di Valeria Laudani
Le feste religiose sono da sempre grande ispirazione per i fotografi e, nonostante il trascorrere del tempo, a tutt’oggi, rimangono fondamentali per l’incontro collettivo e il raccoglimento spirituale.
Da Catanese, ho rivolto spesso lo sguardo verso la festa di Sant’Agata e, dopo averne osservato vari aspetti, mi sono soffermata sul rito come passaggio delle generazioni.
La festa, protagonista al centro degli scatti, diventa una scuola, una forma di “educazione sentimentale’’ che non solo si trasmette nei gesti, nelle sonorità e nei canti ma in un passaggio, per così dire, del testimone.
I veri protagonisti silenziosi del rito diventano i bambini e il mio sguardo si rivolge proprio a loro. Negli anni ho potuto osservare il lavoro dei devoti riflesso nei bambini che imitano i grandi, partecipano con entusiasmo al rito come ad un gioco.
Sono i figli dei portatori, i figli dei devoti delle candelore, i piccoli che portano in sé il seme della continuità, il patto della rigenerazione. Guardandoli, si comprende che la festa non è solo memoria del passato, ma laboratorio vivente di identità. Ogni gesto ripetuto diventa una promessa di futuro.
Bambini che imparano a indossare il sacco bianco, a pronunciare il grido “Cittadini, viva Sant’Agata!”, a comprendere senza parole che il rito è casa, gioco e fede insieme. Nel loro entusiasmo si riflette la serietà dei padri, ma anche la libertà dell’infanzia, capace di trasformare la devozione in meraviglia.
La devozione si tramanda come un mestiere. Così come il falegname insegna al figlio a maneggiare gli attrezzi, il portatore mostra al piccolo come si solleva la vara, come si accompagna il ritmo del corteo, come si rispetta la fatica del gruppo. Non serve spiegare, basta esserci e respirare la festa.
Nelle famiglie dei devoti delle candelore, questa trasmissione è visibile: i bambini partecipano fin da piccoli, osservano i preparativi, accompagnano i genitori alle prove, giocano con i modellini delle candelore che costruiscono con scatole di cartone o cassette di frutta seguendo la tradizione. Sono le candelore dei bambini!
Oggi, in molte realtà urbane e rurali, le feste religiose stanno cambiando. Il turismo, i social media, la spettacolarizzazione rischiano di trasformarle in eventi più estetici che spirituali. Ma nonostante tutto, ogni volta che vedo un bambino vestito di bianco correre tra la folla o un piccolo portatore che si impegna a seguire il ritmo dei grandi, capisco che la sostanza è salva.
La festa sopravvive perché continua a educare, a trasmettere, a coinvolgere. E i bambini, nella loro semplicità, sono la garanzia di questa continuità. Sono loro a ricordarci che il rito non è mai solo ripetizione, ma rinascita, rinnovamento, palingenesi.
La Sicilia è ricca di feste religiose ed, esplorando il territorio, ho allargato lo sguardo oltre Catania. In molti paesi il copione si ripete con infinite variazioni. Ogni festa ha i suoi bambini, veri apprendisti del sacro.
Essere figli del rito significa nascere dentro un linguaggio che non ha bisogno di essere tradotto. Significa portare nel corpo e nella memoria il senso di un’appartenenza che supera il tempo.
Le feste religiose, in tutte le loro forme, restano i luoghi in cui la comunità si riconosce e si rinnova. E ogni bambino che partecipa, che gioca, che imita, che osserva, è un ponte verso il futuro.
È forse questo il vero miracolo del rito? La sua capacità di parlare ancora, di educare senza parole, di unire attraverso la bellezza condivisa. In ogni bambino che vive la festa c’è la promessa che la fede, la memoria e la gioia possano continuare a camminare insieme.
Sono loro, i figli del rito, a custodire il tempo e a consegnarlo al domani.
Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025
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Valeria Laudani, si diploma nel 1993 a Catania in Arti Grafiche, della Pubblicità e della Fotografia e inizia a lavorare privatamente come grafico-creativo e da freelance con alcune tipografie e agenzie pubblicitarie del territorio siciliano. Presso l’università intraprende gli studi in Scienze e Tecniche Psicologiche, per dedicarsi dal 1996 alla propria attività commerciale. Durante questo percorso, partecipa a diverse mostre personali e collettive a Catania e altrove. È stata vincitrice Talent Scout Fiaf 2024.
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