Liliana Ranalletta
Il quartiere di Fiumara Grande
a Fiumicino, dall’atmosfera vagamente pasoliniana, si sviluppa sul litorale laziale vicino a Roma. Il borgo marinaro è un concentrato di bellezza dove accanto al vecchio faro abbandonato da cinquanta anni si stagliano malinconici grandi ragni, sono le vecchie reti della memoria cinematografica ormai non più funzionanti.
Questi bilancioni, iconici macchinari per la pesca a bilancia, svettano come reliquie di un’era preindustriale, testimoni muti di generazioni di pescatori che qui hanno intrecciato la loro vita al ritmo delle maree. Qui il mondo sembra essersi fermato.
L’aria sa di salsedine e alghe, interrotta solo dal gracchiare dei gabbiani e dal lontano rombo delle onde che lambiscono la foce del Tevere, un confine naturale tra il fiume sacro e il mare aperto.
La varietà del paesaggio e le sue funzioni hanno reso la zona attraente per le aziende che agiscono con scopi speculativi per creare un nuovo porto. Già negli anni ‘60, i primi tentativi di bonifica e urbanizzazione avevano insidiato l’equilibrio fragile di questa terra di confine, tra saline storiche e dune protette.
Il primo progetto risale ai primi anni ‘70, successivamente i lavori furono affidati a diverse imprese e volta per volta bloccati da sequestri e occupazioni. Le battaglie legali e le proteste dei locali, spesso legate a un profondo attaccamento alle tradizioni ittiche laziali, hanno ritardato l’inesorabile avanzata del cemento.
L’occupazione, che ha visto alti e bassi, si è conclusa nel 2017 con la concessione del libero accesso in prossimità delle reti da pesca, un sogno durato poco, visto che la compagnia Royal Caribbean Cruises ha acquistato l’area e proposto un nuovo progetto che sulla carta sembra avere un impatto sul territorio ancora più importante dei precedenti.
Il piano, approvato in fase preliminare dal Comune di Fiumicino, ignora in gran parte le peculiarità UNESCO della foce tiburtina, area di straordinaria importanza per la biodiversità aviaria e ittica. Il progetto prevede la realizzazione di un porto turistico-crocieristico con circa 700 posti barca, in grado di accogliere anche grandi navi da crociera alte fino a 72 metri, più del doppio dell’altezza del vecchio faro, che resterà un simbolo storico della zona.
I comitati ambientalisti e il “Collettivo No Porto” denunciano un forte impatto negativo sulla zona, prevedendo inquinamento, colate di cemento, aumento del traffico, azzeramento delle attività balneari e una perdita della memoria storica legata al faro e ai bilancioni, attività tradizionali sul litorale. Essi evidenziano anche i rischi idrogeologici, l’impatto sulla mobilità, le emissioni inquinanti di grandi navi (ossidi di azoto, zolfo e polveri sottili) e la minaccia all’ecosistema costiero e marino.
Questo non è un caso isolato: Fiumara Grande rappresenta un ennesimo esempio di come siti unici, ricchi di storia e biodiversità, vengano deturpati solo per interessi economici speculativi, come accade in troppi angoli del litorale laziale e italiano.
Le loro voci, amplificate da petizioni e flash mob sul litorale, invocano un turismo sostenibile che preservi l’anima autentica di Fiumara Grande, evitando che il progresso trasformi questo angolo di Lazio in un anonimo hub crocieristico.
Dialoghi Mediterranei, n. 78, marzo 2026
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Liliana Ranalletta, laureata in Lettere Moderne, ha studiato fotografia a Roma con professionisti di fama internazionale come Augusto Pieroni, Dario de Dominicis, Claudio Palmisano e Dario Coletti. Street photographer per vocazione ha esplorato, prima di affrontare questa specifica disciplina, diversi tipi di fotografia passando dalla macrofotografia alla fotografia sociale producendo, in questi campi, lavori che hanno contribuito ad accrescere le sue capacità di osservazione oltre che essere oggetto di attenzione di giurie di premi nazionali e internazionali. Al centro della sua ricerca la “vita di strada” che negli anni ha generato un corpo di immagini ed esperienze incentrate sul rapporto tra gli spazi della metropoli e le persone che vi abitano. Architettura, studio del territorio, ma soprattutto l’uomo sono i temi che caratterizzano i suoi scatti. Negli ultimi anni oltre ad aggiudicarsi diversi premi in concorsi internazionali ha dato alla luce due libri: The fabolous destiny of Dainaly curato dalla photoeditor Irene Alison e I sogni li spendo per strada e la fanzine “la domenica mattina” curata dal fotografo Dario Coletti.
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