
Tunisi. Il Teatro Municipale sull’Avenue Habib Bourguiba (https://en.wikipedia.org/wiki/Tunis – dic. 2025).
di Sonia Gallico
Il Teatro Municipale di Tunisi è ancora oggi uno degli edifici più importanti dell’Avenue Habib Bourghiba, asse storico della cosiddetta città europea.
Le sue gradinate sono da sempre luogo di appuntamenti ed incontri [1].
Tunisi alla fine del XIX secolo. Il primo teatro dell’architetto Jean-Emile Resplandy (1902)
Dal 1881 capitale del Protettorato, Tunisi aveva conosciuto negli ultimi due decenni del XIX secolo un rapido sviluppo urbanistico a causa dell’arrivo di un gran numero di migranti italiani e francesi. Vi si praticavano diverse religioni: islamica, ebraica, cristiana di rito sia cattolico che ortodosso [2].In pochi anni si erano insediate comunità molto differenti tra loro: tunisini provenienti da altre parti del Paese, italiani, francesi, minoranze maltesi, greche, russe. Scriveva il pittore Paul Klee, in visita alla città nel 1914: «Tunisi è anzitutto araba, in secondo luogo italiana e appena in terza linea francese. Ma i francesi vi fanno da padroni» [3].
La città, fino a poco prima limitata quasi soltanto alla Medina, si andava estendendo verso il mare, su terreni un tempo paludosi e malsani, strutturandosi su un viale alberato d’impronta francese (la Marina, ora chiamata avenue Bourghiba) ed una maglia ortogonale regolare nei quartieri limitrofi. Negli anni Ottanta dell’Ottocento erano state completate la Cattedrale e la Residenza di Francia. Il Teatro Municipale era stato il terzo edificio pubblico. Per realizzarlo, nel 1888 la Municipalità di Tunisi aveva acquistato un terreno di 5000 mq destinandolo alla costruzione di un complesso comprendente, oltre al teatro, un caffè aperto su strada, una grande hall con Palmarium (giardino d’inverno) ed un albergo, il Tunisia Palace. La costruzione del complesso iniziò soltanto dieci anni dopo, durò oltre ventiquattro mesi ed ebbe un costo di 4 milioni di franchi. L’inaugurazione della sala teatrale avvenne il 20 novembre 1902 con l’esecuzione dell’opera lirica Manon di Jules Massenet.
Il progetto era dell’architetto francese Jean-Emile Resplandy (1866 – 1928) che aveva portato in Tunisia lo stile dell’Art Nouveau [4]. La realizzazione era stata invece di maestranze italiane: muratori, carpentieri, ma anche ebanisti, tappezzieri e mastri ferrai [5]. All’interno un emiciclo a ferro di cavallo, oggi non più esistente, presentava tre ordini di balconate, per un totale di 856 posti. Sulla facciata, pervenuta intatta, in alto è presente ancora oggi una decorazione a stucco che illustra il dio Apollo tra le muse del Dramma e della Poesia, mentre negli angoli sotto i balconi sono posti rilievi con strumenti musicali e lire, tutti dello scultore Jean-Baptiste Belloc [6]. Sono andate invece perdute le opere dei pittori che avevano in questa prima fase decorato l’atrio d’ingresso, realizzate dai palermitani Michele Cortegiani (o Corteggiani) e G. Enea, associati dell’architetto Ernesto Basile già intervenuto nel Teatro Massimo di Palermo [7]. Il nuovo edificio divenne immediatamente riferimento per la comunità francese e, in misura ridotta, anche per l’élite tunisina. La sua architettura e i suoi decori furono unanimemente apprezzati tanto che ben presto venne usato il soprannome di Bombonière sia per le ridotte dimensioni che per le pregiate decorazioni.
Dopo pochi mesi, nel marzo del 1903, sulla stessa Avenue, fu inaugurato il Politeama Teatro Rossini: progettato dall’architetto Paul Baron [8], era stato realizzato con finanziamenti provenienti soltanto da privati per rispondere alle esigenze della comunità italiana, in quel periodo più numerosa della francese [9]. Occupava una superficie di 1500 mq, 400 dei quali formavano il palcoscenico, tutto il resto dello spazio era per il pubblico. Vantava tre ordini di palchi e gallerie per ospitare 2500 spettatori [10]. La costruzione, caratterizzata da un prospetto concluso da un grande timpano arcuato con all’interno l’effigie del grande compositore, comprendeva anche un albergo e vari negozi. Il costo era stato più di 400 mila franchi del tempo [11]. Vi furono rappresentate opere importanti quali la Gioconda, la Cavalleria Rusticana, la Bohême, la Tosca e I Pagliacci. Già in crisi finanziaria negli anni venti, il Teatro Rossini venne ben presto abbandonato per lungo tempo e successivamente trasformato in cinema. L’arcone, alto 5 metri, è stato rifatto nel 2002 all’identique dall’Associazione Salvaguardia della Medina.
La demolizione dell’interno e la ricostruzione di Lucien Woog (1909-11)
A seguito delle forti polemiche per la limitata capienza del Teatro francese, dopo molte discussioni, la Municipalità di Tunisi decise di ampliarne la struttura. L’incarico ufficiale, con la definizione dei compiti e dettagliate modalità di pagamento da parte della committenza, venne conferito in data 7 giugno 1909 all’architetto franco-belga Lucien Woog, noto per essere specializzato in edifici per spettacoli: aveva infatti collaborato con l’architetto Charles Lecoeur all’ Opéra di Vichy, inaugurato il 31 maggio del 1903, unico teatro in stile Art Nouveau di Francia. Aveva poi realizzato il Teatro della Cigale a Parigi (1906) e successivamente sarà l’autore del Teatro di Niort (1912), città vicino a Bordeaux. A Tunisi si trattava di ristrutturare il teatro per portarlo ad un numero di posti pari o superiore a quello italiano. Per questo l’approvazione del progetto da parte della Municipalità fu molto rapida, di poco posteriore alla fine di luglio [12]. Lucien Woog era stato tassativo: occorreva svuotare la grande sala interna, salvaguardando l’atrio di accesso e i muri perimetrali.
Nello schizzo, conservato all’Archivio di Stato di Tunisi, sono chiare le caratteristiche del nuovo progetto: mantenimento della facciata e svuotamento integrale dell’intera sala interna, riduzione del foyer, costruzione di un nuovo accesso alle logge della prima galleria. Senza intaccare le vecchie fondazioni, tutta la nuova costruzione comprendente la sala interna con due gallerie e coperta con cupola in cemento armato, si doveva appoggiare sui plinti e travi esistenti per rendere i lavori più rapidi ed economici.
Tali soluzioni si evincono anche dalle planimetrie reperite al Centre d’Archives d’Architecture du XX siècle di Parigi: firmate dall’autore Lucien Woog, sono datate 1909 [13]. Si tratta di otto elaborati disegnati a penna e acquerellati comprendenti sei planimetrie (dal piano interrato a quello della copertura a terrazza) e 2 sezioni alla scala 1:100 accompagnati da un’articolata relazione tecnica.
Le strutture murarie conservate sono evidenziate con il colore rosa. I lavori iniziarono il 21 dicembre 1909 e terminarono due mesi dopo. Woog ricostruisce quindi la platea e la prima galleria in cemento armato. La seconda galleria è caratterizzata da trave di 14 metri di lunghezza sempre in c.a. mentre l’ultimo piano risulta arretrato rispetto a quello sottostante [14]. La cupola ellittica ha i diametri di 17 e 25 metri. Il prospetto principale è rialzato sui due lati mentre quello verso la rue de Grèce è completamente riprogettato. Il foyer viene infine ridotto per dare accesso ad un certo numero di logge della prima galleria.
Il progetto è accompagnato da meticolosi calcoli dimensionali per travi, putrelle, solai e cupola con largo uso del cemento armato con il sistema Hennebique per le nuove strutture. Il costo totale della costruzione previsto da Woog era di 250 mila franchi, mentre secondo un documento dell’Archivio Nazionale di Tunisi, era di 300 mila franchi.
Il nuovo teatro può ora accogliere 1350 spettatori, così come desiderato dalla committenza e dalla folta comunità francofona [15], mentre l’esterno è rimasto integro secondo il progetto di Respandy. La platea, molto simile al teatro di Vichy, è caratterizzata da pilastrini in ghisa sormontati da strumenti musicali con gruppi di trombe sulla parete di fondo. La prima galleria, al di là delle file di poltrone, presenta logge con setti di separazione che richiamano il Teatro d’oltralpe. Sono quasi identici infine i motivi ornamentali di contorno alla scena e alle balconate che su di essa si affacciano, con l’oro in foglia satinato per reagire alla luce dei riflettori, tutti “firme” degli architetti Woog.
Alcuni dettagli sono assai interessanti: le lampade del soffitto inserite in un fregio di uccelli in volo con rose intrecciate, gli ornamenti con cestini di fiori e frutta sulla balaustra della balconata. Il lambrecchino ha un particolare fregio con anatre e danzatori opera di Émile Oscar Guillaume, scultore francese noto per il suo impegno politico [16]. Rappresenta gruppi di fanciulli danzanti formanti figure allegoriche con evidente significato simbolico: dal lato del palco del Reggente francese è una donna araba, dall’altro lato verso il seggio del Bey, è una donna francese dalla sagoma raffinata ed elegante. Il sipario originario (l’attuale è un rifacimento) è opera di Demoget, pittore decoratore dell’Opera di Parigi che vi aveva dipinto una ridente campagna di Francia, con colori accordati su uno sfondo giallo, adatto all’accensione delle luci sceniche. Nell’atrio, il restauro di Woog ha salvaguardato scale, ringhiere con gli splendidi fiori di bronzo, porte e le appliques risalenti al 1902. Le colonne e i capitelli sono in stucco.
Per sopperire alla chiusura del Teatro, dando continuità agli spettacoli senza lasciare orchestrali e coristi senza lavoro, la Municipalità di Tunisi firmò con il vicino Teatro Rossini, già in forte crisi economica, una Convenzione per la stagione 1909-1910 che prevedeva la rappresentazione di sedici opere della Commedie Française e trentadue grandi spettacoli operistici [17]. Nel corso della realizzazione, la Commissione si era interrogata a lungo se non fosse stato più conveniente un progetto meno oneroso, ma considerata la posizione nettamente contraria di Woog, decise dar corso ai lavori senza ulteriori modifiche dimensionali [18]. Poi il Teatro Municipale venne inaugurato nuovamente il 4 gennaio 1911, non senza polemiche legate al lievitare dei prezzi di costruzione e di riscaldamento della sala.

Il lambrecchino ha un particolare fregio con anatre e danzatori, opera di Émile Oscar Guillaume, scultore francese noto per il suo impegno politico (ph. Sonia Gallico)
Il Teatro dall’indipendenza (1956) in poi
Dopo l’indipendenza della Tunisia, il Teatro Municipale, simbolo del colonialismo e di una cultura prettamente europea, entrò in crisi. Chiuso durante numerose stagioni, più volte corse il pericolo di essere raso al suolo. Negli anni ’70 venne eliminato il caffè limitrofo con l’allestimento in sua vece di un negozio statale di Artigianato Tunisino. Un progetto di pianificazione datato 1980 prevedeva addirittura l’abbattimento e la ricostruzione dell’intero lotto. Grazie però ad un comitato che si prodigò perché ciò non avvenisse, il Teatro venne recuperato attraverso lavori commissionati dal governo di Bourghiba prima e di Ben Alì dopo.
Classificato monumento nazionale nel 1992, da allora è stato oggetto di numerosi interventi, tutti realizzati tra il 2002 e il 2004, con l’intento di effettuare un restauro a “l’idéntique”: consolidamento strutturale, rifacimenti, messa a norma degli impianti elettrici e di allarme, restauro dei dipinti, delle decorazioni in stucco interne, rinnovamento sia delle poltrone fornite dalla ditta italiana FRAU che del sipario, adeguamento dei blocchi sanitari, restauro degli stucchi e del ferro battuto nell’atrio principale, rifacimento degli intonaci della facciata e delle decorazioni esterne. Il tutto per una spesa di 2 milioni di dinari (corrispondenti a quasi 700 mila euro attuali) [19]. Ha soprainteso ai lavori l’Associazione di Salvaguardia della Medina. Altri interventi sono stati effettuati nel 2011, in occasione del centenario del progetto di Woog, con il rifacimento dell’impianto acustico, offerto dal governo giapponese [20]. Il Teatro ha così recuperato un ruolo essenziale nella città, quale simbolo di cultura sia araba che europea e le sue brevi scalinate sono ritornate come un tempo luogo centrale dell’Avenue Habib Bourghiba.
Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
Note
[1] Tra i testi sull’argomento: Fatma Ben Becher – Djellouli, Le Théâtre Municipal de Tunis, Ed. Finzi Création, Tunisi 1998; Moncef Charfeddine, Deux siècles de Théâtre en Tunisie, Ed. Ibn Charaf, Tunisi 2000; Hatem Bourial, La Bombonnière: petite histoire du Théâtre municipal de la ville de Tunis, Ed. Tunis: la Nef, Tunisi 2002.
[2] La città era passata dai 70.000 ab. di metà Ottocento a quasi 170.000 nel 1911 e a 220.000 alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Oggi la popolazione, compresi i sobborghi, è di oltre 2.000.000 di abitanti.
[3] Paul Klee, Diari, 1898-1918, il Saggiatore, 2016. Diario del 16 aprile 1914:295.
[4] Jean-Emile Resplandy nacque e morì a Perpignan, cittadina dei Pirenei orientali, al confine con la Spagna. Dopo aver studiato Belle Arti a Parigi, a fine secolo arrivò a Tunisi, dove divenne l’architetto principale dei Lavori Pubblici, progettando, oltre al complesso del Teatro, il Municipio di Tunisi (1901) poi distrutto, e il Palazzo di Giustizia. Decorato dal Bey di Tunisi, nel 1906 ricevette a Marsiglia il gran premio dell’Esposizione di arte coloniale.
[5] Parteciparono le imprese italiane di Ignazio Sansone, di Luigi e Vittorio Rey e di Giuseppe Di Vittorio. Sul ruolo degli italiani nella costruzione di Tunisi si veda L. Quattrocchi, La presenza italiana nell’architettura tunisina tra Art Nouveau e Art Déco 1900-1940 in Memorie Italiane di Tunisia (a cura di S. Finzi), Finzi Editore, Tunisi 2000.
[6] Jean-Baptiste Belloc nacque a Pamiers (nei Pirenei, vicino Perpignant) nel 1863 e morì a Parigi nel 1919. Arrivò in Africa del Nord nel 1897 e lavorò in Algeria e Tunisia. È sepolto a Perpignant dove la moglie ha donato molte sue opere al Musée de Hyacinthe- Rigaud.
[7] Michele Cortegiani nato a Palermo nel 1857, affrescò a Palermo la Villa Igeia e il soffitto del Teatro Massimo (1893 – 97). Morì a Tunisi nel 1919. Si veda AaVv, Pittori italiani di Tunisia, Finzi Editore, Tunisi 2000: 207.
[8] Paul Baron nacque nel 1856, studiò ad Aix en Provence. Si veda di AaVv, Gli Italiani di Tunisia, (a cura della Camera Italiana di Commercio ed Arti), Tunisi, Imprimerie Typo-Lithographique de l’Association Ouvrière, 1906: 178-79. La società per la costruzione del teatro era stata promossa da Cesare Trionfo, negoziante di pianoforti e dagli imprenditori Luigi Rey e Giuseppe Di Vittorio. Vedere anche Architetture Italiane: 154 e Memorie di D. Passalacqua: 215.
[9] A Tunisi aveva progettato l’antica Ambasciata Britannica, l’Hotel Majestic, la Maison Abadie. Su Paul Baron vedere Bilas, op. cit.:133.
[10] Gli Italiani di Tunisia, cit., 1906.
[11] Archives Nazionales de Tunisie (ANT), fascicolo M – M5 – 11- 620.
[12] ANT, M M511 dossier 616 « Correspondeances, rapports techniques, notes et coupures de presse relatifs à la construction et l’aménagement du théâtre municipal de Tunis » 1888 – 1962.
[13] BAH (Fonds Bétons Armés Hennesbique), 25 – 1909 – 25958.
[14] La Depêche Tunisienne del 4 luglio 1910
[15] I posti così suddivisi: 514 al piano terra, 321 nella prima galleria, 240 nella seconda, 276 nell’anfiteatro.
[16] Les travaux du Théâtre en « La Tunisie française » s. d. dopo 1913. (Arch. Stato di Tunisi). Émile Oscar Guillaume (Parigi 1867- Neuilly-sur Seine 1942), realizzò nel 1912-13 a Calais il monumento al Pluviôse, sottomarino tragicamente affondato il 26 maggio 1910. Famosa è anche la sua statua della Délivrance di Nantes riprodotta in numerose copie e collocate in varie città di Francia e del Belgio.
[17] La convenzione datata 22 luglio 1909 è approvata il 22 settembre. ANT, Fasc. cit. alla nota n. 14.
[18] La Tunisie industielle, 15 gennaio 1911.
[19] Restauration du Théâtre Municipal de Tunis 2001-2004 (a cura dell’Association de Sauvegarde de la Medina), Tunisi dicembre 2004.
[20] Fonte architetto Rafik Aouali.
APPENDICE

Progetto dell’arch. Lucien Woog 1909. Teatro municipale di Tunisi, 27 ott. 1909. Fonds Bétons armés Hennebique (BAH): bureau technique central. CNAM/SIAF/Cité de l’architecture et du patrimoine/Archives d’architecture contemporaine. Dossier: 076 Ifa 1380/3. Pianta della pavimentazione a livello del piano terreno. AR-07-14-08 inchiostro su calco, cm. 57 x 47.

Progetto dell’arch. Lucien Woog 1909. Teatro municipale di Tunisi, 27 ott. 1909. Fonds Bétons armés Hennebique (BAH): bureau technique central. CNAM/SIAF/Cité de l’architecture et du patrimoine/Archives d’architecture contemporaine. Dossier: 076 Ifa 1380/3. Piano a livello dell’anfiteatro, AR-07-10-14-05, inchiostro su calco, cm. 63 x 50,5.

Progetto dell’arch. Lucien Woog 1909. Teatro municipale di Tunisi, 27 ott. 1909. Fonds Bétons armés Hennebique (BAH): bureau technique central. CNAM/SIAF/Cité de l’architecture et du patrimoine/Archives d’architecture contemporaine. Dossier: 076 Ifa 1380/3. Pianta a livello della prima galleria, AR-07-10-14-06, inchiostro su calco, cm. 56 x 44.

Progetto dell’arch. Lucien Woog 1909. Teatro municipale di Tunisi, 27 ott. 1909. Fonds Bétons armés Hennebique (BAH): bureau technique central. CNAM/SIAF/Cité de l’architecture et du patrimoine/Archives d’architecture contemporaine. Dossier: 076 Ifa 1380/3. Pianta a livello della seconda galleria, AR-07-10-14-03, inchiostro su calco, cm. 58 x 48.

Progetto dell’arch. Lucien Woog 1909. Teatro municipale di Tunisi, 27 ott. 1909. Fonds Bétons armés Hennebique (BAH): bureau technique central. CNAM/SIAF/Cité de l’architecture et du patrimoine/Archives d’architecture contemporaine, Dossier : 076 Ifa 1380/3. Sezione longitudinale AB, AR-07-10-14-07, inchiostro su calco, cm. 50 x 62,5.

Progetto dell’arch. Lucien Woog 1909. Teatro municipale di Tunisi, 27 ott. 1909. Fonds Bétons armés Hennebique (BAH): bureau technique central. CNAM/SIAF/Cité de l’architecture et du patrimoine/Archives d’architecture contemporaine. Sezione A-B, AR-07-10-14-01, inchiostro su calco, cm. 50 x 60,5.

Progetto dell’arch. Lucien Woog 1909. Teatro municipale di Tunisi, 27 ott. 1909. Fonds Bétons armés Hennebique (BAH): bureau technique central. CNAM/SIAF/Cité de l’architecture et du patrimoine/Archives d’architecture contemporaine, Dossier : 076 Ifa 1380/3. Piano della terrazza, AR-07-10-14-04, inchiostro su calco, cm. 59 x46.
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Sonia Gallico, di formazione architetto, specializzata in Restauro di monumenti, ha insegnato Storia dell’Arte nei licei romani. Ha scritto numerosi testi di carattere artistico, tra cui una Guida di Ostia Antica, una Guida di Roma, (entrambi tradotti in cinque lingue), una Guida della città del Vaticano e i testi per un libro fotografico sulla Cappella Sistina (tutti tradotti in undici lingue). Da tempo si dedica allo studio di frammenti di storia della Tunisia con la pubblicazione della raccolta completa de l’Italiano di Tunisi (2019) e il libro Il delitto Miceli: Una storia di ordinario fascismo in Tunisia (2022).
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