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Il cammino di Santiago, dalla spiritualità alla secolarizzazione, sino alla sua commercializzazione

Itinerario del Cammino di Santiago

Itinerario del Cammino di Santiago

di Maurizio Crispi [*]

Negli ultimi due decenni il Cammino di Santiago ha avuto una crescente popolarità, con una tutta una gamma di pellegrini diversi e con le più varie motivazioni. Il Cammino di Santiago nella sua forma “semplice” (come El Camino del Norte [1], o il più celebre e rinomato El camino francés [2], con partenza da Saint-Jean-Pied-de-Port, la cittadina francese ai piedi dei Pirenei e che si estende per circa 775 km [3]) o nelle sue forme più sofisticate ed impegnative, ha visto negli ultimi decenni decine e decine di migliaia di pellegrini, da quelli religiosi (e devozionali) a quelli “laici” che lo intraprendevano con le più diverse motivazioni.

Si è costituita attorno al Cammino di Santiago una vera e propria “epica” sostenuta da una florida letteratura di viaggio e diaristica e sono, infatti numerosissime le pubblicazioni a stampa (scritte da autori-pellegrini in tutte le lingue del mondo) che rendicontano dei percorsi e delle esperienze, ma anche dalla produzione di film di grande interesse sia in forma fiction, sia in forma di documentario. Tra tutte queste pubblicazioni, alcune delle quali molti interiori ed intimiste, mentre altre sono più di tipo descrittivo e illuminanti sulla geografia del Cammino, ha avuto un ruolo particolare l’opera di Paolo Coelho che ha contribuito fortemente a sdoganare il Cammino all’interno della filosofia New Age [4].

coelho-cammino-di-santiagoPartendo dal celebre film di Luis Buñuel (che si riferisce storicamente ad un periodo in cui il Cammino era un’esperienza solo per pochi) [5], Tra i più recenti vorremo citare qui Il Cammino di Santiago (“The Way”, USA, 2010) [6] a cui fa da contraltare in termini documentaristici Sei vie per Santiago (Walking the Camino: Six Ways to Santiago, 2013) [7], per arrivare alla becera banalizzazione del Cammino con la commedia interpretata da Checco Zalone [8] o alla fiction cinematografica di fattura francese destinata ad una audience di young adult [9], passando per la commedia francese “Saint Jacques… La Mecque” (2005) [10].

Tutto ciò contribuisce alla diffusione delle conoscenze sul Cammino di Santiago, ma anche ad una sua “volgarizzazione”, ad una sua banalizzazione e alla sua trasformazione verso un’esperienza sempre più affine alla dimensione “leisure”, all’evasione, al divertimento modaiolo e di tendenza, o anche alla pura e semplice dimensione performativa sportiva (con quelli che cercano di raggiungere dei piccoli record personali quanto a chilometri giornalieri percorsi), sino alla sua turisticizzazione.

Indubbiamente, cinema e letteratura hanno radicalmente trasformato il Cammino di Santiago da antico pellegrinaggio religioso a fenomeno di massa globale e multiculturale. Saint-Jacques… La Mecque e altre pellicole successive hanno ridefinito le motivazioni e le aspettative dei moderni camminatori (e ovviamente, ancor di più, nell’epoca dei social, in cui le esperienze soggettive di ciascuno possono essere rapidamente divulgate e condivise quasi in tempo reale [11].

Anche la diaristica relativa all’esperienze del Cammino (di cui è impossibile citare tutti i titoli disponibili) ha creato un corpus imponente di narrazioni a cui ciascun camminatore, prima di intraprendere il suo cammino, può attingere (costruendo dentro la sua mente, ancor prima di farne esperienza, un proprio costrutto personale, in parte immaginifico e in parte fondato sulle pregresse esperienze di altri pellegrini giacobei che entrano a far parte di una sempre più estesa sfera di narrazioni).

Si crea l’idea di far parte di una vasta comunità viaggiante che non riguarda soltanto coloro che, di fatto, si incontrano durante il Cammino e con i quali si condividono tratti più o meno estesi del percorso, ma che si estende nel tempo e nello spazio, sino ad includere tutti coloro che hanno attinto a quest’esperienza.

Facendo un passo indietro e tornando alla natura più profonda dell’esperienza con cui il pellegrino dovrà confrontarsi, è bene precisare che qualsiasi possa esserne la motivazione iniziale, il sottoporsi alle fatiche quotidiane del Cammino e alle sue sofferenze ha delle ricadute interiori forti ed indelebili. La quotidianità della fatica, il confronto giornaliero con le difficoltà, il peso dello zaino, il confronto con i dolori alle articolazioni e con le vesciche ai piedi, fanno sì che – giorno dopo giorno – ci si allontani dalla quotidianità del proprio contesto di vita per accedere ad una dimensione psico-fisica (insieme psicosomatica e somatopsichica) “altra” con la possibilità di accedere a dimensioni profonde della propria mente, con la creazione di premesse per una maggiore introspezione ed elaborazione di nodi mentali ed emozionali irrisolti  e con la possibilità di accedere anche (perché no?) a stati mistici transitori ed istantanei.

Quindi, si può dire che, giorno dopo giorno, per la durata di circa un mese (tanto ci vuole a percorrere la distanza del Camino Francés procedendo ad una media di circa 25 km quotidiani), si costruisce un terreno psico-somatico fertile dal quale potrebbe nascere una nuova e diversa consapevolezza di sé e che, alla fine, quando si entra infine all’interno della chiesa che accoglie le reliquie del santo [12] (e molti fanno gli ultimi metri ginocchioni e moltissimi piangono a profusione) si possa scoprire una motivazione diversa da quella con cui si era partiti.

ti-ci-porto-io-locandinaAll’inizio, alcuni pensano “Lo sto facendo per questo motivo”: alla fine, possibilmente, quello enunciato in origine sarà sbiadito e di motivi se ne saranno trovati altri – ed inattesi: oppure, prenderà risalto soltanto l’importanza dell’esperienza appena compiuta, oppure ci vorrà del tempo prima di trovare un senso, a bocce ferme, quando si sarà fatto ritorno a casa, anche se in passato succedeva spesso che, per alcuni, l’esperienza del Cammino era così forte ed intensa da indurli a rimanere nel Cammino, percorrendolo e ripercorrendolo di anno in anno, oppure rispondendo alla propria vocazione di diventare “hospitalero” e di fornire assistenza ad altri pellegrini [13].

Chi affronta il Cammino di Santiago si trova davanti ad una possibile “trasformazione” del Sé, come è ben documentato sia dalle narrazioni cinematografiche, a partire dal celebre film di Luis Buñuel [14] per arrivare ad opere più recenti ed ispirate al revival del Cammino negli ultimi tre decenni, sia di tipo documentaristico sia di tipo “fiction” [15].

Si aggiunga che questa trasformazione arriva in modi inattesi e non come si era pensato che potesse accadere. In sostanza la possibile ed ipotetica trasformazione deriva dal fatto che la quotidianità del cammino, la dura fatica, l’allontanamento dai propri ristretti ed angusti ambiti di vita  favoriscono un allentamento delle difese razionali e l’attivazione dell’emisfero non dominante (quello deputato alla creatività) con l’apertura verso possibili esperienze estatiche o, comunque, di morte/rinascita o di metamorfosi del Sé, a somiglianza di quello che possono produrre alcune esperienze estatiche della mente con l’uso dei farmaci psicodislettici.

Se storicamente si partiva per motivi di fede, i film più recenti tra quelli citati hanno sdoganato una dimensione laica del Cammino, in cui il percorso che si va a compiere viene mostrato come un laboratorio terapeutico per risolvere problemi dai quali ci sente assillati, per curare traumi, per elaborare lutti familiari o risolvere conflitti personali, allontanandosi dunque dall’esclusività del dogma cattolico, quando il Cammino lo si affrontava con intenti esclusivamente devozionali o penitenziali (perpetrare una grazia, sciogliere un voto per una grazia ricevuta, guadagnare delle indulgenze, sottoporsi ad una penitenza).

the-wayD’altronde, tutti questi film – come già detto prima – hanno enfatizzato l’idea che sul Cammino si formi una famiglia temporanea ma indissolubile i cui legami si estendono nel tempo e nello spazio. La pellicola citata di Coline Serreau, ad esempio, delinea perfettamente questo aspetto: si parte con sconosciuti (o, in questo caso, con parenti serpenti) e si finisce per condividere fatiche, cene e intimità. Ed è questo un elemento che attira ogni anno migliaia di camminatori solitari in cerca di connessione umana.

Il fenomeno del Cammino di Santiago contemporaneo e la sua “commercializzazione” nascono ufficialmente nel 1993. In quell’anno (un Anno Santo Jacobeo [16]), la giunta regionale della Galizia lanciò la massiccia campagna di marketing turistico e culturale denominata Xacobeo 93 [17]. In quella circostanza venne stanziato un imponente volume di investimenti pubblici per strutturare la rete di accoglienza, creare ostelli economici e tracciare le rotte. Questo impulso commerciale cavalcò la nomina da parte dell’UNESCO del Cammino Francese come Patrimonio dell’Umanità, trasformando un tracciato religioso quasi dimenticato (a metà dell’Ottocento si contavano solo poche decine di pellegrini) in un prodotto culturale di massa globale.

Ad oggi, il fenomeno sta compiendo una traiettoria evolutiva ben precisa, caratterizzata da tre macro-tendenze. I flussi non sono mai stati così alti: nel 2025 è stato toccato il record storico assoluto con 530.987 pellegrini certificati dall’Oficina del Peregrino. La traiettoria geografica mostra un calo percentuale della componente interna spagnola (scesa storicamente al 43%) a favore di una forte esplosione internazionale, guidata dagli Stati Uniti (secondo Paese di provenienza) e da mercati asiatici emergenti come Cina e Taiwan.

Il tradizionale Cammino Francese sta perdendo quote percentuali (pur rimanendo il preferito) a causa del sovraffollamento. La traiettoria si sta spostando con forza verso le vie alternative: il Cammino Portoghese Centrale e il Cammino Portoghese della Costa stanno vivendo una crescita verticale e si prevede che la variante costiera diventerà una delle più battute in assoluto.

Poi, nella dimensione di un’edulcorazione delle fatiche del Cammino, vi sono quelli che decidono di farne esperienza a tappe, nel senso che ogni anno vi fanno ritorno, per percorrerne un nuovo segmento, ripartendo da dove avevano lasciato l’anno precedente. Oppure – e questo è il fenomeno vieppiù crescente – più del 55% dei pellegrini complessivi attuali sceglie di percorrere unicamente gli ultimi 100 km necessari per ottenere il certificato della Compostela [18] (partendo principalmente da località come Sarria [19]), evidenziando lo slittamento dell’esperienza da una prova di lungo cammino a un format di vacanza outdoor-culturale breve.

Anche la stagionalità sta cambiando: i mesi di picco non sono più agosto, bensì maggio e settembre, a dimostrazione di una platea che pianifica il viaggio per sfuggire al caldo estremo e godere di una migliore esperienza turistica.

fed81092-3b57-4050-858a-17e2a5db5f81Ma il fenomeno più preoccupante, che sembra insidiare la “spiritualità” propria del Cammino, la sua valenza trasformativa e perfino le sue componenti devozionali, quello emergente con sempre più forza negli ultimi anni, è la nascita di un servizio di trasporto bagagli e di organizzazione dei pernottamenti, oltre a visite turistiche delle bellezze dei luoghi che si attraversano, cosicché allo pseudo-pellegrino non resta che camminare, libero da qualsiasi pensiero.

Si tratta dell’ingresso prepotente del business e delle sue esigenze nella dimensione del Cammino con il configurarsi del passaggio definitivo dalle diverse forme del pellegrinaggio tradizionale al cosiddetto “turismo jacobeo” di fascia medio-alta, con la trasformazione dell’esperienza in un pacchetto vacanze all-inclusive.

Si registra la comparsa di aziende specializzate che trasportano i bagagli da una tappa all’altra, così da consentire al viaggiatore di camminare solo con un piccolo zaino giornaliero. I pernottamenti vengono garantiti dall’organizzazione in strutture satelliti, eliminando così l’incertezza del trovare posto negli ostelli pubblici (albergues). Le agenzie prenotano in anticipo hotel, agriturismi (casas rurales) o ostelli privati di buon livello. Inoltre, il percorso viene arricchito con visite guidate ai monumenti, degustazioni vinicole e gastronomiche, infine, con trasferimenti con automezzi per saltare i tratti industriali o meno panoramici [20].

Questo trend ha generato un forte dibattito interno alla comunità dei camminatori, dividendo l’opinione pubblica tra le ragioni dello sviluppo economico e degli interessi commerciali di agenzie specializzate e quelle che sostengono che così procedendo si determini uno snaturamento del Cammino e delle sue tradizioni. La critica principale che si può muovere alla “turistificazione” riguarda la perdita dello spirito originario.

La Conchiglia del Pellegrino

La Conchiglia del Pellegrino

Il Cammino nasce storicamente come percorso di ascetismo, adattamento, imprevisto e condivisione della fatica. Esternalizzare la logistica approntando una serie di servizi che facilitano in tutti i modi possibili l’impresa azzera la dimensione del sacrificio, trasformando il pellegrino in uno pseudo-pellegrino (spesso etichettato localmente come “turigrino”). Inoltre, questo flusso satura le risorse dei piccoli borghi senza alimentare la rete di accoglienza solidale, e contribuisce a far lievitare i prezzi dei posti letto privati, a svantaggio di chi viaggia con budget ridotti.

Peraltro, in  una prospettiva puramente economica e sociale, questo servizio risponde a una domanda reale e inclusiva, poiché permette a persone anziane, a individui con problemi fisici o a famiglie con bambini di vivere il Cammino in totale sicurezza, venendo a rappresentare una grandiosa fonte di reddito per l’indotto locale (agenzie di viaggio spagnole, tassisti, guide turistiche e alberghi), destagionalizzando il turismo e portando ricchezza anche in aree rurali della Galizia o della Castiglia altrimenti isolate.

Le esigenze della modernità entrano così in un conflitto irrisolvibile con una visione tradizionale e “pura” del Cammino di Santiago, snaturandone la sacralità, mortificandone gli aspetti devozionali e sottraendo terreno perfino all’attingere ad esperienze di spiritualità laica. Rimane indubbiamente aperta la questione se il Cammino sia “spirituale” o meno. Difficile dirlo [21].

Chi percorre la via ha delle motivazioni diverse, come si può evincere anche leggendo le molteplici memorie e resoconti di esperienze lungo il Cammino di Santiago, dalla più laica a quella più trascendente. E, senza dover ricorrere a parole grosse come “spiritualità”, la cui ricerca può essere – in effetti – solo appannaggio di pochi, L’esperienza del cammino dovrebbe quanto meno contenere in sé una ricerca di interiorità – ed aprire le porte ad essa – attraverso l’esperienza diuturna della fatica e della solitudine a contatto con un sentiero percorso in passato da decine di migliaia di pellegrini e al cospetto di un paesaggio naturale che, nella sua desertitudine – negli intervalli tra una cittadina e l’altra – può avere in sé qualcosa di grandioso e di mirabile. Ma ciascuno è alla ricerca di qualcosa o semplicemente desideroso di vivere un’esperienza che, comunque sia, è intensa e coinvolgente (il viaggio è in sé importante, ancor più che la meta in sé).

prepara-la-valigiaNon si può certamente dire che per il fatto di essere in cammino verso Santiago de Compostela sia “spirituale”: ciò che conta è la disposizione d’animo, il fatto che si possano fare degli incontri lungo la via con altri con differenti motivazioni, oppure l’attivarsi improvviso di slittamenti e di movimenti interiori, a contatto con la solitudine e con l’immensità del paesaggio, con l’ampio cielo vuoto, con il canto del gallo al primo mattino.

Forse, è controindicato – ai fini dell’esperienza – essere in due che camminano di comune accordo: è la stessa differenza tra il fare un viaggio – qualsiasi – da solo o in compagnia. La compagnia ti impedisce di perdere il contatto con il luogo da cui provieni, di “perderti” in un certo senso con l’allentamento momentaneo dei vincoli: solo la solitudine e l’elaborazione silenziosa di ciò che ti accade può attivare dei potenti movimenti trasformativi interni. La compagnia, in un certo senso, rende ciechi e sordi ed impedisce di “vedere” veramente e, nello stesso tempo, di ascoltare il proprio cuore.

Bisogna essere capaci di lasciar andare la propria sicurezza e ritrovarsi sulla strada da soli e vedere cosa succede a questo punto. Il punto centrale, probabilmente, è questo: la necessità di attivare un diverso “registro” interiore e per poterlo fare occorre essere da soli materialmente o anche da “soli in compagnia”.

Per concludere, il punto principale è che, qualunque sia la disposizione del candidato pellegrino sulla via di Santiago, Il Cammino deve essere faticato e conquistato passo dopo passo, includendo in tale fatica la ricerca del cibo, del luogo dove si pernotterà, accettando incontri e difficoltà così come vengono (la pioggia, il vento, il freddo, le vesciche ai piedi e il dolore alle ginocchia), mostrandosi resiliente e tenendo duro.

Se sono soddisfatte tutte queste condizioni, volendo utilizzare un’immagine metaforico, Il Cammino parlerà al viandante che così si trasformerà in pellegrino, al contempo un pellegrino sulla via di Santiago ed un pellegrino-esploratore della propria anima, alla ricerca di qualcosa di sé o di qualcosa che possa dare senso nuovo alla propria vita.

Se non si lascia fluire l’esperienza dentro di sé, si rimarrà soltanto “consumatori” del Cammino di Santiago, e secondo le più recenti tendenze “turista” del cammino e non “viaggiatore” nell’essenza più profonda e vera del termine. Ancora una volta (questo è il maggiore pericolo in cui si potrà incorrere), un’esperienza di arricchimento interiore e di crescita, nata per sperimentare l’essere, si trasformerà in un’esperienza di consumo, in cui prevarrà la dimensione dell’avere.

Viviamo, purtroppo, in una società in cui tutto ciò che può avere un valore intrinseco e profondo viene trasformato da una forma di incantesimo di Mida che gli fa perdere tutte le qualità – necessarie ed importanti – di nutrimento per lo spirito. 

Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026
[*]  Qui il podcast a cura di Francesco Marino per approfondire il contenuto dell’articolo.
https://www.spreaker.com/episode/maurizio-crispi-cammino-di-santiago–74755770
Note
[1] Il Cammino del Nord (in spagnolo Camino del Norte, in galiziano Camiño do Norte, in basco Iparraldeko bidea), anche noto come Cammino della Costa (rispettivamente Camino de la Costa, Camiño da Costa e Kostaldeko bidea) è uno dei percorsi del Cammino di Santiago. Si tratta di un itinerario lungo 825 km che, partendo da Irun nei Paesi Baschi, percorre la costa settentrionale della Spagna ed arriva a Santiago de Compostela dopo aver attraverso la Cantabria, le Asturie e la Galizia. Questo itinerario segue per parte del suo percorso un’antica strada romana, la Via Agrippa, ed era utilizzato nel Medioevo dai pellegrini cristiani quando la dominazione musulmana si era estesa verso nord e rendeva pericoloso viaggiare lungo il Cammino Francese. Il Camino del Norte era spesso usato dai pellegrini provenienti dal nord della penisola e da quelli che giungevano da altri territori come l’Inghilterra, le Fiandre, la Germania o la Scandinavia. Si veda il seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Camino_del_Norte. 
[2] Il Cammino Francese (in spagnolo Camino Francés, in francese Chemin Français in basco Frantses bidea) è la più importante e famosa strada tra quelle che compongono il Cammino di Santiago di Compostela, patrimonio dell’umanità. Lungo circa 800 km (non esiste una versione unica di questo percorso), inizia a Saint-Jean-Pied-de-Port, versante francese dei Pirenei, per raggiungere Santiago di Compostela, in Spagna, dopo aver attraversato le regioni Navarra, La Rioja, Castiglia e León e Galizia, e le città di Pamplona, Logroño, Burgos e León. Il percorso, percorribile a piedi, in bicicletta o a cavallo, è continuamente segnato nel versante francese da segni bianco-rossi e nel versante spagnolo da frecce gialle o da piastrelle in ceramica con fondo blu e conchiglia gialla murate sulle facciate delle case o su ceppi stradali e segnali stradali. Il percorso si svolge principalmente su terreno sterrato, ma presenta anche brevi tratti su asfalto. Nella prima tappa del percorso si valicano i Pirenei, si prosegue nei boschi della Navarra per poi raggiungere La Rioja con le sue coltivazioni. Giunti a Burgos si attraversano gli altopiani delle mesetas fino alla città di Leon. Superati i Montes de León si giunge in Galizia con i suoi boschi di eucalipti. Giunti a Santiago è possibile proseguire per raggiungere l’oceano Atlantico a Capo Finisterre, il cui nome è dovuto al fatto che fino alla scoperta dell’America veniva considerato come l’ultima delle terre emerse a occidente. Si veda il seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Camino_Franc%C3%A9s 
[3] Il Cammino Francese, noto anche come Camino Francès, rappresenta la via più celebre e affascinante per chi si reca in pellegrinaggio a Santiago de Compostela, situata nella misteriosa e verde Galizia. Questo percorso storico ha inizio nella pittoresca Saint Jean Pied de Port, ai piedi dei maestosi Pirenei, snodandosi per ben 820 km suddivisi in 31 tappe ricche di storia, cultura e panorami mozzafiato. Si veda anche il seguente link: https://www.camminosantiagodecompostela.it/percorsi/il-cammino-francese/ 
[4] Cfr. Paolo Coelho, Il Cammino di Santiago, Bompiani, 2001 (successivamente riedito nel 2015 da La Nave di Teseo). Il legame tra Paulo Coelho e il Cammino di Santiago è profondo e ha contribuito in modo determinante a rilanciare la popolarità moderna dello storico pellegrinaggio. Lo scrittore brasiliano ha percorso il Cammino nel 1986 e, un anno dopo, ha pubblicato il suo romanzo d’esordio: “Il Cammino di Santiago” (titolo originale O Diário de um Mago). Il legame tra lo scrittore brasiliano Paulo Coelho e il Cammino di Santiago ha rappresentato una vera e propria svolta storica, sia per la carriera dell’autore che per la rinascita del pellegrinaggio stesso in epoca moderna. Questo testo ha letteralmente risvegliato l’interesse globale per il pellegrinaggio spagnolo, trasformandolo da percorso storico-religioso quasi dimenticato a fenomeno di massa spirituale. Coelho accompagna il lettore nel viaggio di Paulo, il narratore, lungo il sentiero che conduce a Santiago de Compostela. Un percorso che Paulo deve affrontare per diventare il Maestro Ram e conquistare la spada che lo trasformerà in Guerriero della Luce. Con lui c’è la sua guida spirituale, il misterioso ed enigmatico Petrus. Saranno settecento chilometri in tre mesi, durante i quali Paulo imparerà a riconoscere i suoi demoni personali e a sconfiggerli, compiendo un viaggio interiore ed esteriore, per spiegare che nella vita come in viaggio non è tanto importante la meta, quanto il cammino stesso. 
[5] Mi riferisco qui al film La via Lattea (La Voie lactée) diretto da Luis Buñuel nel 1969 che, impiegando il surrealismo e la narrativa non lineare, la storia delle eresie e delle contraddizioni della religione cattolica. l titolo del film è tratto da un nome popolare usato per il Cammino di Santiago di Compostela, un percorso usato da pellegrini religiosi verso Santiago de Compostela in Spagna. È qui che si ritiene che i resti di San Giacomo fossero sepolti. Attraversando Francia e Spagna, Pierre e Jean, due pellegrini sul Cammino di Santiago, incontrano una serie di bizzarri incidenti e di personaggi in costume ed eventi storici, incluse scene della vita di Gesù, che suscitano discussioni sulla dottrina e sulle eresie cristiane (in particolare priscillianesimo e giansenismo).
[6] È forse Il film di finzione più celebre e apprezzato sul tema. Diretto da Emilio Estevez, vede come attore protagonista suo padre Martin Sheen nei panni di un medico americano che decide di percorrere gli 800 chilometri del Cammino per onorare la memoria del figlio, morto sui Pirenei durante una tempesta all’inizio del tragitto. 
[7] È questo un documentario pluripremiato che segue le storie reali di sei pellegrini moderni provenienti da tutto il mondo, ognuno con motivazioni, età e background differenti. 
[8] Buen Camino (2025), campione d’incassi in Italia diretto da Gennaro Nunziante. Si tratta di una commedia incentrata su un padre benestante (interpretato da Checco Zalone) che intraprende a piedi il Cammino di Santiago per ritrovare la figlia minorenne scappata di casa, riscoprendo se stesso durante il viaggio. 
[9] Santiago – Un cammino per ricominciare (2026), intitolato originariamente Compostelle (o Santiago: The Camino Therapy): film di finzione, diretto dal regista francese Yann Samuell, strutturato come un perfetto racconto di formazione per young adult e per ogni generazione. 
[10] Si tratta di una commedia drammatica francese, scritta e diretta da ⁠Coline Serreau, in cui tre fratelli –Clara, Claude e Pierre – che si detestano profondamente (e odiano camminare) scoprono che potranno riscuotere la ricca eredità della madre solo a una condizione: percorrere insieme a piedi il Cammino di Santiago e precisamente da Le Puy-en-Velay fino a Santiago de Compostela. Durante il viaggio si uniscono a un gruppo di altri camminatori, tra cui un ragazzo arabo che fa credere al cugino ingenuo che sono diretti alla Mecca per convincerlo a seguirlo (da cui il titolo del film). 
[11] Nel mio blog (che è anche un magazine online) “Ultramaratone Maratone e Dintorni” (ultramaratonemaratonedintorni.com) ho pubblicato a suo tempo i resoconti di due diversi pellegrini, di cui una, Elena Cifali, è una mia amica dei tempi in cui frequentavo (da atleta ma anche giornalisticamente parlando) il mondo delle ultramaratone. In entrambi i casi, i due diversi viaggiatori (presenti sul Cammino in anni diversi) mi inviavano quotidianamente foto e appunti di viaggio ed io pubblicavo giorno per giorno il loro reportage, a volte accompagnandolo con un mio commento. 
[12] Si tratta della cattedrale di Santiago di Compostela (chiamata anche basilica-cattedrale metropolitana di San Giacomo di Compostela). Situata in Galizia (Spagna), custodisce nella sua cripta le reliquie dell’apostolo San Giacomo il Maggiore ed è il punto d’arrivo del celebre percorso devozionale. 
[13] Gli hospitaleros (o ospitalieri) sono volontari che gestiscono gli albergues (ostelli) del Cammino di Santiago. Offrono accoglienza gratuita, assegnano i letti, timbrano le credenziali e mantengono l’ordine nella struttura. Questo servizio si svolge principalmente negli ostelli a donativo. 
[14] Mi riferisco al film La via Lattea (La Voie lactée) diretto da Luis Buñuel nel 1969 che, impiegando il surrealismo e la narrativa non lineare, la storia delle eresie e delle contraddizioni della religione cattolica. l titolo del film è tratto da un nome popolare usato per il Cammino di Santiago di Compostela, un percorso usato da pellegrini religiosi verso Santiago de Compostela in Spagna. È qui che si ritiene che i resti di San Giacomo fossero sepolti. Attraversando Francia e Spagna, Pierre e Jean, due pellegrini sul Cammino di Santiago, incontrano una serie di bizzarri incidenti e di personaggi in costume ed eventi storici, incluse scene della vita di Gesù, che suscitano discussioni sulla dottrina e sulle eresie cristiane (in particolare priscillianesimo e giansenismo). 
[16] L’Anno Santo Giacobeo (o Xacobeo) si celebra quando la festa di San Giacomo (25 luglio) cade di domenica. Questo evento si verifica con una sequenza di 6, 5, 6 e 11 anni. Durante quest’anno, i pellegrini che visitano Santiago possono ottenere l’indulgenza plenaria e accedere attraverso la Porta Santa. 
[17] Lo Xacobeo 93 è stato il piano strategico, turistico e culturale lanciato nel 1993 dalla ⁠Xunta de Galicia in occasione dell’Anno Santo Compostelano (Anno Jacobeo). Questo evento ha segnato la rinascita moderna del ⁠Camino de Santiago, trasformando un antico pellegrinaggio in un fenomeno culturale e turistico di massa di portata globale. 
[18] La “Compostela” è il certificato ufficiale che attesta il completamento del Cammino di Santiago. Per ottenerla gratuitamente, devi presentare la tua Credenziale con i timbri (ovvero i “sellos“) che dimostrano che il pellegrino ha percorso almeno 100 km a piedi o 200 km in bicicletta (ultimi tratti). Per quanto riguarda la “credenziale” vanno raccolti almeno due timbri al giorno negli ostelli, chiese o bar durante il proprio tragitto. La credenziale si può acquistare nel paese di origine (per il tramite la Confraternita di San Jacopo) o all’inizio del Cammino. Si veda al seguente link https://www.caminodesantiago.gal/it/durante-el-camino/informacion-practica/la-credencial-del-peregrino, “La credenziale del pellegrino e la Compostela”. 
[19] Il tragitto da Sarria a Santiago di Compostela copre una distanza di circa 111-115 km lungo il Camino Francés. Secondo Wikipedia, Sarria è il punto di partenza più popolare perché questa distanza è il minimo sindacale richiesto a piedi per ottenere la Compostela, il certificato di pellegrinaggio. 
[20] Attraverso i social, siamo arrivati oggi – proprio mentre scrivo – a forme di pubblicità aggressive e pervasive attraverso i social che raggiungono capillarmente molti possibili utenti, sia attraverso immagini statiche, sia per mezzo di reel in cui si vedono “testimonial” che parlano della bontà e dell’efficacia dell’organizzazione che viene proposta, Come questa, ad esempio: «Un cammino disegnato su di te: in autonomia, non di gruppo. Alloggi selezionati lungo il cammino. Lasciaci i tuoi dati e ti chiamiamo per costruire la tua proposta su misura” (con relativa immagine accattivante, con tutti i simboli del Cammino, come zaino, bastone, cappellaccio, conchiglia a pettina e perfino la visione del mare che suggerisce l’offerta di un percorso sino a Finisterre)». Oppure quest’altra: «Il Cammino di Santiago ti chiama?  Vuoi vivere un’esperienza unica? * Agosto, settembre e ottobre: partenze settimanali! * 3 percorsi da scegliere: portoghese con variante spirituale, francese o inglese. * Hotel comodi (nessun ostello!) * Van di supporto per i bagagli * Arriviamo fino a Finisterre! * Partenze da tutta Italia * Guide esperte al tuo fianco Ultimi posti disponibili! Ricevi il programma via WhatsApp e parti con noi!».  O quest’altra che ricade nella tipologia della testimonianza da parte di fruitori entusiasti: «Una delle cose che ho apprezzato di più del Cammino di Santiago è la comodità di concentrarmi semplicemente sul cammino. “Ho potuto godermi l’esperienza al 100% senza dovermi preoccupare di nulla a livello organizzativo”. “Non potete immaginare quanto sia stato facile, tutto quello che ho dovuto fare è stato prendere il telefono e cliccare sul sito web e tutto era pronto. L’unica cosa di cui dovevo preoccuparmi era prendere le scarpe e la borraccia e iniziare a camminare”; “Consigliatissimo a tutti i pellegrini che hanno dubbi sul Cammino”. “Ci vediamo sul Camino! “Vi lascio il link qui sotto». O ancora questa che, nella sua brevità iconica, insiste sul fatto che il servizio offerto verrà ritagliato a misura delle esigenze del fruitore: “Un cammino disegnato su di te: in autonomia, non di gruppo. Alloggi selezionati lungo il percorso e bagagli trasportati, tappa dopo tappa. Lasciaci i tuoi dati e ti chiamiamo per costruire la tua proposta su misura”. Tutte queste forme di promozione aggressiva insistono sul fatto che il “pellegrino”, a questo punto, “dovrà soltanto camminare”. 
[21] Di seguito riporto quasi integralmente un mio commento ad uno dei resoconti della mia corrispondente Elena Cifani, pellegrina sulla via di Santiago nel 2014. Si veda il seguente link: https://ultramaratonemaratonedintorni.com/article-il-mio-cammino-di-santiago-sesto-giorno-di-viaggio-1-agosto-2014-124365827.html
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Maurizio Crispi, palermitano del 1949, figlio del giornalista Francesco Crispi e discendente dello statista Francesco Crispi, possiede tre diverse anime. È medico con specializzazione in Psichiatria e con una pratica in psicoterapia. È stato sportivo praticante in diverse discipline sportive tra le quali l’atletica leggera, il canottaggio e, in tempi più recenti, la corsa sulle lunghe e lunghissime distanze. Dal 2006 è giornalista pubblicista e questa è la sua terza anima: la passione per la scrittura lo ha portato a seguire le orme del padre Francesco, che fu giornalista professionista e la cui carriera fu interrotta prematuramente e bruscamente dalla morte, occorsa nel disastro aereo di Montagna Longa, nel maggio del 1972. Ha fondato una testata giornalistica online che si occupa di sport di endurance (in particolare, la corsa), “Ultramaratone Maratone e Dintorni”. Ha creato diversi blog i cui contenuti spaziano dalle recensioni letterarie e cinematografiche, alle note di costume, alle considerazioni e approfondimenti in campo socio-psicologico. Il blog attualmente attivo è Frammenti e Pensieri Sparsi. Una pagina di cinema, letteratura, note diaristiche e pensieri vari, che – momento presente (giugno 2026), registra circa 2800 articoli pubblicati e corredati di foto spesso personali. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi scientifici, riflettenti i suoi interessi professionali e un volume dal titolo Ricordando A Hard Rain’s A-Gonna Fall che è sostanzialmente un album fotografico corredato di testi personali. Più di recente con Edizioni Ex Libris ha pubblicato due volumi: Ai tristi tempi del Coronavirus. Dove siamo, dove andiamo. Il mio diario quotidiano (2021) e Di panchina in panchina. Vagabondaggi oziosi e fotografie di pensieri (2022).

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