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L’archetipo dell’eroina in Etty

9788833531939_0_0_536_0_75di Francesca Picone 

“Dobbiamo essere disposti a lasciare andare la vita

che abbiamo pianificato per poter avere

la vita che ci aspetta”.

Questa citazione, attribuibile a Joseph Campbell, tramite le annotazioni di Diane K. Osbon raccolte in Reflections on the Art of Living (1991), esprime una verità profonda sul cambiamento, la flessibilità e la fiducia nella vita. Campbell, noto per il suo lavoro sul “viaggio dell’eroe”, ci invita ad accogliere l’ignoto e ad abbandonare l’illusione del controllo totale sul nostro destino. Spesso costruiamo aspettative rigide su come dovrebbero andare le cose: la carriera perfetta, la relazione ideale, il percorso di vita “giusto”. Ma la realtà raramente segue quel copione. Quando ci aggrappiamo troppo ai nostri piani, rischiamo di chiudere la porta a opportunità impreviste, a incontri significativi, o a versioni di noi stessi più autentiche.

Lasciare andare ciò che avevamo immaginato richiede coraggio: è un atto di fiducia, ma anche di maturità, e in alcuni casi, è un vero atto eroico. Significa riconoscere che la vita vera — con tutto il suo mistero, dolore e bellezza — è spesso diversa da quella che avevamo previsto, e che questa differenza può essere non una perdita, ma un dono.

Basti pensare a chi, dopo anni di studio o lavoro in un certo ambito, scopre che la sua vera vocazione è altrove. Oppure a chi, dopo una delusione, trova una direzione nuova e più in sintonia con sé stesso. In quei momenti, la vita che “ci aspettava” prende il posto della vita “che avevamo pianificato”. Oppure, quando la propria esistenza fa i conti con eventi collettivi storici e sociali, potenti e assolutamente inaspettati, come nel caso di Etty Hillesum.

Da qui comincia il suo corso il processo di individuazione, di cui Carl Gustav Jung ci parla, quel percorso psicologico individuale e unico che porta alla realizzazione del Sé, ovvero alla piena espressione della propria individualità e autenticità, un processo che avviene gradualmente, in cui l’individuo prende coscienza di sé stesso, integrando aspetti consci e inconsci della propria psiche, differenziandosi dalla collettività per sviluppare una propria unicità.

Un viaggio interiore che si avvia quando si inizia a cercare un significato più profondo verso la piena realizzazione del proprio potenziale. È un cammino che richiede consapevolezza, accettazione di sé e del mondo attorno in un costante dialogo tra le diverse parti della propria psiche.

Gli eventi collettivi, sia storici che sociali, influenzano profondamente il processo di individuazione. Sebbene l’individuazione sia un processo personale, è profondamente intrecciata con l’inconscio collettivo, che è un regno psichico condiviso che contiene archetipi e immagini primordiali destinati a plasmare l’esperienza individuale. Gli archetipi sono tutti influenzati e si manifestano in risposta agli eventi collettivi. Comprendere e integrare gli archetipi nel contesto delle esperienze collettive è fondamentale per l’individuazione, poiché aiuta gli individui a sviluppare un senso di sé più completo e autentico.

I traumi collettivi, come guerre, ingiustizie sociali o disastri naturali, possono avere un impatto significativo sulla psiche individuale. Tali eventi possono innescare intense risposte emotive interrompendo potenzialmente il processo di individuazione, con un aumento delle difese e difficoltà nell’integrazione dell’inconscio, oppure al contrario, affrontare le conseguenze del trauma collettivo può anche essere un potente catalizzatore per la crescita e l’individuazione, costringendo gli individui ad affrontare aspetti difficili di sé e del loro rapporto con il mondo esterno.

Questo perché, il processo di individuazione non è un’impresa solitaria, ma un’interazione dinamica tra la psiche individuale e l’inconscio collettivo. Eventi ed esperienze collettive, sia personali che storiche, svolgono un ruolo fondamentale nel plasmare il percorso individuale verso l’autorealizzazione e l’integrazione degli aspetti consci e inconsci della personalità.

QUELLA NOTTE ERO ALL'INFERNO - DUE LETTERE DA WESTERBORKIn questo contributo, cercherò di esplorare l’archetipo dell’eroina secondo la psicologia analitica junghiana, intrecciandolo con il percorso di Etty Hillesum (1914–1943), scrittrice ebrea olandese morta ad Auschwitz, figura profondamente simbolica del XX secolo. I suoi diari e lettere (Diario 1941-1943 e Lettere da Westerbork) non sono scritti pensando a un “viaggio eroico”, ma rivelano un potente cammino interiore che può essere letto in chiave archetipica, soprattutto attraverso il viaggio dell’eroina proposto da Maureen Murdock, come risposta al modello maschile del Viaggio dell’Eroe (di Joseph Campbell), e approfondito da Clarissa Pinkola Estés o Marion Woodman, per approdare al Sé, come centro psichico e spirituale: un viaggio dell’eroina, quello che troviamo nei suo scritti, una narrazione evolutiva, un percorso di trasformazione interiore.

Intendo mostrare come il viaggio interiore dell’eroina rappresenti un modello trasformativo che attraversa il dolore per giungere all’integrazione e al Sé, in un tempo, come il nostro, che chiede senso e radicamento interiore, un ponte tra il dolore umano e la coscienza divina, tra l’inferno storico e il cielo interiore.

Partirei dicendo che…La psicologia junghiana non traccia una semplicistica, e meccanicistica, identificazione tra il femminile e la donna, bensì delinea una realtà psichica molto più complessa e non direttamente percepibile a prima vista.

«I personaggi femminili nelle fiabe non rappresentano né l’anima né la donna, ma entrambe perché talvolta domina l’una, talvolta l’altra. Possiamo supporre che alcune fiabe rappresentino la donna reale oltre l’anima dell’uomo, secondo il sesso dell’ultima persona che ha tramandato la storia. Poiché non si può essere sicuri se in una fiaba sia rappresentata una donna o l’anima, il miglior approccio consiste nell’interpretare il racconto seguendo entrambe le ipotesi» (M.L. von Franz, Il femminile nella fiaba, Boringhieri, Torino, 1983: 11).

9788833917993_0_0_536_0_75In questo modo viene delineato un metodo ermeneutico che M. L. von Franz ritiene di poter applicare con successo all’analisi di alcune favole dei fratelli Grimm. Alcuni aspetti dell’archetipo del femminile si evidenziano nella nascita dell’eroina, che avviene in maniera miracolosa, al pari di quella dell’eroe. L’eroina proviene da un’altra dimensione, non ha fattezze umane, bensì sovrumane – si pensi, per esempio, alla fanciulla senza mani di una favola dei fratelli Grimm o alla bella addormentata. Nel primo caso l’eroina esperimenta alcuni eventi miracolosi e particolarissimi, che in un primo tempo le appaiono sgradevoli (come la privazione delle mani), e poi finiscono per attestare la loro natura di segni di elezione, e come tali comportano una rinascita. Anche l’eroina muore, come l’eroe, oppure subisce gravi mutilazioni, per poi rinascere per accedere a una nuova dimensione. Nel caso della bella addormentata il risveglio determina l’acquisizione di una nuova consapevolezza (Ibid.: 20-21). L’aspetto irrazionale della nascita dell’eroe e dell’eroina è una chiara prova che si tratta non di esseri umani, ma di contenuti psichici (Ibid.: 22).

Come tutti gli archetipi, quella dell’eroina è una struttura interiore universale, un modello psichico presente nell’inconscio collettivo, una figura archetipica femminile che affronta prove, ostacoli, crisi, è chiamata a trasformarsi profondamente, non si limita a sopravvivere, ma evolve (non è vittima, ma agente), cerca integrazione, non solo conquista: in sintesi, è un modello di forza trasformativa, spirituale, relazionale, incarnata. L’eroina è colei che attraversa l’ombra e porta luce, non solo per sé, ma anche per gli altri: Inanna con la discesa agli inferi, Antigone, fedele a sé stessa contro il potere, Etty Hillesum, per la sua accettazione amorosa della realtà più crudele, o anche Maria Maddalena, donna guarita che testimonia la resurrezione.

L’archetipo dell’eroina travalica la simbologia del femminile per attingere a un archetipo più completo, quello del Sé. Le donne non cercano il potere nel mondo, ma l’integrità del proprio essere, nel senso che la maggior parte delle donne non sono necessariamente attratte da forme di potere esterno — come status, dominio, gerarchie sociali o controllo sugli altri — che spesso sono state centrali nei modelli patriarcali tradizionali. Questo non significa che le donne non vogliano influenza o autonomia, ma che non è il potere fine a sé stesso ad attrarle. In molte visioni femminili, il potere non si misura nella capacità di sopraffare, ma nella relazione, nel prendersi cura, nell’autenticità. Il vero desiderio sarebbe essere pienamente se stesse, senza maschere, ruoli imposti o costrizioni culturali, nei termini dell’integrità del proprio essere come coerenza interna, tra ciò che si sente, si pensa e si fa; come fedeltà alla propria verità interiore, anche se va contro le aspettative sociali; come cura della propria anima e identità profonda, non solo del proprio ruolo sociale.

Un viaggio ciclico, discendente, trasformativo; un ritorno al Sé attraverso il dolore, l’ombra e la guarigione del femminile; centrato non sull’azione esterna, ma sulla trasformazione interiore e relazionale. 

wp-17378044332278226890795690194819-e1737827769329L’archetipo dell’Eroina in Etty Hillesum

1. Separazione dal femminile: All’inizio del diario, Etty è una giovane donna colta, ma molto confusa interiormente. Vive nella testa, è iper-razionale, con una vita affettiva caotica e disordinata, e sembra distante da un sentire profondo. «La testa mi scoppia. Troppi pensieri, troppa confusione». È come se si fosse adattata al modello maschile di successo, controllo, analisi, ma senza radici profonde. 

2. Identificazione con il maschile / alienazione: Etty cerca nel pensiero, nell’intelletto e negli uomini forti (come Julius Spier, suo analista e figura centrale) una direzione. In questa fase, si nota una scissione tra mente e corpo, tra azione e sentimento. Cerca fuori ciò che le manca dentro. 

3. Crisi e vuoto spirituale: L’invasione nazista, le leggi antiebraiche e l’orrore crescente generano in Etty un trauma profondo. Inizia però a sentire che la risposta non è nell’esterno, ma in un ascolto interiore. «Vorrei essere un balsamo per molte ferite». Qui avviene la svolta spirituale, una forma di “chiamata interiore”. 

4. Discesa nell’ombra / accettazione del dolore: Etty non fugge dalla realtà atroce del suo tempo. Sceglie di non nascondersi, di non emigrare, e accetta di accompagnare il proprio popolo nel dolore. È una discesa volontaria, non martirio, ma compassione attiva. «Non si può vivere senza Dio, anche se Dio a volte sembra non esserci». 

5. Riconnessione con il corpo, la terra, l’interiorità: Nei diari, Etty scrive dell’importanza del silenzio, della preghiera, del radicarsi nel “proprio centro profondo”. Inizia ad ascoltare la propria voce autentica, non più condizionata da modelli esterni. «Si dovrebbe trovare in sé stessi un pezzo di Dio». 

6. Guarigione del femminile ferito: Etty trasforma la ferita in offerta. Non rinnega il dolore, ma lo trasforma in presenza amorosa. La sua forza è tutta interiore, spirituale, archetipicamente femminile. «Dentro di me c’è uno spazio sempre più grande, che contiene tutto». 

7. Integrazione del maschile e femminile interiori: Riconosce la forza dell’intelletto, ma non più come rifugio. Lo unisce all’ascolto, all’intuizione, alla spiritualità, all’azione compassionevole. Vive pienamente, in equilibrio, fino all’ultimo momento. 

8. Riemersione / Offerta al mondo: Anche se fisicamente non può tornare, la sua testimonianza è il vero “elisir”. Etty diventa guaritrice ferita, come l’eroina che non salva il mondo esternamente, ma lo salva con la coscienza. La sua voce è oggi uno degli insegnamenti spirituali più profondi del Novecento. 

Appare evidente che l’archetipo dell’eroina in Etty Hillesum è incarnato in una forma profondamente spirituale, non narrativa. Non combatte, non conquista, non fugge: trasforma. La sua forza non è nell’azione eroica, ma nella presenza interiore, nell’accettazione lucida del dolore e nella capacità di amare fino alla fine.

L’eroina è colei che discende, accetta, integra e poi risale per essere luce anche nel buio degli altri, quindi fa riferimento ad una narrazione di trasformazione personale, spesso associata a un vero e proprio percorso di maturazione spirituale, emotiva o esistenziale, attraverso delle tappe, che potremmo schematizzare come segue:

1. Discendere

Scendere negli strati più profondi, oscuri o difficili dell’essere — dolore, vulnerabilità, ferite personali.

2. Accettare

Riconoscere ciò che emerge: le ombre, i limiti, l’umanità intera senza filtri.

3. Integrare

Farne parte di sé stessi, senza negarle: trasformare quella materia oscura in conoscenza, equilibrio, forza interiore.

4. Risorgere come luce

Dopo aver attraversato il buio, emergere più centrati e autentici.

5. Essere luce per gli altri

Un compito etico e relazionale: condividere la propria esperienza trasformata come guida o ispirazione per chi attraversa momenti simili. Il concetto descrive un arco-eroina non convenzionale: non si tratta di una figura che conquista il mondo dall’alto, ma di una donna che scende dentro di sé, si relaziona con le proprie parti più oscure, le trasforma e le trasmette come luce agli altri. È un percorso di profonda autenticità, guarigione e empatia.

Etty è, in questo senso, un archetipo vivente della santa laica, della mistica moderna, dell’eroina interiore.

Appare interessante comprendere come i percorsi dell’eroe e dell’eroina rispecchino strutture psicologiche e narrative differenti, legate a esperienze archetipiche maschili e femminili.

Differenze Chiave

Elemento Eroe (Campbell) Eroina (Murdock)
Focus narrativo Conquista, potere, ritorno con il trofeo Guarigione, integrazione, riconnessione con il femminile
Inizio del viaggio Chiamata esterna (avventura, evento) Chiamata interna (senso di disconnessione o alienazione)
Antagonista Nemico esterno  Ombra interna, ferite del passato, condizionamenti sociali
Esito finale  Trasformazione dell’eroe e del mondo  Integrazione psichica e armonia interiore

9788870781199_866491315_0_0_0_75Quante volte noi, nella stanza d’analisi, incontriamo donne, che, eroine inconsapevoli, rifiutano la propria identità femminile, cercando spesso approvazione in un mondo patriarcale. E ne soffrono, ne soffrono maledettamente, non riuscendo a trovare un pur minimo adattamento. Magari, cercano pure potere attraverso modelli maschili (successo, competizione, razionalità) e raggiungono gli obiettivi, ma si sentono vuote, disconnesse da sé.

E poi entrano, durante il percorso terapeutico, in contatto con il dolore, l’ombra, la ferita del femminile, iniziano un cammino di guarigione e accoglienza della propria parte rifiutata e alla fine, faticosissimamente, recuperano la saggezza del corpo, del sentire, della ciclicità.

Non si tratta di scegliere, ma di integrare ambedue le energie in armonia per vivere nel mondo con un senso più profondo di sé e portare con sé la propria verità interiore, come per Etty Hillesum.

Trovo che nel proprio piccolo quotidiano, ogni nostra paziente, come potentemente è riuscita ad essere Etty, sia eroina, e per ciascuna di loro, soprattutto nel primo periodo del lavoro analitico, rifletto molto su quale femminile/eroina, a suo modo, nel suo processo di individuazione quella donna stia provando ad incarnare, quale femminile, che, come dice L. Ravasi Bellocchi in Di madre in figlia (1987) è

«dentro quell’amore che afferma l’umanità contro la disumanizzazione, per salvarsi, e così facendo riconsegna anche l’altro alla sua umanità. Il femminile è, sfida, forza, nel senso di una tensione all’irriducibilità di essere donna, al vivere in modi diverso dalla logica maschile e dal ruolo femminile, un modo che ha senso in quanto parte dalla dolorosa e complessa consapevolezza dell’amore, dell’oscurità in cui il femminile è immerso».

Certo è che Etty è un modello di coscienza spirituale, resilienza interiore e amore per la vita anche nei momenti più oscuri. La sua figura rappresenta un tipo di eroina interiore, capace di trasformare la sofferenza in consapevolezza, e l’orrore in apertura all’altro e a Dio. È un archetipo profondamente contemporaneo di femminile spirituale integrato, non legato all’azione esterna o alla ribellione, ma alla trascendenza interiore vissuta nell’immanenza, perché attraversa un lungo processo di riappropriazione del Femminile autentico, che non è un femminile esteriore (ruoli, genere), ma un principio psichico: accogliente, generativo, ricettivo, ciclico, capace di contenere l’oscurità.

Nella parabola spirituale di Etty, il Sé si manifesta in modo limpido e sorprendente, nonostante (o proprio grazie a) il contesto storico disumano. E lo cogliamo nell’esperienza del “Dio interiore”: Etty parla spesso di Dio non come entità esterna, ma come Presenza dentro di sé. «C’è in me una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio»; nell’armonia degli opposti: riesce a tenere insieme l’orrore e la bellezza, l’odio del mondo e la pace interiore, l’accettazione e l’azione; nella guarigione psichica che attiva con la scrittura, che è la via attraverso cui elabora il trauma e si trasforma, e infine nella trascendenza, superando l’ego, l’identificazione con il ruolo di vittima, e accedendo a uno stato superiore di coscienza.

Etty diventa sé stessa pienamente, toccando quello che Jung chiama Sé e che i mistici chiamano Anima divina o Io profondo. E la via verso il Sé è il Femminile: non combatte, ma ascolta; non si ribella, ma trasforma; non nega il male, ma lo attraversa con coscienza; si fa madre di sé stessa e degli altri, senza mai perdere la propria dignità umana, incarnando così il vero femminile eroico archetipico: non nel dominio, ma nell’integrazione e nella compassione radicale.

In lei convivono: la Donna ferita e confusa, la Guaritrice silenziosa, la Mistica che accoglie il mondo. Il femminile non è una debolezza, ma la porta attraverso cui il Sé si incarna nel mondo, un portale creativo, un canale attraverso cui la vita, l’anima e la coscienza si manifestano nel mondo.

978880621023graUna visione in cui il femminile ha un ruolo centrale non solo nella generazione biologica, ma anche come intermediario spirituale tra l’invisibile e il visibile e rimanda all’idea che il Sé – inteso in chiave junghiana o spirituale – si incarna attraverso un processo di apertura alla femminilità interiore, alla sensibilità, alla relazione con l’altro.

Etty ha attraversato quella porta. Con grazia, lucidità e amore. Etty testimonia con la sua vita che la vera eroina non è colei che conquista, ma colei che attraversa, integra e dona. Come dice Hillesum: «La vita è bella e piena di senso in ogni suo momento, anche nel dolore». In questo viaggio, l’archetipo dell’eroina ci ricorda che ogni ferita può diventare apertura alla luce.

Penso, e concludo, a Chandra Livia Candiani, quando scrive:

Certe mattine
al risveglio
c’è una bambina pugile
nello specchio…

Questa immagine esplicita, quella della “bambina pugile”, simboleggia la forza e la vulnerabilità dell’archetipo dell’eroina, che come in Etty emergono nei momenti di intimità interiore: combattiamo con ricordi, vulnerabilità, insonnia…, una figura leggera (“peso piuma”), ma capace di affrontare un “gigante trasparente” dentro.

E ancora:

A volte l’amore è un gancio
che strappa le porte,
a volte è solo una carezza
senza destinatario. 
 
Dialoghi Mediterranei, n. 75, settembre 2025
 
Riferimenti bibliografici
Campbell J. (1949), L’eroe dai mille volti.  Trad. F. Piazza, Feltrinelli, Milano,1958.
Candiani C.L., La Bambina Pugile Ovvero la Precisione dell’Amore. Einaudi, Torino, 2014.
Hillesum E., Diario 1941-1943. Adelphi, Milano, 1996.
Murdock M. (1990), Il viaggio dell’Eroina, La risposta femminile al viaggio dell’Eroe.
Trad. M. Romanelli, Manuali, n. 138, 2010: 144.
Osbon D. K., A Joseph Campbell Companion: Reflections on the Art of Living, Harper Perennial Edition, New York, 1991.
Pinkola Estes C. (1992), Donne che corrono coi lupi. Il mito della donna selvaggia. Milano, Frassinelli, 1993
Ravasi Bellocchio L. Di madre in figlia. Raffaello Cortina, Milano, 1987.
Von Franz M.L., Il femminile nella fiaba. Boringhieri, Torino, 1983.
Woodman M. (1985), Puoi volare, farfalla. Psicologia femminile e trasformazione. Trad. O. Benzoni. Ed. Red, Milano, 1987.

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Francesca Picone, psichiatra, psicologo analista CIPA (Istituto per l’Italia meridionale del Centro Italiano di Psicologia Analitica), con funzioni di training e supervisore, in atto membro del Consiglio dei Docenti, Socio IAAP (International Association for Analytical Psychology) e membro del Comitato di Redazione della rivista mediterranea Enkelados. Direttore UOC Mod. 1 “Palermo-Misilmeri”, Dipartimento Salute Mentale, Dipendenze Patologiche e NPIA, ASP Palermo. È autore di numerose pubblicazioni, anche a livello internazionale. Ha pubblicato: Il gioco d’azzardo patologico: prospettive teoriche ed esperienze cliniche, per la Carocci (2010). Con Bianca Gallerano L’Universo di Gaia: La scoperta della donna nel ‘corpo della Psicologia Analitica per la Ma.Gi. (2016). Con Vincenza Cannella Il Disturbo di Panico. Teoria e Clinica, per la Carocci (2022). Vive e lavora a Palermo.

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