di Gianni Palumbo
Premessa
Chiunque avesse dovuto valutare la situazione avrebbe esitato a lungo prima di accettare la sfida. Si trattava di un’impresa titanica e dal tempo indefinito, data la mole spaventosa di sacchi, contenenti documenti e la quantità eccessiva di carte accumulate. Per almeno trent’anni, i documenti erano stati abbandonati e gettati alla rinfusa in diversi ambienti degradati: mischiati a detriti di costruzione, rifiuti organici e altre impurità che avevano creato un composto nauseante e invaso i fogli.
Eppure, era un lavoro irrinunciabile. Nonostante fossero ridotti a brandelli, macchiati di muffa, strappati e stropicciati, questi reperti cartacei contenevano le radici storiche della comunità di Pomarico, il millenario centro collinare in provincia di Matera. Senza il recupero di questi materiali laceri e lisi, la ricostruzione delle fonti storiche di questo piccolo paese sarebbe stata impossibile.
Il patrimonio documentario, una risorsa inaspettatamente ricca, è stato sottratto in extremis al degrado irreversibile. La sua salvaguardia è stata garantita dall’azione congiunta e instancabile di un nucleo di specialisti e appassionati di archivi, i quali hanno intrapreso una complessa operazione di recupero per evitare che una mole considerevole di documenti subisse la definitiva cancellazione in un contesto di imminente perdita.
Armati di una determinazione quasi irragionevole, queste donne e uomini hanno dato il via a un progetto monumentale che ha già portato al salvataggio di circa l’80% dei nuclei documentali, molti dei quali erano stati scoperti in condizioni disastrose. Il restante 20% era imbibito di acqua (e talvolta di liquidi organici) e non è stato possibile recuperarli
Ora è tutto ben visibile sugli scaffali, nelle stanze adibite ad Archivio storico comunale nella dimora storica settecentesca “Palazzo Donnaperna”, in gran parte di proprietà comunale. L’archivio è diventato il fulcro essenziale di numerose attività culturali, proposte e animate dall’Associazione “Giuseppe Camillo Giordano”. La storia completa di questa ossessione così razionale e ampiamente documentata – che ha suscitato l’interesse di numerose testate, inclusi mezzi di comunicazione locali, regionali e nazionali (come Il Venerdì di Repubblica e il programma radiofonico Ovunque sei di Radio 2 RAI) – è narrata in questo articolo.

L’ingresso della dimora storica della famiglia Sisto che per oltre due lustri ha conservato un terzo del patrimonio archivistico del Comune di Pomarico (ph. Gianni Palumbo)
Gli Archivi storici dei Comuni
La tutela e la salvaguardia della documentazione prodotta da uffici ed enti pubblici, o da organismi privati, durante il corso della loro esistenza, quale testimonianza della vita istituzionale, politica, culturale e sociale del periodo storico a cui la documentazione conservata si riferisce, risponde al rigoroso principio archivistico su cui si fonda la corretta conservazione degli archivi.
Si tratta, fondamentalmente, di preservare, attraverso gli archivi, la memoria di un ente, pubblico o privato, di un’azienda, di un individuo o di una famiglia, i quali, nell’esercizio di una determinata attività pratica o delle funzioni esercitate, hanno agito quali parti di un ordinamento istituzionale espresso da un sistema politico-sociale, in maniera tale che la documentazione da essi prodotta assuma il valore di testimonianza della loro entità istituzionale, della loro organizzazione, della loro esistenza ed è insieme la storia del loro agire, del loro operare per il conseguimento dei rispettivi obiettivi.
L’archivio, in quanto rappresentazione di una realtà storica passata o presente, deve essere tutelato perché costituisce di per sé un fatto storico. Esso funge da testimonianza per chiunque desideri studiarlo e interpretarlo, rendendolo una fonte primaria per la comprensione della realtà che documenta. L’aspetto istituzionale degli archivi pubblici è fondamentale sia per la conservazione, poiché riflette l’evoluzione delle istituzioni e le loro competenze, sia per l’ordinamento, che deve essere organizzato e strutturato ricostruendo la struttura originale che l’ente che ha prodotto i documenti gli aveva dato, nei limiti e conformemente alle norme generali previste dall’archivistica. Questo principio è essenziale per garantirne l’autenticità, l’integrità e la successiva consultabilità.
La dottrina archivistica preferisce il termine “riordinamento” rispetto a “ordinamento” perché il primo sottolinea l’importanza di ricomporre l’archivio nella sua struttura originaria, evidenziando l’esigenza scientifica di rispettare i nessi logici e funzionali tra i documenti. L’ordinamento presuppone un’organizzazione ex novo, mentre il riordinamento implica il recupero e la conservazione dell’integrità organica di un fondo archivistico già esistente, che può essere stato disperso o alterato nel tempo, come nel caso dell’Archivio storico comunale di Pomarico.
La conservazione degli archivi comunali è importante per ragioni storiche perché essi documentano l’evoluzione delle autonomie locali, riflettendo i cambiamenti istituzionali e le nuove attribuzioni che questi organismi hanno acquisito nel corso dei secoli. La documentazione conservata negli archivi comunali non consente di ricostruire le vicende e lo sviluppo istituzionale dei comuni nei secoli precedenti il XIX e più precisamente il periodo pre-unitario, o per la mancanza di materiale documentario riguardante tali periodi o per la discontinuità della conservazione documentale. Gran parte della documentazione comunale, a parte la serie costituita dai registri dello stato civile, che generalmente decorre dal 1809, coincidente con la riforma napoleonica dello stato civile, appartiene, infatti, al periodo postunitario.
Tuttavia l’obbligo di versare presso il Grande Archivio di Napoli, in epoca borbonica, era stato più volte disatteso dall’Universitas di Pomarico, motivo per cui nell’Archivio storico comunale ritroviamo molto materiale pre-unitario, fino agli ultimi decenni del XVIII secolo. La distruzione e la dispersione degli atti storici negli archivi dei comuni dell’ex Stato borbonico, antecedenti il 1860, sono dovute a molteplici fattori, tra cui incendi causati da briganti, come quelli del 1861 e anni seguenti, disastri naturali e, soprattutto, all’incuria dell’uomo, tutte concause che hanno reso molti archivi difficili da consultare a causa di cattive condizioni di conservazione.
Se è vero che il materiale documentario conservato nell’archivio storico comunale di Pomarico si riferisce in buona parte agli anni che vanno dalla seconda metà del XIX in poi, e più precisamente dal 1861 ai nostri giorni, non mancano, tuttavia, testimonianze di rilievo relative al secolo XVIII e soprattutto alla prima metà del secolo XIX, costituite, per indicare quelle più ricorrenti, oltre che dai menzionati atti dello stato civile, da registri del catasto provvisorio, deliberazioni del decurionato, atti relativi a opere pie, conti e bilanci, atti demaniali, liste di leva e da altri documenti isolati. Degne di segnalazione sono, inoltre, due platee settecentesche; la prima contiene le annotazioni di tutte le rendite, gli utili e i profitti derivanti dalla gestione dei beni detenuti e amministrati dalla Chiesa del Pio Monte dei Morti; la seconda platea è sempre un documento di contabilità amministrativa e concerne la confraternita della SS. Concezione, sita nella Chiesa Matrice di Pomarico; il documento riguarda l’amministrazione e gestione di terre e racconta dell’attività di credito e compravendita delle rendite della Confraternita.
Per avere invece un’idea generale del tipo di documentazione del periodo postunitario presente nell’archivio storico di un qualsiasi comune italiano, è necessario rifarsi al titolario di classificazione degli atti comunali prescritto dal Ministero dell’Interno emesso con circolare del 1° marzo 1897. Si tratta del cosiddetto titolario “Astengo”, che dettò norme sulla riorganizzazione degli archivi comunali, titolario in base al quale gli atti stessi furono ripartiti in precise categorie e classi [1].
Situazione logistica e organizzativa
Nel 2015, l’amministrazione comunale di Pomarico (Matera) ha promosso un’importante iniziativa per salvaguardare il proprio patrimonio documentario. L’azione è scaturita dalla forte sollecitazione dell’Associazione culturale “Giuseppe Camillo Giordano”, associazione di professionisti (archivisti, paleografi, bibliotecari) e cittadini che focalizza attenzione e attività sulla cura degli archivi e delle biblioteche. Il Comune, sempre su sollecitazione dell’Associazione, ha aderito a un progetto più ampio, che prevedeva il recupero di sei archivi comunali (all’interno del PIT Bradanica, con il Comune di Irsina come capofila). Tutti i Comuni interessati si trovano in provincia di Matera.
Per ospitare e avviare il recupero, sono state destinate tre stanze di Palazzo Marchesale, di proprietà comunale. Questo trasferimento si era reso necessario per allontanare i documenti dalla precedente sede, Palazzo Sisto (un edificio storico risalente al XVI secolo), la cui struttura era gravemente compromessa. L’ambiente di Palazzo Sisto era infatti degenerato a causa di umidità e muffe visibili, che avevano già parzialmente intaccato la documentazione conservata.
Nel 2015, si concretizzò il progetto di dare una casa unica e idonea al patrimonio documentario afferente all’Archivio storico del Comune, fino ad allora frammentato tra le importanti mura di Palazzo Sisto (invaso dalle muffe) e la zona a rischio strutturale (e pertanto chiuso al pubblico) dell’ex convento francescano sede attualmente del Municipio. Le stanze individuate per questo scopo, situate nel monumentale Palazzo Marchesale, furono giudicate idonee dalla Soprintendenza Archivistica per accogliere i due nuclei documentari. La scelta fu presto seguita da una sorpresa inattesa: l’emergere di un terzo, massiccio deposito di documenti localizzato inaspettatamente presso l’ex mattatoio comunale.
Il processo di trasferimento e recupero, inquadrato nel progetto “Documenta Bradanica”, si scontrò subito con un ostacolo logistico: la nuova sede era priva di illuminazione, nonostante l’intera struttura settecentesca disponesse già dell’allaccio alla rete elettrica. Questo inconveniente impose una rigida dipendenza dalle condizioni naturali: i lavori archivistici specializzati nelle tre stanze del Palazzo Marchesale potevano svolgersi solo finché durava la luce diurna. Con l’arrivo del crepuscolo, l’attività si spostava in Palazzo Sisto, dove l’équipe continuava la schedatura delle serie prescelte.
Solo nella seconda metà di novembre 2015 fu completato l’allaccio alla rete. A testimonianza dell’impegno comunitario verso questo patrimonio, le stanze, una volta illuminate, furono imbiancate con un atto di volontariato che vide protagonisti il vicesindaco e alcuni cittadini.
La necessità di salvare la documentazione storica sottraendolo dall’ala pericolante del Comune spinse a trasformare una stanza di Palazzo Marchesale in un centro di lavoro di emergenza. L’allestimento fu sommario ma efficace: una prima dotazione di sedie e un tavolo riciclato fu rapidamente integrata con altri due tavoli. Questa superficie di lavoro ampliata era cruciale, permettendo finalmente al personale di gestire i documenti con la dignità che meritavano, abbandonando le scomode e provvisorie operazioni che fino a quel momento si svolgevano persino a terra.

I sacchi colmi di documenti conservati in pessime condizioni e provenienti dall’ala pericolante, attualmente inaccessibile, del palazzo municipale (ph. Gianni Palumbo)
Entro il novembre del 2015, la fatica congiunta dei volontari dell’Associazione culturale “G. C. Giordano” coadiuvati talvolta dagli operai del Comune aveva già portato risultati tangibili. Decine di sacchi neri di grandi dimensioni, identici a quelli usati per i rifiuti urbani ma pieni di storia, erano stati analizzati e svuotati; si trattava di una frazione significativa degli oltre 120 sacchi complessivi trasferiti dalla zona a rischio. Parallelamente, un tesoro di circa trenta antichi registri – la viva testimonianza delle Giunte e dei Consigli Comunali passati – era stato messo in sicurezza e sottoposto al primo essenziale lavoro di riordino. In questo modo, una semplice stanza, dotata di mezzi di fortuna, divenne un vero e proprio laboratorio, il cuore pulsante del recupero della memoria storica della comunità.
Il recupero documentale ebbe inizio con un’impresa tanto meticolosa quanto talvolta sgradevole, condotta prevalentemente dalla passione civile e dall’impegno concreto. Erano i membri del Direttivo dell’Associazione culturale “G. C. Giordano” – Gianni Palumbo, Patrizia Guerra e Francesco Nocco – i pilastri di questo lavoro. La loro dedizione, spesso coadiuvata dal volontariato di altri soci (come Gianni Musillo e Piero Perrone) e di cittadini vicini all’Associazione, fu essenziale per affrontare il contenuto dei sacchi: un miscuglio disordinato di storia e degrado.
L’attività di svuotamento richiedeva nervi saldi e grande cura, poiché il materiale d’archivio doveva essere separato, pezzo per pezzo, da impurità organiche e resti di animali, testimoni silenziosi del lungo abbandono. Parallelamente, si procedeva al condizionamento: i documenti trovavano rifugio in buste archivistiche, rese disponibili grazie a un fortunato surplus di materiale proveniente da una precedente, benché fallimentare, sistemazione a Palazzo Sisto avvenuta nel 2003/2004. Un precedente intervento che aveva, purtroppo, smembrato i vincoli archivistici originali, ma che ora forniva il necessario per ottimizzare lo spazio nel nuovo sito, Palazzo Marchesale, che inizialmente si presentava spoglio e totalmente privo di scaffalature.
Il vento del cambiamento soffiò all’inizio di novembre 2015. Un tecnico inviato per conto del PIT Bradanica effettuò un sopralluogo, guidato dalle indicazioni precise dell’estensore del presente resoconto, per rilevare le misure necessarie. Nel giro di pochi giorni, le tre stanze destinate all’Archivio Storico furono finalmente provviste di scaffali omologati, portando ordine e dignità allo spazio. Con l’arrivo della nuova e robusta infrastruttura, i restanti sacchi – ancora pieni di documenti da ripulire – furono traslocati. L’abbondanza di nuove superfici di appoggio rese il meticoloso lavoro di svuotamento e pulizia molto più agevole.
A conclusione di questo processo di riqualificazione, a dicembre 2015, il Comune completò l’ultima fase cruciale: l’adeguamento antincendio. Fu installato un portone ignifugo corredato di maniglione antipanico e un estintore, un gesto non solo di sicurezza ma di dovere normativo. Questi interventi, infatti, erano il tassello finale indispensabile per ottenere il parere favorevole al collaudo dalla Soprintendenza Archivistica, sancendo ufficialmente la rinascita dell’archivio.

Il lavoro di svuotamento dai sacchi della spazzatura e la separazione dei documenti da materiali organici e inorganici che emergono insieme al patrimonio archivistico (ph. Gianni Palumbo)
Stato progressivo dei lavori di recupero. Dalla messa in sicurezza alla schedatura e al riordinamento archivistico
L’intervento sui sacchi contenenti la documentazione aggiuntiva dell’Archivio Storico del Comune si è rivelato, fin dalle prime fasi, un’operazione di gran lunga più complessa del previsto, andando ben oltre il semplice svuotamento e riordinamento. Le carte estratte, infatti, si presentavano in un assoluto disordine, completamente sciolte e prive di qualsiasi vincolo tra loro, segno evidente di essere state gettate alla rinfusa. Molti documenti erano stati accartocciati, danneggiati o addirittura ridotti in poltiglia e frammenti minuscoli. A peggiorare il quadro, la documentazione era mista a una quantità copiosa di polvere, terriccio e detriti vari, tra cui residui di calcinacci, chiodi arrugginiti e pericolosi frammenti di vetro.
A questa condizione fisica si aggiungeva un grave deterioramento biologico: le carte mostravano ampi segni di aggressione da umidità e vaste macchie di muffa, tanto che non tutti i fogli sono risultati recuperabili. Questa situazione spiega il cattivo e insalubre odore di acidità emanato dai sacchi, una condizione aggravata dal rinvenimento di escrementi animali, insetti essiccati (come cimici), piume di volatili e, in alcuni casi, carcasse di topi. La salubrità dell’ambiente di lavoro è stata tale da rendere indispensabile l’utilizzo rigoroso di maschere di protezione e guanti in lattice.

Il lavoro di svuotamento dai sacchi della spazzatura e la separazione dei documenti da materiali organici e inorganici che emergono insieme al patrimonio archivistico (ph. Gianni Palumbo)
La serietà della situazione ha richiesto l’adozione immediata di numerosi interventi d’urgenza non previsti nel progetto originale. Si è proceduto innanzitutto alla spianatura meticolosa dei documenti accartocciati, seguita dalla spolveratura delicata delle carte tramite pennelli a setola morbida. Un’altra priorità è stata la rimozione quasi totale di tutti gli elementi metallici arrugginiti e pericolosi, come spilli, graffette e fermagli.
Contemporaneamente a queste operazioni di prima conservazione, è stata effettuata una primissima e sommaria suddivisione dei materiali, seguendo le XV categorie del titolario Astengo per i Comuni. Dalle carte locali è emerso che questo titolario era in uso almeno dal primo decennio del XX secolo, in ottemperanza alle istruzioni ministeriali del 1897.
Infine, si è lavorato allo scarto, un’operazione resa necessaria sia dall’irrecuperabilità di alcuni documenti per il pessimo stato conservativo, sia per l’eccessiva presenza di modulistica e stampati in numerose copie. Contestualmente si sono accantonate e sostituite le carpette in non buone condizioni, che rischiavano di danneggiare o di non proteggere adeguatamente la documentazione dall’umidità.
I documenti rinvenuti nell’ex mattatoio comunale
La tarda primavera del 2016 portò con sé un colpo di scena inatteso a Pomarico. Mentre si lavorava per convertire gli spazi fatiscenti dell’ex mattatoio comunale in una moderna isola ecologica, il Sindaco ci contattò con una notizia incredibile: era stato rinvenuto un tesoro di carte dimenticate in una delle stanze. Accompagnato dal dottor Francesco Nocco, docente di Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari, il sopralluogo confermò i nostri sospetti e superò ogni aspettativa. Con nostra grande meraviglia, scoprimmo una mole imponente di documenti che avrebbero dovuto far parte dell’Archivio Storico comunale. Erano stati depositati temporaneamente lì anni addietro e, semplicemente, mai più prelevati.
Il luogo, ormai ridotto in uno stato di grave fatiscenza, con porte e finestre divelte, aveva lasciato il materiale in balia degli elementi e degli animali randagi che vi trovavano rifugio. Gran parte di quella memoria storica era ridotta in cattivo stato. Di fronte a tale emergenza, l’Associazione “G. C. Giordano” decise, in accordo con la Soprintendenza, di intervenire con un’azione di recupero volontario. L’ambiente malsano dell’ex mattatoio ci impose però cautele estreme: la Soprintendenza fornì maschere con filtri antiparticolato e tute integrali. Così, nell’estate del 2016, due nostri soci si trasformarono in “soccorritori” di storia, imbustando ogni singolo documento in sacchi e cartoni nuovi. Tutto ciò che era salvabile fu trasferito in sicurezza a Palazzo Marchesale. Purtroppo, l’acqua aveva irrimediabilmente danneggiato i primi quindici centimetri di carte aderenti al pavimento, rendendole marcescenti. Stimammo che circa il 20% del nucleo ritrovato fosse andato perduto per sempre.

Volontari di Pomarico e volontari provenienti da altri luoghi (prevalentemente dall’Università degli Studi di Bari) che partecipano al cantiere di lavoro chiamato “Salviamo l’Archivio” (ph. Gianni Pomarici)
Quel ritrovamento ha avuto l’effetto di un terremoto: appena concluso un progetto che aveva ridato dignità all’Archivio Storico, ci ritrovammo con un carico di documenti così cospicuo, pari a oltre un terzo di tutto ciò che avevamo faticosamente risistemato. L’episodio, pur essendo un successo di recupero, riportò la condizione generale dell’Archivio Storico in uno stato di nuova, inattesa precarietà.
A partire dall’autunno 2016, l’Associazione ha dato il via a un’attenta operazione di selezione e smistamento dei materiali. Questa attività è stata resa possibile grazie a un significativo sforzo di volontariato che ha visto la partecipazione, per brevi periodi e sotto la diretta supervisione del personale specializzato dell’Associazione stessa, anche di alcune cittadine beneficiarie del Reddito Minimo di inserimento promosso dal Comune di Pomarico. L’intera operazione si è svolta con il pieno consenso e l’approvazione formale della Soprintendenza Archivistica.
Il periodo compreso tra il 20 gennaio e il 31 luglio 2017 ha segnato l’inizio di una significativa operazione di recupero per l’Archivio Storico di Pomarico. Questa fase è stata condotta dal personale di Hyperborea S.r.l., accreditato nell’ambito del progetto PIT Bradanica, in stretta collaborazione con l’Associazione “G. C. Giordano”. Il lavoro è stato reso possibile grazie a un contributo erogato dalla Soprintendenza Archivistica, poiché l’Amministrazione Comunale di Pomarico non ha sostenuto economicamente l’iniziativa.
Durante questi mesi, l’impegno si è concentrato sulla prosecuzione della messa in sicurezza dei documenti antecedenti il 1976, culminata nella loro identificazione e riorganizzazione fisica sugli scaffali del Palazzo Marchesale. Parallelamente all’attività fisica di riordino, è stata completata la pre-schedatura informatizzata di 1.570 unità archivistiche, focalizzandosi sulle serie dei Registri e sulla Categoria X – Lavori Pubblici. Un’altra attività fondamentale è stata l’inventariazione informatizzata di tutte le Deliberazioni (Decurionato, Giunta, Consiglio) che coprono il vasto periodo 1809-1976. L’opera di riordino ha anche beneficiato dell’utilizzo del software Arianna3 per sistematizzare le serie dei Registri, un lavoro iniziato nel corso del precedente progetto “Documenta Bradanica”. Infine, la fase si è conclusa con la riproduzione digitale e la schedatura di 1.103 fotografie, specificamente le schede delle carte d’identità risalenti al periodo 1947-1960, ritenute di notevole interesse storico. Tutti i contenuti prodotti in questo periodo sono stati resi disponibili online sul sito del progetto Documenta Bradanica (attualmente in standby).
Il lavoro non si è fermato a luglio 2017. Tra la fine di agosto 2017 e il maggio 2018, l’Associazione “G. C. Giordano” ha proseguito l’opera di riordino e analisi. Questo secondo, cruciale intervento è stato finanziato da un contributo regionale della Regione Basilicata (L.R. 27/2015) ottenuto tramite la partecipazione a un bando pubblico del Piano Cultura 2016. L’iniziativa, concepita dall’Associazione e sottoposta all’attenzione comunale, ha rappresentato un esempio di collaborazione pubblico-privato. L’intervento è stato supervisionato scientificamente da Francesco Nocco e attuato dall’archivista Rosanna D’Angella, con il supporto continuo di Patrizia Guerra, Gianni Musillo e di Gianni Palumbo. In questa fase conclusiva, l’Associazione ha anche potuto contare sul prezioso, seppur limitato, supporto orario del personale beneficiario del Reddito Minimo di Inserimento. Questo sforzo congiunto, l’ultimo della serie, testimonia l’impegno costante e concreto per la salvaguardia del patrimonio documentario di Pomarico.

I documenti ritrovati nell’ex mattatoio comunale. Lo stato pessimo di conservazione dell’enorme mole documentale ha richiesto un lavoro di recupero molto minuzioso e alcuni documenti settecenteschi qui ritrovati sono stati fatti restaurare da un laboratorio di restauro autorizzato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (ph. Gianni Palumbo)
La redazione degli inventari e la gestione dell’Archivio Storico Comunale da parte dell’Associazione “G. C. Giordano” in regime di sussidiarietà orizzontale
La gestione e la consultazione dell’Archivio Storico del Comune di Pomarico hanno visto un notevole progresso negli ultimi anni, gran parte del quale è dovuto all’impegno volontario. Il lavoro di inventariazione è stato condotto in diverse fasi. Una prima tranche, tra l’agosto del 2017 e il maggio del 2018, ha riguardato gli inventari relativi al periodo preunitario e a fondi specifici come il superfondo E.C.A. (Ente Comunale di Assistenza) e il fondo O.N.M.I. (Opera Nazionale Maternità e Infanzia). Successivamente, tra il 2019 e il 2021, è proseguita un’enorme e meticolosa opera, interamente su base volontaria, per catalogare i documenti del periodo post-unitario fino al 1980. Sebbene questo sforzo abbia dato i suoi primi frutti, l’inventario non è ancora completamente analitico.

Il lavoro di recupero dei documenti dall’ex mattatoio, effettuati con dotazioni di sicurezza fornite dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia e della Basilicata (ph. Gianni Palumbo)
Parallelamente, e sempre su base volontaria, è stata avviata l’accoglienza di studiosi e cittadini che desiderano consultare l’Archivio. Questo è un punto particolarmente rilevante, poiché la normativa archivistica prevede che, in assenza di inventari completi, l’accesso sia interdetto. Tuttavia, la Soprintendenza Archivistica ha concesso una deroga, autorizzando l’Archivio a facilitare comunque la ricerca, nei limiti consentiti dalla parzialità degli strumenti esistenti.
Questo servizio di gestione e apertura è reso possibile grazie all’Associazione culturale “G. C. Giordano”. Già nel settembre 2016, l’Associazione aveva presentato un’istanza al Comune di Pomarico per gestire gratuitamente l’Archivio Storico, offrendo, a sua volta gratuitamente, l’assistenza alla consultazione per cittadini e studiosi interessati.
A seguito di questa iniziativa, e dopo aver ottenuto il parere positivo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali tramite la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia e della Basilicata, il Comune ha stipulato una convenzione non onerosa con l’Associazione “G. C. Giordano”. L’obiettivo principale di questo accordo è garantire la continuazione di attività fondamentali: la messa in sicurezza delle unità archivistiche rinvenute, la schedatura informatizzata, il riordinamento secondo i criteri della dottrina archivistica e, naturalmente, il completamento degli inventari.
Infine, in linea con il progetto del Comune di trasformare il Palazzo Marchesale in un contenitore culturale (che già ospita altre associazioni), la sede dell’Archivio è diventata anche la sede associativa dell’Associazione “G. C. Giordano”.
L’Archivio Storico comunale è un luogo culturalmente molto attivo, grazie all’impegno costante e del tutto gratuito dell’Associazione “G. C. Giordano”, che realizza in modo continuativo numerose iniziative all’insegna della condivisione. Questa visione dinamica dell’Archivio, inteso non solo come mero contenitore di documenti e luogo della Memoria, ma come spazio vivo di cultura, mira ad avvicinare il più ampio pubblico possibile. Un esempio significativo di tale promozione si è avuto nel 2017, quando le Giornate di Primavera del FAI (Fondo Ambiente Italiano) furono dedicate proprio all’Archivio.
In quell’occasione, l’Associazione “G. C. Giordano” fornì il suo supporto al FAI, attivando anche un importante progetto di alternanza scuola-lavoro che incluse attività formative presso la scuola media di Pomarico. Ciò permise agli studenti della terza media dell’Istituto Comprensivo di Miglionico/Pomarico/Grottole di fare da “aspiranti ciceroni” per accogliere e guidare i numerosi visitatori, tra cui studenti, cittadini, turisti e curiosi. L’intero progetto fu reso possibile anche grazie a una convenzione stipulata tra il FAI e l’Ufficio scolastico.
In questo periodo sono state realizzate tesi di laurea e attività formative che periodicamente si svolgono presso la sede dell’Archivio. Inoltre, sono stati celebrati, talvolta in collaborazione con altre associazioni e di concerto con enti pubblici (Provincia, Regione, altri Comuni, GAL etc.), convegni, mostre, attività formative, tavoli di lavoro, seminari tecnici, laboratori tematici, presentazione di libri e altre attività culturali generiche.
L’Archivio Storico di Pomarico: tra inventariazione e rinascita documentaria
Dal 2019, l’Archivio Storico del Comune di Pomarico è entrato in una fase cruciale che culminerà nella completa inventariazione analitica di tutta la sua ricca documentazione. Parallelamente a questo meticoloso lavoro di catalogazione, sono stati avviati i primi, significativi interventi di restauro conservativo.
Questi delicati interventi sono stati affidati a un’eccellenza del settore: il laboratorio Codex di Lecce. Autorizzato dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica, Codex vanta il primato di essere l’unico laboratorio specialistico attivo tra la Puglia e la Basilicata. Fondato a Guagnano nel 2006, il laboratorio si dedica alla legatoria, al restauro e alla conservazione di beni archivistici e librari antichi. A garanzia della professionalità e della scrupolosità del lavoro svolto, il direttore tecnico, Giuseppe De Filippis, si è formato presso istituzioni prestigiose come l’Istituto di Patologia del Libro di Roma “Alfonso Gallo” e il Centro di Fotoriproduzione, Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato. Grazie all’uso di attrezzature all’avanguardia, materiali certificati e competenze specifiche, Codex assicura una qualità eccellente e pienamente conforme alle vigenti normative ministeriali.
I primi tesori documentari a beneficiare di questo restauro sono anche i più antichi custoditi nell’Archivio. Si tratta di due platee settecentesche relative a due importanti istituzioni sub-comunali di assistenza sociale, nate originariamente in ambito ecclesiastico: le due Congregazioni di Carità, il Pio Monte dei Morti e la SS. Annunziata. Tali Enti rappresentavano, infatti, il braccio operativo del Comune nell’assistenza alla popolazione bisognosa, prima di confluire, nel Novecento, nell’E.C.A. e, successivamente, vedere le loro competenze trasferite direttamente ai Comuni. Oltre a queste, sono state restaurate anche le raccolte, rilegate in tomi, delle Delibere del Decurionato, l’antico Consiglio Comunale. È importante sottolineare che tutti i materiali che sono stati sottoposti a restauro sono stati anche integralmente digitalizzati, preservandone così la memoria per il futuro.
Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
Note
[1] CATEGORIA 1° – Amministrazione
Classe 1° – Ufficio Comunale; 2° – Archivio; 3° – Economato; 4° – Elezioni amministrative – Liste – Riparto consiglieri per frazioni; 5° – Sindaco – Assessori – Consiglieri; 6° – Impiegati – Inservienti – Personale avventizio, ecc; 7° – Locali per gli uffici; 8° – Sessioni ordinarie e straordinarie del Consiglio – Deliberazioni; 9° – Cause – Liti – Conflitti riguardanti l’Amministrazione comunale; 10°- Andamento dei servizi amministrativi; 11°- Inchieste; 12°- Istituti diversi amministrati dal Comune
CATEGORIA 2° – Opere Pie e beneficenza
Classe 1° – Congregazione di carità – Opere Pie – Monti frumentari – Monti pietà, 2° – Ospizi – Ricoveri di mendicità – Indigenti e inabili al lavoro; 3° – Brefotrofi – Orfanotrofi – Esposti – Baliatici; 4° – Società operaie e di mutuo soccorso – Sussidi; 5° – Lotterie – Tombole – Fiere di beneficenza ecc.
CATEGORIA 3° – Polizia urbana e rurale
Classe 1° – Personale – Guardie Municipali – Guardie campestri – facchini ecc.; 2° – Servizi – Regolamenti;
CATEGORIA 4° – Sanità ed igiene
Classe 1° – Ufficio sanitario – Personale; 2° Servizio sanitario; 3° Epidemie – Malattie contagiose – Epizoozie; 4° – Sanità marittima – Lazzaretti; 5° – Igiene Pubblica – Regolamenti – Macello; 6° – Polizia mortuaria – Cimiteri, ecc
CATEGORIA 5° Finanze
Classe 1° – Proprietà comunali – Inventari dei beni mobili e immobili – Debiti e crediti; 2°- Bilanci – Conti – Contabilità speciali – Verifiche di cassa; 3° – Imposte – Tasse – Diritti – Regolamenti, tariffe e ruoli relativi; 4° – Dazi; 5° – Catasto; 6° – Privative; 7° – Mutui; 8° – Eredità; 9° – Servizio di esattoria e tesoreria.
CATEGORIA 6° – Governo
Classe 1° – Leggi e decreti – Gazzetta Ufficiale – calendario generale dello Stato – Fogli degli annunzi legali – Circolari; 3° – Feste nazionali – Commemorazioni, ecc; 4° – Azioni di valore civile; 5° – Concessioni governative.
CATEGORIA 7° – Grazia, giustizia e culto
Classe 1° – Circoscrizione giudiziaria – Pretura – tribunale – Corte di Assise; 2°- Giurati; 3° – Carceri mandamentali; 4° – Conciliatore – Vice conciliatore – Ufficio; 5° – Archivio notarile; 6° – Culto.
CATEGORIA 8° – Leva e truppe
Classe 1° – Leva di terra e di mare; 2° – Servizi militari; 3° – Tiro a segno; 4° – Caserme militari
CATEGORIA 9° – Istruzione Pubblica
Classe 1° – Autorità scolastiche – Insegnanti; 2° – Asili d’infanzia e scuole elementari – Monte pensioni; 3° – Educatori comunali; 4° – Ginnasi – Convitti; 5° – Licei; 6° – Scuole tecniche; 7° – Università; 8° – Istituti scientifici – Biblioteche – Gallerie – Musei, ecc.
CATEGORIA 10° – Lavori pubblici – poste – telegrafi – Telefoni
Classe 1° – Strade – Piazze – Costruzione e manutenzione; 2° – Ponti; 3° – Illuminazione; 4° – Acque e fontane pubbliche 5° – Consorzi stradali e idraulici; 6° – Espropriazioni per causa di utilità pubblica 7° – Poste – Telegrafi – Telefoni; 8° – Ferrovie; 9° – Ufficio Tecnico; 10° – Restauro e manutenzione edifici; 11° – Porti – Contribuenti.
CATEGORIA 11° – Agricoltura – Industria e Commercio
Classe 1° – Agricoltura – Caccia – Pesca – Pastorizia – Bachicoltura – Malattie delle piante; 2° – Industrie; 3° – Commercio; 4° – Fiere e mercati; 5° – Pesi e misure.
CATEGORIA 12° – Stato civile – Censimento – Statistica
Classe 1° – Stato civile; 2° – Censimento; 3° – Statistica.
CATEGORIA 13° – Esteri
Classe 1° – Comunicazioni con l’estero; 2° – Emigrati; 3° – Emigranti.
CATEGORIA 14° – Oggetti diversi
Classe unica – In questa categoria sono classificati tutti gli affari che non troverebbero posto nelle categorie precedenti e nella 15.
CATEGORIA 15° – Sicurezza pubblica
Classe 1° – Pubblica incolumità; 2° – Polveri e materie esplodenti; 3° – Teatri e trattenimenti pubblici; 4° – Esercizi pubblici; 5° – Scioperi e disordini; 6° – Mendicità; 7° – Pregiudicati, ammoniti, sorvegliati, domiciliati, coatti, Espulsi dall’estero – Reduci; dalle case di pena – Oziosi, vagabondi – Informazioni e provvedimenti; 8° – Avvenimenti straordinari e affari vari interessanti la P.S.; 9° – Contributo nelle spese delle guardie di città e casermaggio; 10° – Trasporto mentecatti al manicomio; 11° – Incendi e pompieri.
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Gianni Palumbo, Scrittore, saggista. Componente del Centro Indipendente Studi Alta valle del Volturno e della Società Italiana per la Storia della Fauna “G. Altobello”. Presidente dell’Associazione culturale “Giuseppe Camillo Giordano”. Team Leader di BioPhilia Group che presiede dal 2009. Collabora con Radio3 RAI scrivendo sceneggiature e prestando la voce per la trasmissione radiofonica Wikiradio. Collabora, inoltre, con diverse testate giornalistiche ed è autore di libri e articoli su riviste scientifiche e divulgative. Tra i libri pubblicati Il Grillaio (Altrimedia Edizioni, 1997), La vicenda di Giuseppe Camillo Giordano. Frammenti d’erbario di un botanico romantico (Adda Edizioni, 2014), San Francesco d’Assisi (Altrimedia Edizioni 2016), Frammenti d’Erbario (Altrimedia Edizioni, 2017), Tracce di Luce. Alla scoperta di Charles Lucien Moulin (Edizioni CISAV, 2023), L’Utopia tra le nebbie della memoria. Appunti di un naufragio (Marotta&Cafiero editori, Napoli 2024). Declina l’impegno socioculturale promuovendo iniziative a favore di archivi e biblioteche pubbliche e private. È stato Ispettore archivistico onorario per il Ministero dei Beni Culturali dal 2016 al 2020.
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