di Silvia Mazzucchelli
Enrico Pasquali appartiene a quella categoria di fotografi che raccontano il mondo dall’interno, con l’empatia di chi conosce ogni piega della propria terra. Il suo sguardo percorre strade, attraversa piazze, sfiora mani e volti, cogliendo il ritmo sommesso della vita quotidiana e la misura del paesaggio che lo circonda.
Nato a Castel Guelfo di Bologna nel 1923 e autodidatta, Pasquali inizia la sua attività di fotografo itinerante nel 1947 a Medicina. Essere “fotografo ambulante” non significa solo spostarsi da un paese all’altro: è muoversi con passo discreto all’interno delle comunità, tessere relazioni, osservare la vita quotidiana.
Con il tempo, l’ambulante diventa professionista, nel 1955 apre uno studio a Bologna, si dota di strumenti più raffinati, dalla Leica di seconda mano, alla Contessa Nettel, fino alla Rectaflex, e amplia le proprie competenze tecniche, avviando collaborazioni con enti pubblici e privati. Eppure, non perde mai quella vicinanza alle persone che continuerà a segnare la sua carriera.
Il passaggio non è solo tecnico, ma culturale, la fotografia da servizio diventa linguaggio. Franco Farinelli osserva che nelle fotografie di Pasquali è racchiusa la forma originaria della sua terra, la centuriazione, tracciata quando i Romani ridisegnarono l’Emilia come una griglia di quadrati perfettamente regolari.
Un paesaggio che si offre già in prospettiva, predisposto alla visione e alla rappresentazione. «Perspectiva» indica letteralmente “vedere attraverso” e richiama l’etimo latino perspicere, che significa osservare attentamente, guardare dentro le cose. Contemporaneamente, evoca anche l’idea di prospectare, di prospicere, cioè di volgere lo sguardo innanzi, di anticipare e immaginare. Se dunque l’occhio si perde nella moltitudine dei segni, è necessario uno strumento, la fotocamera, che li disponga in un continuum spazio-temporale, dove ogni elemento ha la sua esatta posizione, un suo preciso punto determinato da coordinate, le x e le y di un piano cartesiano in cui ogni singola combinazione acquista senso in relazione alle altre.
Pasquali trasforma i luoghi in segni, fa della topografia la sua fotografia, la sua scrittura di luce. Le strade, i canali, gli scavi sono linee il cui punto di fuga si dirige verso l’orizzonte, suggerendo la direzione dello sguardo. Lungo di esse si muovono le mondine, i lavoratori, i contadini, rispondendo a una logica interna al paesaggio, come accade per le sponde geometricamente regolari del canale Emiliano Romagnolo, documentato attraverso oltre 3.000 scatti realizzati tra il 1950 e il 1980.
Eppure, all’interno di un ordine percepito come immutabile, Pasquali suggerisce la possibilità di un cambiamento. Variando l’angolo di ripresa, introduce un movimento verso l’alto o verso il basso, rompendo l’omogeneità della pianura e conferendo varietà a ciò che altrimenti apparirebbe piatto, uniforme e regolare. Spesso l’orizzonte della fotografia è collocato in alto, e il soggetto, posizionato al di sotto di quella linea, sembra appartenere alla terra più che al cielo. Le mondine e gli scarriolanti sono immersi nella materia che lavorano, avvolti in un dialogo continuo con l’acqua, il fango, la polvere. Nei loro gesti si percepisce un’oscillazione verso il basso, l’immagine registra non solo l’azione, ma anche il peso e la densità del lavoro, una forza che lega il corpo al suolo e ne rivela la dimensione più profonda, quella del radicamento e dell’appartenenza silenziosa alla terra.

Sesto Imolese. Alluvione e rottura dell’argine del fiume Sillaro (ph. Enrico Pasquali, 16 settembre 1972)
Altre immagini sono scattate dall’alto, e in questi casi la profondità non è più suggerita dal posizionamento dei soggetti sotto l’orizzonte, ma dall’angolo di ripresa che trasforma lo spazio in una misura morale. Guardare dall’alto, per Pasquali, non significa esercitare un dominio, ma restituire il peso della fatica, la piega dei corpi, la gravità dei gesti quotidiani che definisce l’essenza del lavoro.
L’ordine geografico si sposa al rigore morale. Pasquali fotografa le mondine e i lavoratori non per un interesse astratto o puramente documentario, ma perché proviene da una famiglia di mezzadri e conosce intimamente quelle realtà. Da bambino accompagnava la madre osservando i gesti quotidiani del lavoro contadino, e questa familiarità gli conferisce uno sguardo empatico, capace di entrare nella vita dei soggetti senza mai forzarla.
Collabora saltuariamente con L’Unità, l’Avanti!, Vie Nuove, ma si mantiene soprattutto grazie a committenze private e avvia una serie di collaborazioni con la Camera del Lavoro e, successivamente, con il Comune. Il contesto era quello di un’Italia in cui il Partito Comunista rappresentava un punto di riferimento sociale e culturale.
Il suo sguardo tiene insieme disciplina e partecipazione. I volti incidono la superficie dell’immagine e a loro volta sono incisi dai segni della fatica; in molte immagini si gioca una dialettica tra controllo e vitalità, l’inquadratura organizza l’energia della folla nelle piazze gremite, ma non la addomestica, i corpi in movimento, le bandiere, gli sguardi, si susseguono e si intrecciano, in una composizione dove il momento collettivo ritrova una dignità che precede la politica.
Nella Manifestazione per l’apertura del canale Emiliano-Romagnolo la testa del corteo, composta da donne, uomini e bambini, viene ripresa senza mostrarne la fine. Alcuni di loro reggono dei cartelli, ma ciò che definisce la scena è la prospettiva: il fotografo si pone di fronte al corteo che avanza, come ne Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. La fotografia, pur documentaria, assume una monumentalità simbolica, trasformando l’evento in un ritratto collettivo della comunità e del suo impegno.
Pasquali riesce a “contenere” anche la sventura, sublimata dalla precisione dello sguardo, come si vede nella fotografia scattata nel 1972 a Buda di Medicina dopo un’alluvione, in cui un’anziana donna, accanto all’entrata di un negozio, si specchia nell’acqua che ricopre l’asfalto della strada. Tutto è immobile, la linea dell’acqua e il corpo che resta saldo nel punto in cui la terra e il riflesso si toccano.

Medicina. Sciopero a rovescio: manifestazione per l’inalveamento del fiume Idice a S. Antonio (ph. Enrico Pasquali, 1950-1951)
Il bianco e nero è lo strumento con cui Pasquali spoglia la realtà di ogni residuo superfluo. Il chiaroscuro non drammatizza, ma affina, rivelando la struttura interna delle scene senza sovraccaricarle di pathos. Nei toni morbidi, nei grigi profondi e densi, si riconosce una visione in cui la luce non domina, ma accompagna lo sguardo.
Pasquali non è un artista, ma è proprio in questa volontà di sottrarsi all’espressione individuale che si rivela la piena consapevolezza del suo mestiere. La sua fotografia è insieme disegno e progetto, un modo di segnare il mondo per renderlo leggibile, ma anche di prefigurarlo, come pensiero prima che come esecuzione. In questo orizzonte, rigore e nitidezza non sono soltanto virtù tecniche, ma indizi di una mediazione consapevole, di uno sguardo divenuto strumento per misurare il reale.
Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025
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Silvia Mazzucchelli, laureata in Scienze umanistiche, ha conseguito un master in Culture moderne comparate e un dottorato in Teoria e analisi del testo presso l’Università di Bergamo. Per Einaudi ha curato Un intenso sentimento di stupore (2023) della fotografa Giulia Niccolai. È autrice di due saggi dedicati alla fotografa e scrittrice Claude pubblicati da Johan & Levi. Di Claude Cahun ha curato anche Les paris sont ouverts (Wunderkammer, 2018) e scritto il saggio introduttivo per la traduzione in italiano del pamphlet. Ha curato la voce “Inge Morath” per il catalogo “A-Z Steinberg”. Scrive di fotografia per numerose riviste e fa parte della redazione della rivista on line Doppiozero. Sulla fotografa Giulia Niccolai, della quale conserva l’archivio, sta completando uno studio per cui è prevista una monografia. Di prossima pubblicazione sono anche un volume di recensioni a venti donne fotografe vissute a cavallo del secolo scorso e un volume di interviste a dodici protagoniste e protagonisti della fotografia.
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