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Fra università e musei la legittimazione e la valorizzazione del patrimonio culturale in Catalogna

Posted By Comitato di Redazione On 1 gennaio 2021 @ 01:11 In Cultura,Letture | No Comments

coverdi Francesca R. Uccella

Con il libro Artificis culturals (Barcellona Edicions de la Universitat de Barcelona, 2019) di Llorenç Prats, si offre al lettore l’opportunità di seguire il percorso accademico del suo autore, studioso ritenuto una delle voci più autorevoli dell’antropologia catalana. Seguendo i suoi studi accademici si ripercorrono i temi fondamentali che hanno caratterizzato la riflessione antropologica del suo Paese e dell’Europa intera fra il 1985 ed il 2014. L’autore, considerato per le sue ricerche un importante innovatore in diversi ambiti della disciplina, a conclusione della sua carriera accademica ha scelto di riproporre alcuni testi che lui stesso ha selezionato come i più rappresentativi della sua produzione scientifica e oramai, in alcuni casi, difficili da reperire. Il volume è stato concepito dai tre autori del prologo, ideatori del progetto, come un omaggio a Llorenç Prats, dedicato ad onorare la sua lunga e prolifica carriera. Per la rilevanza dei suoi studi si presenta dunque il libro anche al pubblico italiano.

Leggendo i ventidue saggi della raccolta, ci rendiamo conto dei differenti ambiti nei quali si sono sviluppate le sue ricerche a partire dagli Anni Ottanta: lo studio dei folkloristi e delle tradizioni popolari del XIX secolo in Europa e Catalogna, il patrimonio culturale e il turismo. Llorenç Prats ha lavorato in ognuno di questi contesti mosso da un’autentica passione per la ricerca, con la volontà di contribuire alla conoscenza scientifica e anche con la convinzione che la ricerca deve stipulare un patto con la società e con le persone che ne fanno parte.

Nel corso degli anni del suo intenso lavoro fra le università di Lleida e Barcellona, periodo in cui si è adoperato come attivista del patrimonio, Llorenç Prats ha fornito l’impulso per intraprendere nuovi studi in ambiti di ricerca che in quell’epoca si consideravano pionieristici, accompagnato in ciò dai colleghi, e formando gli studenti che sempre gli saranno grati per i preziosi insegnamenti. Fra compagni di lavoro e antichi studenti, troviamo i tre antropologi che hanno promosso la pubblicazione di questo libro: Xavier Roigé – con il quale, dai tempi di Lleida, ha condiviso ricerche e progetti didattici – Saida Palou e Fabiola Mancinelli, allora allieve e ora antropologhe e professoresse, continuatrici del suo lavoro per quel che riguarda patrimonio e turismo. Llorenç Prats ha proposto Artificis culturals come titolo del libro, per inglobare tutti e tre i temi della raccolta e trasmettere immediatamente al lettore l’idea che in antropologia qualsiasi manifestazione culturale si può intendere come un artificio «perchè il fatto di costituire dei veri artifici culturali è consustanziale a tutti e tre i fenomeni e, senza tenerene conto, [essi] non si possono comprendere correttamente».

Il libro dunque, inizia con un saggio fra i più recenti, La làmpada de Diògenes (2012), scelto perché in esso l’autore racconta come ha iniziato ad interessarsi – prima del 1980 – ai temi riguardanti la cultura popolare e il patrimonio, nel contesto del Seminario de Cultura Popular de l’Institut Català d’Antropologia (Seminario di Cultura Popolare dell’Istituto Catalano d’Antropologia). Grazie ai primi saggi, siamo in grado di apprezzare le ricerche che hanno appassionato Llorenç Prats all’inizio del suo percorso accademico: lo studio del lavoro dei primi folkloristi in Europa e in Catalogna relativo alle tradizioni popolari del XIX secolo e il loro legame con il discorso romantico sulla nazione e la creazione della sua identità: ricerche queste condotte sugli studi fra folklore ed etnografia, allora realizzati, e alcuni elementi emergenti che configuravano i miti fondativi della Catalogna romantica, come i monumenti, il paesaggio, l’idea di una Catalogna rurale e quasi arcadica, la casa contadina, ecc. Llorenç Prats tratta questi argomenti non solamente guardando al passato, ma anche mettendoli in relazione con la società catalana degli anni Ottanta e Novanta, con la forte rivendicazione di un’identità che si andava strutturando in quel momento storico. I saggi della prima parte del libro costituiscono dunque un importante contributo allo studio allora definito della cultura popolare.

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Museo etnografico di Barcellona

Gli articoli che si riferiscono al secondo ambito della ricerca cominciano con un testo che chiarisce il concetto di patrimonio culturale e ci spiega le sue modalità di legittimazione, valorizzazione ed attivazione. Le parole degli autori del prologo chiariscono come egli intenda il patrimonio e la sua maniera di fare ricerca su di esso: «Considera la materia patrimoniale e, nello stesso modo che aveva adottato per il folklore e la tradizione, ne smonta gli ingranaggi per rivelare le connessioni intime fra i meccanismi della sua attivazione e gli attori del potere, il corpo sociale e politico che lo costruisce». L’autore ci mostra come l’esistenza del patrimonio culturale dipenda sempre da processi di selezione ed attivazione e ne mette in evidenza, ricerca dopo ricerca, le caratteristiche comuni e specifiche di ciascuna delle realtà nelle quali si manifesta relative alla creazione, alla gestione, alla commercializzazione e alla musealizzazione.

Nel contesto del patrimonio, Llorenç Prats contribuisce a creare, presso l’Universitat de Lleida, il primo nucleo d’interesse per gli studi di antropologia del patrimonio in Catalogna, combinando il suo lavoro accademico con la vocazione d’attivista del patrimonio, favorendo la comunicazione e la collaborazione fra università e musei, come appare dai suoi scritti tanto sulle questioni teoriche, come sugli studi di caso. Con la sua capacità d’analisi, l’autore, rivendicando il fatto che l’antropologia si occupa di patrimonio, espone negli articoli centrali del libro – come El concepto de patrimonio cultural, Concepto y gestion del patrimonio local o Museus locals per a què? – il suo pensiero sulla funzione dei musei, il legame fra patrimonio e identità, le forme di rappresentazione e, infine, la gestione dei beni patrimoniali e il loro sfruttamento economico.

A partire dal 2000, Llorenç Prats si dedica al suo terzo grande argomento: il turismo, che lega con il patrimonio in relazione all’economia specifica del settore, senza trascurare il vincolo di ambedue con le rappresentazioni identitarie. Delle riflessioni che lo porteranno ad essere considerato l’iniziatore degli studi sul turismo in Catalogna, rimane testimonianza nei testi che costituiscono l’ultima parte di Artificis culturals. Attraverso di essi si evidenzia la sua denuncia circa l’impatto del turismo sulla popolazione, accompagnata da una profonda riflessione sulle implicazioni della crescita economica e la relazione con l’identità locale.

Gli scritti che compongono il libro testimoniano una profonda complessità di pensiero che costituisce un grande contributo all’antropologia non solamente catalana ma universale, toccando concetti e temi che, oggi, sono importanti e attuali. La scelta degli articoli, fatta dallo stesso autore, permette al lettore di comprendere il suo percorso intellettuale e di usufruire al meglio dei suoi insegnamenti.

Dialoghi Mediterranei, n. 47, gennaio 2021
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Francesca R. Uccella, antropologa, laureata in Lettere e Filosofia nel 2003 con una tesi in Etnologia delle Culture Mediterranee, nel 2009, dopo un Master in antropologia sociale e culturale conseguito presso l’Universitat de Barcelona, inizia un dottorato su temi legati alla patrimonializzazione letteraria dei luoghi, studiando le modalità di patrimonializzazione fra Catalogna e Italia. Nel gennaio 2020 consegue la Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici presso La Sapienza. Dal 2006 al 2013 lavora presso la Càtedra de Patrimoni Literari de la Universitat de Girona, principalmente alla ricerca per la creazione di itinerari letterari. Pubblica diversi itinerari letterari tutti localizzati in diverse zone della Catalogna. Dal 2008 inizia a lavorare, ancora una volta in Basilicata, su temi legati al Carnevale e alle maschere di Aliano. Del 2019 è il suo itinerario letterario in Basilicata, Aliano, Matera e Moliterno. Itinerari letterari nelle Case della Memoria sulle tracce di Carlo Levi e Michele Tedesco, CD&V Editore, Firenze.

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Uccella,
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