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La Sirena della Baia di tutti i Santi. Salvador de Bahia e la festa di Yemanjà

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

di Lisa Regina Nicoli

Brasile. Salvador. Della Baia di tutti i santi. Respiro. Non me la ricordavo così calda. Ci ho vissuto anni fa in un momento particolarmente intenso della mia vita. Era a cavallo tra maggio e giugno e frequentavo un terreiro [1] di Candomblé che sulla mappa mi sembrava poco distante dall’appartamento che avevo preso in affitto. Peccato che a Salvador, exclave d’Afriche, spazio e tempo siano relativi quanto la pendenza delle ladeiras [2]. Cinquecento metri e un polmone. Ma ne valeva la pena perché giugno, porta d’autunno, è un periodo denso di festività e molti sono gli Orixàs celebrati durante le Festas Juninas, in particolare Xangô, dio della giustizia legato al fuoco e Oyá, signora del vento.

Nostalgica di quel periodo ho scelto nuovamente di abitare in pieno Pelourinho, centro storico e cuore pulsante della vita musicale notturna della città di Bahia. Forse se avessi ricordato prima questa caratteristica in particolare avrei alloggiato in un altro quartiere, ho bisogno di dormire. Vero anche che questa volta ho una camera con l’aria condizionata, posso permettermi il lusso di chiudere le finestre. Vale a pena.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Ma che caldo. Sono le 4.00 del mattino e il mio Uber ancora non si vede. Sto andando alla spiaggia. Ho un vestito bianco che mi arriva alle caviglie e un mazzo di fiori bianchi in mano. L’ho comprato alla feira di São Joaquim [3]. La bahiana della banca [4] mi ha raccomandato di togliere il nastro in plastica per non inquinare l’oceano quando lancerò i fiori tra le onde. ODOYA [5].

Ecco la mia macchina. L’autista ha un rosario attaccato allo specchietto retrovisore e mi fissa. Mi siedo sul sedile del passeggero. – È pra praia?È. Praia do Rio Vermelho por favor [6].

 «Ela mora no mar
Ela brinca na areia
No balanço das ondas
A paz ela semeia
Toda a corte engalanada
transformando o mar em flor
vê o Império enamorado
chegar à morada do amor
Ai quem é?
Oguntê, Marabô Caiala, e Sobá
Oloxum, Ynaê, Janaina e Yemanjá»
[7]
(Marisa Monte-Lendas da sereia)

Imbocchiamo Avenida Vasco da Gama, quante volte l’ho fatta a piedi, Casa Branca, Casa de Oxumarê [8], su per quella ladeira c’è il terreiro do Bogum, antico tempio Jejé dove ballano i vodoun [9] africani e non gli Orixàs [10].

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Passiamo il Dique do Tororo e le statue delle divinità brillano nel riflesso della prima luce del giorno. Ci sono Xangô, Oyá, Oxum, Oxalà, Ogum, Naná, Oxòssi e Yemanjà, ragione del mio viaggio. Qui stanotte un terreiro ha celebrato un rito in onore di Oxum, antica divinità di acqua dolce, dicono che ci fosse anche Carlinhos Brown [11]. È pratica tradizionale rivolgere un omaggio nella laguna per aprire uno dei giorni più importanti per la città, religiosa, laica e sincretica. Il 2 di febbraio, la Candelora, festa della purezza di Maria Vergine per i cattolici.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Per molti altri invece è la festa di Yemanjà. YéYé Omó Ejá – la madre i cui i figli sono pesci. Yemanjà è una divinità di origine africana che si è infiltrata in Sud America nuotando accanto alle navi negriere che portavano i suoi figli catturati e schiavizzati dall’altra parte del mondo. Stipati come bestie nelle stive la dea ha viaggiato con gli schiavi yoruba, ed è sbarcata insieme ai suoi neri accompagnandoli nelle piantagioni ed esplorando il Nuovo Mondo. Addolorata per la loro sorte pensò a quale fosse il modo migliore per proteggerli e probabilmente scelse di ricordare loro la sua grandezza individuando nell’immensità dell’oceano una nuova dimora, monito visibile ed eterno della sua potenza ed elemento ideale per poterli raggiungere ovunque si trovassero attraverso le lunghe braccia fluviali che intrecciano il Paese.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Yemanjà, madre di tutte le acque, contaminò gli afro-discendenti e si mostrò tollerante nei confronti delle religioni che presentavano somiglianze con il suo archetipo, fondendosi e adattandosi ai culti della popolazione indigena e colona. Sincretizzata con i culti locali e in particolare con il cristianesimo, oggi è venerata in molti Paesi latini. Legata alla femminilità e alla fertilità in Brasile è regina dell’oceano e protettrice dei pescatori.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Anche nel continente africano Yemanjà è stata più volte costretta alla migrazione e all’adattamento. Forse, inizialmente riconducibile ad un culto interno della nazione yoruba Egbè, abitava nel fiume suo omonimo che scorre in Nigeria tra le città di Ife e Ibadan. Successivamente a scontri intestini tra gruppi yoruba, la migrazione Egbè traslocò il culto alla dea verso ovest, nei pressi di Abeokutà, dove si legò al fiume Ogun. Secondo la tradizione non esiste un’unica versione di Yemanjà, ma molteplici, a seconda della localizzazione del culto e molte sono le leggende che raccontano la sua storia; le più accreditate la vorrebbero figlia di Olokun, divinità androgina signora del mare, a cui sarebbe tornata a seguito della fuga dal marito, trasportata da un fiume originato dall’acqua sgorgata dai suoi seni voluminosi.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Madre nera e potente, Yemanjà è la rappresentazione di una matrona formosa, sensuale e protettiva, custode dei suoi figli terrestri e madre di molte divinità. È acque calme e onde tempestose in cui a volte si manifesta con le sembianze di una sirena. È femminile e vanitosa, ama rimirarsi nel suo abebé, lo specchio argentato, pettinarsi i lunghi capelli e profumarsi con un’essenza particolare. È salutata con il grido Odó Ìyá – salve madre dei fiumi.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Nel calendario delle festività brasiliane il giorno dedicato alla divinità cade in un periodo di grande fibrillazione. Le feste per la fine dell’anno si sono da poco concluse e manca circa un mese all’inizio del Carnevale, festività, o meglio, folia, che pervade la vita locale e che esplode a seguito di un lunghissimo periodo di preparazione. La Candelora è l’ultimo grande exploit che segna ufficialmente il conto alla rovescia per l’inizio del Carnevale.

Arrivo a Salvador proprio nel periodo di preparazione al 2 di febbraio. Da settimane i mercati e le strade si preparano profanamente all’evento, le prefetture montano i palchi, i fiorai preparano fiori per i balaios, cesti che verranno portati in mezzo al mare per celebrare la dea. Le bancarelle si riempiono di piccoli modelli di barca in legno azzurri e bianchi, mentre parallelamente i terreiros di Umbanda e di Candomblé preparano i rituali in occasione della festa.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

In realtà la festa di Yemanjà è una giornata propiziatoria piuttosto recente, nata a seguito dell’iniziativa di un gruppo di pescatori di inizio secolo che si rivolsero alla divinità chiedendo aiuto per la pesca. Dal 1923 ad oggi la tradizione si è consolidata trasformandosi in una festa popolare riconosciuta a livello governativo che raggiunge dimensioni importanti, attirando tra le 700mila e le 900mila persone tra fedeli e curiosi.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Il rito prevede che a partire dall’alba del 2 febbraio chiunque lo desideri possa portare alla Casa di Yemanjà, una piccola costruzione affacciata su una caletta nei pressi del mercato del pesce del quartiere di Rio Vermelho, un’offerta di ringraziamento o propiziatoria che viene raccolta in un grande balaio, un cesto di vimini. Le offerte sono costituite principalmente da fiori, ma anche pettini, specchi, essenze, cibi cari alla divinità e naturalmente biglietti contenenti orazioni o richieste. I fedeli possono liberare le offerte in mare con l’aiuto delle imbarcazioni dei pescatori oppure raccoglierle nell’offerta principale.

Nel pomeriggio tutte le offerte vengono caricate sui pescherecci che tra i canti e i festeggiamenti dei fedeli li offrono alla divinità affidandoli al mare. Il culto vuole che tutto ciò che si immerge sia accettato e quanto di non gradito ritorni sulla terraferma grazie alla marea.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Purtroppo l’aspetto festoso dell’evento ha fagocitato buona parte della sacralità e ad oggi la festa madre che si svolge nella città di Bahia sulle rive della spiaggia di Rio Vermelho conta tra i partecipanti più turisti e fotografi che devoti.

Lo stratagemma per respirare un po’ di axé [12] è raggiungere il luogo di culto il giorno prima e fermarsi a notte inoltrata per assistere in silenzio e con rispetto ai rituali che le case di Candomblé e di Umbanda celebrano sulle rive della spiaggia.

Così per lo meno mi avevano suggerito. La notte tra l’1 e il 2 febbraio, passato un tramonto incredibile sulla spiaggia, dopo una lunga attesa in cui avevo osservato per lo più fedeli dell’Umbanda andare e venire con le piccole barche cariche di fiori, stavo per andare via, pensando che sarei dovuta tornare sul posto solo qualche ora dopo, quando il suono degli atabaques ha attirato la mia attenzione.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Un gruppo di 20 persone ha raggiunto cantando la scogliera, portando sulla testa un enorme cesto pieno di fiori bianchi e azzurri. Con fatica i fedeli hanno aiutato alcune donne anziane a farsi strada tra le rocce e il mare quieto ha iniziato a gorgogliare. Per tre volte il cesto è stato alzato perché Yemanjà potesse vederlo, e al momento del lancio un’onda silenziosa l’ha trascinato a fondo tra gli applausi dei fedeli. L’atmosfera era carica di elettricità, e così come apparso, dopo avere omaggiato la divinità il gruppo è scomparso suonando nella notte.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Quando ritorno alla spiaggia la mattina seguente sono quasi le 5.00. Davanti al tempio in attesa di lasciare la propria offerta floreale c’è una fila di un centinaio di persone e ne arrivano da ogni angolo, alcuni vestiti di chiaro altri in pantaloncini. Mentre siamo in attesa i fuochi d’artificio informano i fedeli che l’offerta principale da parte dei pescatori, è finalmente arrivata.

La piccola casa esplode di fiori e profumi cari a Yemanjà. Pettini a denti larghi, conchiglie, dolci, spumanti e candele sono accumulati ai piedi della statua principale, decine di persone pregano, fotografano e aprono le essenze per irrorare i fiori. Osservo l’effige della dea mentre una donna vicino a me ha stappato una boccetta di profumo e la sta spargendo sulle candele bianche accese che sfrigolano festose.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Il processo di sincretizzazione ha contribuito a cambiare i connotati di Yemanjà rispetto alle sue origini. La vicinanza con la Vergine Maria ha portato ad una chiarificazione della pelle e all’europeizzazione dei tratti. Spesso l’iconografia di Yemanjà odierna è quella di una donna alta e magra, mora dai capelli lunghi e ondulati che le scendono sul vestito azzurro e pudico. Labbra sottili e pelle di porcellana, le braccia lungo i fianchi con le mani aperte verso l’esterno. Decisamente poco a che fare con la figlia di Olokun dai seni zampillanti. Qualcuno dice sia per avvicinarla al simbolismo dell’acqua chiara, altri invece dicono sia per avvicinarla ai bianchi.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Lasciata la mia offerta mi appoggio alla balaustra vicino a un vecchio pescatore che ho conosciuto qualche giorno prima, lo saluto, lui non mi ha riconosciuto e ripete le stesse cose che mi aveva già detto durante il primo incontro. – Io sono qui da una vita sai? Sono sempre stato qui. Sorrido.

La spiaggia straripa di persone, sono solo le 7.00 del mattino, ma la maggioranza è composta da turisti a caccia dello scatto migliore. C’è spiritualità, forte e molto axé; ma mi rendo conto di essere stata consigliata bene. La spiaggia è costellata da piccoli fuochi spenti e dal mare tornano già le prime rose bruciate dal sale, segno di offerte bevute dalla dea durante la notte.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

Nel pomeriggio Yemanjà riceve quanto dovuto e la festa prosegue fino a notte inoltrata con un fitto programma di eventi musicali, molti dei quali in spazi riservati e a pagamento.

Cammino lentamente lungo Praia da Paciência verso la Casa di Yemanjà a Rio Vermelho pensando alla festa conclusa il giorno prima e scansando i fiori sulla sabbia. Sono sempre stata attratta dai prima e dai poi piuttosto che dagli eventi in sé e voglio respirare quello che rimane della giornata di ieri. Svolto la curva e sono stupita di trovare la spiaggia pulita. Nonostante le raccomandazioni ecologiste, sono ancora molti i fedeli a gettare nell’oceano pettini, specchi e bambole per Yemanjà, convinti che una volta assorbita l’energia la dea restituisca l’eccesso attraverso le maree.

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

La statua della divinità è ancora coperta di fiori freschi ma la casa è stata svuotata delle offerte e i pescatori sono già all’opera per le pulizie. Centinaia di migliaia di persone in pochi metri quadrati non passano senza lasciare traccia. Vicino alle scale che portano alla spiaggia ci sono una decina di sacchi ricolmi di fiori che il mare ha restituito durante la notte e che continuerà a portare per alcune settimane.

Mi appoggio alla balaustra vicino allo scheletro di una barchetta blu. Si avvicina il vecchio pescatore. – Io sono qui da una vita sai? Sono sempre stato qui. Sorrido.

Dialoghi Mediterranei, n. 42, marzo 2020
Note
[1] Luogo in cui si sviluppano i templi sacri dedicati alle divinità e si svolgono i rituali.
[2] Tipiche strade ripide che risalgono i dislivelli sui quali si struttura lo sviluppo urbano delle città.
[3] Mercato tradizionale localizzato nella città bassa. Un tempo denominato Feira de Água de Meninos propone molti negozi che trattano articoli religioni dei culti tradizionali afro-discendenti.
[4] Stand del mercato.
[5] Uno degli appellativi di Yemanjà, saluto che le si rivolge.
[6] Verso la spiaggia? Sì, la spiaggia di Rio Vermelho per favore.
[7] «Lei abita nel mare/lei gioca con la sabbia/nel cullare delle onde/la pace lei semina/Tutta la corte ornata a festa/trasforma il mare in un fiore/guarda i devoti innamorati/arrivare dove abita l’amore/Ogunté, Marabô/Caiala e Sobá/Oloxum, Ynaê/Janaina e Yemanjá/sono le regine del mare».
[8] Alcuni tra i più conosciuti terriero di Candomblé di Bahia.
[9] Divinità di origine africana.
[10] Il Candomblé si suddivide in “nazioni” a seconda della matrice culturale africana che rappresenta maggiormente i rituali. Ad esempio, la nazione Nago/ketu rappresenta un culto di origine Yoruba, Jejé di origine fon/ewe, Angola è di matrice bantu. L’origine porta ad un pantheon di divinità che può variare e all’utilizzo di lingue e tradizioni non omogenee.
[11] Cantante internazionale appartenente al Candomblé e promotore della difesa e valorizzazione delle tradizioni di matrice africana.
[12] Energia spirituale.
Riferimenti bibliografici
Verger P., Dieux d’Afrique, Paul Hartmann, Paris, 1995.
Verger P., Notas Sobre o Culto aos Orixás e Voduns, EDUSP, 2000.
Verger P. Fatumbi, Orixás, Currupio Edições, Salvador de Bahia, 2002.
Verger P., Orixás deuses iorubás na África e no Novo Mundo Currupio Edições, Salvador de Bahia, 2002.
Verger P., Lendas africanas dos Orixás, Currupio Edições, Salvador de Bahia, 2011.

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Lisa Regina Nicoli, antropologa e ricercatrice esperta di religioni afro-brasiliane e afro-caraibiche, si occupa dello studio delle culture e tradizioni di matrice africana, con focus specifico sulle religioni Vodoun. Da dieci anni si occupa di migrazioni internazionali, della tratta ai fini dello sfruttamento sessuale e dei sistemi di accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati.

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