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In luogo di. La lingua italiana day after lo sbarco: l’inglese siamo noi

Posted By Comitato di Redazione On 1 marzo 2021 @ 00:21 In Cultura,Società | No Comments

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di Luigi M. Lombardi Satriani

Temiamo il lockdown, ci affidiamo a premier vecchi e nuovi, digitiamo compulsivamente sul nostro personal computer, mentre i giornali stampati o i telegiornali e i giornali radio e social ci inondano di locuzioni inglesi che dobbiamo per forza intendere, pena la intelligibilità del messaggio. La crisi politica che stiamo drammaticamente vivendo in questi giorni, vede susseguirsi consultazioni di uomini politici le cui dichiarazioni sono infarcite da espressioni anglosassoni, prevalentemente usate più per occultare il proprio pensiero, ove fosse eventualmente presente, che per esplicitarlo. Uno dei pochi nostri parlamentari colti, che non si vergogna della propria cultura – a volte i nostri politici fingono di essere ancora più rozzi e ignoranti di quanto siano in realtà per apparire più democratici – Gaetano Quagliarello, ha dichiarato recentemente di voler evitare, per la questione riforme, la golden share dei partiti. Alte percentuali di share sono agognate da tante trasmissioni televisive che affidano la loro validità proprio a questo, ai numeri di ascolti, unico e indiscutibile criterio di verità con “borsini” giornalieri che segnalano ascesi trionfali o rovinose cadute. Noi che abitiamo a Roma siamo stati chiamati a partecipare al derby, la partita delle partite tra la Roma e la Lazio; mentre la nostra vita economica è cadenzata dal management.

In ambito antropologico guai a non tener conto del nostro cultural heritage. Sono ormai di uso comune le espressioni bipartisan (condivise da entrambe le parti, spesso contrapposte), jobs act (insieme di provvedimenti legislativi sul lavoro); mentre ad ogni elezione, di qualsiasi livello essa sia, siamo ossessionati dagli exit poll (i sondaggi post votazioni). Il discorso di un candidato o di un personaggio politico è sinteticamente indicato come speech. L’esperto di comunicazione che lavora per i politici ed elabora strategie atte a canalizzare consenso elettorale è sicuramente uno spin doctor (di cui tra i primissimi ci fu il noto Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud); lo stato sociale, che era stato conquista delle generazioni precedenti, progressivamente smantellato in tempi successivi, è riconducibile al concetto e al termine di welfare.

anglicismiNell’universo giuridico l’adozione del figliastro, cioè la possibilità di adottare il figlio del proprio compagno/a, vien detto preferibilmente stepchild adoption. Nel mondo degli affari, la conoscenza delle espressioni anglosassoni è essenziale, così il customer care sostituirà l’ufficio preposto all’assistenza clienti; la mission la dichiarazione d’intenti di un’azienda. Le nuove, piccole e giovani aziende, così spesso portatrici di carica innovativa, sono le startup; mentre il community manager, rappresenta colui che gestisce le reti sociali di un’azienda.

Part time e full time non hanno bisogno di ulteriori chiarimenti e lo stesso vale per freelance, che lavora in proprio o per l’email, che è la posta elettronica. L’amministratore delegato di una volta è oggi il CEO (Chief Executive Officer); il target rappresenta la fascia dei potenziali acquirenti o consumatori di un prodotto. Se si ha una scadenza, bisogna rispettare la deadline, termine ultimo per la consegna di qualcosa, mentre una riunione a distanza è una conference call.

In una società sempre più tecnologica, un linguaggio specifico dell’informatica si diffonde sempre più nell’uso comune: tutti o quasi usiamo uno smartphone, con touchscreen, ma anche telefoni, mouse e altri accessori wireless, senza cavi, così come wi-fi se si tratta di rete internet; in molti usiamo un computer (la cui struttura solida è detta hardware) e che sappiamo bene come contenga una RAM (Random Access Memory) e tutta una serie di software, i programmi che lo fanno funzionare. Li usiamo per navigare su internet, e accedere ai social network, delle reti sociali fruibili sul web, che, tra l’altro tendono ad alimentare il gossip.

Se il mondo degli affari o quello tecnologico possono apparire aridi, non così si presenta l’universo della moda, che ci indica, per esempio quali sono i brands (marchi, firme) più fashion, o gli abiti e accessori più o meno trendy (di tendenza). Per ogni occasione ci fa scegliere uno specifico outfit (stile di abbigliamento), anche a seconda di esigenze da slim oppure da curvy (magra o più tonda), con l’obiettivo, magari, di essere cool (“fighi”). Per le donne, quasi immancabile il make up.

Nel mondo del cinema dominano gigantesche case di produzione, di cui è emblema significativo il leone che ruggisce della Metro Goldwyn Mayer, icona, emblema significativo. È logico che numerosi termini in esso frequenti siano anglosassoni: un Bmovie (un film non d’autore, di serie B), può forse avere un buon soundtrack (colonna sonora). È possibile guardare, anche in tv, diversi generi: un legal (film o serie ambientati in tribunale) un drama (di genere drammatico), compresi dei sequel o dei prequel (ciò che segue o precede una storia già raccontata) o al massimo degli spin-off (opera derivante da un’altra e di cui racconta le storie parallele).

2Nell’universo sonoro musicale, si può seguire il videoclip (video musicale), insieme all’ascolto della canzone; se seguiamo dei concerti live (dal vivo), possiamo anche aspettarci che l’artista canti in playback (voce registrata); se frequentiamo le discoteche magari, certamente incontreremo un DJ (disc jokey). Sia nel mondo del cinema che in quello della musica le figure più amate o note sono delle star, mentre i trendsetter decidono cosa sarà di tendenza di lì a poco.

Ma la lingua inglese la usiamo ormai negli ambiti più vari: è quasi uno sforzo individuarne dei termini, tanto li abbiamo fatti nostri. Gli studiosi frequentemente inviano degli abstract (sintesi) a chi deve pubblicare loro contributi scientifici; possiamo in generale gradire oppure no il trash (di cattivo gusto, volgare), nel cinema, nell’abbigliamento, nella letteratura o in altro, sia che siamo dei millennials (i nati a metà degli anni Ottanta, che hanno vissuto la propria adolescenza nel nuovo millennio) o dei baby boomers (i nati tra il 1945 e il 1964), o, ancora, semplicemente dei teenager (giovani tra i 13 e i 19 anni).

Di certo, sempre più, ci piace mangiare al ristorante nella modalità all you can eat (mangia quanto vuoi a una cifra fissa); mentre, se magari siamo al lavoro, abbiamo ogni po’ il bisogno di un coffee break (pausa caffè); quando sottoscriviamo un contratto telefonico, questo potrà essere all inclusive (un costo fisso che include tutti i servizi insieme). Se viaggiamo in aereo, facilmente ci lasceremo prendere dalla voglia di fare acquisti, anche senza averne esigenza, – una volta che siamo in aeroporto – solo perché possiamo approfittare di negozi duty free (senza tasse).

mustIn anni lontani la lingua dominante che, in determinati ambienti sociali e intellettuali, non si poteva ignorare era il francese, la cui conoscenza, perciò, veniva impartita alle ragazze di buona famiglia, che – si riteneva – potevano ignorare la matematica o il latino, ma non certo l’idioma gallico. Con il secondo dopoguerra, con l’avvento di nuove tecnologie sofisticate, la supremazia linguistica è stata conquistata dalla lingua inglese e questo indubbiamente comporta notevoli vantaggi, ma questa supremazia ha un costo notevole, di cui dobbiamo essere consapevoli, nel progressivo, forse inarrestabile, indebolimento della lingua italiana, sempre più debitrice – come testimonia questo scritto, infarcito di così numerosi lacerti linguistici anglosassoni – di un registro linguistico diverso, estraneo, straniero.

Abbiamo assistito con soddisfazione in questi giorni alla nascita del Governo Draghi, per il quale i giornali hanno diffusamente parlato di Ministero per la transizione ecologica (già discutibile acrobazia linguistica), o meglio, a dire il vero, di Ministero per la transizione green. Epoca di eccessi, che ha visto persino definire il termopolio di Pompei come bottega dello street food, con funambolismi temporali, produttori di anacronismi non pochi.

In un panorama così vasto di macerie linguistiche, non mi resta che concludere questo scritto, salutando i lettori, con uno sconsolato bye-bye.

 Dialoghi Mediterranei, n. 48, marzo 2021
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Luigi Maria Lombardi Satriani, è nato a San Costantino di Briatico (Vibo Valentia). È stato professore ordinario di discipline antropologiche nell’Università di Messina, della Calabria, Federico II di Napoli, La Sapienza di Roma, Mediterranea di Reggio Calabria, di Foggia, Suor Orsola Benincasa di Napoli; ha insegnato anche nelle Università di Austin (Texas) e di San Paolo (Brasile) e ha tenuto seminari e cicli di conferenze in diverse università italiane e di altri Paesi (ad es. nell’École des hautes études en sciences sociales, EHESS) e negli Istituti italiani di cultura dei maggiori centri della Cina e del Giappone, oltre che Senatore della Repubblica nella XIII Legislatura (1996-2001), ha fatto parte della Commissione Cultura del Senato e di quella bicamerale contro l’organizzazione mafiosa e altre realtà criminali. È stato presidente onorario dell’Associazione italiana per le Scienze Etno-antropologiche (AISEA) ed è presidente della Società italiana autori drammatici (SIAD). È autore di molte opere di antropologia e di poesia, numerose delle quali tradotte in altri Paesi. Viene considerato, anche a livello internazionale (v. “American Anthropologist”), uno dei più illustri esponenti dell’antropologia italiana.

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