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La disabilità motoria nell’area nzema del Ghana. Appunti di una ricerca sul campo

Human being e sandali (Foto Lon Greco)

Human being e sandali (Foto Lon Greco)

di Fabiana Pasquazzi

Nel 2008 l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il tasso di disabilità del Ghana si attesti tra il 7% e il 10%, che equivale approssimativamente a 1,55/2,2 milioni di persone. Le prime indagini dei distretti individuali del Ghana Human Development Scale (GHDS), svolte nel 1993 e della Norwegian Association of the Disabled (NAD), eseguite nel 1998 e 1999, indicavano che: tre delle maggiori tipologie di disabilità sono quelle correlate alle menomazioni visive, dell’udito e a quelle fisiche; il tasso di disabilità è lo stesso per gli uomini e le donne; è più alto nelle aree rurali piuttosto che in quelle urbane; è più basso tra i gruppi di persone tra gli 0 e i 5 anni e più alto tra le persone che hanno 50 anni o sono più anziane.

Il 21 agosto 2012 l’Ufficio degli affari legali delle Nazioni Unite annuncia la ratificazione da parte del Ghana della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; il Ghana si impegna a rispettare i diritti umani di tutti i cittadini, inclusi quelli con disabilità. L’associazione Human rights watch dichiara: 

«While Ghana was one of the first countries to sign the “Disability Rights Convention”, in March 2007, it took the government more than five years to complete the ratification process. During this delay, people with disabilities, and especially people with mental disabilities, have continued to experience severe violations of their human rights, including the rights to liberty, access to healthcare, and freedom from discrimination».

Il territorio nel quale va ad iscriversi questo progetto di ricerca è quello nzema, nella Western Region del Ghana. Questa piccola area si affaccia sul golfo di Guinea ed è amministrativamente divisa in due parti: il distretto orientale nzema, che ha come capoluogo Axim e il distretto Jomoro, con capoluogo Half Assini, situato nella parte estrema occidentale. L’Elemgbenle, una delle sei aree tradizionali del distretto orientale, e il distretto Jomoro formano il territorio propriamente riconosciuto come nzema, il quale è situato tra il basso corso del fiume Ankobra (est) e tra il basso corso del fiume Tano e l’insieme di laghi al confine tra il Ghana e la Costa d’Avorio (ovest). Il ruolo governativo dei distretti è cruciale a livello locale, poichè la Costituzione del 1992 ha effettivamente delegato l’autorità politica ed amministrativa alle assemblee distrettuali, decentralizzando il potere statuale e istituzionalizzando il potere decisionale a livello delle grassroots [1].

Le assemblee di distretto prendono e attuano decisioni e s’impegnano in attività richieste per far fronte alle necessità della popolazione nelle aree sotto la loro giurisdizione, si occupano di servizi economici, educativi, prestazioni riguardanti la salute, l’igiene ambientale, pratiche ricreative e di pubblica utilità. È dovere delle assemblee distrettuali pianificare e assicurare l’implemento dei servizi attraverso l’assistenza fornita da agenzie governative specializzate e dalle ONG, per permettere alle persone con disabilità di andare a scuola, avere accesso a cure sanitarie di qualità, garantire la formazione professionale, le opportunità lavorative e la partecipazione alla vita sociale delle loro comunità.

FOTO1 Il processo di decentralizzazione ha dunque trasferito gran parte delle responsabilità legate all’erogazione dei servizi a livello distrettuale. A questo spostamento di responsabilità non è corrisposto un effettivo dislocamento delle risorse per i costi di gestione o di controllo. Le risorse finanziarie riservate alle assemblee distrettuali sono chiamate “fondo comune” e sono divise tra i distretti in base al numero d’indicatori che riflettono il tasso di povertà, la densità della popolazione, l’ammontare delle risorse generate internamente e il “fattore di bisogno”, che è stato introdotto per ridurre i correnti sbilanciamenti nello sviluppo. In questo modo i distretti con alti livelli di povertà ottengono più fondi. Le linee guida fornite per l’utilizzo del fondo comune stabiliscono che il 2% dovrebbe essere destinato a questioni riguardanti la disabilità. Le assemblee distrettuali hanno lamentato una mancanza di linee guida che spieghino le modalità nelle quali tali fondi dovrebbero essere investiti e in che maniera far fronte alle necessità delle donne con disabilità.

In Ghana l’istruzione e le cure mediche sono a titolo gratuito per le persone con disabilità, è lo Stato che in diverse modalità copre queste spese. Nel caso dell’istruzione è l’istituto o la famiglia che deve presentare il conto al distretto di appartenenza per ricevere la quota scolastica, tale importo proviene dal 2% del fondo comune distrettuale stanziato per questioni riguardanti la disabilità. Nel caso dell’assistenza sanitaria è lo Stato che liquida l’assicurazione sanitaria nazionale (ACACIA di proprietà statale), l’unica presente in Ghana. Il paziente può recarsi in un ospedale o in un ambulatorio per visite, analisi, prescrizioni e medicinali con il proprio tesserino sanitario. Lo Stato non copre totalmente tutte queste prestazioni. Ad esempio, nel caso di una terapia permanente viene fissato un dosaggio mensile oltre il quale il paziente, in caso di necessità, deve provvedere di tasca propria, lo stesso vale per i medicinali non coperti dal servizio assicurativo.

Per accedere al 2% del fondo comune è necessario presentare istanza presso il distretto, specificando l’importo e lo scopo della richiesta; successivamente vengono vagliate le domande e in caso di esito positivo il distretto procede con un assegno. Il denaro arriva da un conto bancario separato dal resto del fondo comune, nel quale viene versato il 2%, e solo il distretto può accedervi. Molto spesso la burocrazia fa sì che le tempistiche siano molto lunghe e di conseguenza le richieste vengono rigettate per mancanza di fondi. Esempi di tipologia di domanda presentata sono la richiesta di una sovvenzione per avviare una piccola attività commerciale oppure per coprire i costi di formazione come apprendista presso un artigiano, ad esempio presso una sartoria.

La maggior parte di questo primo campo di ricerca è stato speso nell’area Elemgbenle, all’interno di una scuola per persone con disabilità motorie e brevemente ha interessato Half Assini (nel distretto Jomoro), dove è presente la più grande associazione [2] per disabilità fisiche dello nzema (realtà che verrà approfondita durante il secondo campo di ricerca in loco). La scuola, costruita da una ONG tedesca e definitivamente inaugurata nel 2010, ha lo scopo di fornire una preparazione di tipo tecnico; le materie insegnate sono sartoria, calzoleria, elettricista, batik tie & dye (tecniche tradizionali e manuali di stampa e colore dei tessuti) e gioielleria. Le discipline sono tutte di tipo pratico, poiché il fine formativo è quello di permettere alle persone con disabilità motoria di acquisire competenze utili alla ricerca di un’occupazione lavorativa o all’apertura di una propria attività. La situazione attuale della scuola non è delle migliori: da circa un anno gli insegnanti aspettano gli stipendi. Dall’apertura della scuola fino all’anno scorso i salari provenivano direttamente dalle casse della ONG che ha partecipato alla costruzione della scuola. L’impegno di questa organizzazione sarebbe dovuto essere temporaneo, poiché il Ministro dell’istruzione aveva promesso che si sarebbe occupato degli stipendi del corpo docenti. Alla stato attuale tale promessa non è stata mantenuta, e avendo la ONG interrotto le sovvenzioni, ne è risultata una situazione insostenibile per tutti gli insegnanti. Altre problematiche sono legate all’approvvigionamento di materiali scolastici e di scorte alimentari; nel primo caso sono gli studenti stessi che si recano dalle loro famiglie per cercare di racimolare i soldi necessari per acquistare i materiali per lavorare (come stoffe, suole, colla, ecc…), nel secondo caso, soprattutto nell’ultimo periodo di campo, il magazzino era quasi sempre vuoto, alcune volte arrivavano delle donazioni esterne, ma più spesso gli studenti utilizzavano i loro risparmi.

 La scuola (Foto Pasquazzi)

La scuola (Foto Pasquazzi)

Lo scopo di questa breve presentazione della condizione in cui versa la scuola è propedeutica ad alcune considerazioni sul ruolo delle ONG in Paesi in via di sviluppo come il Ghana. La tavola degli sponsor appesa sulla parete della scuola mostra sei organizzazioni coinvolte a sostegno di questo progetto. Quelle che attivamente ancora forniscono una qualche tipologia di supporto sono la ONG fondatrice, un’associazione nazionale che si occupa di sovvenzionare le operazioni di correzione chirurgica e un’altra che annualmente si reca nella scuola per la fisioterapia. Le attività di queste organizzazioni sono discontinue: la ONG fondatrice ha interrotto gran parte delle donazioni, la seconda associazione continua ad occuparsi degli interventi chirurgici, ma il problema che si profila è di tipo logistico. Poiché l’ospedale attrezzato per questa tipologia di operazioni è a Takoradi-Sekondi, a circa due ore e mezza di viaggio in pulmino dalla scuola, è accaduto, durante la mia permanenza, che non fosse possibile portare alcuni studenti a sostenere la visita preliminare all’intervento per mancanza di fondi.

La presenza delle organizzazioni in una fase lunga di vita della scuola ha creato una dipendenza totale dai loro fondi e da altre tipologie di partecipazione (donazioni in cibo o in beni di prima necessità), i quali, una volta venuti meno, hanno destabilizzato pesantemente la gestione della scuola. La dipendenza dalle ONG e dalle donazioni private e l’impossibilità della scuola di autoprodurre degli introiti, sollevano il grave problema della sostenibilità di un progetto di sviluppo. Quando si vuole intervenire in un contesto diverso da quello d’appartenenza, a maggior ragione se culturalmente differente, bisogna avviare uno studio preliminare che abbia lo scopo di comprendere in primis le concezioni locali in generale e in specifico del campo nel quale si vuole intervenire, elementi da non sottovalutare affinché il progetto abbia un buon esito e sia duraturo nel tempo. In secondo luogo è necessario pensare all’autosostentamento per far sì che il progetto diventi una realtà permanente. Entrambi gli obiettivi generali prevedono il coinvolgimento della popolazione locale e delle persone maggiormente interessate al settore all’interno del quale si va ad agire.

 Disabili a scuola (foto Pasquazzi)

Disabili a scuola (foto Pasquazzi)

Ad esempio, la scuola nell’ Elemgbenle è stata fortemente voluta da un reverendo del luogo che, avendo ben chiara la condizione delle persone con disabilità motorie dell’area, ha ideato il progetto di un istituto di insegnamento di attività pratiche, con lo scopo di permettere agli studenti, una volta finito il loro percorso, di trovare un lavoro o aprire una piccola attività per sostenersi economicamente. L’idea di base è ottima, la ONG che ha aiutato a costruire la scuola si è basata su un progetto di sviluppo ideato da un interlocutore autoctono, in grado di fare da ponte tra una realtà straniera (la ONG) e il contesto locale all’interno del quale è andato ad inscriversi. Alcuni elementi sono stati tuttavia sottovalutati: in primo luogo la posizione in cui la scuola è stata costruita, lontana dalla strada principale del villaggio e separata da esso a causa di una lunga distesa sabbiosa. Si ricorda che la scuola è destinata a persone con disabilità motorie, che pur potendo muoversi facilmente all’interno della struttura grazie a passerelle e rampe, sono impossibilitate a raggiungere la strada principale, centro vitale del villaggio dove sono presenti tutte le attività commerciali. Oltre il problema logistico in sé per sé, si profila la questione dell’inclusività, alla quale il progetto mira (parte del nome della scuola è “Inclusive Istitute”). Il fattore che ha permesso che la struttura fosse costruita in quel luogo è stato principalmente perché la terra è stata donata dal capo villaggio e probabilmente l’unica disponibile o donabile in zona abbastanza grande per ospitare la scuola.

Altro elemento sottovalutato nel progetto è stata la autosostenibilità. La ONG si aspettava che, dopo aver fornito aiuto per un certo numero di anni, la scuola sarebbe stata in grado di autofinanziarsi o che lo Stato avrebbe incluso l’istituto all’interno del circuito scolastico nazionale. In realtà, si è solo creata una dipendenza totale dalle donazioni esterne, poiché non è mai stato presentato un ulteriore progetto che avesse questo fine, accompagnato da una adeguata formazione e supervisione. Uno dei membri esterni del corpo scolastico aveva proposto di restaurare le macchine di carpenteria presenti nella scuola, in modo tale da creare un’officina all’interno della quale impiegare manodopera salariata e produrre introiti, poiché il carpentiere più vicino in quell’area è a mezz’ora di macchina. Al momento non è in atto alcun progetto concreto che preveda questo fine o in generale che tenda all’ autosostentamento della scuola.

Alla luce di questo contesto problematico si impone una riflessione sulla necessità di una più stretta cooperazione tra ONG, antropologi, interlocutori locali e altre figure professionali consultate in base all’indirizzo del progetto stesso. Il prezzo da pagare per la mancanza di questo tipo di dialogo è il fallimento o l’impoverimento di progetti di questo tipo, con lo spreco di ingenti somme di denaro e conseguenze sulla vita quotidiana delle persone coinvolte, in questo caso gli studenti e gli insegnanti.

Disability is not inability (foto Lon Greco)

Disability is not inability (foto Lon Greco)

Vale la pena raccontare un episodio al quale ho assistito durante la ricerca nella scuola, una esperienza su cui riflettere. Da alcuni giorni uno degli insegnanti mi annunciava speranzoso l’arrivo di alcuni membri di una ONG americana nella scuola. Dopo una settimana, nella mia testa si era fatta strada l’idea che fosse tutto frutto della sua immaginazione e che la fantomatica organizzazione non sarebbe mai arrivata. Dopo dieci giorni eccoli qua, moglie e marito, due reverendi di non so quale chiesa fanno il tour della scuola ed elargiscono biglietti da visita a chiunque, me compresa. Alla fine della visita il direttore, due insegnanti, i reverendi ed io stessa ci sediamo in un’aula per discutere i problemi della scuola. Ad un certo punto ci chiedono di stilare una lista dei desideri con la promessa di cercare di soddisfare la maggior parte delle richieste. Un aiuto di questo tipo può essere percepito come una manna dal cielo nella condizione in cui ci si trova, e in parte lo è, ma un’osservazione sorge spontanea: voi riempite il magazzino di cibo, comprate i materiali per lavorare, ecc… ma fra un anno, ad essere ottimisti, il magazzino sarà di nuovo vuoto e i materiali saranno stati usati e la condizione sarà quella di partenza e si aspetterà l’arrivo di un altro benefattore. E nulla sarà diverso dal presente.

Dialoghi Mediterranei, n.18, marzo 2016 
Note.
[1] Un movimento grassroots o di base è un movimento guidato dalla politica di una comunità. Il termine implica che la creazione del movimento e del gruppo che lo sostiene sia naturale e spontanea, evidenziando le differenze tra questo e un movimento che è orchestrato da strutture di potere convenzionali.
[2] L’associazione di Half-Assini è una branca locale della GFD (Ghana Federation of Disabled), un’organizzazione ombrello nazionale. La GFD è suddivisa al suo interno in GSPD (Ghana society of the physically Disabled), GBU (Ghana Blind Union), GNAD (Ghana National Association of the Deaf). Ad Half-Assini sono presenti tutte e tre le branche della GFD, per un totale approssimativo di più di duecento membri disseminati all’interno del distretto Jomoro.
 
Riferimenti bibliografici
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Fabiana Pasquazzi, ha conseguito la laurea triennale in Teorie e pratiche dell’antropologia e magistrale in “Discipline etno-antropologiche” presso La Sapienza-Università di Roma. Attualmente è al secondo anno di dottorato  inStoria, Antropologia e Religioni” presso la stessa Università. È membro della MEIG (Missione etnologica italiana in Ghana). I suoi interessi di ricerca si rivolgono in maggior misura verso il settore dei “Disability Studies” e dell’antropologia medica in generale.

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