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Giuseppe Sicurella, poeta e antifascista siciliano in Tunisia

Giuseppe Sicurella

Giuseppe Sicurella

di Sonia Gallico [*]

Giuseppe Sicurella è un poeta siciliano, nato il 25 maggio del 1891 ad Agrigento, dove è anche morto nell’estate del 1958. Migrato negli anni Trenta a Tunisi, qui visse per circa dieci anni. Anche se oggi è da molti dimenticato, è indubbio che in quel tempo abbia avuto una certa notorietà anche per aver fatto parte del gruppo degli antifascisti italiani di Tunisia con cui svolse un’intensa attività politica. Una decina di sue poesie sono state pubblicate tra il 1937 e il 1939 sul giornale l’Italiano di Tunisi, firmate con lo pseudonimo di Peppe oppure Nardo d’Agrigento [1]. Una piccola raccolta di suoi componimenti è stata edita nel 1958 e ve ne sono, a quanto risulta, soltanto tre copie: una alla biblioteca Nazionale di FI, un’altra alla biblioteca Nazionale di Palermo e una terza all’Istituto Cabral di Bologna.

Purtroppo sono andate perdute molte notizie delle sue attività, alcune delle quali è tuttavia possibile ricostruire grazie al Casellario Politico Centrale, la grande schedatura (oltre 150.000 persone!) che il regime fascista aveva fatto nel corso degli anni Trenta di tutti gli anarchici, comunisti, socialisti, oppositori in genere, operanti non soltanto in Italia ma all’estero e quindi anche in Tunisia. Collaboravano a tale attività spie e delatori inviati dal Consolato o direttamente dal Ministero degli Interni per tenere sotto controllo gli oppositori e mettere a disposizione dagli organi di repressione, OVRA (Opera vigilanza repressione antifascismo) inclusa. Oggi tutto questo materiale è consultabile presso l’Archivio Centrale dello Stato a Roma.

La cartella di Sicurella è stata aperta nel febbraio del 1932 ad Agrigento dove è stata chiusa anche 10 anni dopo. Vi sono allegate due fotografie per cui è possibile averne un’immagine. In un foglio riepilogativo sono poi annotate le sue caratteristiche fisiche: «uomo di corporatura regolare, dal volto ovale con colorito roseo e dai capelli castani lisci, barba rasa, occhi castani, abbigliamento abituale da operaio». Nello stesso scritto è anche sintetizzata la sua prima attività politica in Sicilia: molto giovane era stato segretario della sezione comunista di Porto Empedocle e per questa attività era stato condannato nel febbraio del 1925 a otto mesi di detenzione e a 500 lire di multa, corrispondenti a due mesi di salario di allora. Arrestato nuovamente il 5 nov. 1926, venne scarcerato il 4 luglio 1927. Nel luglio del 31 aveva tentato di migrare clandestinamente in Tunisia, venendo condannato a 4 mesi di carcere e 2335 L. di ammenda corrispondenti a 7 – 8 mesi di remunerazione. Tentativo che gli riuscì soltanto 5 anni dopo, nel giugno 1937. E fin qui le notizie del CPC. Si sa poi che a Tunisi prese subito contatto con il gruppo degli antifascisti de l’Italiano di Tunisi, nel quale scrisse numerosi articoli concernenti i siciliani migrati e le loro condizioni di vita. Poi a guerra finita, forse nel ’43, ritornò in Sicilia.

immagine_miceliDal punto di vista artistico il periodo tunisino è il più fecondo: la sua produzione, tutta legata ad argomenti politici e riflessioni sulla natura dell’umanità, è la più sincera e anche semanticamente la più felice. Oltre a poesie, forse la parte migliore della sua produzione, Sicurella ha scritto novelle, piccole pièces teatrali, racconti brevi e poesie alle volte anche molto lunghe, di cui, che mi risulti, soltanto pochi componimenti sono stati pubblicati.

Tra le prime poesie è Mamma Carmela, pubblicata del novembre 1937: si tratta di una scenetta teatrale, un piccolo dramma in cui è descritta un’anziana donna, Mamma Carmela, preoccupata per il suo figliolo che ha l’ardire di pensare ad una maggiore giustizia sociale in un contesto di fascismo imperante, riflettendo forse la sua passata esperienza di antifascista in Sicilia.

Notevole è poi In Etiopia del marzo 1938. L’Italia all’inizio di ottobre 1935 aveva invaso il Paese con 500.000 uomini e il 9 maggio 1936 dal balcone di Palazzo Venezia Mussolini aveva annunciato la “rinascita dell’impero sui colli fatali di Roma”. Sicurella per denunciare i crimini commessi dagli italiani, e sono tanti, si avvale di un’immagine particolare: una tigre che cammina nella foresta per recarsi all’appuntamento con il suo innamorato. Colpisce l’esordio di questa poesia: 

Una tigri fortemente ‘nnamurata
c’un fari circospettu e suspittusu
si dirigeva verso la contrata
unn’è ca l’aspitava u’ so’ amorosu. 

L’inizio è forse ingenuo appare accattivante la raffigurazione di questo animale possente e innamorato, che avanza nella giungla con fare circospetto e guardingo, per arrivare al luogo di appuntamento con il suo innamorato. Ritornano nei versi in dodecasillabo a rime alternate.

La tigre è “estasiata”, ha l’occhio “luminosu”. Quest’ultimo termine che ha assonanza con sospittusu e rima con amoroso, dà l’idea di un animale intelligente, ma anche mansueto, buono.  Il raffronto con il mondo delle “belve” viene spesso utilizzato da Sicurella, in diversi contesti, che poi si concede una licenza poetica, quando afferma che la tigre dopo aver visto gli impiccati tirati da corde, conclude: 

una tale scena nun l’haju osservata
manco quando abitavu ‘n’mezzo a l’ursa. 

Anniversario è stata scritta nel settembre del 1938 in occasione della prima ricorrenza (20 settembre 1937) dell’assassinio di Giuseppe Miceli, un attivista segretario del Circolo antifascista Giuseppe Garibaldi e redattore dell’IdT, ad opera di un drappello di marinai cadetti scesi dalle navi Vespucci e Colombo, in cui afferma, pensando di rivolgersi ad un vasto pubblico:

Vi ricurdati? Già cumpisci l’annu
ca un gruppu d’assassini
hanno ammazzatu un omu e fattu dannu
in gloria a Mussolini
Cu era ‘st’omu, quali mali fici;
pirchì l’hannu ammazzatu?
d’unni arrivaru tutti ‘sti nnimici
cà l’hannu assassinatu?
‘St’omu era Miceli, un operaiu
tranquillu e risulenti;

cu’ cori onestu affttuusu e gaio
parlava fra le genti:
Semu tutti fratelli – diceva – tutti oguali
nni feci la Natura
identici, precisi, tali e quali,
di forma e di struttura
In basi a st’uguaglianza naturali
è giustu ca si penza:
pirchì cc’è nni la vita suciali
tutta ‘sta differenza? 

L’endecasillabo si alterna ad una frase di otto sillabe e dopo aver ricordato il fatto, si domanda del perché di tanta crudeltà. E il perché di tante disparità: 

Pirchì a lu monnu esisti certa genti
che dà viscotta e’ cani
mentre ca tanti e tanti suffirenti
nun hannu manco pani? 

Il valore della sua poesia sta dunque nel dipingere situazioni, come quella dell’uccisione da parte dei fascisti di Giuseppe Miceli e nell’invito a tutti i lettori a riflettere profondamente sui mali sociali e sulle loro cause.

Come è stato scritto, Sicurella non era un poeta “sapiente”. La miseria e i lutti della sua famiglia di modestissimi artigiani non gli avevano permesso di proseguire i suoi studi oltre la quarta elementare. Non si trovano nei suoi versi reminiscenze di poeti classici, anche se lui ha poi letto molto per suo conto, poeti e romanzieri; piuttosto si trovano nei sui versi riferimenti a canti e racconti popolari siciliani. Credo che il valore di queste poesie possa essere riscontrato in una sincerità quasi ingenua, nella messa a nudo della drammatica situazione degli oppressi, di chi ha di fronte solo sofferenza e emarginazione.

Siamo in pieno fascismo alla vigilia della Seconda guerra mondiale, lui arrivato esule in terra straniera con la speranza di una vita migliore, scrive da Sfax ricordando con nostalgia la terra natia: 

Stada di Moulinville tutta suli
In certi svoti chini di virdura
tu mi ricordi la Sicilia mia….. 
Maurizio Valenzi e Loris Gallico

Maurizio Valenzi e Loris Gallico

Qui Sicurella si libera dalle rime, per una composizione più intima e personale, i cui versi nascono dai profondi e lontani ricordi della sua amata terra di Sicilia, che sente nostalgicamente lontana. 

E infine, dopo la liberazione di Tunisi nella primavera del 1943 torna in Sicilia. Deve aver ripreso una vita dura, misera. Non dimentica però i suoi amici di Tunisi, soprattutto Maurizio Valenzi e Loris Gallico con cui inizia una corrispondenza concernente i fatti di attualità ma anche la possibilità di veder pubblicate le sue poesie. Una delle ultime sue poesie, scritta a Porto Empedocle, nel giugno 1951, da cui non è estranea una certa vena ironica, affronta il noto fenomeno del voto di scambio, tanto usuale al tempo, non risparmiando giudizi di carattere politico: 

Difrunnti la coscenza sporca e guasta
clerico-monarchico-fascista,
tanti accurreru cu Maria santa e casta
Promittennu vutari la se’ lista
 
Allegri, si pigliaru pani e pasta,
 ma, po’ votaru pi’ li comunista
pigliannuli pi’ fissa e tantu basta!
 
Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025
[*] Testo presentato al Convegno della IV edizione di Matabbia: Da una riva all’altra, da una lingua all’altra, da un immaginario all’altro: Scritture migranti italiane nel Mediterraneo, Marsiglia, 11-13 settembre 2025. 
Note
[1] L’Italiano di Tunisi: Riflessioni (18 sett. 1937); Mamma Carmela (14 nov. 1937); Natali e Pirchì (26 dic. 1937); Curosità (27 febbr. 1938); In Etiopia (13 marzo 1938); ‘N Paradisu (24 apr. 1938); Primu Maggiu (1 maggiu 1938); A una Rinina (28 ago 1938); Anniversario (18 sett. 1938); Sulla tomba di Miceli (8 nov. 1938). 
Riferimenti bibliografici
Gallico Sonia, Giuseppe Sicurella. Un poeta siciliano vissuto a Tunisi da non dimenticare in Il Corriere di Tunisi, n. 226, agosto 2022: 23 – 30.

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Sonia Gallico, di formazione architetto, specializzata in Restauro di monumenti, ha insegnato Storia dell’Arte nei licei romani. Ha scritto numerosi testi di carattere artistico, tra cui una Guida di Ostia Antica, una Guida di Roma, (entrambi tradotti in cinque lingue), una Guida della città del Vaticano e i testi per un libro fotografico sulla Cappella Sistina (tutti tradotti in undici lingue). Da tempo si dedica allo studio di frammenti di storia della Tunisia con la pubblicazione della raccolta completa.

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