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La Tunisia nello sguardo degli italiani contemporanei: continuità e mutamenti nelle rappresentazioni culturali tra passato e presente

9146sy5mral-_uf10001000_ql80_di Khouloud Kharrat

 Gli italiani sono tra i popoli europei che hanno convissuto più a lungo e più pacificamente con i tunisini, dando vita a una presenza storica significativa e radicata nel Paese. La lunga presenza italiana nel Paese, in particolare tra Ottocento e Novecento, ha dato vita a una ricchissima storia italo-tunisina, fatta di convivenza quotidiana, scambi culturali e migrazioni incrociate: dall’emigrazione italiana verso Tunisi, oggi osserviamo il movimento inverso dell’emigrazione tunisina in Italia. Questa complessa storia condivisa continua a rappresentare un terreno privilegiato per lo studio delle dinamiche mediterranee, delle relazioni culturali e delle forme di rappresentazione reciproca.

Nei miei articoli precedenti, muovendo dal mio personale coinvolgimento nella storia plurale italo-tunisina, storia che appartiene alla mia madrepatria e al Paese la cui lingua e cultura hanno segnato profondamente la mia formazione, ho cercato di recuperare l’immagine della “Tunisia antica”: quella tramandata dalla memoria degli italiani che vi hanno vissuto e quella ritratta dagli artisti italiani che ne hanno dipinto la Tunisia a modo loro. Ho esplorato dunque la Tunisia del passato attraverso due fonti complementari: la memoria storica e lo sguardo estetico.

In questo nuovo articolo intendo spostare l’attenzione al presente, interrogandomi su come la Tunisia venga percepita dagli italiani di oggi. Dopo decenni di trasformazioni politiche, sociali e culturali in Tunisia e in Italia cosa è cambiato nello sguardo contemporaneo? Gli italiani che visitano oggi il Paese riconoscono ancora alcune delle immagini, delle percezioni e delle rappresentazioni che emergono dalla memoria storica della collettività italiana di un tempo? O il loro sguardo si è profondamente trasformato?

Tunisi

Tunisi

L’ospitalità tunisina: una costante nelle narrazioni italiane

Numerosi turisti italiani che hanno visitato la Tunisia attestano come questa terra nordafricana sia abitata da persone straordinariamente accoglienti, capaci di rivolgersi all’altro con spontanea gentilezza e sincero piacere. L’ospitalità tunisina si manifesta innanzitutto nei gesti più semplici: offrire indicazioni stradali, aiutare un visitatore in difficoltà o soddisfare una richiesta di informazioni senza attendersi nulla in cambio. Tuttavia, tale attitudine non si esaurisce in queste forme basilari di assistenza.

Nel volume Blu Tunisi, Francesca Spinola descrive un tipo di ospitalità che oltrepassa ampiamente la semplice cortesia quotidiana. L’autrice osserva che non è raro che ai turisti venga offerto di fermarsi per una citronade o una bevanda rinfrescante, o addirittura di condividere una cena in famiglia. Analogamente, non mancano i casi in cui ai visitatori venga proposto di essere accompagnati durante l’esplorazione del Paese, non per interesse o convenienza, ma per il solo piacere di stabilire un dialogo, scambiare idee e presentare la propria cultura in modo sincero e spontaneo.

«L’ospitalità tunisina è conosciuta nel mondo e specialmente in Europa, che da sempre ha reso la Tunisia meta del suo turismo. [..] È forse il desiderio di ritrovare quella proverbiale ospitalità che inizia con l’offerta di un caffè o di un tè, di una gazoza o di una freschissima citronade, per finire con un invito a cena al ristorante o a casa dove si apprezzerà la ricca cucina locale e dove più si sentiranno risuonare i più Saha…. Il visitatore troverà conferma al fatto che sia in città che nelle campagne anzi ancor di più nelle aree rurali, c’è sempre qualcuno disposto ad aiutare chi si dovesse trovare sperduto o avesse bisogno di indicazioni o di aiuto. […] Si scoprirà presto come le offerte di aiuto da parte della gente possono andare da un semplice indicare una strada o dare un’informazione a una più sentita offerta di farvi da ciceroni o accompagnatori anche per il solo piacere di essere in compagnia di uno straniero con cui condividere idee e punti di vista e questo è tanto più frequente quanto più ci si allontana dalla grande città» [1].

A tali testimonianze si affianca quella del viaggiatore italiano Leonardo Bellizzi, autore di un blog, il quale sottolinea: «i tunisini ti accolgono con una gentilezza immediata; appena percepiscono che sei curioso, rispettoso e aperto al dialogo, si sciolgono e iniziano a raccontarti la loro cultura, la loro storia e la loro vita». Questi comportamenti, ricorrenti nelle narrazioni contemporanee, rivelano un’accoglienza profondamente radicata nella cultura locale. Essi trovano un preciso riscontro anche nelle testimonianze degli italiani che vissero in Tunisia in epoche precedenti suggerendo una continuità significativa: la Tunisia ha saputo preservare nel tempo la propria vocazione all’ospitalità e alla generosità, tratti che continuano a caratterizzare la percezione italiana del Paese.

3Sapori condivisi: la cucina come memoria e scoperta

Anche la cucina tunisina ha mantenuto nel tempo la propria autenticità e qualità, continuando a suscitare fascino e apprezzamento tra i visitatori italiani. Sia Francesca Spinola sia il viaggiatore Leonardo Bellizzi sottolineano come si tratti di una tradizione culinaria profondamente mediterranea, ricca di sapori, aromi e preparazioni che riflettono la storia e la varietà culturale del Paese.

Così come emerge nelle memorie degli italiani di Tunisi, alcuni piatti risultano particolarmente emblematici e ricorrenti nelle descrizioni: il cous cous tunisino nelle sue diverse varianti regionali; la mloukhiya, il brick e per quanto riguarda i dolci, il makroudh, i datteri farciti, il bambalouni, accompagnati dall’immancabile tè alla menta, autentico simbolo di convivialità e rito sociale, e dalla salsa Harissa, vero emblema dell’identità culinaria tunisina.

Leonardo Bellizzi scrive: «Se pure per pochi giorni ho scoperto un Paese che ha molto di più di Djerba e Hammamet, la prima cosa è la cucina, piatti semplici ma pieni di sapore, dall’Ojja al Couscous, dal pesce fresco al Makloub, è una cucina mediterranea ma con un carattere tutto suo, grazie anche all’Harissa, la loro tipica salsa piccante. Onestamente è una cucina molto sottovalutata».

school_449649cIl multilinguismo come eredità tunisina

La Tunisia ha preservato nel tempo la propria natura multilingue: l’arabo e il tunisino costituiscono le lingue d’uso quotidiano ma il francese rimane ampiamente diffuso e in molti contesti è ancora presente anche l’italiano. Questa pluralità linguistica sorprende e affascina molti visitatori italiani, poiché rende più agevole la comunicazione e facilita il loro soggiorno nel Paese.

Si tratta, peraltro di una caratteristica già evidenziata nelle memorie degli italiani di Tunisi, nelle quali si ricorda come, accanto all’arabo, erano presenti anche il francese e l’italiano. La continuità di questo multilinguismo testimonia non solo l’apertura culturale della società tunisina, ma anche la persistenza di un’eredità storica che ancora oggi contribuisce a rendere più fluido il contatto tra tunisini e italiani.

Nel suo libro Francesca Spinola scrive: «Più tempo si passa in città, più sarà facile notare come una cosa che caratterizza i tunisini sia la lingua. Un vero mix di arabo, francese e berbero che si fa notare anche alla radio e in televisione, dove nel bel mezzo di un discorso in arabo spuntano continuamente parole francesi o persino italiane» [2].

4La Medina ieri e oggi

Nonostante il trascorrere degli anni, la Medina continua a conservare intatto il suo fascino, così come emerge dalle memorie degli italiani e dai dipinti realizzati dagli artisti italiani del Novecento. Con la stessa intensità e forse in misura ancora maggiore gli italiani contemporanei restano colpiti da questo luogo straordinario, descrivendolo con lo stesso entusiasmo degli italiani di Tunisi del passato.

Ancora oggi la Medina è percepita come uno spazio ricco di atmosfere, profumi e merci di ogni tipo. Francesca Spinola sottolinea come essa rappresenti “uno spettacolo da vedere”, un ambiente in cui il visitatore può lasciarsi guidare dall’istinto, dalla curiosità e dal senso del bello. «Medina è davvero uno spettacolo da vedere e un luogo dove il visitatore si lascia guidare dall’istinto e dal proprio senso della curiosità o del bello». È inoltre, un luogo in cui è possibile ammirare i souk e passeggiare con tranquillità, senza provare sensazioni di stress o pressioni all’acquisto.

Queste impressioni trovano riscontro anche nelle parole del turista italiano Leonardo Bellizzi, che osserva: «Tunisia rilassata: nessuno ti stressa, nessuno ti tira dentro i negozi, rispetto ai mercati di Marrakech, Cairo e Istanbul le vite sono molto più rilassate e non c’è la stessa insistenza e pressione di varie altri mercati come quello di Marrakech oppure quello del Cairo o quello della Turchia, qua è tutto veramente rilassante se sei interessato bene, sono molto carini».  Una percezione che in fondo abbiamo già letto nelle memorie degli italiani di Tunisi, confermando la continuità di uno sguardo affascinato e sereno nei confronti della Medina.

5La città moderna e la città antica: geografie simboliche della percezione italiana

Ancora oggi Tunisi conserva una configurazione urbana che riflette la sua storia stratificata. Ciò che nel precedente articolo abbiamo definito “palazzi moderni” edifici situati nel centro della città  rappresenta la parte costruita durante il periodo di forte presenza europea. Superata Bab Bhar, ci si ritrova invece immersi in un ambiente completamente diverso: il mondo arabo della Medina, abitata nel passato da tunisini delle classi popolari ma anche da comunità italiane, maltesi e di altre provenienze. Questo passaggio netto tra due realtà urbane e culturali differenti continua ancora oggi ad affascinare chi visita la città, dando la sensazione di attraversare due mondi distinti. I palazzi moderni del centro sono oggi percepiti come edifici in stile europeo, proprio perché costruiti durante l’epoca dell’influenza europea mentre l’interno della Medina conserva un’identità architettonica e sociale profondamente araba. «In poche istanti, la città in stile europeo finisce e ci si ritrova in un altro mondo fatto di vicoli stretti, tortuosi e per lo più coperti».

6Sidi Bou Said: un’estetica mediterranea di lunga durata

Così come emerge dalle memorie degli italiani di Tunisi, anche oggi la città continua ad affascinare i visitatori italiani con le sue moschee, con l’armonia dei colori bianco e blu e, soprattutto, con l’incanto di Sidi Bou Said. In questo luogo, che conserva intatte le sue tradizioni, si perpetua ancora oggi l’abitudine di gustare il bambaluni, mentre ci si lascia rapire dalla bellezza del paesaggio, Un’abitudine già ricordata nelle testimonianze degli italiani di Tunisi. Il turista Leonardo Bellizzi definisce Sidi Bou Said “il villaggio più iconico del Nord Africa” e invita a non perdere l’occasione di assaggiare il bambaluni, “una ciambella fritta deliziosa”.

7Diversità paesaggistica e immaginario contemporaneo: oltre il mito del “solo mare”

Così come gli artisti italiani del Novecento hanno rappresentato la Tunisia come un Paese dalla natura multiforme, in cui è possibile ammirare spiagge, mare, oasi e siti archeologici, anche oggi questa straordinaria varietà continua a colpire i visitatori italiani.

Il turista Leonardo Bellizzi, ad esempio, osserva che «la Tunisia è molto più sorprendente di quanto mi aspettassi». Egli sottolinea come la vera ricchezza del Paese risieda proprio nella sua diversità: «Chi pensa che la Tunisia sia solo mare si sbaglia: in poche ore puoi passare da spiagge paradisiache a villaggi berberi arroccati, da siti imponenti come l’anfiteatro di El Jem a medine intricate e fortezze storiche, senza dimenticare il deserto, le oasi e molto altro. La Tunisia è ricca di storia, di cultura e di bellezza».

8Tradizione e modernità: la Tunisia come spazio di convivenza culturale

Tunisi conserva ancora oggi una convivenza pacifica, un’apertura autentica e un profondo rispetto per la diversità e per l’altro. È una città in cui il moderno si intreccia armoniosamente con il tradizionale. Questo elemento che non emerge nelle antiche memorie degli italiani di Tunisi viene invece rilevato con chiarezza dai visitatori italiani contemporanei e dai turisti. Passeggiando per le strade, infatti, è possibile incontrare persone che indossano abiti tradizionali, gli stessi evocati nelle memorie e nei disegni degli italiani del passato: dal sefseri alla malia, dal barnous alla kachebia. Accanto a loro si vedono però anche uomini e donne vestiti in stile moderno, spesso di ispirazione europea.

Ne emerge l’immagine di un Paese che, pur attraversando un significativo processo di modernizzazione, continua a rimanere profondamente legato alle proprie radici e identità. Questo equilibrio tra innovazione e tradizione colpisce l’osservatore, che percepisce una società capace di coniugare armonia, continuità culturale e rispetto reciproco.

Francesca Spinola scrive: «Scesi dall’aereo, noterete come Tunisi sia una città in cui la vita moderna si fonde con la tradizione. Sarete presto investiti da una folla di uomini e donne in abiti europei o tradizionali, che si muovono in un ambiente caratterizzato da grande libertà e rispetto per le scelte altrui» [3].

Tunisi

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Conclusione

L’analisi dello sguardo degli italiani contemporanei sulla Tunisia conferma come il Paese continui a esercitare un fascino profondo, radicato in una memoria storica che attraversa il tempo. Elementi quali l’ospitalità, la ricchezza gastronomica, la pluralità linguistica, la varietà paesaggistica e la convivenza tra moderno e tradizionale mostrano come la Tunisia, pur con tutte le contraddizioni e le attuali difficoltà politiche ed economiche, conservi molte delle caratteristiche che hanno colpito gli italiani del passato, evolvendosi in risposta a trasformazioni sociali, culturali e urbane.

La continuità emerge nella persistenza di immagini, emozioni e rappresentazioni culturali, mentre i mutamenti si manifestano nelle nuove esperienze sensoriali e nella percezione di un Paese che integra innovazione e tradizione. La Tunisia, osservata dagli italiani contemporanei, appare così come un luogo di dialogo tra memoria e modernità, dove le radici storiche si intrecciano con dinamiche attuali, offrendo una prospettiva ricca e complessa sulla relazione italo-tunisina. Infine, uno studio attento alle percezioni e narrazioni contemporanee potrebbe rappresentare un terreno fertile per future ricerche sul turismo culturale, sull’immaginario mediterraneo e sulle forme di rappresentazione interculturale, contribuendo a comprendere come il passato continui a influenzare le esperienze e le narrazioni del presente.

Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
Note
[1] F. Spinola, 2024: 25-26.
[2] Ivi: 23.
Riferimenti bibliografici  
F. Spinola, Blu Tunisi. Viaggio nella città e nei suoi cinque storici villaggi, Infinito edizione, Modena  2024.
https://www.instagram.com/leonardbells/reel/DRmZfB8iIdr/
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Khouloud Kharrat è una storica tunisina specializzata in storia contemporanea. È attualmente dottoranda in Lingua e Civiltà italiane presso la Facoltà di Lettere, Arti e Scienze Umane dell’Università della Manouba, dove ha anche conseguito una laurea magistrale di ricerca. Presso lo stesso ateneo, svolge attività didattica come docente di Civiltà italiana per stranieri. Parallelamente, opera come traduttrice giurata, riconosciuta ufficialmente dai tribunali tunisini e dall’Ambasciata d’Italia.   
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