di Valeria Laudani
Qualche anno fa, nell’estate del 2019, mi sono ritrovata a trascorrere le vacanze in una spiaggia un po’ diversa dal solito. Da un lato c’era la natura selvaggia, con Monte Cofano che dominava l’orizzonte e un mare limpido e invitante, perfetto per nuotare o per fermarsi a osservare il cielo che si rifletteva sulla superficie dell’acqua.
Dall’altro lato, il segno evidente dell’abbandono, tracce di vecchie attività industriali ormai in disuso, detriti e strutture fatiscenti che raccontavano una storia di incuria protratta nel tempo.
Quel contrasto tra la bellezza naturale e il degrado umano mi colpì profondamente e, mentre camminavo lungo la battigia, riflettevo sulla fragilità del paesaggio costiero quando l’intervento umano smette di essere cura e diventa invece distacco, rinuncia, disattenzione, disaffezione.
La spiaggia di Cala Rio Forgia, nel comune di Valderice, rappresenta infatti un tratto di costa che conserva la memoria delle attività produttive del passato e allo stesso tempo denuncia l’urgenza delle sfide ambientali e turistiche del presente.
Durante il mio soggiorno scoprii con sorpresa che il luogo in cui alloggiavo era proprio all’interno di una delle vecchie segherie dei marmi ormai dismesse.
La curiosità mi spinse ad osservare con più attenzione ciò che mi circondava, scoprendo angoli nascosti e scorci affascinanti, luoghi in cui la natura si era riappropriata lentamente degli spazi, intrecciandosi e confondendosi con quello che restava di quelle strutture.
Fotografare quel paesaggio significava cercare di fissare un equilibrio instabile, un dialogo continuo tra ciò che resiste e ciò che crolla, tra la luce che filtra attraverso le assi di cemento umide e pericolanti e le ombre che si distendono su pavimenti pieni di crepe e spazzatura.
Ogni inquadratura sembrava richiedere uno sguardo lento, capace di accogliere quei minimi dettagli: frammenti di metallo corrosi, porte scardinate, infissi divelti. Camminare e ascoltare questi luoghi è stato come rivedere gli operai a lavoro tra le macchine e i tagli dei marmi.
Le ex segherie abbandonate della baia portano i segni evidenti dell’incuria: edifici crollati o in stato di grave precarietà, materiali e residui delle lavorazioni accumulati lungo la costa, elementi che costituiscono non solo un ostacolo alla fruibilità del luogo, ma anche un rischio per la sicurezza dei visitatori e per il delicato equilibrio ecologico del mare e delle spiagge.
Camminando tra i resti, spesso con la macchina fotografica al collo, avevo la sensazione che il paesaggio mi invitasse a interrogarmi su cosa significhi davvero “vedere” un luogo con certe caratteristiche.
Le inquadrature più riuscite non erano quelle perfettamente composte, ma quelle che lasciavano emergere la differenza tra bellezza e rovina: l’azzurro del mare incorniciato dai marmi lungo la costa, i fossili incastonati nelle pareti crepate o le chiazze di verde tra quei marmi scaricati, segni minimi di resilienza che sfuggirebbero a un osservatore distratto.
Fotografare Cala Rio Forgia significava per me restituire dignità anche alle imperfezioni.
Questo tratto di costa vive dunque in un equilibrio precario tra degrado e potenziale sviluppo, una condizione in cui la possibilità di una vera valorizzazione turistica dipende dalla capacità di integrare tutela ambientale, sicurezza e un’idea di fruizione che sia realmente sostenibile.
Mentre osservavo la baia dal mirino della fotocamera, immaginavo come potrebbe trasformarsi. Pensavo a come sarebbe restituita al pubblico una costa finalmente liberata dai materiali di risulta, a come le nuove strutture potrebbero coesistere con il paesaggio invece di sovrastarlo.
Camminando in silenzio tra i resti delle vecchie segherie, questo luogo continua a parlare e a reclamare attenzione e cura, pretendendo un futuro finalmente all’altezza della sua bellezza.
Dialoghi Mediterranei, n. 78, marzo 2026
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Valeria Laudani, si diploma nel 1993 a Catania in Arti Grafiche, della Pubblicità e della Fotografia e inizia a lavorare privatamente come grafico-creativo e da freelance con alcune tipografie e agenzie pubblicitarie del territorio siciliano. Presso l’università intraprende gli studi in Scienze e Tecniche Psicologiche, per dedicarsi dal 1996 alla propria attività commerciale. Durante questo percorso, partecipa a diverse mostre personali e collettive a Catania e altrove. È stata vincitrice Talent Scout Fiaf 2024.
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