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Il Mediterraneo. Elogio del sale
Posted By Comitato di Redazione On 1 luglio 2016 @ 00:59 In Immagini,Società | 1 Comment
di Salvo Cristaudo e Andrea di Napoli [*]
Lungo i litorali delle regioni che si affacciano sul Mare Mediterraneo, la natura ha creato le condizioni ideali per estrarre il sale contenuto nell’acqua del mare, ricorrendo ad un procedimento antichissimo.
In Sicilia, nelle saline della Riserva Naturale Orientata di Trapani e Paceco [1], il lavoro di raccolta del sale marino è avvenuto ininterrottamente sino ai nostri giorni nel rispetto della tradizione e di tutti gli elementi del complesso ecosistema che compone l’ambiente naturale [2].
A tutti coloro che osservano la zona, come addetti ai lavori, come visitatori interessati o come semplici curiosi, appare una straordinaria magia cromatica che deriva dalla caratteristica colorazione che le vasche assumono. Il blu cobalto domina in quelle più grandi, in quelle intermedie compare distintamente il rosso, in seguito, nelle vasche più piccole, dove il sale si “cristallizza”, riconosciamo il comune condimento dal colore bianco che riflette sotto il sole siciliano; al termine il prodotto viene ammonticchiato dai salinari lungo gli argini per completare l’essiccazione.
I lavoratori non svolgono una attività di tipo folkloristico, ma la loro fatica ricopre un ruolo autentico nella difficile economia del territorio [3]. Solo coloro che non conoscono questa tecnica potranno ancora dire con superficialità che il sale è bianco anche prima di finire sulle nostre tavole.
Furono probabilmente i Fenici i primi a praticare l’estrazione del sale marino attraverso una serie di vasche di decantazione e a comprendere la importanza di questo prodotto alimentare come una consistente risorsa economi- ca. Fin dall’antichità l’unico modo di conservare gli alimenti consisteva nel cospargerli di sale e proprio le saline alimentavano tutte le attività legate alla salagione del pesce azzurro, un alimento essenziale della semplice industria conserviera.
Le acciughe e le sarde salate nei barili prima e, successivamente, nelle caratte- ristiche “lanne” (scatolette metalliche chiuse ermeticamente) costituiscono infatti un prodotto tipico della parte occidentale della Sicilia esportato in tutto il mondo.
Per tante ragioni il sale rappresentava un bene prezioso, perfino la paga dei legionari romani avveniva in modesti quantitativi di sale e si chiamava, appunto, salario. Il prezioso condimento, insomma, veniva utilizzato come moneta corrente. Fino a pochi decenni addietro in Italia sul commercio del sale gravava un’imposta dei Monopoli di Stato dalla quale era esentata solo la Regione siciliana.
Di conseguenza accadeva frequentemente che, a bordo del famoso ferry boat, all’interno del bagaglio dei viaggiatori provenienti dall’isola e diretti nelle regioni appartenenti al cosiddetto “continente”, venissero illecitamente nascosti i preziosi pacchetti di sale destinati ad amici e parenti. In quantitativi modesti o massicci il trasporto clandestino di sale costituiva, comunque, una diffusa forma di contrabbando che alimentava gli affari sia della criminalità organizzata che dei piccoli malavitosi locali.
Considerato tutto questo, si spiega perché, nel linguaggio comune, ricorre frequen- temente il termine “salato” inteso come sinonimo di costoso, caro. In un altro modo di dire si fa riferimento al buon senso di coloro che “hanno sale in zucca” e possiedono, quindi, una particolare saggezza.
Erodoto nella sua opera Le Storie, che risale al V sec. a.C. racconta delle famose “vie del sale” e delle collinette che, partendo da Tebe d’Egitto, distano circa dieci giorni di cammino l’una dall’altra e forniscono alle popolazioni circostanti sia l’acqua fresca che il sale per un processo di evaporazione caratteristico dei climi più secchi. Da questi luoghi le carovane provvedevano al trasporto del sale a dorso di cammello attraverso il deserto africano.
Nel tempo sono state sfruttate anche miniere di sale formatesi nei millenni, a seguito di sconvolgimenti geologici che hanno isolato il flusso delle acque. Località molto attraenti anche dal punto di vista turistico sono l’imponente altura salina di Realmonte, nell’Agrigentino, e il Mar Morto, l’enorme lago salato che si trova tra Israele e Giordania, ed occupa la più profonda depressione del nostro pianeta, ma anche gli chott tunisini, come quello grandissimo e coloratissimo di El Jerid, che si estende in una depressione tra le oasi di Tozeur e di Nefta da un lato e tra Kebili e Douz ai confini del Sahara dall’altro, su una superficie di oltre 5.000 km² (alcune fonti indicano 7.000 km): è il più esteso lago salato della regione.
Le differenti caratteristiche ambientali che coesistono nelle zone nelle quali viene raccolto il sale creano una straordinaria combinazione tra le località marine, quelle lacustri e la terraferma, che si rivela particolarmente adeguata ad ospitare numerose specie di uccelli migratori durante i lunghi spostamenti che compiono da una regione all’altra del vasto bacino del Mediterraneo. Spesso nidificano e si riproducono proprio in corrispondenza delle acque basse nelle Oasi del Wwf frequentate dagli esotici fenicotteri rosa.
La vegetazione deve essere particolarmente resistente alle difficili condizioni ambientali che sembrano favorire la crescita spontanea dell’aloe, una pianta dalle molteplici proprietà salutari. Le forti sensazioni suscitate da questo paesaggio estremamente suggestivo hanno persuaso il fotografo Salvo Cristaudo a realizzare il variopinto reportage I colori del sale attraverso cui viene accuratamente rappresentato il precario equilibrio di un complesso habitat naturale e l’impegno di coloro che svolgono ancora un’attività strettamente legata ad antiche tradizioni.
Recentemente ho riletto una favola raccolta da Italo Calvino nel primo volume delle Fiabe italiane. Le favole tramandano la saggezza popolare e i loro insegnamenti sono spesso comuni ad aree geografiche anche molto distanti tra loro. La fiaba dal titolo Bene come il sale racconta di un re che, avendo domandato alle tre figlie quanto gli volevano bene, dalla prima si sentì rispondere “Come il pane”, dalla seconda “Come il vino”, e dalla più piccola “Come il sale”.
Al re non piacque la terza risposta e cacciò la figliola e la dimenticò. Finché un giorno la regina fece servire a sua maestà un pranzo completamente insipido. A quel punto il re comprese il significato della risposta della figlia minore e, avendo capito il valore del sale, la riaccolse amorevolmente.
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