di Marcello Bivona
Il 23 settembre 2025, all’età di 87 anni ci ha lasciati Claudia Cardinale. Una delle ultime icone di una stagione d’oro del cinema, densa di importanti autori e grandi storie. Il mio intento, non è parlare della Diva o della grandissima Attrice che è stata, ma di ciò che ha significato per intere generazioni di noi italiani di Tunisia. Il fatto che fosse di origini siciliane, nata in Tunisia, generalmente veniva percepito come una nota esotica per accrescerne il fascino. Claudia era parte di quella grande emigrazione italiana, soprattutto siciliana, che in Tunisia ha vissuto un’importante stagione di radicamento viscerale al Paese, interrotta verso la metà degli anni ‘60 del ‘900, per scelte politiche del governo tunisino seguite all’indipendenza dalla Francia nel 1956. Secondo i dati ufficiali, oltre centomila italiani in quegli anni lasciavamo con strazio un Paese che dopo tre, a volte quattro generazioni, era diventato il nostro Paese. Lasciavamo tutto, proprio tutto, per tornare in una Patria sconosciuta, accolti in campi profughi approntati in varie parti d’Italia. Negli stessi anni anche Claudia rimpatriava ma per spiccare il suo meraviglioso volo nel mondo del cinema.
Quasi ogni famiglia di noi italo-tunisini, ha dei ricordi sulla Cardinale e la sua famiglia. Chi era vicino di casa, chi frequentava la stessa scuola, chi era amico dello zio, e ancora chi la ricorda sulle spiagge de La Goulette o per aver condiviso una festa o una gita scolastica. La domenica mattina i giovani della sua età si davano appuntamento sull’avenue di fronte al palazzo del quotidiano in lingua francese La Depeche per incontrarla con la sorella Blanche. Le due ragazze, mano nella mano, passavano verso le undici e mezza, salutavano, facevano due chiacchiere e proseguivano verso la galleria del cinema Colisée per fare shopping o incontrare altri amici. Fin da giovanissima Claudia era già nota in città per la bellezza e per aver già partecipato a spettacoli locali.
L’incontro con il cinema
Non tutti sanno che l’incontro della Cardinale con il cinema avvenne a Tunisi ancor prima del fatidico viaggio a Venezia per il festival del cinema del 1957. Non aveva ancora 16 anni quando nel 1956 partecipò, a Monastir, alle riprese del cortometraggio Chaine D’Or dei documentaristi René Vautier e Mustapha Farsi. Un film patrocinato dal nuovo Ministero della Cultura Tunisino. Claudia scrive nel suo libro Io, Claudia Tu, Claudia: «C’eravamo tutte in quel film, mia sorella, io, molte nostre amiche e compagne di scuola. Tutte velate: dovevamo interpretare un gruppo di donne arabe. Era una favola orientale…raccontava di donne di pescatori…nella scena finale, eravamo in cima a una roccia, a salutare gli uomini che partivano: il regista volle che solo a me, in quell’ultima inquadratura, si sollevasse il velo dal viso, con un colpo di vento. E mi conquistai così l’unico primo piano di quel film: la mia prima volta…». Qualcuno la notò ed iniziarono le offerte e le richieste di partecipazioni ad eventi e spettacoli a Tunisi. Non grandi cose, ma le foto e gli articoli sui giornali circolavano.
Un giorno all’uscita da scuola fu avvicinata da due uomini, uno molto giovane e l’altro un regista francese, Jaques Baratier. Il giovane non era altri che Omar Sharif ventenne, ancora sconosciuto. Preparavano il film Goha e convocarono Claudia per un provino in un albergo di Tunisi. Il ruolo della protagonista sarebbe stato suo, ma la produzione tunisina volle un’attrice “veramente” tunisina e non di nazionalità italiana. Ebbe comunque un contratto per un ruolo secondario, ma l’attenzione della stampa fu tutta per lei.
La più bella italiana di Tunisia
Giugno 1957, una domenica pomeriggio: le corse dei pullman bianchi che da Tunisi-Marine portavano a Gamart senza sosta, erano strapiene. Quasi tutti italiani i passeggeri. La stagione dei bagni era iniziata da un pezzo, Gamart era un’incantevole località a nord di Tunisi che veniva dopo La Marsa. Dune bianche incontaminate si gettavano nel mare color smeraldo. All’epoca erano ancora pochi gli alberghi lussuosi e la meta di quel viaggio non era la solita giornata balneare. Nessuno immaginava quanta importanza avrebbe avuto quella domenica nelle nostre vite. Avevo tre anni, su quel pullman ero in braccio alla mamma che mi riparava dal sole facendomi aria con un fazzoletto bianco. Il resto della nostra famiglia era composto dalla sorellina Antoinette seduta accanto a noi, la primogenita Dina accanto a papà. Nuccio, il fratello maggiore, ci avrebbe raggiunto con gli amici, in lambretta.
In occasione della Settimana del Cinema Italiano, promossa dall’Ambasciata, era stato indetto il concorso “La più Bella Italiana di Tunisia”. La vincitrice avrebbe vinto un viaggio premio al Festival del Cinema di Venezia. La kermesse, organizzata dal Corriere di Tunisi e dal suo giovane direttore Elia Finzi, avrebbe avuto luogo all’Hotel La Tour Blanche di Gamart.
Da un anno la Tunisia era indipendente e la comunità italiana sperava in un futuro di collaborazione con il governo tunisino ma il prevalere di una politica nazionalista avrebbe molto presto infranto questo sogno. Iniziative benefiche a favore degli indigenti della comunità italiana, come la kermesse di Gamart, infondevano il coraggio necessario per affrontare l’incertezza per il futuro che si prospettava.
All’Imprimerie Finzi in rue de Russie, centro organizzativo della kermesse, in quei giorni numerose ragazze si recavano negli uffici posti al primo piano per iscriversi al concorso. Su sollecitazione dei Finzi, anche i Cardinale furono invitati ad iscrivere la figlia, ma al posto di Claudia avevano deciso di presentare Blanche, la sorella più giovane di un anno. Fu Lea Debbasch, giovane moglie di Elia Finzi, a convincere i Cardinale che per quel tipo di concorso era più indicata la bellezza mediterranea di Claudia che non quella dai capelli e carnagione chiari di Blanche.
Hotel Tour Blanche
Il giardino dell’Hotel Tour Blanche quel pomeriggio di domenica 16 giugno 1957 era gremito di famiglie e gruppi di vacanzieri che si divertivano con le attività previste dal programma: mostre mercato, lotterie, giochi, gare, pesca di beneficenza. L’attrazione principale era attesa in serata con la proclamazione della vincitrice del concorso di bellezza. In serata la rinomata orchestra di Marcel Vonder diede inizio alle danze sui successi internazionali in voga all’epoca. Nelle pause venivano estratti i numeri vincenti delle lotterie. Quando l’eccitazione e il divertimento collettivo erano arrivati al punto giusto, iniziò l’evento più atteso. Le giovani partecipanti venivano chiamate sul palco per essere applaudite. Erano tutte belle ma quando risuonò il nome di una certa Claudia Cardinale l’ovazione della sala fu tale da eliminare ogni dubbio su chi fosse la prescelta di quella serata. Claudia, con l’intensità dei suoi grandi occhi, i neri e lucidi capelli raccolti in una coda di cavallo, la luce del viso abbronzato e accaldato, il fisico perfetto, era la sintesi della bellezza mediterranea delle ragazze di origine siciliana di Tunisia.
Nei filmati d’archivio girati dai cineoperatori tunisini, appare sorridente, in abito bianco, con la fascia della vincitrice e mazzi di fiori tra le braccia. Accanto a lei scorgiamo Maria Giglio, seconda classificata. Entrambe nei giorni seguenti furono ricevute dal Console Generale d’Italia che rese omaggio alla loro bellezza auspicando futuri successi artistici, cosa che non si avverò per la seconda classificata.
A notte fonda, l’ultima corsa riportò a Tunis-Marine gli irriducibili di quella intensa giornata. Sul pullman affollatissimo, Claudia, sommersa dai mazzi di fiori, era in piedi accanto alla sorella Blanche ed altre amiche. Io in braccio alla mamma, eravamo seduti di fronte. Mio fratello Nuccio e gli altri ragazzini facevano baldoria per mettersi in mostra. A Tunis-Marine l’autobus si svuotò e ogniuno fece ritorno alla propria abitazione.
Anche “La più bella italiana di Tunisia”, avvolta di fiori e profumi, si avviò con la famiglia verso casa, in rue de Marseille. Il destino l’avrebbe portata lontano, nel firmamento dell’epoca d’oro del cinema, grazie al quale col suo mélange culturale tra Italia, Tunisia e Francia sarebbe diventata il paradigma del nostro Paradiso perduto a pochi chilometri dalla Sicilia.
Bent el Bled
Vederla sullo schermo ci dava la certezza che la nostra storia era esistita veramente, quando appariva in televisione per raccontare della sua giovinezza a Tunisi ci riempiva di orgoglio. Claudia per tutta la vita ha mantenuto un legame stretto con la Tunisia, suo paese d’origine. E la Tunisia ha ricambiato questo suo amore con grande affetto e riconoscenza, chiamandola “Bent El Bled (figlia del paese)”. Dalla Tunisia è ripresa la sua carriera dopo l’interruzione di alcuni anni seguita alla rottura con il produttore Franco Cristaldi. Fu Franco Zeffirelli nel 1977 ad offrirle il ruolo dell’adultera nel suo “Gesù di Nazareth”, quando nessuno la faceva lavorare per non inimicarsi il grande produttore Cristaldi. Nel 2018 è stata la madrina all’inaugurazione della Cineteca di Tunisi diretta dal cineasta Hichem Ben Ammar che le ha dedicato una retrospettiva dei suoi film migliori. Nel 2022, su proposta dell’“Associazione Culturale Piccola Sicilia” con sede nel quartiere storico degli italiani chiamato appunto “piccola Sicilia”, la municipalità de La Goulette, in occasione del suo ultimo viaggio in Tunisia le ha intitolato una via. Un grande murales con il suo ritratto campeggia nella piazza antistante la chiesa edificata verso la metà dell’ottocento dalla comunità italiana dove nei giorni successivi alla sua scomparsa è stata celebrata una messa in suo ricordo.
Nel film “La plus belle italienne de Tunisie” di Mahmoud Ben Mahmoud, prodotto da Mohamed Challouf nel 1994, la vediamo con la famiglia nella grande casa nella campagna romana, dove la madre nel giardino aveva ricreato l’ambiente tunisino portando le piante e i profumi della sua Tunisia. E poi assistiamo ad un commovente raduno famigliare attorno al couscous preparato dalla mamma, che nell’atto di fare le parti e condire i piatti elenca i gusti di ogniuno. In quel modo di parlare, di gesticolare, c’è la mamma di ogniuno di noi. E il couscous diventa un simbolo che ci scava dentro nel trasognato ricordo di un mondo che non vuole morire. Grazie Claudia.
Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025
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Marcello Bivona, è nato a Tunisi. All’età di cinque anni lascia la Tunisia a causa delle vicende che costringono la comunità italiana al rimpatrio. Da allora vive nella provincia di Milano. Il tema dell’Identità e della memoria sono presenti in tutta la sua opera. Lo strappo lacerante della partenza, l’esperienza disorientante della nuova vita in Italia, sono la base dei suoi racconti che siano scritti o filmati. Ha lavorato per molti anni come bibliotecario e organizzatore di eventi culturali realizzando diverse opere tra cui: Clandestini nella città, lungometraggio, prod. C.O.E., 1992; Ritorno a Tunisi, docufilm lungometraggio, prod. C.O.E, 1998; L’Ultima Generazione, romanzo, edizioni BESA, 2019; Siciliani d’Africa – Tunisia Terra Promessa, docufilm lungometraggio, 2022; Il Posto degli Ulivi, docufilm lungometraggio, 2025.
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