia fascista, Bollati Boringhieri, Torino 1999.
Gallico S., Il delitto Miceli. Una storia di ordinario fascismo in Tunisia, All Around, Roma 2022.
Kraiem M., Le fascisme et les Italiens de Tunisie (1918-1939), Cérès, Tunis 1987.
Montalbano G., «Resistere era necessario». I comunisti italiani in Tunisia durante la Seconda guerra mondiale, Carocci, Roma 2025.
Oppizzi M., «L’assalto alla diligenza». La penetrazione del fascismo nella comunità italiana di Tunisia negli anni Venti, in “Italia contemporanea”, n. 290, 2019.
Oppizzi M., Da funzionari di Stato ad emissari del regime. L’evoluzione del ruolo dei consoli italiani in Tunisia durante il ventennio fascista, in Academia.edu, 2020.
Rainero R.H., La rivendicazione fascista sulla Tunisia, Marzorati Editore, Milano 1978.
Rainero R.H., Les Italiens dans la Tunisie contemporaine, Éditions Publisud, Clamecy 2002.
Sebag P., Communistes de Tunisie, 1939-43, L’Harmattan, Paris 2001.
Valenzi L. (a cura di), Italiani e antifascisti in Tunisia negli anni Trenta. Percorsi di una difficile identità, Liguori Editore, Napoli 2008.

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Sonia Gallico, di formazione architetto, specializzata in Restauro di monumenti, ha insegnato Storia dell’Arte nei licei romani. Ha scritto numerosi testi di carattere artistico, tra cui una Guida di Ostia Antica, una Guida di Roma, (entrambi tradotti in cinque lingue), una Guida della città del Vaticano e i testi per un libro fotografico sulla Cappella Sistina (tutti tradotti in undici lingue). Da tempo si dedica allo studio di frammenti di storia della Tunisia con la pubblicazione della raccolta completa de l’Italiano di Tunisi (2019) e il libro Il delitto Miceli: Una storia di ordinario fascismo in Tunisia (2022).

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