di Ljdia Musso
Il patrimonio culturale siciliano è un palinsesto complesso, un’intricata stratificazione di saperi, riti e arti che testimoniano secoli di scambi e rielaborazioni. In questo vasto mosaico, l’Opera dei Pupi occupa un posto d’onore, rappresentando una delle più alte e longeve espressioni della cultura popolare dell’Isola.
Queste foto scattate in occasione del Med Photo Fest 2025 a Catania, tentano di documentare e restituire il valore antropologico di questo teatro. Riconosciuta dall’UNESCO come Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità, l’Opera dei Pupi non è un semplice teatro di figura.
È un complesso sistema semiotico, un archivio figurativo della memoria collettiva e un dispositivo sociale che per secoli ha dato forma allo immaginario di intere comunità. Il suo valore non è solo nella magnificenza tecnica e artigianale dei pupi, ma anche nell’insieme di conoscenze, narrazioni e ritualità che la famiglia dei pupari custodisce e tramanda.
Al centro di questa mia ricerca vi è la Marionettistica Fratelli Napoli, una dinastia che dal 1921 incarna la continuità di questa tradizione.
La loro unicità risiede nella fusione totale tra esistenza e mestiere, tra vita e lavoro, un legame simbiotico che ha il suo epicentro nella casa-bottega.
Questo spazio non è un laboratorio, ma un santuario domestico dove, per oltre un secolo, intere generazioni sono nate, hanno lavorato e hanno vissuto fino all’ultimo respiro. Le mura trasudano le tracce di questo rito quasi sacro che si è evoluto nel tempo, rimanendo vivo e dinamico, nella fedeltà allo stile d’Opra catanese.
L’incontro con Davide Napoli, esponente dell’ultima generazione, ha rappresentato un’esperienza di profonda comprensione del paziente e prezioso lavoro artistico che dà voce e corpo alle marionette.
Nel suo racconto il patrimonio materiale – la casa, gli attrezzi, i pupi d’acciaio – e quello immateriale — i saperi, le storie, i ricordi — si fondono e tramandano un’eredità culturale che sopravvive attraverso la dedizione, l’innovazione e l’amore.
Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025
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Ljdia Musso, fotografa, docente e curatrice con formazione internazionale in comunicazione, marketing e fotografia, conseguita tra Roma, Barcellona, Marsiglia, Parigi e Milano. Opera tra Catanzaro e Napoli. Ideatrice del format “Caffè Fotografici”, promuove eventi artistici gratuiti. I suoi progetti, esposti al Med Photo Fest 2023, esplorano la cultura mediterranea attraverso la fotografia documentaria, contribuendo al dibattito accademico sulle identità locali.
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