Tra il XIX e il XX secolo, la Tunisia divenne una meta importante per un consistente flusso migratorio proveniente dall’Italia. Molti italiani vi si trasferirono, attratti da migliori opportunità economiche e sociali rispetto a quelle presenti nel loro Paese d’origine. Numerose famiglie italiane offrirono contributi rilevanti, partecipando attivamente alla vita politica, culturale ed economica della Tunisia. Ancora oggi si possono riconoscere diverse tracce, tangibili e immateriali, della cultura italiana nel patrimonio storico, artistico e culturale del Paese.
La comunità italiana in Tunisia ha lasciato un’impronta duratura, ancora viva nella memoria dei tunisini. Grazie a una piena integrazione nella società locale, gli italiani contribuirono alla creazione di numerosi istituti e scuole, arricchendo il patrimonio culturale e scientifico tunisino.
Nel 2024 è uscito il libro Migrazioni italiane in Tunisia. Storia dei Montelatici dagli inizi dell’Ottocento, scritto da Rosamaria Maggio, nipote di Guido Locci Montelatici. Da lui, figlio dell’ultima tunisina della famiglia, ha appreso il valore del racconto orale e assimilato le sue storie straordinarie. Con questo lavoro desidera onorarne la memoria.
Quest’opera, scritta in italiano e in francese, nasce dall’impegno di Maggio, ex insegnante del liceo di Cagliari in Sardegna, recentemente andata in pensione, che ha deciso di riscoprire le radici della propria famiglia. Il progetto, partito da una motivazione personale, si propone anche di conservare la memoria storica degli scambi nel Mediterraneo, inserendosi in un più ampio percorso di tutela e valorizzazione del patrimonio familiare e collettivo.
Il volume si presta a molteplici livelli di interpretazione, in relazione sia al tempo sia allo spazio: emerge il cammino della memoria individuale, con il suo intreccio di pensieri, emozioni e riscoperta di radici e legami con luoghi e persone che hanno segnato la storia familiare; si collega inoltre alla dimensione della storia locale e, più in generale, ai momenti chiave della storia collettiva. Come osserva Rita Sanna nella prefazione.
Nel libro, l’autrice guida il lettore attraverso tre tappe: Persone e storie, le donne della famiglia e itinerario della memoria. La presenza italiana in Tunisia, allora più consistente rispetto a quella francese, non ottenne un riconoscimento ufficiale del proprio peso, neppure dopo il trattato del Bardo, siglato alcuni anni più tardi a vantaggio della Francia, che nel 1881 instaurò il protettorato sul Paese.
Si tratta di una pagina significativa della storia nazionale, precedente alla fase coloniale, che meriterebbe maggiore attenzione per comprendere le origini di dinamiche ancora attuali, oggi spesso segnate da nuovi atteggiamenti di chiusura o rivalità.
In questo contesto, l’autrice ripercorre la vicenda di Giovanni Battista Montelatici, che, giunto a Tunisi, vi mette radici, si unisce in matrimonio e fonda la propria famiglia. Sarà uno dei suoi eredi a tornare in Italia, in Sardegna, verso la fine dell’Ottocento, come rileva Caterina Gammaldi nella presentazione (Maggio 2024: 11-12). Dopo circa centotrent’anni, l’autrice è riuscita a ritrovare il quartiere storico in cui una parte della sua famiglia aveva vissuto per settant’anni. Ha anche riscoperto la strada dove sorgeva la loro abitazione e la chiesa che li aveva accompagnati nei momenti più importanti della vita: il battesimo, il matrimonio e l’ultimo saluto.
Giovanni Battista Montelatici e il suo legame con la Tunisia
L’intesa tra il Granducato di Toscana e la Reggenza di Tunisi favorì l’incremento degli scambi tra le due regioni, dando origine a un consistente flusso migratorio. La famiglia si trasferì in Tunisia all’inizio del XIX secolo, in un periodo segnato da un primo esodo italiano causato da vicende politiche. Nel suo libro, Maggio racconta la vita di Giovanni Battista Montelatici, trisavolo dell’autrice.
Giovanni Battista e Caterina si sposarono a Tunisi nell’agosto del 1826. Dalle esperienze simili di quel periodo, risulta poco probabile che una giovane donna lasciasse il Granducato di Toscana per partire con il suo fidanzato senza essere già unita in matrimonio. Di conseguenza, è ragionevole supporre che entrambe le famiglie si trovassero già in Tunisia quando i due si conobbero. Nel 1826, il quadrisavolo aveva 24 anni. Dall’unione tra Giovanni Battista e Caterina nacque a Tunisi, nel 1831, Francesco Giuseppe Riccardo Montelatici, trisavolo dell’autrice, che morirà a Narcao il 20 luglio 1898, insieme ad altri figli, il cui numero si stima intorno a dieci (Maggio 2024: 18).
La vicenda si colloca nel quadro della presenza italiana in Tunisia, un fenomeno migratorio ancora poco esplorato e risalente ai primi decenni dell’Ottocento. La sua famiglia appartiene a quel gruppo di italiani che si trasferì non per necessità economiche, ma per ragioni politiche. Erano soprattutto giovani che, dopo i moti risorgimentali, decisero di lasciare l’Italia a causa delle loro idee e del clima repressivo. Tra loro vi furono anche alcuni ebrei, non costretti alla fuga per motivi religiosi — poiché non subivano discriminazioni in quanto tali — bensì per il loro impegno nelle cause rivoluzionarie. La Tunisia offriva allora un rifugio sicuro, anche grazie al trattato di tregua firmato nel 1822 tra il Bey di Tunisi e il Granducato di Toscana, che prevedeva una cooperazione contro la pirateria e la schiavitù. Questo accordo contribuì a creare le condizioni favorevoli che permisero a molti di questi giovani di trovare accoglienza sul suolo tunisino.
Il suo antenato Montelatici, probabilmente, fece parte dei primi esuli italiani arrivati in Tunisia negli anni Venti dell’Ottocento. Non risultano però indizi che colleghino la famiglia a origini ebraiche. Le ricerche sui movimenti migratori italiani mostrano che, sin dal 1821, la comunità italiana in Tunisia aveva sviluppato una solida rete di istituzioni proprie — tra cui scuole, ospedali, una Camera di Commercio, un orfanotrofio, la Società Dante Alighieri e alcune testate giornalistiche — che contribuirono a preservarne l’identità linguistica e culturale fino al maggio 1943.
«La storia della famiglia Finzi è molto simile a quella dei miei avi. Non ho elementi per sostenere una eventuale conversione della mia famiglia alla religione ebraica. I certificati di battesimo dell’Arcivescovado di Tunisi ritrovati nell’Opera del Duomo di Firenze mostrano il contrario», scrive Maggio (Maggio 2024: 21).
Il ruolo della donna nella famiglia Montelatici e nel contesto sociale dell’epoca
Le donne della famiglia Montelatici rivestono un ruolo significativo nella società, come la zia Margherita, celebre donatrice. Margherita Montelatici giocò un ruolo fondamentale nella realizzazione dell’ospedale civile di Cagliari, il San Giovanni di Dio, progettato dall’architetto Gaetano Cima nel 1842, con la prima pietra posata nel 1844. La sua donazione di 400 mila lire rappresentava una somma straordinaria per l’epoca. La costruzione dell’ospedale si concluse parzialmente nel 1858, mentre la seconda fase dei lavori, avviata alla fine del XIX secolo, si completò nel 1927. Probabilmente, il contributo economico di Margherita e del marito Francesco Onnis fu destinato a questa parte finale, che ospitò le Cliniche Universitarie.
Margherita visse abbastanza da vedere il compimento dell’opera, scomparendo nel 1939. In suo ricordo, è stato realizzato un busto tuttora esposto nell’atrio del vecchio ospedale, e una lapide commemorativa riporta i nomi di tutti i benefattori, tra cui il suo.

Cassapanca di foggia lombarda, proveniente dalla Toscana, rientrata da Tunisi con la famiglia (ph. R. Maggio)
Antichi oggetti che raccontano storie, conservano ricordi e suscitano nostalgia
Nel libro, l’autrice descrive reperti provenienti da Tunisi o da Narcao, custoditi con cura dalle famiglie, capaci di fissare emozioni e richiamare ricordi. Gli oggetti menzionati appartengono all’arredamento della casa, provenendo dal piccolo patrimonio ereditato dal nonno e da sua madre. Essi hanno da sempre stimolato l’immaginazione di Maggio, intrecciandosi con le scarse informazioni sulla storia della bisnonna. Tra questi spiccano una cassapanca decorata a fiori, probabilmente originaria di Tunisi, un bracciale appartenuto alla bisnonna Virginia, anch’esso proveniente dalla stessa città, e un pianoforte francese, conservato nella casa di famiglia a Sant’Antioco.
La famiglia Montelatici ha svolto un ruolo di rilievo nel settore minerario. In quel periodo esistevano stretti legami tra la Sardegna e la Tunisia. De Stefanis ottenne l’autorizzazione a esplorare un’area mineraria e la concessione per lo sfruttamento della miniera di Mont’Ega come proprietario.

Pianoforte francese appartenuto alla bisnonna Virginia, proveniente da Tunisi. Casa di famiglia a Sant’Antioco (ph. R. Maggio)
Nel 1891 il Ministero dell’Agricoltura lo riconobbe scopritore dei giacimenti minerari in quella zona e nello stesso anno fondò la s.a.s. De Stefanis & C., composta da soci italiani residenti a Tunisi. La concessione per lo sfruttamento di Mont’Ega fu ottenuta solo nel 1893. È plausibile che la famiglia si fosse trasferita in Sardegna a partire dal 1891, ma questa data rimane ancora oggetto di indagine (Maggio 2024: 44).
Rosamaria Maggio ha compiuto il suo primo viaggio a Tunisi nel 1972. Nel libro ricorda l’esistenza della rotta marittima istituita dall’imprenditore genovese Rubattino, che permetteva di collegare Cagliari a Tunisi in appena otto ore. L’autrice scrive:
«Ricordo quel viaggio con emozione, era un’emozione inconsapevole dei legami antichi e stretti con questa terra. Oggi con la stessa emozione alla Goulette ripenso al loro viaggio e immagino la voglia di un mondo nuovo e il magone che li attanagliava non sapendo se sarebbero rientrati. Portavano via tutto e sicuramente le ragazze ed il padre/zio, lasciavano quella che era stata la loro terra, l’unica che conoscevano».
Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025
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Soumaya Bourougaaoui, è docente universitaria di lingua e civiltà italiana presso l’Università di Cartagine – Istituto Superiore di Lingue di Nabeul. Ha conseguito il dottorato nel 2018 in lingua e letteratura italiana, con specializzazione in civiltà italiana, presso la Facoltà di Lettere e di Scienze Umane dell’Università della Manouba, discutendo una tesi intitolata “La comunità ebraica nell’Italia meridionale ai tempi di Federico II di Svevia”. È membro aderente del CERM (Centro di Ricerca sulle Minoranze) dell’Università degli Studi dell’Insubria. I suoi ambiti di ricerca comprendono la storia medievale e lo studio delle minoranze culturali, religiose e linguistiche in Italia e in Tunisia.
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