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Indisciplina o outdisciplina? Pensieri semplici di un geografo

img-2di Leonardo Mercatanti 

La lettura dell’appassionato contributo di Stefano Montes, pubblicato su questa rivista il I maggio di quest’anno, mi ha fatto pensare senza indugio ad uno di quegli scritti coraggiosi che aprono la strada a riflessioni profonde sull’epistemologia e sulle direzioni intraprese da tempo dalla ricerca scientifica all’interno di una specifica disciplina. Mi è tornato alla mente il duro confronto intellettuale, pubblicato sugli Annals of the Association of American Geographers, oggi rivista di classe A in Geografia, fra i geografi Richard Symanski e James Duncan a proposito della critica alla Scuola di Berkeley fondata da Carl Sauer (Symansky 1981; Duncan 1981). L’articolo di Stefano Montes completa con efficacia il saggio “Antropologia come pratica dell’indisciplina”, pubblicato su “Dialoghi Mediterranei” n. 64, il 1 novembre 2023.

Non credo che sia necessario dimostrare che discipline come l’Antropologia o la Geografia siano oggi più che mai “in-disciplinate”, o, se mi è consentito giocare con le parole, “out-disciplinate” dato che proprio “fuori” dalla disciplina è spesso possibile trovare nuova linfa per ricerche sempre più complesse o metodologie complementari e più efficaci.

Per la Geografia la questione dell’interdisciplinarietà è stata affrontata varie volte e in diversi contesti. Come punto di partenza si cita spesso l’opera Anthropogeographie di Friedrich Ratzel, i cui volumi sono stati pubblicati tra il 1882 e il 1891. A me piace invece ricordare Strabone (63 a.C. – circa 24 d.C.), che usava la geometria per spiegare la forma dei territori da lui descritti. In questa sede citerò pochi autori per certificare la natura interdisciplinare della Geografia. Andiamo al caso italiano: già nel 1921 Renato Biasutti in seno all’ottavo Congresso Geografico Italiano presentava “Carte antropologiche dell’Atlante fisico-economico d’Italia” (Biasutti, 1921). Nel 1973 Lucio Gambi, in un’opera dai contenuti ancora oggi straordinari, suggellava efficacemente la necessità di accogliere il contributo di altre discipline, come l’economia, la storia, la sociologia e l’antropologia (Gambi 1973). Poco dopo, durante i lavori del XXII Congresso Geografico Italiano, Giorgio Valussi dichiarava: «Oggi interdisciplinarietà è una parola di moda» (Valussi 1977: 237) e così spiegava la modernità del termine: «La Geografia è un angolo dello spazio culturale […], un luogo della cultura che si trova a contatto di gomito con altri campi culturali vicini e lontani. I problemi che oggi ci assillano […] sono problemi poliedrici che non hanno solo aspetti geografici. Talvolta l’aspetto geografico può essere anche il meno influente, di fronte ad aspetti naturalistici, ecologici, sociologici, storici, economici, politici» (Valussi, 1977: 238-239).

fattaNel 1993 Fabio Lando pubblicava la pietra miliare Fatto e finzione. Geografia e letteratura. Nel 2008 usciva Non-Representational Theory di Nigel Thrift, che ho avuto il piacere di recensire, in cui si fissavano i cardini nell’indagine geo-culturale discutendo dei nuovi orizzonti disciplinari derivanti dalla globalizzazione e dalla tecnologia.

Non è questa la sede per presentare una rassegna bibliografica esaustiva degli studi sulla natura multidisciplinare della Geografia, per questo mi fermo qui e chiedo già venia per tutte le inammissibili lacune bibliografiche. Le linee tematiche della ricerca scientifica in Geografia sono oggi tante, forse addirittura troppe. Insegno presso l’Università di Palermo Geografia del turismo, Geografia dei beni culturali, Geopolitica delle religioni. Nel mio Ateneo negli ultimi anni sono stati attivi, tra gli altri, anche i corsi di Geografia culturale del cibo, Geopolitics of migrations, Geografia e processi mediali, Etnogastronomia, Geografia e regolazione ambientale. È sufficiente cercare le denominazioni degli insegnamenti riconducibili ai settori geografici in Italia e, ovviamente, nelle sedi internazionali per avere contezza della natura tentacolare, come dico a lezione, della disciplina. Nelle mie ricerche, poi divenute pubblicazioni, non ho mai frenato l’esigenza di invadere, sempre in punta di piedi, il campo di ricerca altrui e di cercare un dialogo, di comprendere come un argomento comune veniva trattato e con quali strumenti. E lo ho fatto, devo ammettere, con maggiore consapevolezza proprio a partire dall’anno dell’istituzione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale. Quanto entusiasmo, lo ricordo ancora, nel tentare di analizzare la partitura de La Primavera di Antonio Vivaldi al fine di cogliere gli aspetti strutturali della composizione codificabili in elementi del paesaggio (Mercatanti 2018).

010128d36ce2ff29e7-paperback-750x12752-5Faccio una seconda riflessione sull’interdisciplinarietà pensando al mestiere dello studioso e alla sua formazione. Vari studiosi in Italia sono transitati dalla Geografia ad altre discipline e viceversa. L’ASN per oltre dieci anni ha avallato diversi passaggi, alcune volte con esiti interessanti sotto il profilo degli avanzamenti scientifici. Anche prima di questo sistema – che sembra sia ormai giunto al termine – i concorsi nazionali hanno favorito un certo numero di transizioni fra ambiti disciplinari diversi. E se volessimo fare i nomi guardando al passato, chi potrebbe davvero individuare come “disciplinati” o monodisciplinari studiosi del calibro di Franz Boas, Éric Dardel, Oscar Peschel, Julian Steward o Yi-Fu Tuan, solo per citarne alcuni i cui lavori hanno avuto un forte impatto per generazioni di studiosi? Per tutte queste ragioni d’ordine storico ed epistemologico, credo che un percorso di ricerca vario e ricco, indisciplinato e out-disciplinato, come quello di Stefano Montes, debba – avrebbe dovuto – essere premiato e non sanzionato come invece è stato. 

Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025 
Riferimenti bibliografici
Biasutti R., “Carte antropologiche dell’Atlante fisico-economico d’Italia”, in Atti del VIII Congresso Geografico Italiano (Firenze, 1921), vol. I, 1921: 95-96.
Duncan J.S., “Comment in Reply”, in Annals of the Association of American Geographers, 71, 2, 1981: 289-291.
Gambi L., Una geografia per la storia, Einaudi, Torino, 1973.
Federzoni L., “La vocazione interdisciplinare della geografia: un itinerario fra ricerca e didattica”, in Campione G., Farinelli F., Santoro Lezzi C. (a cura di), Scritti per Alberto Di Blasi, vol. I, Pàtron, Bologna, 2006: 637-647.
Lando F., Fatto e finzione. Geografia e letteratura, Rizzoli, Milano, 1993.
Mercatanti L., “Codici e linguaggi. Il paesaggio nella musica di Antonio Vivaldi”, in D’Agostino L. (a cura di), Percorsi sul pentagramma. Geografia, musica e letteratura, Nuova Trauben, Torino, 2018: 26-43.
Montes S., “Antropologia come pratica dell’indisciplina”, in Dialoghi Mediterranei, 64, novembre 2023.
Montes S., “Contro l’Abilitazione Scientifica Nazionale (e gli antropologi disciplinarizzati)”, in Dialoghi Mediterranei, 73, maggio 2025.
Symanski R., “A critique of ‘The Superorganic in American Cultural Geography’, in Annals of the Association of American Geographers, 71, 2, 1981: 287-289.
Thrift N., Non-Representational Theory, Routledge, London and New York, 2008.
Valussi G., “L’insegnamento della geografia in un quadro interdisciplinare”, in D’Arcangelo E., Ruocco D. (a cura di), Atti del XXII Congresso Geografico Italiano (Salerno 18-22 aprile 1975), vol. II, tomo II, Istituto Geografico Italiano, Roma, 1977: 237-241. 

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Leonardo Mercatanti è professore ordinario di Geografia politica ed economica all’Università di Palermo. Ha pubblicato oltre cento articoli su riviste e volumi e ha curato vari numeri speciali di riviste internazionali di classe A. Le sue ricerche riguardano prevalentemente lo sviluppo urbano, il rischio ambientale, la geopolitica e la geografia culturale. È direttore della collana Geografia, culture e società per l’editore Nuova Trauben di Torino.

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