di Ljdia Musso
È possibile che la Calabria, terra intrisa di storia e stratificazioni culturali, rimanga un angolo poco esplorato nel grande affresco identitario italiano?
Troppo spesso confinata a stereotipi, la sua complessità sfugge a una narrazione adeguata, generando un vuoto che rende vulnerabili le nuove generazioni di fronte all’omologazione, rendendo incomprensibili i significati profondi delle tradizioni culturali popolari.
In questo scenario, i riti secolari si configurano come baluardi di una resistenza socio-culturale, di una tenace persistenza della memoria.
Quale significato profondo si cela dietro manifestazioni come la Naca di Catanzaro?
Lungi dall’essere mere rievocazioni, riti come questo Venerdì Santo penitenziale – il cui nome, dal greco “nèkyia”, evoca culla e passaggio – rappresentano potenti momenti di coesione, ponti tra un presente in bilico e un passato millenario.
È proprio l’urgenza di documentare e comprendere queste espressioni vitali che ha motivato la creazione di un gruppo di studio dedicato.
Come avvicinarsi a un patrimonio così ricco e al tempo stesso così poco conosciuto? Il nostro percorso muove dagli studi di Ernesto de Martino e degli antropologi che a quella scuola si sono ispirati.
La fotografia, per noi, non è strumento di predazione ma narrazione sensibile, veicolo di conservazione della memoria, un atto che sottrae all’oblio e consegna al futuro l’anima del rito.
Cosa rivela lo sguardo di chi si accosta al rito senza sovrastrutture? L’osservazione dei bambini durante la Naca ha senza dubbio rappresentato un momento chiave.
La loro curiosità autentica, la serietà mista a leggerezza con cui vivono l’evento li rende testimoni privilegiati, protagonisti partecipi della passione comunitaria.
Intercettano la forza emotiva primordiale del rito, facendosi involontari custodi di una tradizione ancora viva e palpitante.
L’immersione nelle radici calabresi, l’esplorazione dei riti, dei paesaggi, della cultura popolare di una terra spesso fraintesa, richiede sguardi molteplici e autentica condivisione. Noi abbiamo tentato questo approccio aiutati e guidati dai componenti della Arciconfraternita “Maria SS.ma Immacolata” di Catanzaro, instancabili promotori di questa processione penitenziale e depositari del suo prezioso patrimonio di valori, simboli e memorie.
Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025
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Ljdia Musso, fotografa e consulente di comunicazione e marketing, con studi a Napoli e Catanzaro. La sua attività professionale si fonda su una formazione interdisciplinare che integra socio-antropologia, scienze cognitive e neuromarketing, applicando queste competenze alla comunicazione culturale. Con un background internazionale, ha maturato una solida esperienza in diversi ambiti: arte, fotografia, docenza e ricerca. È fondatrice di “Caffè Fotografici”, un format di eventi presente in diverse città, e si distingue per il suo approccio dinamico e innovativo, che unisce creatività ed esperienza. Attivista e performer, collabora con diverse testate e ha partecipato a eventi internazionali con progetti che esplorano le connessioni tra individuo, società e cultura.
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