Introduzione
In Italia esiste un vero e proprio campionario di leggende riguardanti la figura di San Pietro Apostolo che spesso in compagnia di Gesù va in giro per il mondo a diffondere la buona novella e principi di saggezza popolare destinati ad acquisire un’origine divina e sacra. A questa categoria appartiene una di esse riguardante la mamma di San Pietro che con diverse varianti e similitudini, ad avviso di Sanfilippo si narra nei seguenti Stati: Bielorussia, Bulgaria, Brasile Canada, Cile, Cina, Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Russia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ucraina [1]. Thompson (2004), a sua volta, ha scritto che la leggenda in esame è diffusa con diverse varianti in quasi tutta l’Europa e persino tra i Mongoli della Siberia.
Nel presente saggio, partendo da una leggenda molto conosciuta dallo scrivente, si analizzeranno alcune sue significative varianti narrative con le funzioni, simbolismi e significati che esse hanno assunto nei contesti territoriali in cui sono diffuse. La scelta di trattare questa leggenda nasce da una recente navigazione in rete che ha consentito di conoscere la larga diffusione presso l’opinione pubblica attraverso numerosi siti che hanno contribuito ad attribuirle diversi simbolismi di tipo identitario.
La leggenda sulla mamma di San Pietro di Lama dei Peligni
Questa leggenda, in passato, era diffusa a Lama dei Peligni, un Comune abruzzese della Provincia di Chieti e fu pubblicata la prima volta da Francesco Verlengia [2]. In essa si narra che San Pietro aveva una madre avara e molto cattiva che procurava parecchi dispiaceri al figlio e non aiutava mai nessuno. Un giorno mentre la mamma di San Pietro lavava la verdura in una fontana, le sfuggì una foglia che fu portata via dall’acqua. Allora lei disse: «Che sia per le anime del purgatorio». Così fu e quella foglia fu scritta sul registro delle opere di bene conservato nel paradiso.
Quando la donna morì, con gran vergogna di San Pietro, finì all’inferno, dove i diavoli la gettarono a scontare i peccati in una profonda buca con fuoco e fumo. Ogni volta che poteva vedere San Pietro, sua madre lo supplicava di prenderla e portarla in paradiso. L’apostolo, pur inquietandosi molto per la sua sorte e chiedendo a Gesù Cristo di ascoltare le sue implorazioni, non riusciva a far nulla per lei.
Un giorno Gesù volle andare incontro all’Apostolo e gli disse: «Pietro, io vorrei liberare tua madre ma purtroppo lei non ha mai fatto nessun’opera di bene e di carità poiché quando era in vita pensava solo a sé stessa». San Pietro obiettò: «Eppure Maestro una carità l’ha fatta». Allora il Messia fece chiamare l’angelo che conservava il libro delle anime e guardò cosa c’era scritto riguardo la mamma di San Pietro. Poiché c’era riportata la storia della foglia di bietola sfuggita durante un lavaggio, Gesù ordinò all’angelo di trovare quella foglia e con essa tirare dall’inferno al paradiso la madre dell’Apostolo. L’angelo trovò la foglia, scese all’inferno e ordinò alla donna di attaccarvisi per salire in paradiso. Lei non si lasciò sfuggire l’occasione e si attaccò alla foglia stessa.
Mentre saliva verso il paradiso, alle altre anime dannate invidiose che la guardavano e cercavano di attaccarsi anche loro alla foglia disse con scherno: «Volete salire con me in paradiso? Solo che io ho pensato ad allevare mio figlio mentre voi non c’entrate, perciò via, via!». In seguito a questa dimostrazione di scarsa comprensione per il prossimo e al continuo dimenarsi, la foglia si lacerò e la donna riprecipitò nel fuoco della dannazione eterna.
Alcune varianti della leggenda
In Italia la leggenda della madre di San Pietro è caratterizzata da diverse varianti regionali e locali che sono tipiche espressioni della tradizione orale in cui ogni storia spesso cambia con le persone che le raccontano. Esse, spesso s’intrecciano con riti contadini e superstizioni collegate alla data del 29 giugno. Tali leggende hanno origine da un testo comune che inizialmente si diffuse e fu riadattato dai narratori alle realtà locali di loro riferimento in modo da essere più comprensibili nei loro simbolismi e significati.
Non si è a conoscenza del testo primordiale, della sua origine geografica, dei suoi diffusori iniziali e dell’epoca in cui iniziò ad essere divulgata. Il fatto che – come ha fatto presente Sanfilippo – essa fosse conosciuta anche in Cina, Giappone e vari Stati americani, lascia ipotizzare che in alcuni casi la diffusione potrebbe essere stata favorita dall’opera dei missionari per contribuire a facilitare la comprensione del messaggio evangelico. Di conseguenza, è molto probabile che anche lungo la penisola italiana, la diffusione della leggenda avvenne con le missioni popolari dei secoli passati finalizzate a far conoscere i principi del Vangelo alle popolazioni analfabete, attraverso la narrazione di racconti semplici e facilmente comprensibili.
Il testo della leggenda di Verlengia precedentemente riportato è caratterizzato dalle seguenti parti che le accomuna alle altre e che quindi potrebbero appartenere a quel nucleo primordiale su cui sono state rielaborate tutte le diversità.
La madre di San Pietro, durante la sua vita fu una donna avara, cattiva e arrogante. Per questi motivi quando morì fu condannata ad espiare le sue colpe all’inferno. Grazie all’intercessione del figlio, ottenne una possibilità di redenzione basata sul fatto che aveva compiuto una buona azione durante la sua vita. Di conseguenza gli angeli la aiutarono ad uscire dall’inferno per portarsi in paradiso. Poiché si accorse che altre anime dannate si erano aggrappate al mezzo, non mostrò loro misericordia a causa del suo egoismo, iniziò ad agitarsi per scacciarle e provocò la rottura del mezzo di sollevamento, con la conseguente sua ricaduta tra le fiamme dell’inferno.
Questo racconto, con le caratteristiche generali sopra descritte è distribuito in molti Paesi e in base al sistema di classificazione di fiabe e racconti popolari sviluppato da Aarne e Thompson (1961) basato sulla ripetizione di “motivi” o “tipi”, è catalogato come AT 804 con il seguente titolo: “La madre di San Pietro cade dal cielo” [3]. In alcune località sono registrate varianti che evidenziano diversità narrative riguardanti la buona azione fatta dalla madre dell’Apostolo quando era in vita e che nel tentativo di uscire dall’inferno si attaccò a oggetti diversi tra cui una: fune, la scala, due ali, la sottana, le bucce di patata, una foglia di radicchio, il porro e lo spicchio d’aglio. Altre varianti della leggenda ammettono che la donna si trovava vicino a fonti idriche diverse (una fontana, un fiume o altro) mentre era intenta a lavare o maneggiare patate, cipolle, porri, agli, foglie di radicchio, bietole, lattughe e cavoli. L’elemento vegetale trattato nelle azioni di lavaggio e maneggiamento e/o utilizzato per uscire dall’inferno è conosciuto nei luoghi in cui il racconto si narra.
Come ha evidenziato Matiĉetov (1994), nelle note critiche a un testo di Von Mailly, presso alcuni popoli slavi (serbi, sloveni, croati, macedoni e bulgari) esistono versioni della leggenda sulla madre che sono scritte in versi e ripetono un tema comune. In questo caso le varianti sono individuabili anche nella particolare forma adoperata per trascriverle. In altre varianti si sottolinea che la madre di San Pietro, nonostante fosse condannata a scontare i suoi peccati all’inferno, grazie alle intercessioni del figlio, il 29 giugno ottenne la concessione di lasciare temporaneamente il luogo di dannazione eterna. Di conseguenza, in tale giorno si scatenano sempre forti temporali poiché la donna usa la sua cattiveria per creare problemi alle persone e alle cose. In altre varianti si fa presente che il tempo di permanenza sulla terra è più lungo e può durare anche 15 giorni.
Un fatto che invece accomuna la leggenda narrata da Verlengia con una simile raccolta in Carnia è che entrambe ammettono l’esistenza di un libro delle anime in cui si registrano le opere di bene fatte durante la vita (Cjargnel 1978). Quest’idea di un registro che custodisce le storie dei soggetti in vita è tipica di molte tradizioni e culture. Altri aspetti che accomunano le diverse versioni delle leggende esaminate, sono i seguenti: alla madre di San Pietro non si attribuiscono mai le qualità caratteristiche di una donna; essa è descritta sempre con vari vizi umani negativi quali l’avidità, la superbia, l’invidia, l’egoismo e l’ira.
In una versione pugliese si narra che la madre di San Pietro, a causa della sua cattiva condotta terrena, quando morì fu condannata a vagare in eterno tra le onde del mare. Il giorno in cui si festeggia suo figlio la donna manifesta la sua rabbia indispettita provocando il mare agitato, e prendendo per i piedi chi le capita vicino per trascinarlo sul fondo degli abissi. Per questo motivo, il 29 giugno, in diversi centri marittimi della regione si evita di tuffarsi tra le onde marine o più semplicemente di andare in mare. Anche tra i pescatori di altre regioni dell’Italia meridionale è diffusa la credenza che il 29 giugno il mare è molto insidioso ed agitato a causa dell’influenza malefica della madre di San Pietro.
In Calabria è diffusa una versione della leggenda sulla madre di San Pietro, sostanzialmente molto diversa da quella pubblicata da Verlengia e codificata come AT 804. In essa si narra che un giorno la madre di San Pietro rimase molto irritata dopo aver appreso dal figlio che il Maestro, ossia Gesù Cristo, l’aveva invitata a seguirlo per renderlo partecipe del suo progetto di evangelizzazione. Siccome s’intendeva di fatture e magie disse a se stessa: “Se Gesù pensa di portarmi via tutti i figli a me che sono vedova e sola, si sbaglia”. Di conseguenza chiamò San Pietro e gli disse: “Prima che tu vada via voglio che il Maestro venga a pranzo a casa nostra. San Pietro, felice di questa decisione materna, andò da Gesù, gli rivolse l’invito e lui accettò. In seguito la madre preparò un lauto pranzo insieme alle donne del vicinato e da sola una fattura magica che nascose sotto la soglia della porta. La mattina dopo San Pietro andò da Gesù per accompagnarlo in casa. Quando arrivarono davanti all’uscio di casa, il Signore si girò verso San Pietro e gli chiese di portarlo in braccio dentro l’abitazione. Pietro accettò, prese in braccio il maestro e lo portò in casa sotto gli occhi indispettiti della madre che nascose la sua rabbia e, mostrando allegria, cominciò a servire il pranzo. Mentre tutti mangiavano, la mamma di Pietro, senza farsi notare levò la fattura dalla soglia e la mise sopra lo stipite della porta. Quando tutti finirono di mangiare, Gesù si alzò dal tavolo, benedisse tutti i presenti e disse a San Pietro che lo voleva portare in braccio fuori della casa. Pietro così fece e, quando uscirono, il maestro si girò verso la madre di San Pietro, la guardò e disse “Donna la malia ben fatta sia, ma ricordati che chi la fa non la vede la faccia mia” [4].
Secondo questa leggenda l’uomo cerca di condizionare la divinità senza riuscirci. Sina, nel suo volume sui racconti friulani, definisce la madre di san Pietro come una «triste femine invidiose» a cui “Il Signor” concede la possibilità di salire dall’inferno al paradiso aggrappandosi alle radici di una cipolla [5]. La studiosa racconta che il Signore sa che altri peccatori cercheranno di approfittare dell’opportunità e vuole vedere se la donna in quest’occasione sa essere generosa. Siccome rivela un forte egoismo, le radici della cipolla si spezzano e la donna è condannata a tornare a vivere all’inferno per l’eternità. In seguito Gesù Cristo, al fine di consolare San Pietro, concede a sua madre la possibilità di uscire dall’inferno per quindici giorni, da una settimana prima a una settimana dopo il 29 giugno. La donna approfitta dell’occasione che le è stata concessa e scatena la sua rabbia provocando il cattivo tempo per tutta la durata della sua permanenza sulla terra.
Le credenze, i detti ed i proverbi sulla mamma di San Pietro
La leggenda della Madre di San Pietro è accompagnata da altre credenze che si aggiungono a quelle già considerate e anche da vari detti e proverbi diffusi in varie regioni ma che trovano maggiori riscontri soprattutto nel Triveneto. In diverse regioni (Triveneto, Lombardia, Toscana, etc.) è diffusa la credenza che, il 29 giugno, la mamma di San Pietro con le sue urla e tentativi messi in atto per uscire dall’Inferno, causi forti temporali accompagnati da lampi e tuoni. A tal proposito in alcuni Comuni del Veneto, quando attorno alla fine di giugno arrivano i forti temporali tipici del periodo si usa dire che la colpa è “De la mare de San Piero” [6]. Il 29 giugno in alcuni Comuni di un’area della provincia di Verona chiamata Lessinia, si usa dire che: “ven fora la vecia”, cioè esce fuori la vecchia [7]. In varie località lombardo-venete che circondano il Lago d’Iseo è attestata la credenza precedentemente citata per il Friuli in cui si sostiene che, il 29 giugno, alla madre di San Pietro è concessa la facoltà di uscire dalle fiamme dell’inferno una volta l’anno. In quest’occasione la venuta della donna sulla terra è accompagnata sempre da un furioso temporale detto “la tempesta della mamma di San Pietro” e quando arriva si dice che è passata “la mamma di San Pietro”.
Il 29 giugno in tale ambito geografico non si consiglia di fare il bagno poiché l’anima dannata della madre di San Pietro si posiziona tra le acque del lago, manifestando tutta la sua cattiveria, rabbia e voglia di cercare vendetta. Di conseguenza quando si accorge che qualcuno entra in acqua, essa lo afferra per le gambe e lo trascina sino all’inferno.
In un articolo pubblicato in rete, Raso ha fatto presente che si usa la locuzione “Far la mamma di San Pietro” quando si vuole mettere evidenza l’avarizia di una donna [8]. Pitrè, a sua volta riferisce l’esistenza dell’espressione diffusa in varie regioni “Essere come la madre di san Pietro” per indicare una persona che si mostra avida, egoista e senza cuore [9].
I fatti riportati si prestano a varie osservazioni ed elementi di discussione. La prima questione che è elemento di discussione ed analisi riguarda il motivo per cui nella leggenda si accosta alla figura di un santo della chiesa, quella immaginaria di una madre peccatrice e immorale di cui non si pronuncia mai il nome e che fu condannata a espiare le sue colpe tra le fiamme dell’inferno. La figura della madre dell’apostolo simbolizza il male contrapposto al bene rappresentato da suo figlio. La sua figura maligna non può essere ricompensata per soddisfare i suoi desideri ed è condannata a pagare per tutte le sue colpe. Questi due aspetti sono tipici di antichi racconti mitologici, di molte fiabe popolari europee e rispettano la legge dell’armonia universale in base alla quale esiste un’interconnessione tra i vari eventi terreni, un ordine intrinseco, una relazione equilibrata tra tutte le cose e la contrapposizione tra bene e male.
L’accostamento di San Pietro alla figura di una madre malvagia potrebbe essersi originata anche dalla volontà di sostituire, in chiave cristiana, miti e leggende pagane. In questo senso si può dire che è stato messo in atto un processo di sincretismo religioso che ha portato all’adattamento al cristianesimo di antichi culti pagani. Nei secoli passati – come è noto – la Chiesa trasformò antiche divinità pagane in figure demoniache e di conseguenza è possibile che una di queste figure sia stata assimilata alla madre dell’Apostolo [2].
Sanfilippo ha fatto notare che la maggior parte delle versioni del racconto sono diffuse nelle isole (Cipro, Sicilia, Sardegna, Corsica, Madera, Maiorca, Ibiza, Ponza, etc.) e in zone costiere (Salerno, Lecce, Algarve, Alicante, Barcellona, Palermo), ovvero in ambiti che nel corso dei secoli sono stati esposti a contatti culturali e all’influenza di tradizioni diverse che si sono mescolate e sovrapposte nel bacino del Mediterraneo. Di conseguenza, a suo avviso, è ipotizzabile che la leggenda in questione possa essere il risultato di un adattamento di un antico mito a nuove condizioni etnografiche e culturali [10].
La studiosa, inoltre ha evidenziato che in molte leggende che la riguardano, la madre di San Pietro sembra una figura molto simile ad alcune antiche divinità femminili greco-romane collegate all’acqua e alla pioggia. Infatti, essa appare sempre vicina a tale elemento idrico mentre maneggia, lava o intreccia qualcosa di origine vegetale, due motivi sostanziali che coincidono con gli attributi di antiche divinità venerate nei Paesi mediterraneo tra cui Astarte, Nabia e Iside [11].
Le similitudini tra la madre di San Pietro e le antiche credenze religiose pagane non si esauriscono con quella narrate poiché la dannata donna è assimilabile anche a: Lilith, una figura demoniaca delle tradizioni dell’antica religione mesopotamica a cui era attribuito il potere di provocare grandi tempeste [12]; ovvero a Cerere, la grande madre della religione romana capace di provocare carestie, siccità e copiosi temporali e che si adirò quando seppe che sua figlia Persefone era stata rapita dallo zio Ade e trasportata nel mondo degli inferi da cui, in seguito all’intervento di Zeus, tornava sulla terra sei mesi l’anno.
Alla leggenda in questione sono attribuibili anche i seguenti significati e simbolismi: la leggenda evidenzia il potere d’intercessione dell’apostolo ed anche i limiti connessi alla sua capacità di salvare chi non mostra nessun pentimento; dimostra che le intercessioni, le cosiddette raccomandazioni e i favoritismi parentali sono inutili quando non si posseggono le qualità richieste per assolvere a un determinato compito. La leggenda è anche un chiaro esempio dimostrativo di come le tradizioni popolari abbiano inventato particolari racconti per interpretare e/o spiegare fenomeni naturali, associandoli a entità soprannaturali: la madre di San Pietro simboleggia l’avarizia, l’egoismo e l’attaccamento ai beni materiali, un insieme di fattori peccaminosi che portano alla dannazione eterna. Il fatto che la leggenda in esame, recentemente sia stata pubblicata in numerosi siti informatici, è un indice della tendenza a riscoprire antiche tradizioni popolari a fini identitari, di valorizzazione turistica, di antidoto contro la globalizzazione.
Dialoghi Mediterranei, n. 75, settembre 2025
Note
[1] Sanfilippo M., La larga vida de la madre de san Pedro, Boletín de Literatura oral 14, 2024: 10.
[2] Verlengia F., La mamma di San Pietro (tradizioni popolari). In: l’Indipendente, 1932.
[3] Il sistema di classificazione sopra descritto assegna le lettere AT e un numero a ciascun tipo di racconto facilitando in questo modo il confronto e lo studio delle tradizioni folkloriche tipiche di diversi ambiti culturali.
[4] In: Racconti Calabresi. “Gesù e la mamma di San Pietro, 10 luglio 2010, https://selliaracconta.blogspot.com/2010/07/gesu-e-la-mamma-di-san-pietro.
[5] Sina E., Racconti friulani, Società Filologica Friulana, Udine, 1998: 191.
[6] Bellussi A., Ma la “mare de San Piero” cosa combina?, Il Cuore Veneto, 2017, https://www.ilcuoreveneto.it/ma-la-mare-de-san-piero-cosa-combina/.
[7] Cimino B., 29 giugno, Santi Pietro e Paolo: tra storia, leggenda e tradizioni, 22 giugno 2021, https://www.fulldassi.it/amp/29-giugno-santi-pietro-e-paolo-tra-storia-leggenda-e-tradizioni/.
[8] Raso G., Far la mamma di San Pietro, Lo SciacquaLingua Noterelle sulla lingua italiana. 14 marzo 2016. https://faustoraso.blogspot.com/2016/03/far-la-mamma-di-san-pietro.html.
[9] Pitrè G., Novelle popolari toscane, Palermo, Edikronos, 1981: 149-50.
[10] Sanfilippo M., op. cit.: 26.
[11] Ibidem.
[12] Pezzetta A., Quando i santi andavano per il mondo. Tradizioni e leggende su San Pietro raccolte a Lama dei Peligni, Palavel n. 2, 2013: 164.
Riferimenti bibliografici
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Von Mailly A., Leggende del Friuli e delle Alpi Giulie. Edizione critica a cura di Mirko Matiĉetov. Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, 2004.
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Amelio Pezzetta, laureato in filosofia all’Università di Trieste, è insegnante di scuola media in quiescenza. I suoi interessi principali sono la storia locale e le tradizioni popolari dei Comuni della Valle dell’Aventino (Prov. di Chieti, Abruzzo). Ha collaborato e collabora tuttora con varie riviste storiche ed etnografiche tra cui: Abruzzo Contemporaneo, Aequa, Dada, L’Universo, Palaver, Rassegna storica dei Comuni, Rivista Abruzzese, Rivista di Etnografia, Utriculus e Valle del Sagittario.
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