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“Il figlio del ricco di Tunisi” e “La più bella italiana di Tunisia”: due storie di successo

Corriere di Tunisi, 1957

Corriere di Tunisi, 1957

di Rosy Candiani 

La storia della collettività italiana di Tunisia dagli anni Ottanta alla metà del ‘900 si arricchisce sempre più in questi ultimi anni di studi e contributi che ne definiscono meglio le vicende, a integrare e a far luce sui momenti ufficiali della Storia, cadenzata da atti, accordi, date talora a malapena riportati sui manuali. Da un lato, gli studi critici pervengono a sottolineare la effettiva variegata identità di una comunità arrivata a circa 80 mila unità stabili (ufficiali), composita e poco omogenea, nella realtà di una forte maggioranza siciliana, manodopera per gran parte non qualificata ma apportatrice di preziose conoscenze e tecniche nell’agricoltura, nell’edilizia, nei trasporti; ma anche di un ceto medio modesto di piccoli appaltanti, proprietari di terra, capimastri, artigiani la cui acuta capacità imprenditoriale li portò a investire in un Paese estraneo ma vicino; oltre a un ceto medio di commercianti, medici, insegnanti e imprenditori proveniente da altre regioni, tra cui in particolare la Liguria, la Toscana e la Campania, capaci di dialogare proficuamente e collaborare con le autorità politiche.

Ma altrettanto importante si rivela la quantità di racconti, memorie, testimonianze dirette degli italiani di Tunisia, che questa storia l’hanno vissuta. Un mosaico di microstorie di persone normali che del loro quotidiano, dei traumi, delle lotte individuali o familiari per non soccombere, e anche della riuscita – grazie o nonostante la tragedia – hanno voluto lasciare il ricordo: voci raccolte o levate in prima persona per offrire identità e dignità ai protagonisti di una storia “minore” (Alfisi – Pisanelli 2024) ma viva, per emergere sulla rigidità e l’anonima invisibilità dei numeri.

Dimenticati dalle fonti storiche ufficiali, gli italiani di Tunisia si esprimono per riportare alla nobiltà e all’attenzione delle pagine scritte o filmate vicende individuali che li accomunano e che si rivelano preziose per ricostituire una realtà storica sociale e culturale che ha segnato profondamente l’identità della Tunisia, che ne conserva ancora eredità e tracce evidenti.

In questa “esigenza” di ricordare per affermare l’esistenza nella storia e nella cronache vi sono poi le testimonianze di chi, italiano di Tunisia, nato in questo Paese nel periodo di maggior vivacità e presenza della comunità italiana, cioè negli anni Trenta del ‘900, si è in seguito costruito fama e successo, in Italia e nel mondo, senza però dimenticarsi delle origini che hanno offerto loro il dono della pluralità, della capacità di adattarsi e di imporsi, grazie e nonostante i momenti traumatici del distacco e del cambiamento.

Tra queste storie vorrei soffermarmi su due, diversissime tra loro, eppure simili, non solo perché accomunate dal successo “mondiale” ma soprattutto da una (sia pure inconsapevole) condivisione, a poca distanza di anni, del quartiere e dei luoghi del centro di Tunisi che li hanno visti bambini. Le vicende riportano ancora una volta a quella zona della città, attorno all’asse dell’attuale avenue Bourguiba, che è stata edificata, abitata connotata e ancor oggi identificata dalla impronta inconfondibile della comunità italiana, nella sua estrosa operosità e indissolubile fusione con la popolazione tunisina.

Intendo occuparmi della storia di Nicola Pietrangeli “il figlio del ricco di Tunisi” (Pietrangeli 2023: 3) e di un episodio della vita di Claudia Cardinale, legato al concorso di bellezza vinto a Tunisi nel 1957. 

La Goulette, murale (ph. Chabbi)

La Goulette, murale (ph. J. Chabbi)

Claudia Cardinale 

Dell’attrice, recentemente scomparsa, si è detto ormai quasi tutto, e anche del suo rapporto emozionale con la Tunisia, il suo Paese natale: Alfonso Campisi, Marcello Bivona e Hatem Bourial, tra gli altri, ne hanno ricordato il suo sentirsi “siciliana di Tunisia”, figlia illustre della comunità di Tunisi, sul filo dei ricordi personali o della ricostruzione puntuale dei “luoghi” che ne videro l’infanzia.

Nata da una famiglia di origine trapanese, Claudia Cardinale ha trascorso la sua infanzia tra un appartamento dell’imponente Foyer du Combattant, affacciato ancor oggi sull’avenue Bourguiba, ai margini del quartiere della Petite Sicile, e la rue de Marseille dove la famiglia si è trasferita e dove ha frequentato l’école Cambon, ancora oggi attiva. Ma per tutti è la figlia de “La Goulette”, il quartiere della periferia nord sul mare, dove forse trascorreva le sue vacanze e dove il nonno svolgeva il suo lavoro di piccolo armatore di barche da pesca (Bourial 2025), e il suo “pellegrinaggio” sui luoghi dell’attrice; probabilmente anche in virtù della sua partecipazione-cameo al film di Farid Boughedir “Un été à La Goulette”. Adottata da La Goulette, l’attrice ha personalmente assistito all’entusiastico omaggio offerto da questo quartiere nel 2022, con l’intestazione di una via in suo onore e di un grande murale con ritratto il suo volto.

Sicuramente il legame affettivo e di gratitudine dell’attrice per il Paese natale risaliva alle origini della sua carriera e del suo successo, un’opportunità che la comunità italiana le diede e che costituì la svolta definitiva per lei e per la famiglia nel periodo storico più difficile per gli italiani installati in Tunisia, preludio a quello del distacco forzato e doloroso per la maggior parte di loro, a seguito della Seconda guerra mondiale e poi dell’Indipendenza del 1956.

È noto che all’«origine della bella avventura» (Finzi 2025) di Claudia Cardinale sia stato il concorso “la più bella italiana di Tunisia” vinto, alla sua seconda edizione, nel 1957. Recentemente è stato ripercorso sul filo della memoria autobiografica da Marcello Bivona (2025), dalla prospettiva dello spettatore alla serata; ma molto resta da mettere in luce di questo concorso, del suo svolgimento e soprattutto di chi ne fu protagonista-ideatore e secondo quali finalità.

Corriere di Tunisi, 1957, Premiazione di Claudia Cardinale

Corriere di Tunisi, 1957, Premiazione di Claudia Cardinale

In effetti, il concorso nasce nel 1956 in margine alla consueta kermesse organizzata, alla Tour Blanche di Gammart, dalla SIA (Società italiana di assistenza) e dal Consolato generale, «nello spirito di solidarietà verso i nostri indigenti … quest’anno ancora più grande perché più grandi sono i bisogni della nostra colonia» (Corriere di Tunisi, d’ora in poi “Corriere”, 1956, 18-5). Nel lancio della notizia appare un riquadro con l’iniziativa originale, firmata “Corriere di Tunisi”, pensata e voluta dal suo Direttore, Elia Finzi: «abbiamo anche noi da suggerire qualcosa: perché non organizzare in questa propizia occasione l’elezione de ‘La più bella italiana di Tunisia’? Ecco una innovazione per la quale siamo pronti ad offrire una coppa e il nostro patrocinio».

Iniziativa raccolta e quindi sostenuta e seguita dal giornale in tutta la fase organizzativa: iscrizione, selezione, sponsor e premi, riunioni, l’invito di Silvana Pampanini, il resoconto della serata con la sua folla impressionante, la premiazione della vincitrice Sylvia Serra con la coppa d’argento del “Corriere”, il suo furto e successivo ritrovamento. “Un immenso successo” (Corriere 1956: 19-4) che rende inevitabile la sua replica l’anno successivo. Elia Finzi aveva compreso l’importanza del concorso non solo per il suo giornale, ma come momento di coesione per la comunità italiana e soprattutto per la sua visibilità all’estero, per la possibilità di veicolare attraverso il suo successo in Italia e nei Paesi del Mediterraneo le difficili condizioni della collettività e della sua sopravvivenza in quel periodo di transizione politica in Tunisia.

Le sue indubbie capacità di costruire rete e relazioni danno slancio al concorso, coinvolgendo Unitalia Film e gli organizzatori del concorso “Miss cinemonde” a Parigi: «È chiaro che “la più bella italiana di Tunisia” si è imposta all’attenzione internazionale, per cui siamo convinti che ben presto una nostra deliziosa fanciulla riuscirà a raggiungere le più alte vette della cinematografia; le nostre ragazze non sono forse le sorelle delle varie Gina Lollobrigida, Sofia Loren ecc.?» (Corriere 1957: 31-5).

Naturalmente il Corriere segue tutte le fasi della manifestazione, che viene aperta alla votazione popolare, fino alla serata del 16 Giugno 1957, quando vede, come ben noto, l’affermazione di Claudia Cardinale. Di maggior interesse, però, sono i passaggi seguenti il concorso, per esempio la visita in redazione del Corriere il 21 giugno, con la relativa intervista: ne emergono dettagli interessanti e maliziosi, in un ritratto che alterna le domande di rito allo sguardo compiaciuto per «le prepotenti grazie della formosa trapanese di Tunisi», alla descrizione della ragazza: tratti “angelicati” («piglio nobile, dal visino sorridente, dagli occhi castano scuri e profondi, il cui sguardo accarezza tutto ciò che avvolge, dai capelli castani e finissimi, dalla carnagione bruna e vellutata») e una personalità decisa, una grinta non propriamente da dilettante (Corriere 1957: 21-6): visto che, proprio grazie a questo articolo apprendiamo che la Cardinale già aveva avviato la sua carriera cinematografica; e possiamo dunque retrodatare al ’57 la sua recente interpretazione di “Goha”, film di coproduzione franco-tunisina, «nel ruolo della piccante Amina», film dichiarato già in programma al Festival di Venezia di quell’anno, ma uscito poi nelle sale nel 1958.

Claudia Cardinale

Claudia Cardinale

Il concorso a Gammart porta dunque Claudia Cardinale a Venezia non solo nelle vesti della giovane promessa esordiente nel film di Baratier, ma come “la più bella italiana di Tunisia”, protagonista di interviste, presente su giornali e in emissioni televisive, iscritta alla Scuola del Cinema di Roma: «Un’altra splendida stella sta sorgendo» (Corriere 1957: 20-9), ormai nota al mondo con «la scultorea linea della sua persona», «la sua chiara intelligenza»; e, dettaglio involontariamente comico, se si pensa al lungo “purgatorio” del doppiaggio a cui fu sottoposta per la inconfondibile voce roca, «la squisita soavità della sua voce».

Per gli Italiani a Tunisi, quella collettività discriminata, vessata e decimata dalle vicende del dopoguerra e della decolonizzazione, si proiettava nella notorietà di Claudia Cardinale il desiderio di riscatto, di uscita dall’anonimato di una comunità ignorata, di riconoscimento della esistenza degli “Italiani di Tunisia”; un sentimento radicato e ricambiato dall’attrice, che accettò di presenziare di persona, in occasione delle celebrazioni per il 40° del Corriere di Tunisi, per la presentazione del suo libro autobiografico e la proiezione di alcune scene del film “Un été à La Goulette”. 

Nicola Pietrangeli, con la maglia dell'Avant Guarde

Giulio Pietrangeli, con la maglia dell’Avant Guarde

Nicola Pietrangeli                                  

Nicola Pietrangeli è una figura che non è mai passata inosservata anche per chi non sia appassionato di tennis: campione della dolce vita, con una personalità che travalica i prestigiosi traguardi raggiunti nel ventennio d’oro della sua carriera, legata anche all’esuberanza del carattere, dell’eloquio e dello stile di vita, che scopriamo poi appartenere un po’ al DNA familiare. Per tutti è sicuramente identificato come “il più romano dei romani” (Pietrangeli: 23), e lui stesso riferiva divertito dello stupore suscitato dalla scoperta della sua nascita tunisina, del suo sentirsi “il più romano dei tunisini”: «anche amici … mi hanno chiesto, stupiti: “ma come, sei nato a Tunisi?”» (Pietrangeli 2023: 3)

È vero, l’intervista nel 2024 all’emittente “Supertennis” e la conseguente lettura della sua autobiografia – “Se piove rimandiamo” – hanno aperto un nuovo, intrigante squarcio sulla Tunisi della Belle Èpoque, dove Pietrangeli nasce nel 1933.

Scoppiettante, spiritoso e ironico come nelle sue analisi tennistiche, nel libro alterna battute fulminanti, ricordi di vita quotidiana, aneddoti, notizie storiche a riflessioni rapide ma non banali, come l’avvio del libro, focalizzato sul momento della drammatica partenza da Tunisi nel dicembre del ’46, del tutto simile a quella di molti italiani della comunità tunisina: «scappavamo. Non avevamo fatto nulla, eppure ci avevano cacciato» (Pietrangeli 2023: 4), e rinnovato nella memoria a ogni notizia delle disperate traversate dei migranti.

Per rimettere ordine nel racconto, che rifugge quasi premeditatamente la cronologia, si possono seguire due assi portanti, che attraversano la storia della sua famiglia, ma che sono connaturati per molti degli appartenenti alla collettività italiana stabilitasi in Tunisia tra fine ‘800 e inizio Novecento. In primis l’appartenenza multietnica: figlio di padre italo-tunisino (il nonno Michele era arrivato a Tunisi da Tussio, paesino dell’Abruzzo) e di madre russa, giunta a Tunisi nel 1919 a seguito della Rivoluzione, Pietrangeli si definisce «un prodotto del melting pot», con una identità fluida e multiculturale fin dai primi anni, quando le sue lingue d’espressione sono il russo e il francese; poi straniero a Roma –“il Francia” – dove impara l’italiano “per le strade”: «non parlavo una parola d’italiano» (ivi: 8), «onestamente mi sentivo francese … la Tunisia era la mia casa … stavo bene; avevo la mia casa, la mia dimensione» (ivi: 9) 

Casa Pietrangeli, Rue de Sparte a Tunisi (ph. J. Chabbi)

Casa Pietrangeli, Rue de Sparte a Tunisi (ph. J. Chabbi)

Chi degli italiani di Tunisia, costretti dal ’56 e poi nel 1962-64 a lasciare il loro Paese verso l’ignoto di una nuova dimensione – in Francia o in Italia – non si esprimerebbe in questi termini?

La seconda linea portante riguarda la condizione economica e sociale, i rapidi stravolgimenti e la precarietà che diventa condizione esistenziale, la ricchezza e il benessere, anche ostentati, travolti dagli eventi della Storia (ivi:12). Da un lato, la lettura dell’autobiografia si configura come un gioco a rincorrere, tra la prosa spumeggiante e il senso dell’umorismo, la veridicità dei riferimenti e le informazioni sulla famiglia e l’infanzia a Tunisi: alcune evidenti imprecisioni (legate alla distanza temporale e alla ricerca nella memoria di nomi e luoghi per assonanza) e le analogie con alcune delle vicende dell’altro grande tennista nato a Tunisi, Pierre Darmon, amico d’infanzia e poi rivale, inducono a relegare nella aneddotica divulgativa la ricostruzione biografica; ma poi ci sono lampi di testimonianze storiche ancora vive che restituiscono credibilità a questo tableau vivant della Tunisi di inizio secolo e incoraggiano la ricerca di fonti e dati per arricchire i ricordi del grande tennista.

Casa Pietrangeli, Rue de Sparte a Tunisi, la scala d'ingresso (ph. J. Chabbi)

Casa Pietrangeli, Rue de Sparte a Tunisi, la scala d’ingresso (ph. J. Chabbi)

La storia familiare dei Pietrangeli, che inizia in Tunisia con il nonno Michele, manovale che arriva a Tunisi e si lancia nel fervore dell’edilizia e delle costruzioni ferroviarie, è la storia di una emigrazione di successo, non così rara in quel ventennio di fine Ottocento che vede il Paese e la capitale nella piena espansione del Protettorato, accoglienti e aperti verso la creatività e le intraprendenti capacità imprenditoriali.

Ricchezza e benessere che si traducono, di padre in figlio, si direbbe per una predisposizione genetica del ramo maschile, in passione per le belle giovani di famiglie ben inserite in città, per le auto, per le case prestigiose. Il nonno, “era diventato ricco sfondato”, alla conquista della bella Giuseppina, figlia di una benestante famiglia napoletana trapiantata a Tunisi (anche se nel libro l’incontro viene trasportato nella Fiuggi delle smargiasse incursioni italiane di Michele); il padre Giulio, innamorato perso della esule russa Anna De Yourgaince (Von Yourgens), conquistata con un folle e dispendioso corteggiamento.

Nicola Chirinsky nasce nel 1933 nel cuore della Tunisi che si sta espandendo ai lati dell’Avenue verso il parco del Belvedere, non lontano dai luoghi dell’infanzia di Claudia Cardinale: sotto le direttive francesi, è la comunità italiana, di architetti, artigiani, imprenditori, proprietari e locatari che si fa protagonista della edificazione di questi quartieri secondo i dettami della tendenza Déco, rivisitata e personalizzata secondo i gusti e le reminiscenze del gusto italiano in un eclettismo originale e ineguagliabile.

Pietrangeli ha un ricordo sfumato delle coordinate della abitazione, dove sovrappone il “quartiere arabo” con il «cortile del palazzo di Rue Lafayette» (che è in realtà il quartiere poco lontano) dove gioca a calcio e a tennis con Pierre Darmon; ma poi uno squarcio ben più preciso, «dalla finestra vedevo il Liceo Carnot» (ivi: 8) ci guida alla localizzazione del palazzo che nonno Michele fece costruire per la famiglia e i cinque figli forse proprio in concomitanza con la nascita del nipotino.

Gli archivi tunisini registrano il nome di Michele Pietrangeli come imprenditore e proprietario dell’immobile situato in Rue de Sparte 10, costruito nel 1934 e affidato alla progettazione di uno dei tanti architetti italiani, Remo Radicioni. L’edificio si staglia ancora nella via, una delle tante traverse che collegano avenue de Paris e avenue Habib Thameur, imponente nei suoi tre piani coronati da pergola, da cui il piccolo Nicola poteva scorgere il Liceo Carnot e i ragazzini che lo frequentavano; firmato dall’architetto Remo Radicioni, giunto a Tunisi nel 1931 come rifugiato politico, antifascista e repubblicano, poi riabilitato dal regime e divenuto uno dei protagonisti dell’ammodernamento della città, prima del rientro in Italia a inizio anni Cinquanta: una vera star, prima dello stile Déco e poi di un più personale e moderno stile Novecento, vicino al gusto più aulico e composto della borghesia italiana locale e del fascismo architettonico.

L’immobile Pietrangeli è un classico esempio della sua cifra, ossia sobrietà nelle forme, modernità nell’uso del cemento armato, ricchezza opulenta dei materiali di rivestimento: la facciata, in cemento grezzo, è ripartita e ritmata da modanature verticali che distribuiscono ai lati dell’ingresso centrale i tre piani con ampie finestre e piccoli balconi circolari sporgenti, decorati con ferro battuto (il nome di Radicioni è spesso associato a quello del “mago” del ferro battuto a Tunisi, Mario De Simoni); lo stesso motivo geometrico decora la porta esterna che si apre sul piccolo atrio e poi sul corridoio di disimpegno verso la scala: legno massiccio d’epoca, tappeto a “seminato” veneziano policromo in marmo come l’incorniciatura, graniglia per il corridoio e per le pareti delle parti comuni, che riprendono il verde brillante della policromia all’ingresso con un colore abbastanza insolito nelle abitazioni dell’epoca; ultimo dettaglio, alcuni resti di decorazioni geometrico-floreali in gesso a rilievo sulle pareti all’entrata.

Pressoché intatto e ben conservato, questo immobile mostra ancora i segni della eleganza e dell’agiatezza dei suoi proprietari originari, sfuggendo a rifacimenti, degrado e interventi invasivi. Qui il piccolo Nicola ricordava i giochi con l’amico Darmon, a calcio e con la prima racchetta, e il giardino poco lontano, ancora oggi lussureggiante sull’avenue de Paris come ingresso privato di una importante società di assicurazioni.

Grand Prix de Tunsie, anni 30

Grand Prix de Tunisie, anni 30

E non a torto ricordava di essere “il figlio del ricco di Tunisi” e non solo per la bella casa che lo vide bambino o per il dispendioso corteggiamento del padre prima del matrimonio, ma sicuramente per il tenore di vita che Giulio Pietrangeli mantenne nei suoi anni tunisini, segnati da una imprecisata attività di imprenditore edilizio, sulla scia del padre, e da un profluvio di attività sportive a livello agonistico e di passioni per le auto costose: nei ricordi di Nicola, una Buick Packard nera, arrivata via nave a Tunisi dalla fabbrica statunitense; e una Alfa Romeo roadstar rossa con cui sfrecciava in città e nelle gare nord africane e che Nicola vide, in seguito alle requisizioni e agli espropri francesi del dopoguerra, guidata da Joséphine Baker, presente a Tunisi in quegli anni.

Automobilismo, nuoto, pallanuoto, calcio e tennis: Giulio Pietrangeli non lesinava certo il suo tempo per le attività sportive; e anche quando i repertori non avvalorano i ricordi autobiografici di Nicola, le imprese paterne ci riportano però al clima di quella Tunisi degli anni Trenta, vivacissima, moderna, molto più aperta e moderna del Paese di provenienza di questa famiglia, crogiolo e incrocio di convivenza multietnica serena, come emerge anche dalle cronache sportive e dei vari club e associazioni che animavano la vita sociale con campionati e gare locali, nazionali e internazionali.

Per esempio, in questo periodo coloniale la Tunisia e il Nord Africa sono teatro di un vivace interesse per l’automobilismo e per gare di resistenza su lunghe distanze, spesso con finalità propagandistiche, italiane e francesi prima, e tedesche a fine anni Trenta. E se non troviamo notizia di un raid Tunisi – Bengasi (ivi: 15), sono però ben attestati un raid Tripoli Bengasi e il Grand prix de Tunisie, corso al Bardo, poi all’autodromo del Belvedere e nel triangolo tra Tunisi e Cartagine, a cui parteciparono i più grandi piloti e marchi dell’epoca, come Tazio Nuvolari e Achille Varzi, vincitore nel ’31. E tra le varie classifiche spunta anche la conferma del primo posto di Pietrangeli alla “Sei ore di Tunisi” del 1931, nella classe II, con la sua Alfa Romeo sportiva.

Ma il padre di Nicola era un vero sportivo appassionato, e si era cimentato anche in sport tradizionali e meno da“ricchi”: seguire le sue imprese sportive sul filo dei ricordi del figlio apre una finestra sulla vivace attività agonistica nelle diverse specialità, l’esistenza di club e società di solida tradizione; e, per gli sport di squadra, scorrere le formazioni non fa che confermare la natura multietnica e la convivenza pacifica tra tunisini, francesi e italiani, ben più radicata dei successivi afflati nazionalistici.

Troviamo Giulio Pietrangeli nuotatore di successo nei 100 e 400 metri stile libero, tra il 1924 e il 1928, sovente terzo nelle gare più veloci; impegnato fino al 1934 anche nella squadra di pallanuoto dei “Sirènes Tritons”: capitano, attaccante e marcatore, ricordato nelle cronache in diverse occasioni, come nel 1929 (“Pietrangeli marqua un but imparable”) quando la squadra fu Campione dell’Africa del Nord e perse di misura (3 a 2) nella finale internazionale mediterranea contro la squadra di Montpensier; e ancora presente nel settebello del 1933 con Bocara, Pietr, Ciotti, Schembrò, Hozé e Curcuru (che ricordo perché i loro nomi già parlano del mosaico di nazionalità che la squadra riuniva).

Altrettanto gloriosa la storia della squadra di calcio di cui fece parte, la “Avant Garde” di Tunisi, di cui divenne una delle star: questo club della comunità francese, finanziato dalla Chiesa cattolica, fu squadra di primo piano negli anni Venti, vincitrice di numerosi campionati e fino alla guerra protagonista, sia pure con varie fusioni con altre équipes, di quello che da sempre è lo sport nazionale più seguito e praticato; comprensibilmente, in declino dopo l’indipendenza come tutte le iniziative e attività in qualche modo legate alla presenza francese e italiana nel Paese.

Poi, sia per la nascita del figlio Nicola, sia per le insistenze della moglie ad abbandonare sport pericolosi, o per emulazione verso il fratello Gabriele, dal 1935 Giulio si dedicò al tennis, che a Tunisi ebbe un grande sviluppo dopo la Prima guerra mondiale: i repertori ricordano un primo campionato di Tunisia nel 1913, e l’esistenza in città di uno Sporting Club e di un Raquette Club; parlano dell’impulso francese per questo sport che vide primeggiare i fratelli Gouttenoire, di Sousse, Gilbert Naccache e poi Pierre Darmon, campione di Tunisia nel 1951 e ’54, quando già si era trasferito, diciassettenne, da solo, a Parigi.

Nicola Pietrangeli

Nicola Pietrangeli

In questo contesto ambientale certamente di nicchia, legato al protettorato francese e alla comunità coloniale e di espatriati, francesi e italiani soprattutto, Giulio Pietrangeli incontra un discreto successo in questo sport, che lo porta a viaggiare spesso in Italia e in Francia per partecipare ai tornei, come nel 1937, a Palermo e nel 1939 a Milano, ai Campionati Nazionali Assoluti. Se il tennis non era stata la sua passione giovanile o della vita, tuttavia lo vide ai vertici di una seconda categoria, numero due della Tunisia, ricordato dal figlio per «una grinta immensa e una palla corta fenomenale» (ivi: 17) e anche sulle pagine della Gazzetta come «un Italiano che risiede a Tunisi e che ha delle innegabili qualità tecniche».

È più che comprensibile che, tra tutte le imprese sportive del padre, questi siano i ricordi più vivi di un Nicola vicino ai dieci anni; così come piace credere a questa trasmissione di padre in figlio dell’amore per il tennis: che sia stato Giulio a trasmettere al piccolo Nicola una passione che, quasi un segno premonitorio, porterà il piccolo Pietrangeli dagli scambi nel cortile di casa con l’amico Pierre al, forse fantasioso, passaggio del testimone nel campo costruito dal padre nel confinamento al Mareth (ivi: 15) e poi ai campi romani che gli apriranno la carriera e il successo mondiale.

E ora, che mentre chiudo questa escursione nella sua giovinezza apprendo della sua morte, mi resta la malinconia di non essere arrivata in tempo a comunicargli la notizia e le foto della “sua” casa a Tunisi, una casa da protagonista della vita in città, a lui che era sempre alla ribalta, che, come ricorda Adriano Panatta in questo saluto finale «era romano, che ce volete fa? Nato in Africa, ma romano vero». 

Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026 
Riferimenti bibliografici
BIVONA Marcello 2025: “La nostra Claudia, di noi italiani di Tunisia”, “Dialoghi Mediterranei”, n. 76
BOURIAL Hatem 2015:  «Deux tunisiens qui ont triomphé à Roland Garros», «Webdo», 25-5.
BOURIAL Hatem 2023 : «C’est ici qu’est née Claudia Cardinale», «Webdo», 3-11.
BOURIAL Hatem 2025: «À Tunis dans les pas de Claudia Cardinale», «Webdo », 25-9.
CAMPISI Alfonso – PISANELLI Flaviano 2024: «Paroles et images d’une histoire mineure». «L’émigration sicilienne en Tunisie (XIXe et XXe siècles) / Parole e immagini di una storia “minore”. L’emigrazione siciliana in Tunisia (XIX e XX secolo)», Tunis, Arabesques éditions.
CAMPISI Alfonso 2025: «Mes odyssées en méditerranée: Hommage à Claudia Cardinale», «La Presse», 25-9.
“CORRIERE DI TUNISI”: 1956-1957, passim.
FINZI Silvia 2025: Editoriale in “Corriere di Tunisi”, settembre.
PIETRANGELI Nicola 2023: Se piove rimandiamo. La mia vita, Milano Sperling & Kupfer
Sul Web
https://tunisianopenmasters.wixsite.com/tn-natation-polo
https://ruoteclassiche.quattroruote.it/80-anni-di-gp-di-tunisi/ : 19-8-2008
https://www.motorsportmagazine.com/archive/article/may-1931/24/the-tunisian-six-hour-race/#:~:text=1.,586.
https://www.facebook.com/groups/473135890841632/ Histoire de la Natation et du Water-Polo en Tunisie 1910-1956
https://www.les-sports.info/football-championnat-de-tunisie-clp-1-statistiques-sups1635.html

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Rosy Candiani, studiosa del teatro e del melodramma, ha pubblicato lavori su Gluck, Mozart e i loro librettisti, su Goldoni, Verdi, la Scapigliatura, sul teatro sacro e la commedia musicale napoletana. Da anni si dedica inoltre a lavori sui legami culturali tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sulle affinità e sulle identità peculiari delle forme artistiche performative. I suoi ultimi contributi riguardano i percorsi del mito, della musica e dei concetti di maternità e identità lungo i secoli e lungo le rotte tra la riva Sud del Mediterraneo e l’Occidente.

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