di Franco Pittau, Juergen Schleider
Introduzione
Johan Wolfgang von Goethe fu una figura molto complessa e influente nel XIX secolo. Le motivazioni che ci hanno spinto a studiarlo e a scrivere di lui e l’approccio seguito speriamo che suscitino interesse anche nei lettori.
Goethe fu grande non solo come poeta e drammaturgo ma anche come scienziato in vari ambiti: scienze naturali, mineralogia, ottica. Fu anche un anticipatore della teoria evolutiva e di quella linguistica.
Ai giorni nostri, sulla base di speciali metodi di ricerca, Goethe ci è stato presentato, tra gli autori occidentali, quello con il quoziente intellettuale più alto dopo Leonardo e quello maggiormente citato dopo Shakespeare, mentre è al primo posto per la ricchezza del suo vocabolario (93.000 vocaboli).
La nostra riflessione aveva preso l’avvio dall’interesse dal famoso viaggio n Italia di questo gigante della letteratura europea. Vale la pena di fornire al lettore qualche spiegazione sulle motivazioni e sulla metodologia di questo nostro saggio. È stata l’amicizia a portarci, in età avanzata e liberi da impegni professionali, ad affrontare questo autore d’interesse comune per i nostri Paesi.
La lettura che presentiamo è a per così dire globale. Non trascuriamo gli aspetti sostanziali di natura letteraria, ma ci soffermiamo anche su altri aspetti da noi ritenuti interessanti. Abbiamo volutamente semplificato l’esposizione dei vari temi, evitando un frequente ricorso alle citazioni degli autori consultati e anche dello stesso Goethe, per rendere il discorso più fluido. Siamo anche stati restii a citare gli innumerevoli saggi su Goethe, che peraltro ci sono serviti da guida.
Inizialmente intendevamo parlare solo dell’effettuazione del viaggio in Italia e degli effetti che ne sono derivati: sia a Germania che in Italia. Poi il contenuto del suo famoso Die Italienische Reise, che non è solo un semplice diario bensì anche un manifesto culturale, ci ha fatto capire l’utilità di premettere alla lettura alcuni specifici approfondimenti: l’amore della natura, d’orientamento della sua ispirazione artistica, del suo interesse alle scienze, della sua particolare religiosità e del suo amore per il mondo femminile.
Precisiamo anche che della sua biografia sono riportati non solo gli eventi che aiutano a capire la complessità di questo autore, ma gli stessi sono stati collocati nella cornice storica dell’epoca.
La vita di Goethe: famiglia, studi, opere, impegni presso corte ducale di Weimar
Nella seconda metà del Settecento la Germania si componeva di una miriade di entità indipendenti tra principati, ducati, vescovati, città libere, chiamate ad eleggere, come avveniva nel Medioevo, l’imperatore del Sacro Romano Impero (Imperium Nationis Germaniche). Nel 1806 Napoleone fu promotore della confederazione del Reno per favorire le fusioni, indebolire così l’influenza dell’Impero Asburgico e rafforzare l’influenza francese. Caduto Napoleone, nel 1815, subito dopo il Congresso di Vienna, fu fondata, in sostituzione del Sacro Romano Impero, la Confederazione Germanica (Deutscher Bund), alla quale parteciparono 39 Stati. tra i quali l’Austria e la Prussia ebbero un ruolo di maggior rilievo. La Confederazione cessò di operare nel 1866 con lo scoppio della guerra austro-prussiana, che portò nel 1871 alla nascita della Germania come Stato unitario, noto anche come Secondo Reich.
Ritornando al periodo di Goethe, bisogna precisare che il ducato di Sassonia-Weimar-Eisenach, piccolissimo con la sua capitale Weimar (appena 5.000 abitanti) ma con un importante teatro (a lungo diretto da Goethe) e altri pochi possedimenti. Il suo prestigio era però molto alto perché, tra l’altro, faceva parte del ducato l’università di Jena, fondata nel 1558.
Una situazione politica così frastagliata causava effetti negativi sul piano culturale e i giovani del tempo si sentivano in profondo stato di disagio. L’inizio di questa nostra storia non è ambientato a Weimar bensì a Francoforte, che era una città libera nel contesto del Sacro Romano Impero e prendeva ordini direttamente dall’imperatore, allora a Vienna. Il borgomastro della città era il nonno di Goethe da parte materna.
Johann Wolfgang Goethe nacque il 28 agosto 1749 da una benestante e. apprezzata famiglia borghese: l’agiatezza, con la conseguente possibilità di permettere gli studi presso strutture universitarie, proveniva dal ramo paterno (rendite da terreni e case affittate), la rilevanza sociale proveniva dal ramo materno (Textor), come si è visto parlando del nonno borgomastro. Al battesimo di Johann Wolfgang parteciparono molti eminenti personaggi. Un anno dopo nacque la sorella Cornelia. I due ebbero sempre un rapporto stretto e affettuoso, quasi simbiotico. Goethe non fu contento quando sua sorella andò in sposa a un giurista e scrittore illuminista, perché non lo riteneva adatto a renderla felice.
Goethe era molto legato alla madre Catharina Textor, donna vivace, elegante e dalla brillante conversazione. Il carattere della madre Catharina era dolce, elegante, vivace, predisposta alla comunicazione, il padre era molto diverso. Johan Caspar era severo e razionale (a differenza del figlio portato alla creatività), era laureato in legge, ma non aveva mai esercitato e viveva dei proventi dei suoi beni. Era interessato ad arricchire la sua cultura, possedeva una biblioteca ben fornita e una ricca collezione di stampe.
Fu. Il padre a trasmettere a Johann Wolfgang il desiderio di visitare l’Italia, dove egli aveva effettuato ima permanenza di 8 mesi nel 1740. Conoscendo bene l’italiano, il padre volle scrivere le impressioni avute direttamente in italiano nella pubblicazione Viaggio in Italia, soffermandosi sui suoi molteplici interessi (musica, pittura, arti, scienza). Al ritorno, egli portò con sé le stampe di tanti monumenti e paesaggi, che da ragazzo Johann Wolfgang ebbe modo di ammirare più volte. Durante l’infanzia a impartire l’istruzione fu il padre stesso, ma poi, a causa della ristrutturazione della casa. resasi necessaria per rimediare ai disastri causati da una inondazione, i due figli dovettero frequentare una scuola pubblica, anche se poco efficiente e poco gradita.
Nell’età della formazione Johann Wolfgang studiò le lingue, quelle classiche (scriveva dialoghi in latino) e anche quelle moderne: francese molto bene, italiano un po’ superficialmente, poi perfezionato in Italia e, infine, inglese. Mostrò le sue precoci doti intellettuali letterarie, la predisposizione alla socializzazione e l’uso di un dialogo coinvolgente.
Su pressione del padre, che da giovane aveva fatto lo stesso percorso, frequentò la facoltà giuridica dell’università di Lipsia dal 1765 al 1768. Tuttavia, la sua vocazione non era indirizzata all’amministrazione e alla politica. In questa città l’ambiente era frivolo rispetto a quello patriarcale di Francoforte, ma la dotazione pecuniaria avuta dal padre lo lasciava libero da preoccupazioni finanziarie. Iniziò ad esercitarsi scrivendo testi letterari, ma senza particolari pretese, nel periodo 1770-1775, scritti che lo resero famoso, lo videro vicino al sentimento preromantico rappresentato dal movimento dello “Sturm und Drang”
Nel 1770-1771 si recò all’università di Strasburgo, dove studiò anche medicina, Per ottenere la laurea in diritto presentò una dissertazione, che però non venne accettata. In alternativa sottomise al giudizio degli esaminatori altri lavori in materia giuridica che, finalmente ritenuti idonei, gli consentirono di ottenere la licenza in diritto, un titolo accademico di grado inferiore alla laurea ma sufficiente a fargli esercitare la professione di avvocato. Durante la sua permanenza a Strasburgo conobbe molti amici e fece importanti conoscenze, tra le quali quella con Herder che instillò in lui l’amore per Shakespeare e lo introdusse al gotico medioevale e al pensiero cromatico.
Qui si svolse anche la sua prima storia d’amore con Friederike Brion, bruscamente interrotta perché fu richiamato dai suoi a Francoforte.
Nel 1771, tornato a Francoforte, ottenne l’abilitazione a esercitare la professione di avvocato, come in effetti fece per quattro anni. Nel 1772, sempre su suggerimento del padre, si recò a Wetzlar, ove operava la Corte imperiale di giustizia, diventandone praticante. Oltre a occuparsi di questioni legali, frequentò la taverna del “principe ereditario”. Ampliò così la cerchia dei compagni e si invaghì di Charlotte Buff. che non volle essere la sua fidanzata perché già impegnata con un altro giovane avvocato. Fu la seconda esperienza delle pene d’amore e come la prima con Friederike confluì nel romanzo dedicato al giovane Werther.
Nel 1773, sotto l’influenza del sentimento preromantico, Goethe pubblicò la tragedia storica Goetz von Berlichingen con il pugno di ferro. I fatti rievocati si svolsero nel 1525, ai tempi di Lutero. Fu forte la delusione di Goetz di fronte al venir meno del vero spirito cavalleresco e all’affermarsi di una società che opprime e non consente ai soggetti di realizzarsi, Si riscontrava nel giovane Goethe l’apertura agli ideali di una società liberale, mentre mancavano (e così sarebbe stato anche in seguito) i temi della giustizia sociale, oggetto di riflessione dei movimenti socialisti dell’epoca, preoccupati dello sfruttamento connesso con la crescente industrializzazione.
Nel 1774 fu pubblicato il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther, che esprimeva le pene del giovane Goethe sofferte a Strasburgo e a Wetzlar. Il successo dell’opera fu incredibilmente vasto perché riuscì a interpretare i disagi del mondo giovanile dell’epoca, sottolineando la difficoltà di realizzare la propria personalità nella società del tempo e, in particolare, la difficoltà di vivere pienamente l’amore tra uomo e donna a causa delle restrizioni moralistiche dominanti. Werther, incapace di districarsi tra questi limiti, si tolse la vita e altri giovani fecero lo stesso dopo la lettura del romanzo. Goethe spiegò di non avere voluto proporre il suicidio come soluzione ma, al contrario, di avere voluto sottolineare la necessità dii reagire per superare l’introspezione passiva fine a se stessa. Personalmente mostrò di saper reagire positivamente per rimediare alle sofferenze sentimentali, ma molti non capirono questo suo intento [1].
Karl August duca di Sassonia, Weimar e Eisenach (1757-7-1828), successe a suo padre quando aveva appena a 9 mesi. La reggenza della madre si protrasse fino al 1885. Nel 1774 Karl August, al ritorno da un effettuato viaggio insieme al fratello, andò a Francoforte per incontrare Goethe, già molto famoso, e questo fu l’inizio della loro lunga, complessa e profonda amicizia, Essa fu molto diversa, da quella che solitamente si instaura tra un sovrano e un artista. Tra loro erano frequenti i confronti intellettuali e i momenti di svago. Karl August, che grazie a lui si era aperto a una visione più ampia del mondo, riconosceva l’importanza delle sue opere, in particolare del Faust, e gli fu di continuo incoraggiamento. Inoltre, lo protesse anche dalle critiche e dalle ostilità che serpeggiavamo a corte, specialmente dopo il suo ritorno dall’Italia. Goethe, a sua volta, appezzò molto il duca, ritenendolo un illuminato nella politica interna e lungimirante in quella estera e per decenni collaborò con lui per attuare le riforme in diversi ambiti, specialmente nel sistema scolastico. Karl August, per la riforma del sistema scolastico si avvalse anche dell’apporto di Herder e riuscì così a fare del piccolo ducato di Weimar uno dei centri più apprezzati dell’intera Germania.
Nel 1775 Goethe ebbe un fidanzamento informale con Lili Schoenemann, figlia di un ricco banchiere di Francoforte. La ragazza era fortemente condizionata dalle concezioni dominanti nelle famiglie dell’alta borghesia, In effetti gli Schoenemann guardavano con sospetto a questo famoso ma irrequieto scrittore., non ritenendolo un marito adatto per la loro figlia. Il breve legame, perciò, non era destino a durare. Tra il 1775 e il 1786 Goethe fu impegnato nell’amministrazione del Ducato di Weimar. Iniziò come percettore del duca Karl August, allora diciottenne, di cui, come prima cennato, era divenne anche amico. Nel 1777, a soli 26 anni, morì la sorella Cornelia durante i travagli di un parto. Per Goethe il dolore fu immenso, ma non si recò a Emmendingen per partecipare ai suoi funerali, non tanto per la distanza da Weimar, quanto per la sua esigenza di vivere in solitudine il dolore per la perdita dei suoi familiari e dei suoi più cari amici.
Nel 1778 Goethe divenne membro del Consiglio ducale e ministro, raggiungendo così, ad appena 30 anni, il più alto grado nella pubblica amministrazione: “Mi sembra meraviglioso”, ebbe a confessare egli stesso. Come consigliere ministeriale (funzione esercitata per un trentennio) si occupò dì miniere, strade, esercito, finanze, e anche di teatro e università. Goethe fu il più illustre talento chiamato a Weimar. Karl August, un sovrano mecenate che non mise a disposizione solo i suoi soldi, aveva una visione molto ampia che assicurò l’apporto a Weimar di numerosi talenti nelle arti, nella scienza e nella letteratura mentre le figure di spicco di Goethe e Schiller erano promotori del classicismo di Weimar. Quesiti talenti poterono operare in tranquillità grazie alla copertura finanziaria del duca, furono in grado di operare senza le preoccupazioni di dovere provvedere in proprio alla loro sussistenza.
Goethe contribuì alla fondazione o al funzionamento di istituzioni prestigiose come il Teatro ducale di Weimar e l’Università di Jena. Il suo impegno non era solo di natura amministrativa, perché leggeva i contenuti, pensava ai programmi e partecipava alle discussioni intellettuali e agli altri eventi culturali della città, oltre a continuare la sua attività come scrittore.
Il duca si adoperò, quindi, per la creazione di un ambiente culturale ricco e stimolante, che non mancò di influire anche al di fuori del ducato. Durante questo suo periodo a corte Goethe strinse una forte amicizia con la nobildonna Charlotte von Stein, interrotta bruscamente nel 1786 con il suo viaggio in Italia, ma di ciò avremo modo di parlare successivamente.
Nel 1780 si iscrisse alla loggia massonica “Amalia” di Weimar e nel 1782 ottenne il titolo nobiliare dall’imperatore Giuseppe II, potendo così premettere “von” al cognome. Il padre Johann Caspar morì nel 1782 a Francoforte e Goethe non partecipò ai funerali per le ragioni che abbiamo già spiegato parlando della morte di Cornelia. Il poeta riteneva suo padre una persona onesta e dedita alla famiglia ma il suo affetto per lui era meno forte di quello nutrito per la madre e la sorella, comunque fu addolorato per questa scomparsa.
Nel 1782 si trasferì nella casa, che aveva potuto acquistare nel centro di Weimar grazie alla sua agiata situazione finanziaria: qui si trovò a suo completo agio. I primi tredici anni passati alla corte di Weimar furono interrotti dalla sua improvvisa decisione di partire per l’Italia, presa all’insaputa di tutti e dello stesso duca Karl August, che seppure avvisato a cose fatte, si mostrò molto comprensivo. Fu ma sorta di uscita di sicurezza per rispondere a un suo profondo desiderio di cambiamento, recandosi nel Paese del sole e dell’arte classica, ritenendo una tale esperienza in grado di ridare vigore alla sua ispirazione, come in effetti avvenne.
Dopo il viaggio in Italia, ritornò a Weimar, colmo di nostalgia, si sentì finalmente libero interiormente e più vicino allo stile classico, improntato alla semplicità e all’armonia delle forme. L’accoglienza non fu tra le più benevole. Gli rinfacciavano la sua fuga in Italia, il suo attaccamento al classicismo, le sue scandalose pubblicazioni erotiche (Elegie Roma e Epigrammi veneziani). Il duca Karl August molto saggiamente lo liberò da molti incarichi amministrativi, già affidati ad altri durante la sua assenza, e gli raccomandò di dedicarsi alle opere letterarie e scientifiche e alla direzione del teatro. In effetti, la sua attività in questi ambiti fu particolarmente feconda.
Nel 1788, Goethe troncò definitamente la relazione con Charlotte von Stein e iniziò quella con Christiane Vulpius (di 16 anni più giovane), prima solo come sua convivente (scandalizzando la corte) e solo tardivamente come moglie. In questo periodo (1790) si colloca la pubblicazione delle Elegie Roma e degli Epigrammi veneziani, componenti sentimentali di rara bellezza sui quali ritorneremo in maniera più ampia, limitandoci qui a dire che l’amore per una donna stimolava in maniera eccezionale la creatività del poeta.
La scelta di Cristiane come sua compagna (e sua moglie dal 1806) fu di grande aiuto al poeta, ma anche questo è un tema che approfondiremo in seguito. Vogliamo però subito precisare che il matrimonio fu anche un segno di riconoscenza per il fatto che, dopo la battaglia di Jena (1806), in un contesto di diffuso disordine, le truppe napoleoniche si diedero al saccheggio di Weimar. Ciò avrebbe potuto essere molto pericoloso per un uomo in vista come poeta che, profondamente sconvolto, rimase come impietrito e si mostrò incapace di prendere una decisione, mentre Cristiane, maggiormente dotata di senso pratico, rimediò a questa inerzia e lo nascose a casa sua.
Nell 1789 Cristiane diede a Goethe il suo unico figlio (gli altri non sopravvissero), che fecero battezzare con il nome di August. A lui non mancarono le attenzioni del padre, che lo spinse a studiare. Il giovane, tenuto conto deli suoi limitati talenti, poté ottenere alla corte di Weimar solo funzioni di non grande importanza.
Nel 1790 fu il duca a fare un viaggio in Italia, recandosi in particolare a Milano. Egli fu anche motivato a recarsi a visitare Milano, perché interessato a studiare alcune tecnologie ivi adottate, che sarebbe stato utile importare anche in Germania. Lasciò la città con un’impressione molto favorevole. Naturalmente il duca era anche interessato all’arte e alla cultura e, va da sé. alla politica, In questa vocazione non si fece accompagnare da Goethe, come invece fece in altre. Goethe e Schiller fondarono la rivista Die Horen, rivista pubblicata fino al 1797 per dare un sostegno al classicismo di Weimar.
La seconda metà del Settecento fu caratterizzata dall’andamento ripetitivo e scarsamente dinamico, invalso all’interno degli Stati e degli staterelli del Sacro Romano Impero, una cornice politica medioevale ormai nettamente superata, mentre a segnare i primi decenni dell’Ottocento furono le conquiste e le riforme di Napoleone, la sua disfatta e la restaurazione e i primi passi verso una forma di Stato liberale imperniato sulla costituzione garantista, infine, la nascita della Germania come nazione,
Sul Settecento Goethe ci ha lasciato una visione critica, parlando di Goetz von Berlichihingen del giovane Werther. Sull’Ottocento a fronte del silenzio dell’Autore, la comprensione degli eventi può essere favorita da una breve presentazione dell’operato del duca Karl August, protagonista in prima persona e anche politico. Di fronte alla decadenza del Sacro Romano Impero Karl August fu tra i primi a ipotizzare un futuro, senza soggiacere alle mire di supremazia dell’Austria, propendendo per una collaborazione con la Prussia, con il quale esercito collaborò per molti anni al comando di un reggimento.
Dopo la disastrosa sconfitta a Jena (1806) da parte di Napoleone, il duca fu costretto ad aderire alla filonapoleonica Lega del Reno per evitare la confisca dei suoi territori e combatté con i francesi fino alla campagna di Russia (1812). Quindi aderì alla “Grande alleanza” e nel 1814, al comando di un reggimento di 30.000 soldati, operò nei Paesi Bassi.
Nel 1815 partecipò al Congresso di Vienna, ma non ne condivise diverse decisioni, quelle più funzionali al desiderio di potere dei principi che sensibili al volere dei popoli. La sua partecipazione alle guerre di liberazione gli fece ottenere il titolo di granduca. In seguito le sue tendenze liberali lo portarono spesso a essere in contrasto con i regnanti più reazionari. Egli, non a caso, fu il primo sovrano tedesco a concedere al suo popolo una Costituzione.
Il 1808 fu l’anno in cui venne pubblicata la prima parte del “Faust”, i cui temi t furono discussi all’incontro di Erfurt [2]. Nel 1808 avvenne a Erfurt l’incontro tra Goethe e Napoleone, da questi sollecitato perché desideroso di conoscere un autore così celebre. Ne derivò un reciproco apprezzamento e anche Goethe non nascose la positiva impressione lasciata da questo uomo d’azione, che pure considerava essere un tiranno, mentre non si sentiva affatto in sintonia con la Rivoluzione francese, considerandola fonte di violenze e disordini. Napoleone inoltre, facendo riferimento ai dolori del giovane Werther, sottolineò la necessità di imparare a distinguere tra i bisogni legati ai sentimenti e quelli sociali, disponendosi a fare prevalere questi ultimi quando sussiste una incompatibilità.
La madre Catharina morì nel 1808 a Francoforte ma Goethe, nonostante i il suo forte legame affettivo e il profondo dolore, non partecipò ai funerali. Nel 1815 fu pubblicato Die italienische Reise, molto di più di un semplice diario), destinato ad esercitare una grande influenza. Nel 1816, la morte della moglie Cristiane suscitò un profondo lutto, che privò la casa di Goethe della persona che l’animava. Nel 1828 grande fu la partecipazione del popolo alla traslazione della sua salma nel cimitero storico, nella cripta dei duchi di Sassonia. Alla morte del sovrano e amico Goethe, come era solito nei momenti di immenso dolore (così fu anche per la moglie e il figlio), non si confidò con gli amici né scrisse qualcosa al riguardo, ma si chiuse in se stesso e si sentì più solo.
Intanto a Weimar il clima era cambiato. Il successore, duca Karl Friedrich, non era un suo amico personale, né gli mantenne l’ampiezza degli incarichi avuti in precedenza e anche la sua influenza in città diminuì. Continuò a essere il direttore del teatro ducale, rimanendo in città una figura centrale ma non come prima e, ritiratosi in una sorta di isolamento, si dedicò, più intensamente e con maggiore libertà, ai suoi studi scientifici e alla sua attività letteraria. Gli fu così possibile curare la seconda parte del Faust.
Il figlio August, recatosi a Roma nel mese di gennaio del 1830, vi morì nel mese di ottobre, pare di tifo. Fu sollecitato dal padre a effettuare questo soggiorno, sperando che ne avrebbe tratto giovamento non solo alla salute fisica, considerato che a corte non si trovava a suo completo agio, svolgendovi mansioni di basso. Inoltre, le relazioni con la moglie Otilie non erano del tutto soddisfacenti e c un temporaneo distacco avrebbe potuto essere utile. A suo modo August continuò la tradizione della famiglia Goethe di effettuare un Grand Tour in Italia. Goethe lo incaricò di curare per lui i diversi contatti, ad esempio con gli artisti noti come “i Nazareni”.
Goethe fu profondamente addolorato per la morte del figlio, dal quale talvolta si faceva accompagnare nei suoi viaggi. Visse però in silenzio il suo dolore, come era solito fare. Se Goethe a Roma lasciò il suo cuore, August vi lasciò anche il suo corpo, essendo stato sepolto al Cimitero cattolico della Piramide.
Il caso di Goethe fu eccezionale anche per quanto riguarda le sue opere Omnia, che solitamente sono pubblicate postume. Invece, negli ultimi anni della sua vita, curò egli stesso questo adempimento, dando ai suoi scritti la versione definitiva a ciascun testo o (per dirla in tedesco l’Ausgabe letzter Hand, dizione di ultima mano/). La pubblicazione avvenne s tra il 1827 e il 1830 e si trattò di ben 40 volumi. A occuparsene fu Gotta, il suo editore di fiducia, che aveva le sue sedi a Stoccarda e a Tubinga.
Goethe nel suo testamento indicò anche come doveva essere pubblicata la seconda parte del Faust. Negli ultimi anni fu vicino a Goethe, mostrandogli una grande affezione, Felix Mandelson, che allora era ancora un musicista poco conosciuto. La morte di Goethe avvenne a Weimar il 22 marzo 1832 probabilmente a seguito di un attacco cardiaco. A quanto pare pronunciando da ultimo questa frase: “Più luce!”, su di essa le dotte interpretazioni sono state le più disparate, mentre qualcuno ha affermato ironicamente che il morente desiderava solo una più completa apertura delle finestre.
Poiché i tre figli di August né si sposarono né ebbero figli, la discendenza diretta si è estinta e nessuno porta più questo nome, mentre è andata crescendo nel tempo l’apprezzamento di questo grande personaggio. considerato una figura centrale della cultura europea.
Il temperamento estroso del giovane Goethe e il suo superamento
Nel primo paragrafo, facendo riferimento a quanto si è scritto sulla vita di Goethe, abbiamo scelto gli aspetti più adatti a fare comprendere il contesto della vita e l’evoluzione della sua personalità non comune e della sua ispirazione, aspetti che meritano un approfondimento. Iniziamo con la presentazione del quadro che tratteggiò di lui un giovane avvocato, che ci è parso molto equilibrato e in qualche modo anche preveggente. Facciamo poi seguire le nostre considerazioni sulla complessa figura di lui nella fase più matura: Diversi i punti connotati: la sua religiosità panteista che si manifestava nell’amore alla natura, le sue approfondite ricerche sulla natura condotte come scienziato, le sue opere letterarie e con il suo concetto di amore e le diverse relazioni con il mondo femminile, considerato una straordinaria espressione della vitalità della natura, tema ricorrente anche nel diario dedicato alla sua permanenza in Italia.
Passiamo ora a presentare la descrizione della personalità di Goethe quando aveva 23 anni, faceva la pratica giuridica presso il tribunale imperiale di Wetzlar Ne fu autore un altro avvocato. Johann Christian Kestner (1741-1800), che faceva parte della cerchia delle persone che Goethe frequentava in quella città. Lo scritto attesta un elevato grado di osservazione psicologica e anche un grande senso di equilibrio, che non fu turbato dal fatto che Goethe avesse cercato di sottrargli la fidanzata Charlotte Buff [3]:
«Ha molti talenti, è un vero genio e un uomo di carattere, ha un’immaginazione straordinariamente viva, per cui si esprime per lo più con immagini e similitudini. Nei suoi affetti è impetuoso, tuttavia spesso sa dominarsi bene. Il suo modo di pensare è nobile. Libero da pregiudizi quanto più è possibile, agisce come gli viene in mente, senza curarsi di quel che pensano gli altri. Ogni costrizione gli è infatti odiosa. Ama i bambini ed è molto bravo a trattarli. È bizzarro e nel suo modo di fare, nell’apparenza esteriore, ha diverse cose che potrebbero renderlo sgradevole ma gode di molto favore fra i bambini, le donne e molti altri ancora. Ha moltissima stima del sesso femminile. I suoi principi non sono ancora molto saldi, non è quello che si può definire un ortodosso, ma non per orgoglio o per capriccio o per darsi delle arie. Non ama turbare negli altri la tranquillità delle loro convinzioni. e dallo scetticismo aspira alla verità e alla chiarezza su alcune materie principali e agli altri eventi culturali della città. Crede anche di avercela, questa chiarezza sulle cose importanti. Ma secondo me, non la possiede ancora. Non va in chiesa, non si comunica, prega raramente: “non sono abbastanza simulatore per farlo”, dice. Della religione cristiana ha molto rispetto, ma non nella forma presentata dai teologi. Crede in una vita futura, in una condizione migliore. Aspira alla verità, ma preferisce sentirla più che darne una dimostrazione. Ha già fatto molto e ha dalla sua molte conoscenze e molte letture; ma è più quello che ha pensato e ha ragionato. La sua occupazione principale consiste nelle belle arti e nelle scienze o meglio, in tutte le scienze, tranne quelle che ci procurano il pane… insomma, è un uomo assai notevole…».
La maturazione di una personalità più equilibrata
Riportiamo qualche particolare sul temperamento esuberante nel giovane Goethe. A Lipsia (1765-1768) si fece notare per il suo comportamento esuberante e la sua maniera stravagante di vestire. Nell’estate del 1774 l’irrequieto Goethe, molto ammirato dai giovani tedeschi dopo la pubblicazione del suo romanzo, fece un viaggio sul Reno insieme a un gruppo di amici, tutti vestiti alla Werther (in giacca azzurra e pantaloni gialli), incontrando i suoi ammiratori in diverse città.
Insediatosi a Weimar come autorevole consigliere seriale del ducato, egli assunse comportamenti meno vistosi e più consoni alla sua funzione, come anche modificò il suo stile letterario, rendendolo meno improntato al sentimentalismo e più versato a maggiore razionalità. Continuò a essere anticonformista solo quando le opinioni correnti andavano contro le sue convinzioni su aspetti ida lui ritenuti fondamentali. Più della mondanità amava la sua casa, dove svolgeva la routine quotidiana che privilegiava gli affetti familiari, lo studio, l’osservazione scientifica, condotta anche nel giardino. Era misurato nel bere e nel mangiare e amava le passeggiate, ritenute necessarie per la sua salute.
Naturalmente garantiva anche la sua presenza nel suo ufficio alla corte di Weimar e di partecipava agli eventi culturali. I viaggi facevano parte dei suoi doveri, tra i quali includeva anche la corrispondenza con molti personaggi del suo tempo segnalatisi in vari campi (letterati, scienziati, filosofi e artisti). Poté godere di una vita agiata a differenza di altri letterati: si pensi al contemporaneo Ugo Foscolo che, pressato dai creditori, fu costretto a rifugiarsi a Londra, e anche lì non se la passò bene. Goethe, oltre a provenire da un’agiata famiglia borghese, poteva contare anche su una buona remunerazione dal ducato. Le sue preoccupazioni erano semmai letterarie, scientifiche e sentimentali.
Differente fu, invece, il personaggio del suo grande amico e datore di lavoro, il duca Karl August. Si sa che egli era un grande amante delle cavalcate (fatte per intere giornate nei boschi), un grande bevitore e anche un protagonista lungimirante degli eventi politici del tempo.
Goethe, dopo gli anni di gioventù, non apprezzava ciò che è tumultuoso e considerò la rivoluzione una strategia non funzionale al superamento dei problemi, bensì portatrice di violenze e disordine; «La Rivoluzione Francese – egli scrisse – è un’eruzione della natura, ma io sono per la forma». Addirittura, Goethe non partecipò ai funerali dell’amico Schiller nel 1805 per evitarne una strumentalizzazione, facendola passare come adesione al movimento “pangermanista”. Gli eventi esterni erano per Goethe un incentivo a migliorare la propria personalità.
Chiavi interpretative della sua vita e delle sue opere
Goethe coltivò molte branche dello scibile umano, ma non scrisse opere filosofiche o teologiche: Fu il filosofo Johann Gottfried Herder, quando operava con lui alla corte di Weimar a raccomandargli (pur conoscendola sua avversione per la lettura delle opere filosofiche ritenute troppo teoriche) lo studio del pensiero di Spinoza, poi diventato fondamentale nella sua visione del mondo: Spinoza mi ha insegnato a vedere la divinità nella natura e la natura nella divinità”. Egli non credette in un Dio personale bensì in una divinità immanente alla natura in cui scienza, politica, religione e letteratura erano per lui espressioni dello stesso impulso vita, per cui egli si si lasciava trasportare da un’intima contemplazione della natura.
Per rispetto dell’importanza attribuita a questo rito dalla confessione luterana, fece battezzare suo figlio August. Ma non apprezzava i dogmatismi delle Chiese cristiane che, imponendo le verità, creavano divisione tra le persone. Negli Epigrammi veneziani, Goethe criticò le manifestazioni prive di quella profondità che una vera religiosità richiede. Egli si mostrò scettico e sferzante contro tutto ciò che considerava mera ritualità e superstizione (pellegrinaggi, offerte, reliquie, indulgenze). Ma non divenne un anticattolico, al contrario di tanti illuministi. Durante la sua permanenza in Italia rimase colpito dalla maestosità della liturgia cattolica e dalla dimensione sensoriale, misteriosa e artistica del culto. Vide in Gesù Cristo la realizzazione del più alto principio di moralità e riconobbe in lui una grandezza «di natura così divina come mai più il divino è apparso su questa terra». Fu rispettoso delle religioni e delle loro liturgie più significative, motivo per cui, fece battezzare suo figlio, mentre criticò altri aspetti devozionali. Ma secondo lui «Il Vangelo è verità poetica più che storica. La verità religiosa è nella rappresentazione, non nel fatto». Mostrò interesse anche alle religioni non cristiane come l’islam (tradusse il Corano) e l’induismo.
Nel 1813 affermò: «Come poeta, io sono politeista; come naturalista, io sono panteista; come essere morale, io sono teista; e ho bisogno, per esprimere il mio sentimento, di tutte queste forme » [4].
L’impegno di Goethe come Scienziato
Goethe fu un precursore nell’impostazione ecologica, perché considerava la natura un organismo vivente con cui entrare in contatto e di cui andavano poste in evidenza forme, trasformazioni e relazioni, come evidenziato nel saggio di botanica Metamorfosi delle piante (1790). A Weimar Goethe attribuì un grande valore alla scienza, considerandola parte integrante della sua visione del mondo imperniata sulla natura.
Da ragazzo Goethe era solito iniziare le sue giornate con la creazione di una fiamma, al di sopra un blocco di minerali, utilizzando i primi raggi del sole: questo comportamento prefigurò il grande interesse che avrebbe maturato a livello scientifico. È stato tradotto in numerose pubblicazioni, nei campi dell’ottica (fu orgoglioso della sua teoria dei colori, diversa da quella proposta da Newton), della mineralogia (con commenti ricorrenti al riguardo durante la sua visita in Italia), e della botanica (espressa non solo in importanti pubblicazioni ma anche nelle osservazioni che amava condurre nel giardino casalingo), della medicina (pervenendo alla scoperta dell’osso intermascellare). Sotto questo aspetto il viaggio in Italia fu per lui una sorta di osservatorio scientifico a cielo aperto.
La passione per le scienze fu in Goethe quanto meno pari a quella letteraria. Per lui natura, arte e scienza si fondevano in un’unica esperienza.
Il passaggio dello stile dal preromanticismo al classicismo
Sintetizzando la sua vita, abbiamo citato diverse opere che l’hanno contrassegnata: qui cerchiamo di individuare il loro filo conduttore. Goethe cercò la verità non nella lotta politica ma nel suo intimo, impegnandosi, a livello esterno, a promuovere la crescita dell’individuo attraverso la formazione, la scienza, il teatro. La rivoluzione era basata sul rispetto della forma, prestando attenzione alle ripercussioni sulla personalità del singolo.
Fu un assertore del classicismo, quando questo non era più in voga con l’affermarsi del romanticismo. Al riguardo è stato osservato che non andrebbe enfatizzato oltre misura il contrasto, pur reale e profondo, tra il periodo preromantico e il periodo classico. Goethe, infatti, riuscì a passare dall’inquieto e tumultuoso periodo giovanile all’armonioso equilibrio dell’età adulta, che a sua volta non era priva di passioni, affrontate però diversamente. A differenza degli illuministi, egli ritenne che per capire la realtà non basti la ragione ma servano anche il sentimento e l’intuizione.
Ciò nonostante, egli fu considerato una persona lontana dai circoli romantici. Specialmente dopo il suo viaggio in Italia e la pubblicazione del suo diario, e dopo la morte del duca Karl August, si sentì più isolato e incompreso.
Il suo stile non era basato sulla insensibilità ma sulla interiorizzazione. Un atteggiamento con cui affrontò anche gli eventi più sconvolgenti della sua vita, come la morte della moglie Cristiane, del figlio August e del duca Karl August.
Il concetto di amore nel pensiero di Goethe
Goethe fu durante la sua vita molto sensibile al fascino del mondo femminile ed ebbe nel tempo diverse relazioni sentimentali, la cui conoscenza aiuta ad entrare più nella visione essenziale del poeta, per il quale il mondo femminile era espressione eccezionale della vitalità della natura e rappresentava la diversità che completava l‘uomo. Per Goethe il desiderio era una forza naturale, una energia vitale, necessaria, un’espressione dell’energia della natura, come il crescere delle piante. Reprimerlo avrebbe significato per lui vivere a metà, perché le donne erano l’altro di sé, la metà che mancava all’uomo.
Il poeta non intendeva l’amore su un piano meramente sensuale bensì considerava questa attrazione una feconda ispirazione delle sue opere. Bisogna aggiungere che Goethe, a sua volta, riusciva ad esercitare sulle donne una forte capacità attrattiva. Era un bell’uomo (anche se non particolarmente avvenente), leggermente più alto della media (1,75/1,78 cm. secondo stime), amabilissimo conversatore, molto attento all’interlocutore, colto e ricco di humor, un insieme che lo rendeva un interlocutore affascinante (naturalmente non solo con le donne).
Anche Cristiane fu per Goethe una musa, ispiratrice di Elegie romane, lo fu in parte anche la romana “Faustina”. Si tratta di 24 poesie, scritte solo in parte in Italia e per lo più in Germania e ispirate alle elegie amorose degli autori classici. In questi versi c’è anche una dimensione erotica, di cui il poeta non ebbe nessuna titubanza a parlare, insieme ad altri meravigliosi versi sulla bellezza, l’armonia, la dolcezza, l’atmosfera di condivisione di cui la donna è ispiratrice, in possesso di quella parte che ci manca ed espressione della grande religiosità insita nella natura. I comportamenti, da altri ritenuti immorali, non lo erano per Goethe [5].
A Cristiane Goethe si ispirò anche quando scrisse gli Epigrammi veneziani, nei quali, oltre all’amore, trattò anche temi legati alla politica e alla religione, spesso con una critica irriverente sull’esempio del poeta romano Marziale. Questi epigrammi, pubblicati per la prima volta nel 1790 (togliendo però quelli ritenuti troppo audaci) trattavano non solo della sensualità ma affrontavano anche aspetti relativi alla politica e alla religione, spesso con un tono irriverente e cinico, sull’esempio del poeta romano Marziale. Anche questi versi. come le Elegie Romane, fanno capire la brama del poeta di immedesimarsi con misteriosa vitalità della natura e la sua dimensione estetica creativa, rappresentata dalla diversità femminile.
L’amore era fonte di piacere fisico ma anche di ispirazione artistica. Questa impostazione non era immorale bensì pienamente conforme alla sua religiosità basata sulla natura, di cui le donne erano espressione.
Le brevi relazioni sentimentali di Goethe
È curioso riscontrare che le relazioni sentimentali di Goethe giovane furono speculari a quelle vissute da ultrasessantacinquenne: la prima ricambiata ma da lui interrotta e la seconda non ricambiata e interrotta dalla partner. Tra queste due esperienze, tra le quali intercorse un periodo di poco più di 40 anni, vi fu lo spartiacque dell’amore sperimentato in Italia nel 1786-1788, che segnò la fine del decennale rapporto con Charlotte von Stein (1765-1778). È fondato pensare che con alcune di queste donne oltre che con la moglie ebbe anche dei rapporti fisici, ma è anche altrettanto fondato pensare che in alcuni casi si sia trattato solo di rapporti ideali.
Le prime e le ultime relazioni sentimentali di Goethe
Friederike Brion (1770-1771)
Friederike era una giovane donna di Sessenheim (un paese vicino a Strasburgo. Nel 1770 iniziò con Goethe, che perfezionava i suoi studi presso l’università di quella città, un appassionato amore. Il giovane avrebbe volentieri continuato la relazione ma controvoglia fu costretto a porvi fine: questa esperienza, insieme a quella che seguì con Charlotte Buff , diede sostanza al racconto dei dolori del giovane Werther nell’apposito romanzo. In lei trovò l’ispirazione per “Maifest” e altri Lied ma, pur andando le cose benissimo, nel 1771 fu costretto a troncare la relazione causando un grande dolore all’amata Friederike, perché fu sollecitato dalla famiglia a ritornare a Francoforte per essere abilitato alla professione di avvocato. Nonostante la brevità del rapporto, la figura di Friederike rimase impressa nella memoria di Goethe come un simbolo di purezza, naturalezza e amore romantico.
Charlotte Buff (1772)
Nel 1772, sempre su suggerimento del padre, Goethe si trasferì a Wetzlar, ove aveva sede la Corte imperiale di giustizia, diventandone praticante. Oltre a fare pratica di questioni legali, in un ambiente molto più movimentato di quello di Francoforte, questi giovani avvocati pensavano anche a divertirsi e frequentavano la taverna del “”principe ereditario”. Goethe ebbe così modo di ampliare la cerchia delle conoscenze e si invaghì di Charlotte Buff, pur sapendo che era fidanzata con un altro giovane avvocato Johann Christian Kestner (che poi la sposò). Goethe, spinto dalla speranza di poter conquistare Charlotte si ostinò a frequentarla giornalmente. Di fronte a questa inopportuna insistenza la ragazza precisò con estrema chiarezza di non potergli dare nient’altro che amicizia, troncando le sue aspettative e deprimendolo profondamente, perché, a suo dire, era bella anche se non bellissima e a lei teneva più che a qualsiasi altra. Anche queste pene d’amore, di lì a due anni, sarebbero riecheggiate in quelle del giovane Werther. Intanto, ritornato a Francoforte nello stesso anno, intervenne il distacco fisico non solo dalla giovane irraggiungibile ma anche da Wetzlar.
Lili Schoenemann (1775)
Goethe ebbe un breve fidanzamento con Lili Schoenemann, figlia di un ricco banchiere di Francoforte. Il rapporto si interruppe l’anno seguente quando si trasferì a Weimar. Il poeta aveva 26 anni e lei 17. Il carattere irrequieto di questo giovane e famoso scrittore, ritenuto poco affidabile come marito e perciò poco gradito a questa famiglia dell’alta borghesia fortemente interessata alla rispettabilità sociale. Il loro fidanzamento non era ufficiale ma semplicemente informale e, insofferente di queste convenzioni, fu portato a distaccarsene, tanto più che nel mese di novembre del 1975 si trasferì a Weimar come precettore del duca. Nel 1776 Goethe in una lettera chiuse il rapporto. Ma il ricordo di lei riaffiorò nelle figure femminili malinconiche, raffinate e malinconiche (Otilia e Stella), che si trovano in alcune opere e in alcune poesie. Pur considerando autentico questo breve legame sentimentale, per Goethe non sarebbe stato possibile vivere stabilmente con Lili, perché i due riflettevano due impostazioni di vita molto divergenti. La sua decisione di porre la parola fine fu sofferta e, scampato il pericolo di un matrimonio borghese che lo avrebbe reso infelice, di lei restava però un ricordo affettuoso.
Marianne von Willemer (1814-1815)
Fu prima convivente e poi moglie di un famoso banchiere Jacob von Willemer, amico di Goethe, che ne frequentava la casa. Lei, bellissima inizialmente, fu ballerina e poi si dedicò con grande talento alla poesia. Neppure trentenne (aveva 28 anni) incontrò Goethe, che già ne aveva 65: l’incendio amoroso fu subitaneo e irrefrenabile. E, nonostante le accortezze adottate per rispettare le convenienze, si scoprì il vero motivo delle visite di Goethe. La situazione creava disagi a tutti e si può immaginare anche ai due amanti, a prescindere dal fatto che il loro rapporto fosse o meno puramente ideale.
A malincuore Goethe decise di troncare la relazione e stare più vicino alla moglie Christiane, che l’anno dopo morì. Il poeta compose in questo periodo il Divano occidentale, pubblicato solo nel 1819: nell’opera, sotto il nome di Suleika, Goethe introdusse questa nuova musa, che a sua volta compose due bellissime poesie, parimenti riportate nell’opera. Per il poeta, da una parte il nuovo amore si presentava come compimento di tutta la sua vita sentimentale, imperniato sull’affinità elettiva tanto ricercata; d’altra parte, ritenne di dovere porre fine a questa esperienza sentimentale, sia per rispetto dell’amico di cui era ospite, sia probabilmente della moglie Cristiane, debilitata e bisognosa della sua vicinanza [6].
Ulrike von Levetzow (1821-1823
Goethe, ormai vedovo da cinque anni, nel 1821 conobbe la diciassettenne Ulrike a Marienbad, nonostante i 55 anni di differenza fra i due. La incontrò anche nei due anni successivi. Rimase affascinato dalla sua bellezza. Autorizzato a intrattenersi con lei dai famigliari, ne fu così attratto da chiederla in sposa per interposta persona. Lei fu molto dispiaciuta di dirle di no, ma non si sentì pronta per il matrimonio, che avrebbe comportato la condivisione tra una persona che si apre al cammino della vita con un’altra che lo sta per chiudere. Ma fu sinceramente dispiaciuta di aver dovuto dare una risposta negativa. Peraltro, neppure in seguito Ulrike si sposò e, ultranovantenne, arrivò quasi alla fine del secolo. Goethe, morto nel 1832, non poteva conoscere questi sviluppi, che forse avrebbero lenito il suo dolore, vedendo che non si trattava di un rifiuto della sua persona ma del matrimonio.
Egli compose la Trilogia del dolore, di cui fa parte la famosa di Marienbad Elegie (1823). Questo fu il suo ultimo amore, e induce a pensare che il vecchio poeta, legandosi a una persona così giovane, volesse mantenere la freschezza del sentimento dell’amore, che lo aveva ispirato in tutta la sua vita.
Le relazioni di lunga durata: Charlotte von Stein e Cristiane Vulpius
Tra queste due relazioni di lunga durata si pose come spartiacque l’esperienza amorosa che Goethe fece durante la sua permanenza in Italia, sulla quale in questo articolo non ci soffermiamo. Il ritorno di Goethe dalla penisola rappresentò la chiusura del lungo rapporto von Charlotte Stein e l’inizio di quello, ben più lungo, con Cristiane Vulpius.
Charlotte von Stein (1776-1788)
Charlotte, che aveva sette anni più di Goethe, era una donna intelligente e attraente, e fu in maniera ricorrente la musa ispiratrice. Goethe, che la conobbe nel 1764, rinsaldò i legami una volta trasferito a corte. I rapporti furono stimolanti sul piano intellettuale, perché lei godeva di una buona formazione, partecipava alle discussioni con gli intellettuali che arrivano nel ducato e pubblicava anche dei suoi studi. I rapporti stretti fecero sì che il poeta prendesse a casa sua, per pensare alla sua formazione, uno dei quattro figli sopravvissuti di Charlotte (ebbe sette gravidanze), aveva sposato un nobile non per amore ma per convenienza (oltre tutto, suo marito stava spesso fuori Weimar per impegni di ufficio).
A un certo punto gli impegni della vita di corte e la lunga relazione con Charlotte parvero a Goethe così insopportabili, da decidere all’improvviso, dopo lunghi ripensamenti, partire per l’Italia, la terra della natura ridente e dell’amore felice, culla del classicismo. Questa era la soluzione pensata per evitare il continuo inaridimento della sua ispirazione poetica. Lo fece, come era suo solito, nei momenti di forte emotività, per doversi impegnare in lunghe spiegazioni e non creare disagio all’interlocutore.
Non è difficile ricostruire le ragioni di questa sua uscita di sicurezza, che il duca Karl August seppe capire ma non Charlotte. La vita di Corte, troppo carica di adempimenti amministrativi, lasciava spazi ristretti per l’attività letteraria e scientifica. Al ritorno il duca gli ridusse questi incarichi e lo invitò a dedicarsi maggiormente alla creazione poetica e all’attività scientifica.
Charlotte, invece, non capì che una bella amicizia, con carattere di esclusività da lei offerta al poeta, molto solida a livello culturale, ma così misurata e priva di fisicità e di passione, col passare del tempo era diventata sempre più insoddisfacente ma, del resto, non rientrava nella sua personalità offrire un altro tipo di amore. Nel 1794 scrisse il dramma “Didone”, dalle chiare allusioni autobiografiche. Enea aveva abbandonato la regina di Cartagine per recarsi in Italia, come con lei aveva fatto Goethe.
Nel nuovo secolo ci fu un certo riavvicinamento tra i due, non paragonabile però alla relazione del passato. Goethe invece, rigenerato dall’esperienza italiana, iniziò subito un rapporto con la popolana Cristiane Vulpius, che gli consentì di vivere molte di quelle dimensioni che era andato cercando.
Christiane Vulpius (1788-1816)
L’amore per Christiane, di 23 anni più vecchia (1765-1816) fu quello che durò più a lungo (fino alla morte di lei nel 1816) e fu anche un’espressione del comportamento anticonformista di Goethe, incurante dello scandalo creato a corte, non solo scegliendo una popolana (una fioraia) ma anche convivendo con lei per molti anni senza sposarla.
Vivace e sensuale, accese la passione in quest’uomo importante, che pensò subito a convivere con lei, nonostante la disapprovazione della madre Catharina e di cari amici come Schiller e Herder. Poté così gustare la concretezza non cerebrale di una vita pienamente vissuta, ebbe un figlio (ma i parti furono più di uno) e, nonostante la differenza del livello culturale, non si separò mai da lei e anzi, riconoscente per il suo attaccamento, rinsaldò il legame sposandola.
Cristiane era semplice e disinvolta. Amava cucinare, ballare, coltivare fiori. Era priva di complicazioni intellettuali e piena della gioia di vivere. Questa serenità familiare garantiva stabilità a Goethe, seppure a detta del poeta non con grandi parole, ma con fedeltà semplice e instancabile, ha reso vivibile la mia casa» (Lettera a Karl Friedrich Zelter, 1807).
Probabilmente Christian si accorse delle temporanee infatuazioni del marito (più che altro ideali), ma seppe aspettare con pazienza il completo ritorno in famiglia. In Christiane, Goethe trovava non un rifugio sentimentale, ma un’ancora. Era la sua terraferma. (Tischbein, il pittore che accompagnò Goethe nel viaggiò in Italia).
Negli ultimi anni questa dinamica donna si era indebolita è andò incontro alla sofferenza. Goethe le stette premurosamente vicino, rinunciando ai viaggi e agli appuntamenti mondani, Egli così scrisse in una lettera del 1815 (l’anno in cui troncò la relazione con Marianne): «Ella giace come un fiore che resiste al gelo. Non dice nulla, ma il suo silenzio è una preghiera». Morì il 6 giugno 1816 e Goethe ritornò prontamente da Jena e, benché per questo molto criticato, non partecipò ai funerali. Volle vivere in solitudine il suo dolore, troppo intimo da poterlo esprimere in versi come fatto per le esperienze sentimentali. Poco dopo la sua morte annotò: «Ora che non è più, mi accorgo di quanto del mio giorno fosse fatto della sua presenza silenziosa». Se Cristiane avesse avuto una salute migliore, gli sarebbe stato d’estremo conforto negli ultimi sedici anni di Goethe.
Sembra fondato ritenere che, nel complesso, fu Cristiane la migliore rappresentazione del mondo femminile che tanto significò per il poeta: quello in grado di assicurare l’equilibrio affettivo duraturo. Per giorni non parlò con nessuno, chiuso nel suo lutto (“L’ho persa. Era una parte di me”. 27 giugno 1816 a Zelter). Anche quando morì il figlio August il forte dolore lo fece chiudere nel suo silenzio. In una conversazione del marzo 1831 con Eckermann, disse: “Non ho detto nulla. Altrimenti avrei dovuto urlare”.
Completando queste pagine dedicate alla concezione che Goethe aveva dell’amore e agli incontri sentimentali succedutisi nel corso della sua vita, ci siamo intesi se per Goethe 28 anni di vita a stretto contatto con una stessa donna sia stato un parziale rimedio alla sua brama di conoscere, attraverso più volti, le inesauribili sfaccettature del misterioso mondo femminile, l’espressione così affascinante e stimolante della natura. La nostra risposta è stata positiva e i brani prima riportati lo confermano. Questo grande poeta per tutta la vita era andato cercando l’amore più consono alle sue profonde esigenze. In parte lo aveva trovato e lo sperimentava e in parte lo completava con gli aspetti suppletivi offerti dai nuovi incontri.
Avevamo iniziato a leggere Die italienische Reise pensando di non aver bisogno di tanti preamboli. In effetti la lettura era piacevole e arricchente ma con la crescente impressione che qualcosa ci sfuggiva e a quel punto, mettendo da parte il diario per il tempo necessario, ci siamo impegnati per mettere a punto questi preamboli. Di Goethe, delle sue opere, del suo impegno alla corte di Weimar abbiamo cercato di trarre spunti interessanti, andando oltre la semplice cronaca, fermandoci sui fatti più profondi della sua personalità e collocandoli nella cornice storica del tempo. Abbiamo sottolineato il passaggio dal tumultuoso temperamento giovanile a quello più riflessivo della sua persona.
Abbiamo proposto alcune chiavi di lettura della sua vasta produzione, individuandole nella sua religiosità basata sulla natura, nella sua conseguente ispirazione poetica e nell’osservazione scientifica. Infine, abbiamo indugiato sulla sua concezione dell’amore e sulle sue relazioni sentimentali, invitando a riflettere in profondità su un aspetto che per lui era fondamentale, essendo riuscito a scandagliare con ammirato stupore il mistero del mondo femminile e ad esprimerlo con impareggiabile ricchezza di pensiero e di stile: è evidente che i suoi scritti meritano di essere conosciuti sotto la luce giusta. Sia per noi che per altri che lo vorranno fare, la lettura del diario del viaggio in Italia di questo grande letterato, con il supporto di queste premesse, consentirà di apprezzarne in profondità la ricchezza.
Dialoghi Mediterranei, n. 75, settembre 2025
Note
[1] Riportiamo un particolare, che co fa compiere un salto al 1786, quando Goethe intraprese il suo viaggio in Italia. Pare che il fatto di viaggiare in incognito, facendosi passare per un pittore, fosse legato non solo al fatto di evitare i fastidi che poteva creare la sua grande notorietà ma anche il fatto che doveva fermarsi più lungo a Roma, dove questa opera era stata messa all’indice per incitamento al suicidio, da cui sarebbero potuti derivare seri inconvenienti. Giova anche ricordare che nell’incontro del 1808 a Erfurt tra Goethe e Napoleone, questi, personalmente esperto in materia, affermò con decisione con riferimento alle vicende del giovane Werther, che in caso di conflitto tra la soddisfazione dei sentimenti e le esigenze sociali, la necessità di far prevalere queste ultime.
[2] Va ricordato che Goethe Iniziò a scrivere il Faust nel 1772-1775 col titolo Urfaust, lavorando dopo a diversi ampliamenti e ritocchi, versioni.
[3] Questo brano è riportato nel libro pubblicato nel 1921 da Wilhelm Bode, Goethe in vertrau: lic ttps://it.wikipedia.org/wiki/Johann_Wolfgang_von_Goethehen Briefen seiner Zeitgenossen. Abbiamo ripreso il testo dalla bocr chre Wikipedia ha dedicato a Goethe.
Citazione ripresa, come alcune altre, dalla voce dedicata a Goethe da Wikipedia.
[5] La loro traduzione in italiana di queste elegie venne pubblicata su una rivista nel 1990 e il testo originale tedesco, sempre su una rivista, nel 1995. Originariamente recavano il titolo Erotica romana. Andreu Alfaro – Goethe, Elegie Romane – exibart.com
[6] Liberto Destro, Il canzoniere di Marianne, in Atti dell’Accademia Roveretana degli Agiati, a. 247, serie VII, vol. VII, 1997: 197-214 (https://bit.ly/36pqEcs).
Riferimenti bibliografici
Agazzim Elena (a cura), Goethe, Herder e la cultura italiana nell’Illuminismo europeo, Franco Angeli, Milano,2025.
Bollmann Stefan, Goethe y la experiencia de la naturaleza, Editorial Ariel, Barcellona, 18 gennaio 2023.
Chiaretta Maria Laura, “Perché leggere le affinità elettive di Goethe: un classico che interroga la modernità”, https://libreriamo.it/libri/perche-leggere-le-affinita-elettive-goethe/#google_vignette
Crawford Mary C., Goethe and His Woman Friends, Fisher Unwin, London/New York, 1911 (varie ristampe).
Damm Sigrid, Goethe and Karl August. Wechselfaelle einer Freundschat,Insel Verlag, 2020
Del Lungo Carlo, Goethe scienziato, Firenze, Ecra, 2022
EisslerK. R., Goethe: A Psychoanalytic Study, 1775–1786 (Vol. I & II) — Wayne State University Press, Detroit, 1963 (edizione classica).
Eschenröder Christof T. Goethe e la psicoterapia, Magli Edizioni, 2000
Freschi Marmio, Goethe. L’insidia della modernità. Donzelli, Roma, 2016
Gustafson Susan E, Goethe’s Families of the Heart Bloomsbury (New Directions in German Studies), London/New York, 2016.
Lewes George H, Goethe’s Life at Weimar 1775–17 79, London, 1907
Mignosi Pietro, “Religiosità del Goethe, Vita e Pensiero, 1n. 6, 936: 419 ss.
Sitografia
Associazione italiana di germanistica. -AIG; ttps://www.associazioneitalianagermanistica.it/
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Franco Pittau, dottore in filosofia, è studioso del fenomeno migratorio fin dagli anni ’70 quando, per un quinquennio, condusse anche un’esperienza sul campo, in Belgio e in Germania. È stato ideatore del Dossier Statistico Immigrazione, il primo annuario del genere realizzato in Italia. Già responsabile del Centro studi e ricerche IDOS (acronimo di “Immigrazione Dossier Statistico”), attualmente ne è e presidente onorario. È membro del Comitato organizzatore del Master in Economia Diritto Intercultura (e anche docente) presso l’università di Roma Tor Vergata e scrive su riviste scientifiche sui temi dell’immigrazione, dell’emigrazione, della diffusione all’estero della lingua italiana nonché delle questioni connesse al fenomeno religioso.
Jürgen Schleider, dirigente scolastico in pensione, laureato in ingegneria elettronica presso l’Università tecnica di Darmstadt, per la sua ulteriore formazione come insegnane della lingua e della letteratura tedesche ha seguito i corsi presso la citata università e quella di Magonza. Indagine sui problemi dei Gastarbeiter nella Repubblica Federale Tedesca è il titolo della tesi da lui elaborata sotto la guida dei professori Franz Hebel e Rudolf Loberg.. Nella realizzazione di progetti a carattere linguistico e letterario ha collaborato anche con istituti scolastici italiani, segnatamente a Foggia. Fortemente impressionato dall’ammirazione nutrita da Goethe per la lingua, la cultura e il paesaggio italiani, è molto legato all’Italia, dove fin da giovane ha stretto rapporti di amicizia. Da ultimo ha collaborato con l’Istituto di Studi politici S. Pio V per una ricerca sulla diffusione delle lingue nel mondo.
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