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Goliarda Sapienza ritrovata e ripensata

Goliarda sapienza

Goliarda Sapienza

di Sabina Leoncini 

Introduzione

Goliarda Sapienza (1924–1996) rappresenta una figura atipica e affascinante nel panorama letterario italiano del Novecento. La sua opera, frutto di una dedizione assoluta alla scrittura, si caratterizza per lo sviluppo di una tecnica narrativa profondamente personale, che trova la sua massima espressione in L’arte della gioia. Il titolo stesso della sua opera più celebre sintetizza efficacemente un metodo estetico ed esistenziale elaborato nel tempo: un raffinato strumento di emancipazione soggettiva e creativa, volto a sottrarsi a ogni forma di dominio esterno. Nonostante la sua posizione marginale nel contesto culturale contemporaneo, Sapienza ha saputo ritagliarsi uno spazio interiore di osservazione e riflessione, dal quale interrogare se stessa e il mondo.

Le letture critiche della sua produzione sono state finora frammentarie e spesso legate a contingenze editoriali, orientate più al rilancio commerciale della sua figura che a una reale comprensione della complessità della sua scrittura. Il presente contributo si propone di rileggere alcuni tratti della vita e della carriera di Goliarda Sapienza soprattutto legati alla sua parentesi del vissuto in carcere, che emerge dal film di Martone Fuori uscito nel 2025 e dagli scritti di alcune studiose italiane, in particolare Bazzoni, che hanno dedicato la loro attività scientifica accademica allo studio degli scritti dell’autrice siciliana definita anticlericale, femminista, anarchica la cui vera portata innovativa è stata a lungo incompresa. 

Goliarda Sapienza: biografia di una scrittrice irregolare

«A un certo punto io mi resi conto, ma proprio fu un’illuminazione, che questa donna disponeva di un tesoro, di una ricchezza incalcolabile, era ricca di cose favolose, economicamente non aveva neanche una lira ma era di un sapere, di una cultura, di una conoscenza che non ho mai incontrato. Non solo: inedita, originale e speciale. Niente di accademico, niente di tecnico, niente di esclusivo. Nel modo più assoluto diretto, ma un sapere straordinario. Soprattutto ti offriva una visione del tuo paese, storica, che tu ignoravi completamente. Era una storia veramente vissuta perchè ne aveva fatto parte direttamente. Qualcosa che nei libri di storia non trovavi mai: tutte le falsità, tutte le coperture. Di questa ricchezza io mi innamorai» [1].
Goliarda bambina con il padre e la madre nella casa a Catania

Goliarda bambina con il padre e la madre nella casa a Catania

Goliarda Sapienza nacque a Catania il 10 maggio 1924, in una famiglia dai forti connotati politico-intellettuali. Sua madre, Maria Giudice, fu una delle prime sindacaliste italiane, dirigente socialista e femminista militante, nonché la prima donna a dirigere la Camera del Lavoro di Torino. Suo padre, Giuseppe Sapienza, fu un avvocato penalista, noto per la sua difesa dei contadini siciliani e per il suo rigore laico e libertario. Cresciuta in un ambiente ideologicamente antifascista e non conformista, Goliarda fu educata privatamente dai genitori che rifiutarono l’inquadramento scolastico imposto dal regime fascista, arrivando persino a bruciarle la divisa scolastica. Questo contesto familiare, insieme a una precoce esposizione alla militanza politica e alle grandi tragedie personali (tra cui la morte di tre fratelli e il progressivo declino psichico della madre), contribuì a plasmare una personalità libera, complessa e profondamente anticonvenzionale.

Nel 1941 si trasferì a Roma con la madre e si iscrisse all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, dove però non completò il percorso, preferendo il metodo Stanislavskij alla rigida formazione accademica italiana. In quegli anni entrò anche in contatto con il mondo della Resistenza antifascista, partecipando attivamente nella brigata Vespri e contribuendo alla liberazione di personalità come Sandro Pertini. Fu in questo periodo che conobbe il regista Citto Maselli, con cui ebbe una lunga relazione sentimentale e artistica durata circa diciotto anni.

Goliarda sapienza

Goliarda Sapienza

La carriera di attrice di Sapienza si sviluppò nel teatro e nel cinema italiano del dopoguerra. Prese parte a numerosi film, spesso in ruoli minori o non accreditati, diretta da registi come Alessandro Blasetti (Un giorno nella vita, 1946), Luchino Visconti (Senso, 1954) e Francesco Maselli (Gli sbandati, 1955). Tuttavia, a partire dalla metà degli anni Sessanta, l’attività attoriale lasciò progressivamente il posto alla scrittura, soprattutto in seguito alla morte della madre nel 1953, evento che scatenò una profonda crisi depressiva, culminata in tentativi di suicidio e ricoveri psichiatrici con trattamenti di elettroshock. La scrittura divenne allora per Sapienza uno strumento di ricostruzione identitaria e di liberazione personale. I suoi primi lavori letterari, Lettera aperta (1967) e Il filo di mezzogiorno (1969), riflettevano in chiave autobiografica le tensioni familiari, il rapporto con la madre e la complessità dell’analisi psicoanalitica.

61pcigpb1flTuttavia, l’opera che più di ogni altra segnò la sua vocazione autoriale fu L’arte della gioia, un romanzo monumentale scritto tra il 1967 e il 1976. Rifiutato da diversi editori italiani per via del suo stile ritenuto eccessivo, amorale o formalmente irregolare, il testo restò a lungo inedito, finché Angelo Pellegrino, attore e scrittore, suo compagno di vita per ventidue anni, non ne curò la pubblicazione postuma nel 1998. Fu solo grazie alla traduzione francese nel 2005 che l’opera ottenne un meritato riconoscimento internazionale, venendo infine ripubblicata in Italia da Einaudi nel 2008.

In una recente intervista proprio Pellegrino ricorda quanto Sapienza invidiasse scrittori come Thomas Mann che delegavano il lavoro di revisione ai propri collaboratori. Per lei la scrittura era anche dialogo, era solita infatti leggere all’amica Pilù il pomeriggio ciò che aveva scritto durante la mattina proprio perchè da questa lettura partecipata emergevano le osservazioni che poi le avrebbero permesso di rivedere il testo e apportare le dovute modifiche per poterlo pubblicare. La vita di Sapienza fu segnata da una costante tensione tra marginalità e intensità creativa. Nel 1980, per motivi economici, rubò dei gioielli ad un’amica che la denunciò; questo evento la portò a scontare una breve detenzione nel carcere romano di Rebibbia. Da quell’esperienza nacque L’università di Rebibbia (1983), opera di forte impatto etico e sociale, in cui l’autrice descrive la realtà carceraria femminile con sguardo umanissimo e disincantato. Anche il successivo Le certezze del dubbio (1987) proseguì nella direzione dell’autobiografia radicale, esplorando le relazioni e le contraddizioni del vivere in libertà.

s-l400A questa parte della vita di Sapienza è dedicato il film Fuori, diretto da Mario Martone e uscito nelle sale nel 2025[2]. Negli ultimi anni della sua vita, Goliarda Sapienza insegnò recitazione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia su invito di Lina Wertmüller, dimostrando ancora una volta la sua capacità di trasmettere il pensiero critico attraverso l’arte. Morì a Gaeta nel 1996, dimenticata dall’establishment letterario italiano, ma oggi considerata una delle voci più originali e potenti del Novecento, capace di coniugare scrittura, corpo e politica in un’opera intellettualmente e poeticamente inclassificabile. 

Fuori come metafora del carcere e della sorellanza

Fuori, presentato in concorso al Festival di Cannes 2025, rappresenta un tentativo ambizioso da parte di Mario Martone di trasporre sullo schermo la figura di Goliarda Sapienza, scrittrice e intellettuale tra le più irregolari e complesse del Novecento italiano. L’opera si colloca al crocevia tra biografia e affresco sociopolitico, e si ispira al testo autobiografico L’università di Rebibbia. Più che proporre un racconto cronologico, Martone costruisce una narrazione sospesa, frammentaria, che si concentra sul momento successivo alla scarcerazione della protagonista. In tal modo, Fuori evita la struttura classica del biopic per dare spazio all’introspezione e alla dimensione relazionale, privilegiando un linguaggio visivo sensoriale e contemplativo.

locandinaIl film si apre nel 1980, a Roma: Goliarda Sapienza (interpretata magistralmente da Valeria Golino), appena uscita dal carcere di Rebibbia dopo aver scontato una pena per furto, si ritrova a vivere in condizioni di precarietà materiale e invisibilità sociale. Intellettuale marginalizzata, tenta senza successo di reinserirsi nel mondo del lavoro e della cultura, mentre il manoscritto L’arte della gioia giace ancora rifiutato dagli editori italiani. Tuttavia, il nucleo pulsante del film è rappresentato dalla relazione con due ex detenute: Roberta (Matilda De Angelis), figura rivoluzionaria, carismatica e caotica, e Barbara (Elodie), giovane donna alle prese con la difficoltà del reinserimento. La narrazione si articola come una continua dialettica tra il “dentro” e il “fuori”, non solo in senso spaziale (carcere vs. città), ma anche esistenziale e simbolico. Questo dualismo è reso attraverso una costruzione narrativa frammentata, spesso ellittica, che lascia spazio ai silenzi, ai gesti, alla tensione tra presenza e assenza. Ciò produce un effetto di sospensione costante, in cui lo spettatore è chiamato a colmare i vuoti lasciati dalla regia. La scelta di Martone di evitare una narrazione lineare è coerente con l’intento di restituire il carattere sfuggente e anti-normativo della protagonista.

Il film si distingue per una regia che tenta di ascoltare l’anima irrequieta di Goliarda senza spiegare troppo allo spettatore, lasciando emergere i personaggi attraverso frammenti di vissuto e relazioni affettive. Tale impostazione è stata oggetto di critiche alla regia, mentre invece Golino si è aggiudicata il Nastro D’argento al Festival di Cannes come migliore attrice protagonista e Elodie e De Angelis come migliori attrici non protagoniste. La performance di Valeria Golino è stata infatti accolta in modo unanimemente favorevole dalla critica. L’attrice restituisce una Goliarda trattenuta, alienata, ma capace di lampi di forza interiore. In particolare, la Golino riesce a cogliere la dimensione esistenziale del personaggio, fatta di marginalità e resistenza, con un’intensità sottile e mai compiaciuta. Si tratta probabilmente di una delle interpretazioni più mature dell’attrice napoletana, fondata su una recitazione misurata, antispettacolare, che trova forza nella sottrazione.

Roberta rappresenta l’elemento perturbante dell’equilibrio esistenziale di Goliarda. La sua figura incarna la tensione rivoluzionaria, il desiderio di sovversione e la corporeità della ribellione. Matilda De Angelis offre una prova attoriale intensa e viscerale, diventando una presenza quasi magnetica ogni volta che entra in scena, riuscendo a incorporare l’ambivalenza di una figura tanto affascinante quanto tragica. Elodie (Barbara) debutta nel cinema con questo ruolo, sorprendendo per naturalezza e autenticità. Il suo personaggio non è una semplice figura di contorno, ma parte integrante dell’universo femminile esplorato da Martone. La cantante-attrice interpreta Barbara con discrezione e intensità, evitando stereotipi e regalando al film una dimensione più intima e realistica.

da Fuori di Martone

da Fuori di Martone

Colpisce una scena in particolare nel film in cui le tre attrici si trovano nella profumeria che ha da poco inaugurato Barbara alla periferia di Roma. Siamo quindi fuori dal carcere ma le dinamiche che si instaurano sono in verità le stesse di Rebibbia. Il negozio è stato comprato dal fidanzato di Barbara, Tano, per tenerla sotto controllo mentre lui si trova in carcere, e nel retro del negozio c’è anche una piccola cucina, un bagno, una camera; uno spazio minuscolo al limite della claustrofobia che Barbara condivide per una sera con le sue amiche ex compagne di cella, quasi a ricreare l’ambiente stesso delle sezioni carcerarie anche se appunto Fuori dal carcere ma dove c’è pur sempre qualcuno che le osserva. Goliarda viene a sapere che Roberta è tossicodipendente; preoccupata per lei, mentre Roberta e Barbara discutono, si spoglia e si fa una doccia, una doccia catartica che porta via le lacrime versate per l’amica, in cui spera che tutto cambi, che Roberta non sia più in pericolo, che Barbara torni ad essere libera, che Goliarda superi le sue difficoltà economiche dovute all’insuccesso delle sue opere. Mentre gode di questo momento intimo e speciale la raggiungono sotto la doccia anche le altre due amiche e si crea quella stessa complicità e sorellanza che aveva sperimentato in quel suo mese e mezzo trascorso a Rebibbia. Il carcere assume quindi la funzione di collante, di esperienza reale e viscerale che accomunerà per sempre Roberta, Barbara e Goliarda, e del quale rimarrà da un lato la cicatrice (anche quella fisica di Barbara che si fa tagliare le vene da Roberta per uscire un mese prima) dell’indelebile dolore che si trascinano dietro, dall’altro la gioia di essere comprese l’una dall’altra e di esserci l’una per l’altra nel prendersi cura dei propri destini.

Fuori si configura come un’opera cinematografica dalle molteplici stratificazioni: è al contempo ritratto biografico, riflessione sociale e viaggio interiore che trascina lo spettatore nella sofferenza della felicità precaria delle protagoniste. La regia di Martone adotta un’estetica dell’incompletezza che può risultare affascinante per alcuni e dispersiva per altri. La riuscita complessiva del film si fonda principalmente sull’intensità delle interpretazioni femminili, in particolare quella di Valeria Golino, ma anche sulla forza espressiva di Matilda De Angelis e sulla sobrietà di Elodie. In ultima analisi, Fuori è un film che parla ai margini, dei margini, che abita le zone grigie dell’esistenza, e che trova nella contraddizione, più che nella sintesi, la propria autenticità narrativa. 

goliardaIl recupero critico e la riscoperta di Goliarda Sapienza tra corpo, scrittura e marginalità

Negli ultimi due decenni, la figura letteraria di Goliarda Sapienza ha conosciuto un sorprendente quanto tardivo recupero, dopo anni di silenzio editoriale e marginalizzazione. Uno dei contributi più rilevanti a questa riscoperta è rappresentato dal volume monografico di Alberica Bazzoni, Writing for Freedom. Body, Identity and Power in Goliarda Sapienza’s Narrative (Peter Lang, 2015), il quale si distingue per l’impostazione teorica solida e l’approccio interdisciplinare. Bazzoni propone una lettura che coniuga fenomenologia, gender studies e teoria politica, ponendo al centro della narrativa sapienziana la dialettica tra corpo, identità e potere, attraverso cui si declina il tema fondante della libertà. Il corpus narrativo di Sapienza, da Lettera aperta a L’università di Rebibbia è analizzato da Bazzoni come un lungo processo di formazione identitaria, in cui il soggetto si emancipa dalle maglie dell’autorità attraverso la centralità del corpo come nucleo irriducibile e non completamente discorsivo. È in L’arte della gioia che questo progetto raggiunge la sua massima espressione, con la figura di Modesta, protagonista “nomade” e queer che, pur apparentemente inscritta in pratiche post-strutturaliste, è anche portatrice di una soggettività radicata in un’etica epicurea e in una progettualità politica. Bazzoni mostra come questa soggettività non si limiti all’autoaffermazione, ma si apra a un disegno collettivo, in cui la scrittura si configura come forza attiva, mezzo di trasformazione del mondo e del sé.

Una lettura comparativa significativa offerta da Bazzoni è quella tra L’arte della gioia e La Storia di Elsa Morante, in cui viene evidenziato il contrasto tra l’erotismo consapevole di Modesta e la passività tragica di Ida. Il confronto permette di cogliere come Sapienza si muova in modo eccentrico rispetto ai canoni della narrativa femminile italiana della seconda metà del Novecento, pur condividendo ambienti e reti intellettuali simili a quelli di Morante. Sapienza, però, si distacca per una più radicale tensione alla libertà e una scrittura non riconducibile né al realismo né al femminismo militante coevo.

71te4zze6l-_uf10001000_ql80_Questa eccentricità biografica, politica e stilistica è oggetto anche della raccolta Goliarda Sapienza in Context: Intertextuality, Reception, Legacy (2016), nata da un convegno internazionale del 2013 e curata da Angela Zagarella e Francesca Calamita. Il volume si pone come un altro snodo fondamentale nel recupero critico dell’autrice, adottando approcci che spaziano dalla teoria queer alla psicoanalisi, dall’intertestualità europea all’analisi degli affetti. L’introduzione al volume, ricca e documentata, sottolinea la complessità della ricezione editoriale di Sapienza, soffermandosi sulle cause dell’oblio: la difficoltà di pubblicazione, l’anticonvenzionalità del suo stile e della sua biografia, dal trattamento psichiatrico con elettroshock alla breve detenzione a Rebibbia e il mancato allineamento alle correnti dominanti del femminismo italiano.

Tra gli interventi più significativi del volume, spicca quello di Charlotte Ross, che legge Sapienza attraverso la nozione di “disallineamento” queer di Sara Ahmed, mostrando come l’autrice non sia stata estranea al contesto culturale italiano, ma anzi capace di riscrivere in chiave transgressiva desideri, affetti e identità. Anche Emma Bond contribuisce con una lettura de L’Università di Rebibbia incentrata sulla vergogna come sentimento produttivo, che evidenzia la marginalizzazione sociale e al contempo apre spazi di autoriflessione e resistenza. Maria Belén Hernández González, infine, mette in relazione L’arte della gioia con Orlando di Virginia Woolf, suggerendo un dialogo tra soggettività queer e pratiche di scrittura trasformativa.

Tutti questi saggi, insieme al lavoro di Bazzoni e ad altri contributi recenti, come quelli di Gloria Scarfone, che ha analizzato con finezza le strategie editoriali e le dinamiche di esclusione sistemica di Sapienza dal canone italiano, convergono nel definire un profilo complesso e affascinante di autrice “ai margini”. Il carattere anticipatorio del suo pensiero, la tensione etica della scrittura e la radicale messa in discussione delle norme di genere, famiglia e sessualità rendono oggi Goliarda Sapienza una figura centrale, e non più laterale, nel panorama della letteratura contemporanea europea. 

Angelo Pellegrino e Goliarda sapienza

Angelo Pellegrino e Goliarda Sapienza

Conclusioni

L’intenzione estetica di Sapienza è spesso esplicitata nelle pagine del romanzo, per lo più attraverso brevi soliloqui che Modesta inserisce nella narrazione come segnali d’allerta rivolti a un lettore prevalentemente femminile.

Il male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore, esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte. Ecco che cosa dovevo fare: studiare le parole esattamente come si studiano le piante, gli animali… E poi, ripulirle della muffa, liberarle dalle incrostazioni di secoli di tradizione, inventarne delle nuove, e soprattutto scartare per non servirsi più di quelle che l´uso quotidiano adopera con maggiore frequenza, le piú marce, come: sublime, dovere, tradizione, abnegazione, umiltà, anima, pudore, cuore, erotismo, sentimento, pietà, sacrificio, rassegnazione. Imparai a leggere i libri in un altro modo. Man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel «mio» contesto. In quel primo tentativo di individuare la bugia nascosta dietro le parole anche per me suggestive, mi accorsi di quante di esse e quindi di quanti falsi concetti ero stata vittima» [3]. 

Questo passaggio molto famoso tratto da L’arte della gioia racchiude con estrema precisione la reale ambizione della scrittrice: senza dubbio, Sapienza ci mostra la presunzione dell’intelligenza, poiché la sua scrittura possiede l’arroganza del talento ma anche la volontà di una donna di liberare tutte le altre, di fare in modo che non ci fossero più vittime, nè parole che creano barriere, appunto, tra dentro e fuori. 

Dialoghi Mediterranei, n. 75, agosto 2025 
Note
[1] La mia vita con Goliarda Sapienza, con Angelo Pellegrino e Giada Arena | Lucy – Sulla cultura https://www.youtube.com/watch?v=CdoerEi_wnU
[2] Tratto dal romanzo di Goliarda Sapienza L’Università di Rebibbia, sceneggiatura di Mario Martone, Ippolita Di Majo, produttore Gennaro Formisano, produttore esecutivo Giorgio Magliulo, Casa di produzione Rai Cinema, Indigo Film, The Apartment, SRAB Films. Fremantle Media, Le Pacte, Ministero della Cultura, Regione Lazio, Distribuzione in italiano            01 Distribution
[3] Sapienza, G., L’arte della gioia, Einaudi, 2008: 134-135. 
Riferimenti bibliografici
Bazzoni, A. (2015). Writing for Freedom. Body, Identity and Power in Goliarda Sapienza’s Narrative. Bern: Peter Lang. 
Bond, E. (2016). “Shame and Resistance in L’università di Rebibbia.” In Calamita, F., & Zagarella, A. (a cura di), Goliarda Sapienza in Context: Intertextuality, Reception, Legacy: 103–115. Oxford: European Humanities Research Centre. 
Calamita, F., & Zagarella, A. (a cura di). (2016). Goliarda Sapienza in Context: Intertextuality, Reception, Legacy. Oxford: European Humanities Research Centre. 
Fortini, L. (2016). “Oltre il canone: Sapienza e la scrittura femminile nel Novecento.” In Calamita, F., & Zagarella, A. (a cura di), Goliarda Sapienza in Context: Intertextuality, Reception, Legacy: 151–165. Oxford: European Humanities Research Centre. 
Hernández González, M. B. (2016). “Virginia Woolf’s Legacy in L’arte della gioia.” In Calamita, F., & Zagarella, A. (a cura di), Goliarda Sapienza in Context: Intertextuality, Reception, Legacy: 117–130. Oxford: European Humanities Research Centre. 
Ross, C. (2016). “Goliarda Sapienza and Queer Misalignment.” In Calamita, F., & Zagarella, A. (a cura di), Goliarda Sapienza in Context: Intertextuality, Reception, Legacy: 87–101. Oxford: European Humanities Research Centre. 
Scarfone, G. (2018). Goliarda Sapienza. Un’autrice ai margini del sistema letterario. Massa: Transeuropa. 
Siti Web e Articoli Online 
Balarm. “Goliarda Sapienza: la vita vissuta di una catanese”
https://www.balarm.it/news/la-sua-storia-scritta-nel-suo-nome-goliarda-sapienza-la-vita-vissuta-di-una-catanese-125765 
La mia vita con Goliarda Sapienza, con Angelo Pellegrino e Giada Arena | Lucy – Sulla cultura. https://www.youtube.com/watch?v=CdoerEi_wnU 
Le Monde. “Goliarda ou l’ardeur”, 15 maggio 2024. 
Lettera delle italiane. “Goliarda Sapienza”
https://letteraturadelleitaliane.it/goliarda-sapienza 
Movieplayer.it. “Fuori: intensità recitativa, racconto dell’animo femminile e ritmo narrativo”.
https://movieplayer.it/articoli/fuori-recensione-film-mario-martone-valeria-golino-goliarda-sapienza_35537/ 
New Yorker. “Disobedience is a Virtue” (Aprile 2013).
https://www.newyorker.com/books/page-turner/disobedience-is-a-virtue-on-goliarda-sapienzas-the-art-of-joy 
Ondacinema. “Recensione di Fuori: analisi narrativa e critica alla regia”.
https://www.ondacinema.it/film/recensione/fuori-martone.html 
The Rivista del Cinematografo (Sammarco, V.). “Fuori: riflessione sul linguaggio narrativo libero e dissonante”.
https://www.cinematografo.it/recensioni/fuori-fxuq3rif 
Treccani. “Goliarda Sapienza – Dizionario Biografico degli Italiani”.
https://www.treccani.it/enciclopedia/goliarda-sapienza 
Vita Pensata. “La porta è aperta: Vita di Goliarda Sapienza”.
https://www.vitapensata.eu/2011/04/09/la-porta-e-aperta-vita-di-goliarda-sapienza 
Variety (Lodge, G.). “Critica internazionale su Fuori (riassunto via Wikipedia)”.
https://en.wikipedia.org/wiki/Fuori 
Wired Italia. “Riflessione sul ritratto femminile e il carattere ideologico del film”.
https://www.wired.it/article/goliarda-sapienza-fuori-martone-cannes-2025-recensione/

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Sabina Leoncini, è assegnista di ricerca (responsabile scientifica Prof.ssa Mancaniello) e docente a contratto presso Unisi(M-PED01); laureata in Antropologia, è Dottore di Ricerca in Scienze della Formazione. I suoi principali ambiti di interesse sono: il concetto di cura, la rieducazione in carcere, la parità di genere e l’inclusione sociale. Si è occupata tramite ricerche sul campo dell’educazione mista in Israele/Palestina e del significato socio-culturale del muro che separa Israele e Cisgiordania. Ha collaborato con alcune Università straniere tra le quali l’università Ebraica di Gerusalemme (HUJI), l’Istituto Universitario Europeo (EUI) di Fiesole, l’Università Ludwig Maximilian (LMU) di Monaco. Ha usufruito di varie borse di studio (MAE, DAAD) e si occupa di progetti europei all’interno del programma Erasmus Plus e Horizon. Dal 2023 è socia e volontaria attiva dell’Associazione Pantagruel per i diritti dei/delle detenuti/e. 

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