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Etty Hillesum: tante vite in una

Etty Hillesum

Etty Hillesum

Anna Flora Amato 

Ma lei non ha colpa di tutto questo. No, ma le cose si ripetono.

Io vedo che è tutto una terribile ripetizione!

Garcia Lorca F., La casa di Bernarda

Alba, 1936 

La storia non è un susseguirsi lineare di fatti. Alcuni fatti e il pensiero che li sostiene si addensano e raggrumano in nuclei insolvibili di pensieri che si ripresentano dopo anni, consistenti, duri, inaccessibili e inspiegabili. Immagini lucide ci scorrono davanti, immagini di prigionia, di deportazioni, i volti privi di speranza, oscuri… corpi alienati all’anima, emaciati e destinati alla dissoluzione senza nome, ciotole di metallo che battono su recinzioni spinate e vorrebbero vivere, grandi occhi che chiedono risposte, che le cercheranno sempre e che sono uguali, in ogni ripetizione, per ogni sopraffazione, per ogni guerra, per ogni prevaricazione, a ricordarci l’angoscia e il lutto disperato. Uno di questi corpi fu quello di Esther (Etty) Hillesum.

A distanza di anni dalla sua morte la figura di Etty Hillesum continua a suscitare numerosi studi e riflessioni per le molteplici sfaccettature della sua personalità, per la sua semplicità e la sua incisività, per la profondità della sua anima e della sua esperienza. Anche adesso tutto ciò che possiamo dire di Etty e della sua storia personale ci appare vivo e vitale o, per usare un termine a lei caro, luminoso.

Rileggendo oggi i suoi scritti, i diari e le lettere che ci sono fortunosamente pervenuti, non si può non essere colpiti dalla straordinaria attualità ed energia che riescono a comunicare. I suoi scritti non danno risposte né propongono soluzioni o dottrine, i suoi scritti fanno nascere domande, dubbi, interrogativi e in questo, io credo, risiede l’attualità e la vitalità del suo pensiero che cerca tra gli anfratti, scruta nel buio, discosta i sassi, agita e muove le acque profonde della nostra anima.

Ma chi era Etty? Una scrittrice? Una mistica? Un’eroina? Una donna semplice che affronta un destino più grande di lei, un destino inspiegabile e inaccessibile alla ragione? Ma soprattutto quale insegnamento ci lascia attraverso i suoi scritti? Cosa può insegnare a noi uomini e a noi come curatori dell’animo umano sempre così esposto alle ingovernabili intemperanze della Vita?

61v3tgk49l-_uf10001000_ql80_Etty Hillesum nasce nel 1914 a Middleburg, nei Paesi Bassi da una coppia di ebrei non professanti. Il padre è un insegnante di lettere classiche «di grande merito e rigore» 1, la madre nata in Russia e sfuggita ad un pogrom si era rifugiata in Olanda; è una donna vigorosa e appassionata, caotica e di intelligenza fervida e vivace.

Dopo Etty nascono i due fratelli Jaap e Mischa, entrambi, ognuno nel proprio campo, originali e geniali. Jaap studia medicina e già a diciassette anni scopre una nuova vitamina. Mischa è invece un musicista, fine e talentuoso. Tuttavia in famiglia gravava il peso della malattia psichiatrica. Entrambi i fratelli soffrivano, infatti, di conclamati disturbi psichici. In una pagina del suo diario Etty racconterà di avere assistito, impotente e con indicibile dolore, al ricovero coatto di uno dei fratelli.

Etty cresce comunque in una famiglia che la induce a spaziare in vari ambiti culturali, dalle lettere alla scienza applicata, all’ambito artistico. Nel suo ambiente familiare le sollecitazioni intellettuali sono molto presenti e forti e la spingono a nutrire un pensiero (una funzione pensiero) critico e razionale alimentato da opportune letture e frequentazioni.

Nel 1924 la famiglia si trasferisce a Deventer nell’Olanda orientale, dove Etty tra studi di filosofia e varie letture che la appassionano, trascorre la sua adolescenza. Nel 1932 lascia la casa paterna per trasferirsi ad Amsterdam per gli studi universitari. Si iscrive alla facoltà di giurisprudenza e affitta una camera da Han Wegerif, vedovo (per lei sarà Pa’ Han). Viene assunta come governante del pensionato e intrattiene con Han, nonostante la grande differenza di età, una relazione sentimentale e sessuale. Ma si tratta di una coppia libera ed entrambi intrattengono altre relazioni. Etty è una ragazza con una forte carica erotica e dai costumi sessuali alquanto liberi per una ragazza del tempo.

Termina gli studi in Legge e si iscrive alla facoltà di Lingue slave, iniziando a dare ripetizioni di russo. È questo un periodo di grande crescita ma di disordine interiore che causa in Etty un senso «di immensa solitudine e di insicurezza» 2. Sono anni travagliati in cui la vita di Etty è dominata dall’incertezza e da sofferenza anche somatica: frequenti e invalidanti mal di testa e mal di stomaco, una tendenza alle abbuffate bulimiche, un senso costante di confusione e disordine, sia sentimentale che organizzativo, tanto che talvolta teme di “diventare pazza” 3 come i fratelli e pensa al suicidio.

Nel febbraio del 1941 entra in cura dallo psicochirologo Julius Spier, ebreo tedesco che dalla Germania si era trasferito ad Amsterdam per evitare le persecuzioni naziste. Julius Spier aveva lavorato in banca a Berlino e aveva il dono di comprendere la personalità attraverso la lettura della mano. Incoraggiato dallo stesso Jung, da cui era in terapia, aveva iniziato a coltivare questa sua capacità intuitiva e a fondare una vera scienza, la psicochirologia, che si basava sull’interpretazione delle linee e della forma delle mani per comprendere le caratteristiche psicologiche degli individui.

Spier è un personaggio controverso e, a tratti, potremmo definirlo anche oscuro, basta dire che tra le tecniche terapeutiche da lui proposte annoverava una sorta di lotta con la paziente che facilmente superava i limiti imposti dall’etica professionale. Occorre tuttavia considerare che tale metodo, che può ricordare la tecnica attiva di cui parlava Ferenczi, è sostenuto dalla convinzione che spesso il dolore psichico si  insedia nel corpo, incistandosi come un parassita e difficilmente riesce poi ad esprimersi con un linguaggio differente. In ogni modo Julius Spier esprime certamente una forte personalità carismatica, attraente e intensa, ed è sinceramente appassionato della dimensione spirituale e religiosa.

Così, con il sottofondo storico angosciante della guerra, dell’occupazione nazista, della Shoah, Etty inizia il suo percorso personale, una ricerca interiore illuminata dalla semplicità e lineare necessità di fare posto al Divino, mossa da una sofferenza individuale e vivificata da una intensa carica sensuale ed affettiva. L’incontro con Spier è senza dubbio un punto di svolta e non determinato dal caso ma da una necessità sincronica: Etty è pronta e disposta ad affrontare un cambiamento interiore, ha già maturato in sé la possibilità di aprirsi a nuove prospettive.

Negli anni che hanno preceduto questo incontro Etty aveva già avviato una ricerca di senso e di significato. Non soltanto i malesseri fisici che la tormentavano ma anche i suoi vissuti caotici, il disordine che determinava relazioni instabili ed insoddisfacenti, sia affettive che amicali, i suoi interessi politici, la rabbia che lei stessa ci descrive nei diari, testimoniavano la vivacità con cui cercava risposte, desiderava ordine sia nella sua vita “in superficie” che nel suo mondo interno.

Spier coagula i suoi desideri, illumina le sue risposte. Per Etty, e lo dice apertamente nei suoi diari, Spier diventa «il fulcro dei suoi pensieri» 4, un ordinatore interno, incarna degli aspetti essenziali del suo animo, la conduce, prendendola per mano, come istanza psichica necessaria, a raggiungere il Sé. Egli la guida nel Hineinhorchen (ascoltare dentro), la abitua a sviluppare la capacità di guardarsi dentro, talvolta con delicatezza, talaltra con forza e vigore, con sguardo tenero e appassionato ma con voce salda e imperativa, a non lasciarsi distrarre dalla fugacità delle cose ma a sprofondare nella certezza dell’Assoluto.

i__id731_mw600__1xÈ da questo incontro che Etty intraprende il suo viaggio iniziatico verso il centro del suo essere e poi ad esprimere la propria attitudine a vivere nel mondo in relazione con esso. Insieme a Spier conosce i mistici, S. Agostino, i classici della spiritualità, studia la Bibbia, legge Rilke.

L’otto marzo del 1941, appena un mese dopo aver conosciuto Spier, scrive la prima pagina del suo diario e continuerà a farlo con dedizione e metodicità. Scriverà undici diari fino al 1942, il settimo di essi, purtroppo andrà perduto. Spier la invita anche a praticare gli esercizi spirituali e un’attività ginnica.

È di particolare rilevanza anche clinica l’interesse che Spier mostra per l’attività fisica. Molti dei sintomi e segni clinici in Etty erano, appunto, inerenti il suo Sè corporeo, manifesti sul corpo, a cominciare dalle esperienze sessuali che rispondevano ad esigenze pulsionali non direzionate ma votate alla soddisfazione immediata e incontrollata. Dare spazio al vissuto corporeo nella costruzione di un Sé stabile e centrato appare di notevole interesse clinico e ci permette di riflettere anche su aspetti della clinica attuale in cui il corpo è sempre più estraniato dall’Anima che lo abita.

Inoltre per Etty questo rappresenta anche il primo passo per potersi vedere e per essere vista mettendo in atto un ricongiungimento tra intelletto e materia corporea, tra pensiero e anima, tra dimensione narcisistica e quella erotica, relazionale. Il corpo diventa la sede consacrata che può accogliere e custodire la Luce.

Gli eventi storici intanto attorno a lei si fanno sempre più gravi e pericolosi: gli ebrei saranno costretti a portare la stella gialla, non potranno più muoversi liberamente in città ma soltanto in una zona a loro destinata, segregati; iniziano le persecuzioni, le deportazioni, continue umiliazioni.

Su insistenza del fratello Jaap e di alcuni amici, nel desiderio di aiutare il suo popolo, Etty accetta di lavorare per il Consiglio Ebraico, nella speranza di limitare le deportazioni. Ben presto si rende conto che il Consiglio è uno strumento in mano ai nazisti per controllare ulteriormente gli ebrei, con la connivenza di alcuni ebrei che vogliono soltanto salvare se stessi e le proprie famiglie, perciò decide di farsi inviare come assistente sociale volontaria a Westerbork, un campo di lavoro che è però tristemente l’anticamera di Auschwitz.

Da Westerbork fa la spola con Amsterdam e riesce a portare lettere e missive ai familiari dei deportati e ai gruppi di resistenza ebraica. Prima di rientrare per l’ultima volta al campo di deportazione consegna all’amica Maria Tuizing i suoi diari con la preghiera di consegnarli all’amico ed editore Smelik per la pubblicazione. Nel settembre del 1943 giunge l’ordine di deportazione ad Auschwitz per lei e la sua famiglia, tranne che per Jaap. Lì morirà nel novembre del 1943.

A noi lascia l’eredità spirituale dei suoi scritti, i suoi diari e le lettere agli amici, in particolare a Tide con la quale condivide l’amore per Spier. Emerge l’immagine di una donna determinata, viva, appassionata, guidata da una forte razionalità, l’immagine di una donna che riesce a fare delle proprie fragilità un’occasione per rinascere e per dare spazio ad una passione che riempirà ogni aspetto della sua vita.

i__id3041_mw600__1xI diari affrontano con stile semplice, immediato problemi che dal quotidiano conducono all’universale, al generale, sollecitano domande che interrogano il nostro sapere analitico, aprono a confronti, allineano le divergenze e appianano le contraddizioni: ci interrogano su temi profondi e universali, sulla vita, sulla sua propria essenza, sull’amore e sulla sessualità, sull’etica dei bisogni e dei desideri, sulla religione e sullo Spirito, sulla responsabilità personale di fronte al dolore, alla sofferenza, al male.

Ma emerge soprattutto la ricerca di un contatto sincero con se stessi e con la luce divina che alberga in ciascuno di noi. Allora il suo desiderio di vita si fa eros, relazione e apertura all’altro e ancora desiderio di vuoto e di luce. L’eros per Etty diventa comunicazione che non si allontana dal vissuto corporeo ma lo arricchisce e lo porta ad essere strumento di infinite connessioni, possibilità di farsi luce.

Nel corso del tempo dalla sua esperienza individuale in cui avvertiva un grumo di pensieri che la opprimeva e schiacciava giunge al desiderio di essere portatrice di luce per sé e per gli altri. Dall’eros personale all’esperienza universale attraverso la compassione. «Vorrei essere balsamo per le tante ferite» 5 dice nei suoi diari.

Come avviene in tutti i viaggi iniziatici il percorso non fu così agevole e lineare ma in Etty si muoveva una volontà che la animava e sosteneva, per la ricerca di un senso e un significato più alto. Ciò la porta gradualmente ad operare un distanziamento da tutto quello che la ancorava miseramente alla transitorietà.

Nelle prime pagine del suo diario racconta di non riuscire ad inginocchiarsi, a piegare il proprio corpo in un atteggiamento di preghiera. Questa azione, come ci insegnano i grandi mistici esicastici, corrisponde ad un atteggiamento di sottomissione allo sguardo divino che, senza dubbio alcuno, sa vedere oltre i nostri bisogni più terreni ed immediati.

Ancora una volta per forgiare la propria anima è necessario modificare fisicamente la nostra postura, nella carne, il nostro modo di stare nel mondo. La sottomissione del corpo si fa testimonianza della necessità dell’umiliazione della volontà, lasciando spazio all’umiltà che relativizza il vissuto dell’Io rispetto al Sé: solo allora sarà possibile liberare il corpo dal peso imposto da ciò che è crudamente terreno e dare spazio alla luce dentro di noi.

Ecco perché scrivere o leggere Etty è come varcare un confine, mettere in silenzio il disordine e il caos e avanzare nell’atmosfera ovattata, senza echi, di quelle stanze, dello studio, delle strade di una città solitaria e in parte esclusa agli ebrei per ritrovarsi eroicamente in territori liberi da ogni confine.

i__id3510_mw600__1xTutto questo può chiarire e renderci conto della visione di Etty del Male e del suo rapporto con la sofferenza. Un punto questo sensibile e controverso dato che talvolta Etty è stata accusata di eccessivo distacco rispetto alla cruda sofferenza del suo popolo negli anni bui delle persecuzioni, quasi un narcisistico diniego di fronte al dolore. Iacopini e Moser affrontano questo tema e ci chiariscono che purtroppo gli scritti di Etty sono giunti in Italia non nella loro integrità ma in una prima edizione depurata e purgata dalle pagine più sofferte e angosciose 6.

Ma c’è di più! La percezione di questo distanziamento dal dolore nasce dal fatto che l’interesse di Etty non è certamente letterario, intellettuale o politico ma spirituale. È l’Anima ormai educata alla comprensione elevata dei fatti storici a guidare la scrittura di Etty Hillesum. Il suo intento non è sociologico o storico ma etico.

Etty si assume la responsabilità etica di quei fatti. Lei non disconosce il Male che comprende come esperienza dell’uomo e perciò stesso universale, da qui anche la condivisione della colpa, ma sa che non deve permettere al male di oscurare la luce e il bene.

Il suo dialogo con Dio diventa sempre più intimo e profondo tanto da scrivere a Dio: «io ti aiuterò a sopravvivere nel mondo». Etty ha ormai assimilato la lezione dei grandi mistici dell’antichità e sa che la creatura è tutt’uno con il creatore, sa che non può e non deve esistere distanziamento tra Anima e Creatore.

Citando Meister Eckart, Marco Vannini scrive: «L’anima è così completamente una con Dio che nessuno dei due può esistere senza l’altro» 7: non esiste un Dio-ente- Creatore altro dalla creatura. Quello che Etty scopre è l’incommensurabile Luce divina in se stessa. È proprio per permettere a Dio di sopravvivere in lei e nel mondo che non permette al fondo scuro del male di occludere ed oscurare la Luce.

Ecco, Etty Hillesum riusciva a penetrare profondamente nell’Io ma il suo fine era di mettere da parte l’egoità per immergersi in purezza nel Sé. Non si può conoscere Dio se non come esperienza del Sé, mettendo da parte la nostra volontà e l’interpretazione cognitiva e storicizzata dei fatti.

Primo Levi

Primo Levi

Primo Levi di fronte al dolore, alla sofferenza, alle brutture alienanti che ha vissuto nel campo di concentramento, ha smarrito il suo Dio. Se Dio fosse esistito non avrebbe permesso tanto dolore. Etty, al contrario, scopre Dio facendolo risplendere come Luce nelle macerie, come vita che si rinnova e brilla nel buio. Etty non si rifugia nel misticismo ma lo alimenta con la pienezza delle sue composte azioni.

Certo è un percorso eroico ma di quell’eroicità semplice e quotidiana che non è armata per la lotta ma per la resistenza, l’eroicità che accetta senza rassegnazione e proprio così permette la sopravvivenza del Dio che la abita, assumendosi la responsabilità etica di rispondere con Amore al Male.

Parola e scrittura diventano preghiere, in ginocchio, esicastiche e ripetitive fino all’infinito per dare risalto alla Luce di fronte al buio. Solo questo è il modo per interrompere il succedersi di fatti che si ripetono in un’incessante e ininterrotta sequenza. Solo questa è la forza viva dell’Uomo divino che vince contro la morte dell’Anima.

Dialoghi Mediterranei, n. 75, settembre 2025 
Note
[1] Hillesum E., 1997, Diario 1941- 1943, Adelphi, Milano: 14
[2]  ibidem.
[3] Cfr. Ibidem.
[4] Cfr. Ibidem
[5] Cfr. Ibidem.
[6] Iacopini B., Moser S., 2009, Uno sguardo nuovo, San Paolo, Alba:19
[7] Vannini M., 2019, Mistica, psicologia, teologia, Le Lettere, Firenze: 13 ss. 
Riferimenti bibliografici 
Hillesum E., 1997, Diario 1941- 1943, Adelphi, Milano.
Hillesum E., 2018, Il gelsomino e la pozzanghera, Le Lettere, Firenze.
Iacopini B., Moser S., 2009, Uno sguardo nuovo, San Paolo, Alba.
Vannini M., 2019, Mistica, psicologia, teologia, Le Lettere, Firenze. 

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Anna Flora Amato, psichiatra, psicologa analista CIPA (istituto per l’Italia meridionale del Centro Italiano di Psicologia Analitica), con funzione di training e supervisore e docenza, Socia IAAP (International Association for Analytical Psychology) e Sandplay therapist. Già dirigente medica psichiatra presso ASP Palermo.

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