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Indian Railways

(ph. Vincenzo Tessarin)

Indian Railways (ph. Vincenzo Tessarin)

di Vincenzo Tessarin 

L’India è una Repubblica federale di 35 Stati, con quasi un miliardo e mezzo di abitanti è la nazione più popolosa del mondo, avendo superato la Cina nel 2023, con una superficie che è quasi un terzo dell’Europa.

La rete ferroviaria, in parte un’eredità coloniale britannica, è la quarta più grande del mondo con 120.000 km totali, e con oltre 7.500 stazioni che collegano il Paese. I treni sono il principale mezzo di trasporto dell’India. Ogni giorno circolano più di 13.000 treni passeggeri e oltre 9.000 treni merci.

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(ph. Tessarin)

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La rete è fondamentale per i legami politici, sociali ed economici indiani, collegando il nord con il sud e l’est con l’ovest. Fu inaugurata nel 1853 e dopo l’indipendenza nel 1947, fu nazionalizzata e gestita da un’unica compagnia di Stato, l’Indian Railways, di proprietà del Ministero delle Ferrovie.

Indian Railways (ph. Vincenzo Tessarin)

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Il treno rimane spesso il mezzo più comodo ed economico per la popolazione indiana, per spostarsi attraverso i vari Stati. Milioni di indiani ogni giorno si muovono lungo le vie ferrate che collegano il Paese dai quattro punti cardinali, talvolta trascorrendo diversi giorni per raggiungere le varie destinazioni. 

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Sono stato sei volte in India, un Paese che mi ha sempre affascinato e in qualche modo stregato, per la sua spiritualità, la sua cultura e il suo cibo. Ogni volta che torno è come se tornassi in una seconda casa, mi sento bene, e il rapporto con la gente mi appaga. Gli indiani sanno essere socievoli, affabili e disponibili nelle relazioni. 

Indian Railways (ph. Vincenzo Tessarin)

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In ogni viaggio che ho fatto in India ho cercato di fare un percorso in treno, oppure visitare le stazioni nelle città nelle quali arrivavo con altri mezzi. Non ricordo bene dove avessi letto questa frase, ma mi era rimasta impressa: «Se vuoi incontrare l’India, vai in una stazione ferroviaria indiana!».

Nelle stazioni ferroviarie trovi la gente più disparata, gente che parte, che arriva, che vive lì. Gruppi familiari con cataste di bagagli che aspettano. Cataste di merci che aspettano di essere caricate sul prossimo treno, mucche che vagano tra merci e passeggeri.

Indian Railways (ph. Vincenzo Tessarin)

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Le stazioni nelle città indiane, piccole o grandi che siano, sono un crogiolo di diversità sociale, dai monaci tibetani con la loro tunica rosso scuro ai sadhu che indossano solo un perizoma, a uomini d’affari in giacca e cravatta a donne con i loro sari coloratissimi.

Indian Railways (ph. Vincenzo Tessarin)

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Ma nelle 7500 stazioni dell’India, come accennavo prima, c’è gente che ci vive, dove ogni sera approntano il loro giaciglio, e la mattina seguente ricompongono le loro poche cose in quella che è la loro casa, la stazione.

Ma la cosa più emozionante è sicuramente salire su uno dei tanti treni che passano per queste stazioni, e magari percorrere un tratto abbastanza lungo da poter rimanere diverse ore a bordo e giungere in quelle di altre città piccole o grandi che siano.

Indian Railways (ph. Vincenzo Tessarin)

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Di solito prendo un biglietto di prima classe per stare più comodo, con il posto assicurato e l’aria condizionata, ma poi alla prima fermata scendo per proseguire per un po’ nella seconda o terza classe, dove la gente è più numerosa, dove deve percorrere distanze molto più lunghe, dove trascorre alcune giornate prima di arrivare a destinazione.

Indian Railways (ph. Vincenzo Tessarin)

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E quindi in questi scompartimenti affollati incontri interi nuclei familiari che vanno a far visita a parenti lontani, donne con bambini, anche piccoli, che stanno andando ad incontrare il marito lontano per lavoro.

(ph. Vincenzo Tessarin)

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Le porte e i finestrini sono sempre aperti, e l’aria calda entra scompigliando i capelli e le vesti. Le persone sorridono all’idea di essere ritratti ed io stesso divento per loro un elemento insolito in quel contesto, quasi esotico.

Indian Railways (ph. Vincenzo Tessarin)

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La richiesta del permesso prima di eseguire uno scatto è d’obbligo, il rispetto della persona per primo. E poi c’è la relazione, il gioco, la complicità che il popolo indiano è sempre pronto ad offrire a chi si pone con attenzione senza invadenza.

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Percorro il corridoio di uno di questi vagoni di seconda classe, e passo vicino ad una giovane donna seduta sulla cuccetta laterale. Lo sguardo perso nei campi di grano che sfrecciano davanti ai suoi occhi.

Indian Railways (ph. Vincenzo Tessarin)

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Ogni tanto un villaggio con bambini festanti che salutano, una piccola stazione con un venditore ambulante che le offre del cibo, ma lei rimane imperterrita, un sorriso e un cenno col capo a rifiutare l’offerta. Lo sguardo assorto verso l’esterno veniva interrotto da rapide occhiate al figlio che dormiva sulla brandina di fronte a lei. La scena è incantevole!

Lei mi guarda, le faccio un cenno se posso fare qualche foto, ma non c’è alcuna risposta, non accetta e non rifiuta. Faccio qualche scatto! La coperta che copre il piccolo gli nasconde anche una parte del viso. Con gesto furtivo e delicato scosto la coperta a scoprire il viso del bambino: mi guarda con occhi severi, le sorrido, continuo a fotografare.

Indian Railways (ph. Vincenzo Tessarin)

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Si rilassa, accetta la mia presenza e l’ingombrante strumento che uso per ritrarla. Anzi, ad un certo punto assume un atteggiamento quasi accondiscendente, si mette in posa appoggiando la mano sotto il mento, lo sguardo oltre il finestrino dove la campagna adesso brulla, scorre veloce.

Indian Railways (ph. Vincenzo Tessarin)

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Faccio ancora qualche foto e poi la saluto con un inchino, la ringrazio, lei fa un cenno di sorriso, uno sguardo al figlio che si muove ma continua a dormire, poi lo sguardo torna rivolto all’esterno, ad inseguire chissà quali ricordi, chissà quali pensieri.

Le storie e le situazioni potrebbero essere mille, da raccontare, da ricordare. Le immagini aiutano il ricordo, diventano indelebili testimonianze di quei viaggi, di quegli incontri, di quelle persone contattate anche solo per pochi istanti nel calore e nella polvere di un viaggio indiano. 

Dialoghi Mediterranei, n, 77, gennaio 2026

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Vincenzo Tessarin, inizia ad apprendere l’arte fotografica a 18 anni, nella bottega del fotografo del paese di Copparo, dove abita, in provincia di Ferrara. Tra il 1979 e il 1982 segue i Festival del Teatro di strada di Santarcangelo di Romagna e di Copparo, ed ha modo di fotografare importanti gruppi e attori, tra i quali Julian Beck e Judith Malina del Living Theatre. Nel 1993 apre il suo primo studio fotografico a Copparo in provincia di Ferrara, nel quale allestisce una piccola sala pose per ritratti, e propone i suoi servizi fotografici per cerimonie. Agli inizi del 1996 si trasferisce, con la moglie, nella Repubblica Popolare Cinese, dove risiederà per i successivi quattro anni. In questo periodo ha la possibilità di viaggiare per tutto il territorio cinese e in tutto l’Estremo Oriente, e realizzare il tipo di fotografia che più l’affascina: la gente dei villaggi, la vita delle grandi metropoli cinesi, gli immensi altopiani himalayani del Tibet ed indagare la cultura e le tradizioni di quei popoli. Inizia la collaborazione con l’agenzia fotografica Focus Team di Milano, tramite la quale vedrà pubblicate sue immagini e reportage su diverse riviste di viaggio, turismo e cultura, come Gente Viaggi, Madame Class, In Viaggio. All’inizio del 2000 rientra in Italia, ed allestisce un foto show room a Ferrara. Continua tuttora a viaggiare e fare reportage in Asia, Africa e Sudamerica.

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