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“I loro piccoli cubi di colore fanno furore”: storia di una emigrazione di successo nella Tunisi del Protettorato

Tunisi Maison de culture Ibn Khaldoun, mosaico d'ingresso (ph. Jamel Chabbi

Tunisi Maison de culture Ibn Khaldoun, mosaico d’ingresso (ph. Jamel Chabbi)

di Rosy Candiani [*] 

Scoprire trame tra le sponde del Mediterraneo, scoprire che la bellezza nelle arti non è mai frutto di un lavoro isolato ma di uno scambio e della condivisione delle capacità: tanti tasselli che si riuniscono a comporre un armonico mosaico. La bellezza di cui abbiamo segni in tutte le città del Mediterraneo nasce da storie di persone che ritroviamo in quello che resta della loro opera. È il caso di una famiglia di mosaicisti e della loro storia, che fonda i suoi precedenti e risale i secoli in uno scambio attorno al manufatto del mosaico. Quest’arte con una storia “plurale” esiste da quattromila anni, ha attraversato i secoli e i continenti, dalle sponde del Sahel e del Nord Africa per arrivare nel Friuli, ad Aquileia, alla provincia di Udine e per poi espandersi in tutto il mondo e in questo contesto tornare a Tunisi, in un periodo di grande vitalità ed effervescenza culturale, quello dei primi decenni del Novecento, la Belle Époque.

Curiosare per la città di Tunisi porta alla scoperta che “mosaici” non vuol dire soltanto resti archeologici e Museo del Bardo, certo imponenti e monumentali, ma rivela anche una realtà, una bellezza artistica ancora presente nel tessuto urbano, magari più discreta, e in alcuni casi un po’ abbandonata e un po’ in decadenza, ma diffusa nelle costruzioni abitative della città e anche in luoghi pubblici e di non minore impatto architettonico.

La storia della ristrutturazione urbanistica della città di Tunisi all’epoca del Protettorato parla francese ma è scritta in italiano: una osservazione che vale per tutte le maestranze impegnate nei grandi progetti di riassetto e di edificazione di edifici pubblici e privati, ma anche per architetti, ingegneri e imprenditori, protagonisti effettivi anche quando le firme ufficiali sono francesi.

Questa ricerca sulla storia, tutta italiana, della diffusione del mosaico come elemento decorativo dell’edilizia novecentesca a Tunisi comincia da un edificio di rilevante riferimento per la cultura della città: l’attuale Maison de la Culture Ibn Khaldoun, nella omonima via a due passi dall’avenue Bourgiba, il polo centrale della città. Risalendo il filo del tempo “à rebours”, l’edificio è stato la sede dell’Alliance française dal 1943 all’Indipendenza, gli anni cruciali del dopoguerra, a seguito del sequestro dell’immobile al suo proprietario e creatore, la italiana Società Dante Alighieri, sede aperta a Tunisi dal 1893, e dal 1926 installata in questo edificio a tre piani creato dall’architetto Giglio e dotato di una grande biblioteca, di una sala teatrale e di un conservatorio di musica affidato dal 1927 al giovane talento del maestro Tito Aprea (Candiani 2021).

Questa sede, pensata nella sua struttura come fortemente propulsiva e rappresentativa del ruolo della cultura italiana, asseconda il momento dell’impulso politico-nazionalista verso la regione dettato da Mussolini, probabilmente legato anche al viaggio del ’23 di Margherita Sarfatti, sua ispiratrice culturale nella fase di ascesa e di costruzione del “mito del Duce”.

Tunisi, dettaglio mosaico Maison de culture Ibn Khaldoun (ph. Jamel Chabbi

Tunisi, dettaglio mosaico Maison de culture Ibn Khaldoun (ph. Jamel Chabbi)

Al periodo di appartenenza francese risale uno degli ornamenti più rimarchevoli dell’edificio: si tratta del mosaico pavimentale di grandi dimensioni  che occupa gran parte dell’atrio d’ingresso; realizzato nella tecnica e sulle tonalità del “pavimento alla veneziana”, il mosaico ha una raffigurazione e una simbologia complesse, pur nel nitore e nella semplicità delle figure: al centro una grande figura femminile è circondata da angeli di aurea medioeval-bizantina che reggono stendardi indicanti  le arti: letteratura, arte, teatro, filosofia, scienza, eloquenza, cinema e musica. Ai loro piedi un paesaggio, che assembla elementi occidentali, come pini e simboli di operosità edificatrice (ciminiere, gru) e orientali, come palme e cupole a marabut tondeggianti, con allusioni, anche abbastanza esplicite, ad alcuni mosaici rurali del museo del Bardo. Una bordura fitomorfa ai lati scandisce l’opera in un trittico: due coppie, sostenute o sospese sui tronchi di alberi e circondate dai rami spogli, reggono rispettivamente una cetra, una tavolozza, un foglio di pergamena e, dettaglio interessante, un modellino di costruzione sovrapposta di due edifici, dei quali uno ricorda le forme della chiesa di La Goulette. Un grande bordo geometrico racchiude questo tappeto di tasselli minuscoli.

L’opera, fatto inusuale, reca la data, 1948, e una firma da un lato (con la stessa grafia tonda in corsivo delle scritte delle arti) “L. Simon”. Si tratta di una firma vera e propria se comparata con quelle delle altre opere, più tarde, di Luc Simon [1], allora ventenne, ma già avviato dopo gli studi a Parigi ai suoi lunghi viaggi e soggiorni nordafricani. Ma il dettaglio straordinario, e che sfugge totalmente a visitatori e studiosi, è che il grande tappeto di pietra porta una seconda firma, “A. Odorico”: anche questa, come ho scoperto poi, nei caratteri grafici con cui si firma e si identifica questo artista, André Odorico, autore del mosaico, sul cartone disegnato da Simon.

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Le firme L. Simon e Odorico (ph. Jamel Chabbi)

La curiosità su questo nome italiano, e la conseguente ricerca, hanno portato alla luce una storia affascinante, la cui “puntata tunisina” è certamente legata, dagli anni Ottanta dell’Ottocento,  all’intenso lavoro, di impronta francese, di urbanizzazione della città, che porta in Tunisia dalla terra di Francia il giovane architetto Jean-Emile Resplandy, e numerose eccellenze anche italiane al suo seguito, ma in una scena edilizia dominata da progettisti, costruttori, professionisti e artigiani della comunità italiana (Sessa, 2008).

Le vicende della storia italiana del secondo Ottocento, le diverse ondate di crisi economica nelle regioni periferiche o rurali italiane, esaminate dal basso, dall’anonimato delle classi lavoratrici, parlano della volontà di non lasciarsi travolgere e della orgogliosa ricerca di nuovi mercati, dove proporre una padronanza unica dei propri mestieri. “Impara l’arte e portala da qualche parte”, dicono in quelle zone. L’emigrazione non fu una scelta obbligata solo delle popolazioni della Sicilia e del Meridione; in questo caso, e per la storia familiare degli Odorico, che interessa anche Tunisi, si tratta di un un percorso migratorio che parte dal Friuli di Sequals verso Venezia, la Francia, e di lì al mondo intero dei diversi continenti e dunque all’Africa mediterranea: Egitto, Algeria e Tunisia.

Dimenticata dalle fonti storiche ufficiali [2], questa storia di persone, di famiglie, di artigiani friulani che conservano e difendono la delicata padronanza dell’arte dei mosaici e dei terrazzi, trasmessa di generazione in generazione e a rischio nelle loro terre, trova un riconoscimento all’estero e porta loro soddisfazioni e notorietà. Una componente fondamentale è lo spirito collettivo di cui fa prova questa “diaspora”: piuttosto che affidarsi a una concorrenza frontale, questi posatori qualificati, uniti dalla medesima tradizione e talora da legami di parentela, preferiscono con intelligenza spartirsi il territorio di competenza, muovendo dal loro esodo verso la Francia.

In effetti, la storia degli Odorico non trova piena ricostruzione se non si collega a quella di due pionieri di questo percorso, Giandomenico Facchina e il piemontese Gioachino Novello. E va assolutamente riconosciuto che il vero pioniere e artefice della rinascita del mosaico e del successo di questa tecnica di decorazione nella Francia napoleonica del secondo Impero, prima ancora che della Belle Époque, sia Giandomenico Facchina da Sequals, con le sue intuizioni e tecniche geniali ed economiche, che lo rendono il mosaicista più noto del suo tempo, pluripremiato in Francia con riconoscimenti tributati fino alla morte (1903) e quello postumo della inumazione al Père Lachaise. Restauratore di antichi mosaici romani ad Aquileia e poi a Montpellier e Nîmes, dove esportò l’innovativa tecnica della estrazione delle tessere da restaurare “a strappo”, dopo incollatura su carta o garza.  L’accortezza imprenditoriale di Facchina fu di depositare il procedimento e di perfezionare la tecnica per applicarla alla creazione di mosaici nuovi nell’edilizia civile [3]; vantaggi pratici ed economici, vaste superfici e tempi ristretti, nitidezza dei colori: queste le condizioni che conquistarono l’architetto Charles Garnier all’Esposizione universale del 1867 e garantirono a Facchina l’appalto per la decorazione dell’Ópera Garnier, inaugurata nel 1875, nonché la fama, e successi strepitosi che portarono la sua impresa in tutto il mondo [4]. E per la realizzazione di quest’opera e il rispetto dei tempi entra in gioco lo spirito di squadra, che porta Facchina a reclutare collaboratori a Sequals, segnando il destino degli Odorico.

Chiamati a Parigi per la grande sfida del palazzo voluto da Napoleone in tempi rapidi e costi contenuti, i due fratelli Isidoro e Vincenzo Odorico lavorano con successo alla grande volta antecedente il foyer e alla rotonda degli abbonati; e decidono quindi di continuare in Francia la loro attività, di creare una loro impresa di mosaici nella provincia, una volta concluso il cantiere dell’Ópera, spostandosi a Tour con le loro famiglie. Qui il loro futuro imprenditoriale si incrocia con l’attività di un altro espatriato di successo, il piemontese Gioachino Novello da Postua, un muratore arrivato a Tours nel 1871 per la costruzione del Grand Thèâtre, considerato tra i pionieri promotori dell’uso del cemento nelle sue diverse forme (Bouhon 2014).

Novello accoglie a Tours gli Odorico nel 1881 e sicuramente svolge un ruolo nella loro decisione di trasferirsi a Rennes, nel 1882, per avviare una loro impresa personale, che, in un primo momento, potrebbe anche costituire la rappresentanza di Novello, visto che poco dopo, nel 1885, un Antonio Novello impianta nella città una sede distaccata della casa madre di Tours.

L’associazione tra cemento, gres-cemento e mosaico è la chiave evolutiva dell’edilizia di inizio ‘900, per il connubio tra estetica innovativa, rapidità di esecuzione dei cantieri, solidità e risparmio sui costi: tecnologia, bellezza e imprenditorialità italiane si diffondono in tutta la Francia e da lì nel mondo [5]. A Rennes comincia dunque l’impresa dell’atelier Odorico, che sarà attiva fino al 1978; caratterizzata, nella fase iniziale, da due momenti: la prima generazione, di Isidoro e Vincenzo e dei loro figli e parenti; e la seconda generazione, dal 1912, di Isidore e Vincent figli, il primo considerato “il Mozart del mosaico”.

In realtà solo una breve sfasatura temporale intercorre tra l’affermarsi degli Odorico a Rennes e il parallelo impianto dell’attività di altri due Odorico a Tunisi, André e Louis, che potrebbero essere i figli di Isidoro, nati e naturalizzati francesi, e non più segnalati a Rennes nell’attività paterna.

Se i due Odorico “tunisini” non assurgono alla ufficialità documentata e alla fama celebrata degli Isidoro, padre e figlio, di Rennes, tuttavia il loro successo non è certo inferiore, e le tappe dell’ascesa si snodano in parallelo: se a Rennes è l’azienda leader, il ramo, o la rappresentanza tunisina, non ne è una diramazione secondaria, e si può ben procedere in sincronia a illustrarne la storia: tutta la documentazione e i manufatti realizzati parlano di un rapporto molto stretto tra le due realtà, sul piano delle innovazioni tecno-strutturali, della creatività e dell’evoluzione stilistica nel tempo, delle forme di organizzazione del lavoro, della struttura aziendale, della comunicazione verso il pubblico.

Tunisi Pubblicità Odorico

Tunisi Pubblicità Odorico

Come esempio, è sufficiente mettere a confronto le due inserzioni pubblicitarie, quella della società a Rennes (del 1910) e quella pubblicata su “La Petite Tunisie”, il 7 febbraio del 1896: la stessa ragione sociale “Odorico frères”: “L & A Odorico frères”; la stessa impostazione grafica, la stessa offerta: entreprise de dallages en mosaïques romaines et venitiennes en marbre» [6] .

Dunque, gli Odorico sono impiantati a Tunisi già nel 1896 (da notare che Resplandy arriva a Tunisi nel 1894), nel quartiere attorno ad avenue de Londres, dove gravitano tutte le loro segnalazioni ufficiali; tra rue de l’Alfa, rue Sidi Sifiene e appunto avenue de Londres, a ridosso dei quartieri maltese e italiano (Sidi El Bahri, Bab Souika) e ebraico (Lafayette) che vivono la fase di edificazione privata più fiorente tra Art Nouveau e Art Déco; e non lontano dall’arteria dell’avenue e Port de France: la zona dove si propagherà il loro lavoro.

Nel 1900 gli archivi ci restituiscono un atto importante per l’azienda di Tunisi: i due fratelli costituiscono una società a nome collettivo per il commercio di lavori a mosaico in marmo, della durata di nove anni, con ragione sociale “Odorico Frères” e con firma sociale unica di Andrè [7]. A questa affissione segue una inserzione pubblicitaria sulla stessa “Dépêche” a fine anno (23 dicembre 1900). Si tratta di un atto probabilmente imprescindibile per gli Odorico, per poter accedere a quel grandioso cantiere che sarà la costruzione del Teatro Municipale e del complesso del Casinò, diretto da Resplandy; la formazione della società viene a costituire il lancio dell’azienda in una serie di appalti pubblici e di contratti privati.

Altri due documenti segnano l’ufficialità sugli Odorico: nel 1913 la notificazione di una multa per detenzione di materiale non dichiarato secondo la legge, con confisca del cemento in eccedenza, notificata a Jean Baptiste Odorico, fabbricante di mosaici subentrato forse a André come titolare (“Journal des Tribunaux”: 1913, 15-1:.142-44); un probabile segnale della crescita esponenziale e della difficoltà a tenere sotto controllo le normative per i lavori e i contratti in essere. E infine il necrologio del 1949, che comunica la morte di Louis, entrepreneur mosaïste di Sequals, annunciata dalla famiglia, tra cui M.me de Flores, vedova di André (“Dépêche tunisienne”: 1949, 12 febbraio).

Il 12 febbraio, a pochi mesi dunque dalla posa, firmata, del mosaico all’Alliance di rue Ibn Khaldoun che segna probabilmente la data limite, la fine del ciclo della fervente attività dei due intraprendenti fratelli; una coincidenza, certo, ma casualmente alla vigilia di cambiamenti radicali nella storia politica del Paese e della città, e nel suo assetto urbanistico e sociale.

Tunisi, Mosaico Ufficio Direzione Teatro Municipale ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, Mosaico Ufficio Direzione Teatro Municipale (ph. Jamel Chabbi)

Si può tranquillamente affermare che l’attività della società “Odorico Frères”  prende subito avvio al livello più prestigioso  nel settore, e pone le basi della sua notorietà “firmando” alcuni degli edifici “chiave” del rinnovamento del centro nevralgico della città: infatti la lista delle imprese ingaggiate nella costruzione del complesso Teatro Municipale e Casino Palmarium, riportata dal “Bulletin Municipal pour la réception du bâtiment” il 20 novembre 1902, vede gli Odorico presenti come fornitori dei lavori a mosaico (Finzi 1998: 146). L’intervento coordinato da Resplandy riguarda un’ampia aerea che si affaccia sull’avenue Bourgiba e tocca l’avenue de Carthage, la rue dell’Allemagne e la rue de Grèce. Purtroppo l’abbattimento del complesso del Casino e della sala teatrale del Palmarium e i rifacimenti a carico del Teatro Municipale non ci permettono di ricostruire l’entità del loro lavoro: ne resta una traccia negli uffici della Direzione del  Teatro, dove, nel pavimento in marmo rosa, si trova inserito un quadrato formato da quattro mattonelle in mosaico con il fondo nero (il nero, uno degli stilemi degli Odorico) e quattro figure di marionette-guerrieri stile samurai , stilizzate nei colori del bianco e del rosa cangiante.  

Tunisi, Botteghino Teatro Municipale, provenienza Café Perroquet ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, Botteghino Teatro Municipale, provenienza Café Perroquet (ph. Jamel Chabbi)

E dovrebbe essere loro il lavoro di pavimentazione in cemento e graniglia, lavorato a cocciopesto ai piani del loggiato, tecnica che si ritrova poi in molte delle realizzazioni di palazzi civili a uso abitazione a pigione.

Un altro lacerto del lavoro di questi abili mosaicisti si trova attualmente nel pavimento della biglietteria del Teatro, proveniente però da un altro edificio incorporato al complesso, il Café Perroquet, affacciato su rue de Grèce, proprio dopo il botteghino. Un fortunato spostamento ha salvato dall’abbattimento del caffè (e ci fa rimpiangere le perdite del resto dei decori) tre magnifici tondi lavorati a tasselli finissimi, della stessa raffinata fattura  a mosaico veneziano e tonalità di colori del successivo tappeto in pietra di Ibn Khaldun: fondo bianco per rappresentare un magnifico gallo ad ali spiegate e una stilizzata e feroce lotta tra due galli (uno dei giochi su cui si scatenavano scommesse nei locali dell’epoca); e fondo grigio per una elegante caravella a vele gonfiate dal vento.

Tunisi, Botteghino Tetrao munipale, lotta di galli, part. ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, Botteghino Tetrao munipale, lotta di galli, part. (ph. Jamel Chabbi)

I risultati del lavoro di questi artigiani creatori, la bellezza incomparabile dei loro preziosi quadri in pietra hanno aperto loro le porte del successo e delle committenze dei lavori che hanno lasciato la loro impronta, ancora oggi presente, nel tessuto del centro cittadino: nel 1905 la marsigliese  “Maison Bartoli Frères”, il più importante magazzino al dettaglio presente a Tunisi dal 1883, assume la denominazione di “Magasin Général “; decide allora di dare visibilità al rinnovamento e di gravare dunque il nome all’ingresso del magazzino sull’avenue de France, il prolungamento dell’avenue Bourgiba verso Bab Bhar, in un imponente mosaico: fondo oro in gres cemento a effetto dei “terrazzi” veneziani , riquadro e lettere a caratteri cubitali e scelta tipografica alla moda (caratteri “leggeri”, arrotondati   alternati a lettere “puntute” e geometriche o leggermente asimmetriche) in piccole tessere di mosaico rosso che oggi lasciano intravvedere gradazioni differenti.

Tunisi, Logo del Magasin General Porte de France  (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, Logo del Magasin General Porte de France (ph. Jamel Chabbi)

Il logo non è firmato, ma sono gli Odorico, da Rennes a Tunisi, a trovare l’abbinamento tra cemento e mosaico  per contenere i costi e giocare sull’effetto opaco / brillante; stile e colori riportano a un altro manufatto degli Odorico, nell’atrio di un edificio di rue Abdelnasser, dunque alle spalle dell’avenue e del Magasin, segnalato  (Finzi 2002) ma non identificato: sul pavimento di un ingresso, un mosaico su fondo oro, una greca rosso e oro a riquadro e al centro la firma “Odorico Frères mosaistes”, con gli stessi caratteri un po’ oblunghi, sottili e raffinati, che siglano i lavori della famiglia, in Francia come in Tunisia.

La ricerca infruttuosa di questo testimone, prezioso per documentare il successo di questa impresa familiare, ha in compenso portato, sul filo dei ricordi, a un ulteriore ritrovamento, simile ma anche più prestigioso, segno indubitabile che gli Odorico sono diventati a Tunisi i maestri indiscussi del mosaico, richiesti e apprezzati al punto di volerne esibire la firma in evidenza.  Siamo a pochi passi dall’avenue, dal Teatro e dal Magasin General: in rue Hannon apre le porte, il 16 Ottobre 1908, il “Cinéma Omnia Pathé” il primo cinema in città (Bourial 2023).  Il locale attraversa molteplici vicissitudini, è divenuto successivamente un negozio di giocattoli di una famiglia italiana di Tunisi, i Naracci, soggetto ai danni di un incendio doloso, e passato di proprietà, ma ancora oggi  “fiero” di questo mosaico al suo ingresso, come uno stuoino di benvenuto: le sue tesserine minuscole  persistono nel tempo malgrado le migliaia di passi e di passaggi con la scritta inconfondibile dei creatori della pavimentazione della sala cinematografica: gli Odorico, naturalmente.

Cinema Omnia Pathé, ingresso, part.  (ph. Jamel Chabbi)

Cinema Omnia Pathé, ingresso, part. (ph. Jamel Chabbi)

La sala dell’Omnia Pathé venne realizzata con notevole dispendio di mezzi e di materiali, la sua pavimentazione secondo l’aulica tradizione dei “terrazzi” alla veneziana, per la tecnica, la gamma base dei colori e delle decorazioni. Il marmo è la materia principe: in piccole scaglie irregolari e frammenti di tessere sulla gettata di cemento a effetto graniglia, mescola al bianco predominante diverse gradazioni di beige, beige-grigio nell’atrio, beige-rosa all’ingresso, affacciato sull’angolo dell’edificio. Qui una alta fascia di mosaico funge da cornice ed enfatizza la forma triangolare: l’uso dei tre colori base dell’intera pavimentazione – marmo bianco, marmo nero e marmo rosso di Thala – costruisce una greca geometrica di onde stilizzate – i “coups de fouet” cari all’Art Nouveau – di rigorosa perfezione nella fattura. Esattamente all’ingresso, salito l’ultimo dei gradini di marmo beige, sempre proveniente dalle cave tunisine di Thala, la “firma” che riproduce a mosaico la ragione sociale dei creatori “L&A Odorico Fres Mosaistes”, nei sottili oblunghi caratteri in marmo nero ben stagliati su un fondo di tassellini dello stesso marmo beige.

Cinema Omnia Pathé, ingresso, part.  (ph. Jamel Chabbi)

Cinema Omnia Pathé, ingresso, part. (ph. Jamel Chabbi)

Se si considera nel complesso la produzione di questi artigiani-artisti si può anticipare che, nel rispetto delle richieste dei clienti e dell’esercizio della variazione, la cifra coloristica degli Odorico di Tunisi è data dall’infinita varietà dei beige e dell’avorio, con gli estremi dell’oro e del marrone, e dall’eclatante contrasto con il nero di marmi e smalti, lanciato “alla moda” da Isidore e dalla sua audacia innovativa.

Questi primi esempi, i documenti, giornalistici o d’archivio, le realizzazioni che ancora abbelliscono le città di Rennes e di Tunisi parlano di uno scambio fitto, di una simbiosi artistica, di uno “stile Odorico” inconfondibile nei suoi tratti. E quando a Tunisi manca la “firma” di autentificazione, l’attribuzione del lavoro alla “Odorico frères” è assicurata anche dal confronto con i lavori della casa madre di Rennes.

Tunisi, Dettaglio smalti colorati, Avenue de la Libertè Cinema Omnia Pathé, ingresso, part.  (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, Dettaglio smalti colorati, Avenue de la Libertè  (ph. Jamel Chabbi)

Lo stile “Odorico” è riconoscibile al primo colpo d’occhio, attraverso piccoli tocchi di originalità che ne costituiscono l’identità. Per esempio, la libertà fantasiosa e senza confronto, nella disposizione di tasselli in smalto (pasta di vetro), gres ceramica o granito e smalti di Briare, la manifattura di smalti industriali che consente tasselli pre-dimensionati e non tagliati uno a uno con la martellina. Questa scelta, e la tecnica dell’inversione, che permette di comporre un mosaico a superficie piana, con pezzi di spessore differente (marmo, vetro, pietre), sono i punti basilari della vera democratizzazione del mosaico. I tasselli diventano un rincorrersi di giochi di colori, di materie e di forme con motivi figurativi che si mescolano ai disegni geometrici astratti, scelti a catalogo su un repertorio di forme e realizzati per creare gli androni delle abitazioni, tappeti di mosaico e pannelli sui muri, di negozi, banche, oltre a dettagli architettonici delle facciate.

Con Isidore e con gli Odorico della seconda generazione, estetica e funzionalità si conciliano e incontrano il gusto di architetti e artisti, e del pubblico, per la versatilità delle proposte e la capacità di adattamento alle esigenze e alle possibilità economiche dei committenti. I decori si geometrizzano e i cerchi intrecciati e multicolori (oro, ocra, rosso, arancio) ne costituiscono una delle firme grafiche.  Le inclusioni di cemento o di gres ceramica a effetto cocciopesto e graniglia si sviluppano (anche per il loro costo contenuto rispetto ai marmi preziosi del passato) e giocano su materiali brillanti o opachi, le tonalità più vive o il nero profondo. Gli Odorico sapevano incorporare nei motivi in cemento assai sobri delle piccole paste di vetro che fanno brillare i colori giocando con la luce.

A partire dagli anni Venti e almeno per tutti gli anni Trenta André e Louis vedono progressivamente rafforzarsi la loro fama e visibilità a Tunisi:  per comprendere la chiave della diffusione del loro lavoro in città, che diventa capillare in alcuni quartieri, come il nuovo quartiere residenziale di Lafayette, è significativo tornare alla loro inserzione pubblicitaria del 1896, che è preziosa testimonianza della capacità imprenditoriale di questa impresa, di intuizione delle potenzialità del loro lavoro e di adattamento alle esigenze “del mercato”: i rivestimenti in mosaici romani e veneziani in marmo, infatti, sono proposti per «opere di lusso per abitazioni ricche, ville, castelli e chiese. Opere semplici per case borghesi e a pigione. Specialità di vasche e lavelli in mosaico, colonne in mosaico di tutte le dimensioni su ordinazione. Lavori solidi e ben curati. Prezzi moderati». Consapevoli della risonanza dei loro lavori “pubblici” e della moda che stanno proponendo a una società attenta alle novità e desiderosa di lasciare impronte personali alle loro abitazioni (Candiani, 2023), ma anche della flessibilità di adeguare i costi alle possibilità differenziate dei committenti, gli Odorico travasano da Rennes a Tunisi le nuove tecniche e le intuizioni geniali di Isidore.

Tunisi, Les Arcades, Panoramica   (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, Les Arcades, Panoramica (ph. Jamel Chabbi)

Continuano a ricevere commesse per le grandi opere che proseguono la trasformazione del centro gravitante sull’Avenue. Un segno della loro partecipazione al cantiere della Galleria Jules Ferry (l’attuale Colisée), avviata nel 1932 da una nuova società presieduta dall’italiano Canino è rappresentato dal pavimento a mosaico sui colori dorati ravvivati da lampi di tasselli rossi su cui campeggia il logo de “La Parisienne”, famoso locale notturno con accesso dalla galleria di avenue de Paris: un riquadro bianco con al centro, a forma di stemma, il nome del locale e una caravella stilizzata che ci riporta a quella del café Perroquet e al logo del Lutetia parigino. Gli stessi caratteri grafici, ma la vivacità del turchese e del rosso abbinata al bianco del disegno, a richiamo dei colori nazionali francesi.

Sempre agli anni Trenta risalgono i lavori riguardanti l’immobile “La Nationale”, anch’esso affacciato sull’avenue Bourgiba e l’inizio dell’avenue de France, subito prima del Magasin Général. 

Tunisi, Immeuble la Nationale, la vasca delle tartarughe   (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, Immeuble la Nationale, la vasca delle tartarughe (ph. Jamel Chabbi)

Il blocco è caratterizzato dalle gallerie de “Les Arcades”, ancora oggi meta dello “struscio” e affollato luogo di passaggio del centro città, e da un cortile a patio interno, dove è collocata la nota fontana delle tartarughe.

Tutti a Tunisi conoscono questi dettagli, fotografano le tartarughe, ma trascurano le tessere del fondo della vasca nelle più varie sfumature del turchese; camminano sul pavimento a mosaico, particolarmente brillante nei giorni di pioggia, talmente conosciuto da non attirare nemmeno più l’attenzione, dove i decori si sono geometrizzati ma si alternano a pannelli e le tessere diventano soffici bolle di diverse dimensioni che intrecciano  l’oro con i toni del beige, dell’ocra e del rosso:  sono gli stilemi Odorico, inconfondibili, le geniali intuizioni di Isidore, che André e Louis ripropongono a Tunisi.

Tunisi, Dettagli a confronto, pavimentazione des Arcades e mosiaco rennese di Isidore   (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, Dettagli a confronto, pavimentazione des Arcades e mosiaco rennese di Isidore (ph. Jamel Chabbi)

Nel frattempo, i lavori della “Odorico frères” iniziano a propagarsi in quella zona della città che si va sviluppando lungo l’asse dell’avenue de Paris, dall’avenue Bourgiba verso il Belvedere. Si tratta di un quartiere di nuova concezione, con viali alberati, ombreggiati dalle giacarande, con isolati di palazzine condominiali, le maisons de rapport, progettate per abitazioni residenziali, del proprietario e per affittuari, affidate al gusto di architetti italiani ma contraddistinte da elementi decorativi personalizzati, secondo il gusto dei committenti: una classe media borghese e di commercianti, costituita in buona percentuale da europei (italiani, francesi, belgi) e spesso appartenente alla comunità ebraica, che, non lontano dalle sede della ditta Odorico, ruota attorno a rue de Rome, rue des Tanneurs [8] e il quartiere di Lafayette, dove viene edificata anche la nuova grande sinagoga su progetto dell’architetto Victor Valensi  (l’attuale avenue de la Liberté).

A rue de Rome, all’angolo con rue des Tanneurs, nel 1909-1910 viene edificato l’immobile dove trovano sede le “Assurances generales de Trieste et Venise”, succursale da Parigi delle Assicurazioni Generali dei Morpurgo, triestine e poi veneziane. L’agente generale rappresentante a Tunisi è Umberto Bensasson, appartenente a una delle famiglie italiane ebree notabili in città.

Tunisi, La farmacia Sinigaglia, rue de Rome, dettagli dei mosaici esterni   (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, La farmacia Sinigaglia, rue de Rome, dettagli dei mosaici esterni (ph. Jamel Chabbi)

Il palazzo, di architetto ignoto, presenta una decorazione floreale di gusto arabizzante rivisitato, una serie di motivi a mosaico, che si ripetono assecondando le arcate del decoro a stucco del sottotetto, e ancora oggi stordiscono con i barbagli di luce rifratti dagli smalti a colori vivacissimi.  Possiamo supporre una attribuzione agli Odorico, perché l’inconfondibile firma di André accompagna la ricca decorazione, anch’essa perfettamente conservata, della farmacia sita a piano terra.

Su disegno del decoratore Gagliardo, André Odorico ricopre, con tasselli in smalto nelle sfumature del verde chiaro tutti i pannelli, incorniciati in boiseries di legno verde, che ricoprono gli esterni del locale, che si apre proprio sull’angolo dell’edificio; sui pannelli ai due lati dell’entrata, le spire di due serpenti si avvolgono sul caduceo di Ermes e sulla coppa di Igiea, la dea della sanità e dell’igiene, realizzati con grande raffinatezza con tessere minuscole di colore turchese, scelto anche per la firma dei due artisti esecutori.

Le tonalità e la simbologia son quelle canoniche delle farmacie a Tunisi, ma ci piace pensare a un tocco femminile nella scelta, che resta, nella immutata bellezza e durabilità del mosaico, a ricordare la storia di questa attività e la coraggiosa intraprendenza della sua prima proprietaria, Ketty Sinigaglia Gallico, che rivaleggia con Lucia Campisi nel ruolo di prima donna farmacista a Tunisi, diplomata a Roma ed esercitante la sua professione dal 1922 al 1943. Poi, l’attività e la vicenda esistenziale di Ketty vengono travolte, insieme a quella della sua famiglia, dalla Storia, con le dolorose prevaricazioni razziali e politiche del ’42-’43. La farmacia venne forzosamente “svenduta” e questi anni dolorosi, di arresti, violenze, deportazioni, confische furono “rimossi” dalla memoria di Ketty Sinigaglia e dei suoi familiari. Ma il lavoro degli Odorico ha permesso di risalire a questo frammento di storia buia degli italiani, ebrei, antifascisti a Tunisi, e resta nella sua smagliante decorazione a ricordare la coraggiosa pioniera delle farmaciste in città.

Ormai in quegli anni a Tunisi la decorazione a mosaico è diventata una moda in cui al fattore estetico, dei piccoli tasselli che si rincorrono in giochi materici e di colore e di forme, si aggiungono la facile manutenzione, la resistenza a umidità e luce e la relativa economicità; e – valore aggiunto – la creatività fantasiosa degli Odorico e la loro versatilità, che riesce ad accontentare i clienti, realizzando pannelli e pavimenti d’ingresso per tutte le tasche.

Tunisi, rue Al Cham, ingresso   (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, rue Al Cham, ingresso (ph. Jamel Chabbi)

Se al curioso ricercatore resta precluso lo scandaglio degli appartamenti privati (e a Rennes Isidore scatena la sua fantasia nella creazione di bagni da sogno), basta però varcare con occhio attento i portoni in ferro battuto (altro vanto della creatività italiana a Tunisi) dei palazzi del quartiere per scoprire quanto i mosaici “Odorico” abbiano costituito una agguerrita concorrenza per le ceramiche Kallaline e i produttori di piastrelle liberty o déco, francesi e spagnoli. Ciò che resta di questi lavori può essere repertoriato sulla scala di un catalogo e listino prezzi che non sono peraltro un limite alla qualità del lavoro e al ricorso a quelle peculiarità che “firmano” l’operato della ditta Odorico.

Tunisi, Collage pareti d'ingresso: gres, cemento beige con cornici a mosaici   (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, Collage pareti d’ingresso: gres, cemento beige con cornici a mosaici (ph. Jamel Chabbi)

Si va dai pannelli di rivestimento delle pareti d’entrata e delle scale in gres-cemento beige, contornate da leggere linee musive, nei toni dell’azzurro in avenue de la Liberté; dei beige alternati azzurro e oro nel palazzo di rue des Tanneurs, a lato della farmacia Sinigaglia;  ancora dei toni caldi del marrone-cioccolato per l’immobile di rue Ibn Al Jazzar, dove il contorno musivo è ripreso anche a terra, a cornice dei pannelli in graniglia come nei “terrazzi veneziani”; o dei pannelli esterni in mosaico, giocati sui toni del beige costellati di tesserine nere, azzurre e bianche, della farmacia di rue Al Jazira.

Differente, di minor estensione, ma di grande pregio, la scelta della proprietaria dell’immobile di avenue de Madrid al numero 4, raffigurata nel viso in gesso che sovrasta il portale: un palazzo decorato con dispendio di mezzi, stucchi floreali sontuosi a cascata sulla facciata, un elegante portone con colonne, legno massiccio istoriato e ferro battuto; gradini in marmo bianco e un elegante tappeto di pietra: un mosaico con motivi geometrici lavorato solo con marmi pregiati di differenti colori che riproducono e portano a Tunisi le scelte cromatiche e le tecniche di assemblaggio della ditta Odorico di Isidore.

  (ph. Jamel Chabbi)si, Aveneu Madrid, Portale, part. (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, Aveneu Madrid, Portale, part. (ph. Jamel Chabbi)

E quale meraviglia possono suscitare i bagliori che attirano verso il modesto e cupo ingresso al 36 di avenue de la Liberté, a cui si accede da un angusto cortile e che si schiude sulla creazione forse più audace di questi maestri del colore e dei materiali: sulle pareti, rettangoli di cemento ritagliati a piccoli poligoni irregolari come pietre alternano spente tonalità di marrone e grigio-beige; materiali umili, quasi anonimi, spessori e matericità differenti che si accendono in una composizione astratta grazie alle linee di contorno verde dei  pezzi di base (con tecnica di pittura) e delle tessere smaltate in pasta di vetro in due tonalità di verde acceso, e infiammati nei piccoli riquadri di raccordo da quadrati rossi e oro; oro che si sparge in fiammelle, in spruzzi irregolari a raccogliere la luce, brillando al di là del trascorrere del tempo.

Tunsi, Aveneu Madrid, mosaico all'ingresso   (ph. Jamel Chabbi)

Tunsi, Aveneu Madrid, mosaico all’ingresso (ph. Jamel Chabbi)

L’oro dei quadratini decorativi diventa la cifra stilistica personale degli Odorico di Tunisi anche nei lavori che rivestono completamente le pareti dell’ingresso e delle scale, sfidando la gravità fino ai piani più alti, senza calcoli o risparmio. Lo troviamo come un piccolo barlume nella greca geometrica del palazzo di rue d’Irak: un pannello base, anche in questo caso nei toni del beige, ma nelle sfumature “calde”, una greca geometrica rossa e nera (il nero, il coraggioso nero proposto dagli Odorico) su fondo marrone, e piccoli bagliori di smalto d’oro nella linea di contorno.

Ricompare, con un assemblaggio simile, piccoli tasselli di contorno della decorazione dell’immobile in rue Said Darwish, dove il colore base è in questo caso il rosa, chiaro, luminoso e uniforme nella parte alta e sempre più variegato nelle tonalità più scure del colore, con un effetto di caduta a pioggia verso la fascia bassa, vicino ai gradini.

Tunisi, Dettaglio mosaico aveneu Madrid, confronto con mosaici Odorico a Rennes   (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, Dettaglio mosaico aveneu Madrid, confronto con mosaici Odorico a Rennes (ph. Jamel Chabbi)

Oro a cadenzare i “pannelli” di mosaico del palazzo al 23  di rue de Palestine: una decorazione geometrica di impostazione “verticale” dove il beige lascia spazio a toni tenuissimi di azzurro, che si carica nella tonalità indaco verso il basso: un effetto di chiaroscuro cangiante secondo la posizione e i momenti del giorno, ravvivato generosamente dalle costose tessere dorate.

E, infine, molto ci sarebbe da scoprire su proprietario e architetto realizzatore del palazzo di rue Ibn Al Jazzar per cogliere a fondo il significato delle figure astratte a stucco che decorano le pareti dell’ingresso; e che si accordano con i fasci in stile “regime”, che si intrecciano con ineccepibile precisione geometrica rigorosa ma anche un po’ rigida nel rivestimento a mosaico di scale e ingresso. Impossibile non cogliere un richiamo alla pavimentazione delle Arcades di centro città, anche se qui i toni sono più spenti, il beige si accorda con i toni del cioccolato e del grigio, la ricchezza, l’eleganza sobria e un po’ austera sono ritmate dalle inserzioni del nero, il nero Odorico.

Tunisi, rue Ibn al Jazzar, decorazione in stucco   (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, rue Ibn al Jazzar, decorazione in stucco (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, rue Ibn al Jazzar, rivestinento murale, ingresso e scale   (ph. Jamel Chabbi)

Tunisi, rue Ibn al Jazzar, rivestinento murale, ingresso e scale (ph. Jamel Chabbi)

Variazioni e ritorni di stilemi, rigore e abbagli di colori, giochi di materie e spessori differenti.

Un lavoro che non si ripete, che si padroneggia ma che non diventa mai routine, che cura la resa con l’attenzione e la variazione di dettagli minimi.

L’immenso successo, a Rennes come a Tunisi e in tutto il mondo, dei mosaici degli Odorico è sinonimo di una integrazione riuscita e della loro eccellenza artistica.

Le loro infinite variazioni con i piccoli frammenti in pietra sono ancor oggi memoria viva del savoir faire e del talento di questa famiglia che ha elevato il mosaico al rango di arte.

Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025 
[*] Tutte le immagini che arricchiscono questo studio sono state realizzate da Jamel Chabbi cui devo il prezioso e paziente contributo nella esplorazione e nella scoperta della Tunisi degli Odorico. Questo lavoro è dedicato all’architetto, e amica, Sonia Gallico. Alla dignità che ha accomunato e accomuna i protagonisti italiani di queste storie ritrovate, al loro coraggio positivo nell’affrontare le sfide imposte loro dalla Storia.
Note
[1] Luc Simon (1924-2011) “peintre de la lumière”, pittore, attore e artista poliedrico, ricordato anche per i suoi lunghi soggiorni in Africa sulle orme di Rimbaud, a Tunisi, in Spagna e in Etiopia, e per i numerosi legami sentimentali, tra cui anche con Paloma Picasso.
[2] Per questa importante prospettiva storiografica, in particolare per quanto riguarda la Tunisia, si vedano gli scritti di Alfonso Campisi e Flaviano Pisanelli, e il loro ultimo lavoro: Campisi-Pisanelli, 2024
[3] Il processo creativo innovativo comportava: una lavorazione in atelier e non in situ; una esecuzione con incollaggio a rovescio di superfici ampie di mosaico e non tassello dopo tassello; il trasferimento sul luogo prescelto; l’utilizzo di materiali diversi (pietre, marmi, smalti).
[4] L’impresa di Facchina, che arrivò a reclutare fino 120 operai, lavorò, tra l’altro, a St.Paul a Londra; al Metropolitan di Chicago; a Notre Dame de Sion a Gerusalemme; a Kyoto, Algeri, Buenos Aires, Loudes; e al Grand Palais al Trocadero e al Sacre Coeur a Montmartre a Parigi.
[5] In particolare, a Mosca, San Pietroburgo, a Copenhagen per la decorazione della sede della Carlsberg.
[6] “Impresa di rivestimenti in mosaici, romano e veneziani, in marmo”
[7] «La Dépêche tunisienne»: 1900, 13-10, n.3745: «Cabinet de M. L. Grébauval Avocat, 34 rue de l’Alfa, Tunis. D’un contrat sous seign privé en date, à Tunis, du 1r Octobre 1900, enregistré, entre M. Odorico (Louis) négociant, demeurant à Tunis,d’une part, et M. Odorico (André) négociant, demeurant à Tunis, d’autre part, il appert : qu’une Société en nom collectif a été formée entre les sus-nommés, ayant pour objet de faire la commerce de travaux en mosaïque en tous genres. Le siège social est à Tunis, rue Sidi Sifiene 30. La raison et la signature social sont Odorico Frères. La signature social appartient, de stipulation expresse, à M. Odorico (André), exclusivement. Le capital social … La durée de la Société est fixée à neuf années, à dater du jour de la signature du contrat. … »
[8] In rue des Tanneurs aveva sede il tribunale rabbinico, abitazione proprietari di note famiglie come i Levy, ma anche il cantante Raoul Journo; e tutta una serie di attività in cui erano specialisti gli ebrei, come macellerie, lavori di salagione e produzione della bottarga. 
Riferimenti bibliografici 
BOUHON Philippe – SABATIER Benjamin 2014: “Les Novello, une dynastie du bêton d’origine italienne », in «Place publique», n.27, janvier – fevrier.
BOURIAL Hatem 2018: «À Tunis, ou se trouve cette mosaïque de Luc Simon?», « Webdo », 2-4.
BOURIAL Hatem 2023: «Il ya 115 ans, le premier cinéma de Tunis», «Webdo», 16-10.
BOUSSAD Aïche 2015: «La mosaïque en répresentation: la Maison Tossut à Alger», in «Abe journal», 8/2015.
CAMPISI Alfonso PISANELLI Flaviano 2024: Paroles et images d’une histoire «mineure». L’émigration sicilienne en Tunisie (XIX et XXe siécles, Tunis, Arabesques.
CANDIANI Rosy 2021: “La musica ritrovata: Francesco Santoliquido a Tunisi”, “Dialoghi Mediterranei”, n. 47, gennaio.
CANDIANI Rosy 2021: “Le storie che raccontano i mosaici del Bardo”, “Dialoghi Mediterranei”, n. 50, luglio.
CANDIANI Rosy 2023: “Le facciate delle dimore italiane a Tunisi tra stilemi, mode e gusto personale”, “Dialoghi Mediterranei”, n. 62, luglio
COLLEDANI Gianni: Giandomenico FACCHINA, Dizionario Biografico degli Italiani, ad vocem.
COLLEDANI Gianni – PERFETTI Tullio, a cura di 2015: Sequals la culla del mosaico , Rubbettino ed.
ENOCQ Daniel –LEMAÏTRE Capucine 2023: Odorico l’art de la mosaïque , Ouest France ed..
FINZI Silvia 2002, a cura di:  Architectures italiennes de Tunisie, Tunisi, Finzi edizioni.
GODOLI Ezio – SAADAOUI Ahmed, a cura di, 2019: Architectes, ingénieurs, entrepreneurs et artistes décorateurs italiens au Maghreb, ETS ed..
GUÉNÉ Hélène 2000: Odorico. Mosaïste Art Déco, Bruxelles, AAM edtions.
SESSA Ettore 2008: La produzione architettonica dei progettisti, decoratori e imprenditori edili italiani in Tunisia durante il protettorato francese,  https://it.readkong.com.
ZECCHINON Leonardo 2019 : Sequals artefice della rinascita del mosaico: www.scatolificioudinese.it: 1-12.
https://www.action-bricolage.fr/fr/blog/outillage-carreleur/la-mosaique-odorico-a-decouvrir-a-rennes: 2021-20-9.

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Rosy Candiani, studiosa del teatro e del melodramma, ha pubblicato lavori su Gluck, Mozart e i loro librettisti, su Goldoni, Verdi, la Scapigliatura, sul teatro sacro e la commedia musicale napoletana. Da anni si dedica inoltre a lavori sui legami culturali tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sulle affinità e sulle identità peculiari delle forme artistiche performative. I suoi ultimi contributi riguardano i percorsi del mito, della musica e dei concetti di maternità e identità lungo i secoli e lungo le rotte tra la riva Sud del Mediterraneo e l’Occidente.

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