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El Seed, lo street artist franco-tunisino

Lost Walls Tunisia Fonte: pinterest.com

Lost Walls Tunisia (Fonte: pinterest.com)

di Roberta Marin

Tra i protagonisti della scena artistica tunisina che fanno uso della calligrafia araba, spicca il franco-tunisino el Seed con la sua attività dello street artist. Nato in Francia da genitori tunisini, l’artista ha nutrito fin dalla giovane età un forte attaccamento alle sue radici mediorientali, tanto da decidere di perfezionare la conoscenza della lingua araba, conosciuta fino a quel momento soltanto nella sua versione parlata tunisina. Con l’approfondimento della scrittura, è arrivato anche il desiderio di applicarla ai suoi murales e alle sue installazioni e spesso si trovano versi e pensieri di famosi poeti arabi e non. A detta dell’artista tuttavia, nonostante la calligrafia e la lingua araba siano alla base della sua pratica e rimangano elementi distintivi della sua identità, in realtà non sono mai state impiegate per definirlo esclusivamente come artista arabo, in quanto la sua opera ha un afflato ben più ampio ed è un mezzo per affrontare problemi legati alla società contemporanea e alla comprensione dell’essere umano.

El Seed, il cui vero nome non è mai stato rivelato, è uno street artist e muralista francese di origini tunisine, nato a Le Chesnay nella regione dell’Ile de France nel 1981. Ha iniziato a sperimentare con la street art a 16 anni ed è proprio intorno a quell’età, quando andava ancora a scuola e studiava letteratura francese, che ha trovato ispirazione per il suo pseudonimo nell’opera teatrale in cinque atti intitolata Le Cid di Pierre Corneille, composta nel 1636. In quest’opera le gesta del condottiero medievale spagnolo Rodrigo Díaz de Bivar o de Vivar (1043 circa- 1099), noto appunto come El Cid nella Spagna contesa dalle dinastie arabe e dai Re Cattolici, vengono narrate in forma tragicomica. La parola El Cid deriva probabilmente dall’arabo السَّيِّد (al-Sayyid), il cui significato è da legare al titolo onorifico ‘il Signore’, frequentemente riferito ai comandanti cristiani. Allo stesso modo, potrebbe anche essere un gioco di parole con il termine inglese ‘seed’, che significa seme, poiché nella sua pratica artistica ha mostrato un forte attaccamento alle sue radici mediorientali, e più specificamente alle origini tunisine, cercando di tradurlo concretamente nell’ uso dell’arabo.

El Seed ha spesso citato le cosiddette Primavere Arabe del biennio 2010-2011 come uno dei fattori determinanti nella sua evoluzione come artista. Considerando le sue origini tunisine, le manifestazioni di strada che hanno segnato la Rivoluzione dei Gelsomini, e che sono state la scintilla che ha acceso il Medio Oriente in una sorta di effetto domino, hanno certamente giocato un ruolo fondamentale. Non è un caso infatti che l’artista sia apparso sulla scena artistica internazionale con la sua prima opera nel 2011 e che abbia adottato come principale mezzo espressivo la calligrafia e la street art, che un ruolo tanto importante avevano svolto nel corso delle Primavere Arabe, raccontando le ingiustizie e le angherie a cui venivano sottoposti non solo gli intellettuali e gli artisti, principali bersagli della repressione, ma anche i semplici manifestanti, in particolare le donne.

Murale a Kairouan, 2012 Fonte: islamicartmagazine.com

Murale a Kairouan, 2012 (Fonte: islamicartmagazine.com)

Risale al 2012 uno dei suoi primi murales su larga scala, realizzato nella città di Kairouan, considerata santa dai musulmani per la presenza della Grande Moschea, fondata nel 670 dal generale musulmano Uqba ibn Nafi (622-83) nel corso della prima espansione territoriale dell’Islam. Per celebrare il primo anniversario della rivoluzione tunisina El Seed venne invitato da un gruppo di street artists, chiamato El Khaldounia, e attivo principalmente a Tunisi, a partecipare ad un progetto, che prevedeva la realizzazione di un murales di 40 metri di lunghezza su un muro della vecchia medina. Il governo locale di Kairouan, gli enti amministrativi e la popolazione non si opposero all’iniziativa, bensì l’accolsero con favore, in quanto la città, oltre ad essere considerata il centro spirituale e religioso della Tunisia e del Nord Africa, doveva diventare promotrice di una sorta di ‘rivoluzione culturale’ pacifica, seguita alla ben più drammatica Rivoluzione dei Gelsomini (The mural project in Kairouan by graffiti artist eL Seed).

Il murale è diviso in pannelli dai colori sgargianti, decorati da un’alternanza e a volte sovrapposizione di elementi tipici della tradizione artistica islamica e della calligrafia. Spesso nelle sue opere si trovano versi presi da opere di importanti poeti e scrittori arabi, come ad esempio, il palestinese Mahmood Darwish (1941-2008) e il siriano Nizar Qabbani (1923-1998). In questo murale El Seed ha usato dei versi poetici che veicolano un messaggio di speranza a tutti coloro che sono impegnati nella lotta contro la tirannia, la corruzione e l’ingiustizia. E non è neppure un caso che il muro scelto da El Seed e dal gruppo El Khaldounia fosse lo stesso utilizzato liberamente da chiunque lo volesse per esprimere dissenso e diffondere informazioni e opinioni personali, altrimenti censurate, durante le proteste.

Nello stesso anno, nell’ambito di un evento culturale tenutosi nella città costiera di Gabès, nel sud-est della Tunisia, ci furono degli scontri tra alcuni membri di gruppi religiosi e gli artisti, in quanto i primi ritenevano che le opere dei secondi non fossero sufficientemente rispettosi dei dettami della religione islamica. In risposta a questo atto di intolleranza e con il supporto del Governatore di Gabès e dall’imam della moschea, El Seed ha decorato il minareto della moschea di Jara con gli elementi artistici e calligrafici che sono divenuti il suo marchio di fabbrica e che l’hanno reso uno degli street artists più famosi al mondo.

Jara Mosque a Gabes, 2012 Fonte: Donnager, CC-BY-SA-4.0

Jara Mosque a Gabes, 2012 (Fonte: Donnager, CC-BY-SA-4.0)

Il minareto della moschea, che tra le altre cose è il più alto della Tunisia, è stato dipinto su due lati con un verso del Corano (surah al-Ḥujarāt, ‘Le Stanze’, 49, verso 13), che affronta un tema caro e ricorrente nell’opera di El Seed, quello cioè della necessità di essere tolleranti e rispettosi verso il prossimo. Il ‘calligraffito’, come lo definisce l’artista, che altro non è se non la combinazione di elementi calligrafici e graffiti, occupa un’ampia porzione del minareto, precisamente 57 metri in altezza e 10 metri in larghezza e ha reso il complesso religioso un’opera d’arte pubblica (Davis 2012).

In questo suo tentativo di democratizzare l’arte e di renderla un terreno comune attraverso il quale le persone si possano avvicinare, sostenuto dal positivo riscontro alla sua opera sul minareto di Gabes, El Seed ha intrapreso nell’estate del 2013 un nuovo progetto, o meglio una nuova sfida. Lost walls (‘Muri perduti’) è il nome di questo progetto, che è poi diventato anche il suo primo libro dal titolo Lost Walls – A Calligraffiti Journey through Tunisia (‘Muri perduti – Un viaggio di calligraffiti attraverso la Tunisia’). Per realizzarlo l’artista ha viaggiato per un mese in lungo e in largo in Tunisia alla ricerca di case abbandonate, resti di vecchie strutture e di mura ancora in piedi ma di nessun valore. Di nessun valore solo in apparenza però, perché in realtà con il suo intervento ha dato nuova vita a tutte queste vestigia di un tempo passato, sia remoto che più recente. In questo suo viaggio personale ed emotivo, l’artista ha dato una nuova veste a ben ventiquattro strutture dimenticate, incontrandole casualmente nel suo viaggio on the road in antiche città e piccoli villaggi e in diverse regioni della Tunisia, da quelle affacciate sul mare a quelle più desertiche, e decorandole con i suoi ben noti calligraffiti, i quali colpiscono non solo per la bellezza e l’armonia dei colori e delle forme, ma anche per i messaggi di pace, amore, speranza e uguaglianza che veicolano. (Chemam) 

3 Lost walls, 2013 Fonte: pinterest.com

 Lost walls, 2013 (Fonte: pinterest.com)

Dopo aver concluso con grande successo anche questo interessante progetto, che ha fatto conoscere el Seed a livello internazionale, l’artista ha fatto ancora parlare di sé per un calligrafitto di enormi dimensioni realizzato in un quartiere centrale del Cairo. Ha intitolato la sua opera ‘Perception’ (Percezione), che gli è valso il riconoscimento come Global Thinker da parte di Foreign Policy nel 2016, il Premio UNESCO Sharjah per la Cultura Araba 2017 e l’International Award for Public Art nel 2019. Per realizzare questo monumentale progetto, l’artista ha trascorso un anno nel quartiere cairota di Manshiyat Nasr, dove da decenni si è stabilita la comunità copta di Zaraeeb, la quale ha fatto della raccolta della spazzatura della città e in qualche modo del suo riciclo una fonte di sostentamento. Sebbene le persone che fanno parte di questa comunità in qualche modo contribuiscano a liberare almeno in parte dalla spazzatura una metropoli caotica come Il Cairo, vengono percepite come sporche e in quanto tali trascorrono la loro vita come emarginati, da segregati. Per contrastare quest’errata percezione, da qui infatti il nome dell’opera, el Seed insieme al suo team e alla comunità locale, ha superato sé stesso, realizzando un murales che copre 50 edifici. Se l’opera però viene vista dalle strade del quartiere non si comprende la sua portata e lo sforzo richiesto per realizzarla, in quanto i graffiti appaiono frammentati, isolati l’uno dall’altro, divisi tra i vari edifici.

Perception, Il Cairo, 2015 Fonte: Ouahidb CC-BY-SA-4.0

Perception, Il Cairo, 2015 (Fonte: Ouahidb CC-BY-SA-4.0)

Per cogliere appieno la visione e la capacità manuale che caratterizzano l’opera dell’artista e il significato delle parole che essa include, il tutto deve essere visto da un punto sopraelevato, come la montagna Muqattam, che si trova nelle vicinanze (Varotti). Come spesso accade nelle opere di el Seed, i colori usati sono brillanti, le forme sono armoniose come pure le lettere arabe che formano un pensiero di Sant’Atanasio di Alessandria, vescovo copto del III secolo, che così recita: ‘Chiunque voglia vedere chiaramente la luce del Sole deve prima strofinarsi gli occhi’. Con queste parole l’artista desidera metaforicamente sollevare quel velo che impedisce alle persone di vedere chiaramente l’altro, poterlo vedere senza preconcetti legati all’origine geografica, al lavoro svolto, alla lingua parlata e alla religione professata. Tutti limiti che impediscono di vedere l’altro per quello che è in realtà e originano incomprensione e di conseguenza lo sviluppo di un giudizio errato. In alcune interviste el Seed ha raccontato che l’esperienza al Cairo è stata una delle più formative sia a livello umano che professionale e si è fortemente opposto al modo in cui questa comunità viene chiamata e cioè Zabaleen, le persone della spazzatura.

Love II, acciaio, 2021 Fonte: contessa.com

Love II, acciaio, 2021 (Fonte: contessa.com)

Le abilità artistiche di el Seed e il messaggio contenuto nelle sue opere sono ormai note ai professionisti dell’arte e ai semplici cultori, tanto che un numero sempre maggiore di commissioni lo vedono coinvolto nei più disparati angoli del pianeta. Ne sono prova la presenza dei suoi calligraffiti su una delle facciate dell’Institute du Monde Arabe di Parigi come pure in alcune zone degradate della favela di Vigigal a Rio de Janeiro e delle baraccopoli di Città del Capo e nella zona demilitarizzata tra Corea del Nord e quella del Sud. Alcune sue opere di misure decisamente inferiori e realizzate utilizzando vari materiali, come legno, acciaio, plastica e acrilico su tela, sono state esposte in mostra a Londra, Berlino, Parigi, Algeri, Toronto, Dubai, ed altre sono diventate parte della collezione permanente di prestigiosi musei, come il Metropolitan Museum of Art di New York, il Louvre Abu Dhabi e la Collection des Musees de France. 

Ha lasciato un segno importante della sua arte e della sua creatività anche in Italia, precisamente a Milano alla Fondazione Pirelli HangarBicocca, dove nel 2024 una sua opera monumentale, realizzata su una superficie totale di 1000 metri quadrati sulle pareti esterne del cosiddetto Cubo, è stata intitolata Waves Only Exist Because the Wind Blows – Le onde esistono solo perché il vento soffia (Spighi 2024).

Waves Only Exist Because the Wind Blows, Milano, 2024 Fonte: art-vibes.com

Waves Only Exist Because the Wind Blows, Milano, 2024 (Fonte: art-vibes.com)

Il tema dell’onda ha suggerito all’artista l’idea del movimento, del cambiamento e in ultima analisi del viaggio, inteso nella sua accezione più elementare come necessità dell’uomo di spostarsi per conoscere luoghi, persone e l’altro da sé ma anche lo spostarsi forzato di chi fugge da qualcosa di inaspettato, non voluto, violento e la ricerca di un luogo che possa essere chiamato casa. 

Sia la vita che la carriera di El Seed sembrano essere permeate da un senso di predestinazione. Leggendo i passaggi essenziali della sua vita come uomo e come artista, si intuisce che ogni sua decisione sia personale che artistica aveva già in essere lo sviluppo successivo, il passaggio che lo avrebbe portato a scoprire nuovi luoghi, nuove comunità con cui collaborare, nuove figure intellettuali del passato e del presente a cui ispirarsi. Nonostante i tempi dei primi murales in Tunisia siano lontani e el Seed sia ormai un artista affermato e molto apprezzato, a cui sono state affidate commissioni nelle città d’arte più famose al mondo (Dubai, Parigi, Toronto, Il Cairo, Philadelphia,..), la sua ricerca non si è mai fermata. El Seed resta sentimentalmente e culturalmente legato alla Tunisia e continua a sperimentare e a rendere le sue opere d’arte altamente simboliche e intrise di messaggi sociali, spesso rivoluzionari nella loro semplicità. 

Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
Riferimenti bibliografici
The mural project in Kairouan by graffiti artist eL Seed’, Islamic Art Magazine, 15 Gennaio 2012 https://islamicartsmagazine.com/magazine/view/the_mural_project_in_kairouan_by_graffiti_artist_el_seed/ (accesso 21 Novembre 2025)
M. Chemam, ‘eL Seed, The Master of Calligrafiti’, Upmag, https://upmag.com/el-seed/ (accesso 29 Novembre 2025)
C. Davis, ‘Tunisian artist graffitis minaret, fights intolerance’, CNN World, 20 Settembre 2012 https://edition.cnn.com/2012/09/19/world/meast/el-seed-grafitti-minaret/index.html (accesso 21 Novembre 2025)
R. Issa, J. Cestar e and V. Porter, Signs of our times from Calligraphy to Calligraffiti, Merrell Publishers Ltd, London and New York, 2016.
V. Porter, Word into Art: Artists of the Modern Middle East, The British Museum Press, London, 2006.
F. Spighi, ‘eL Seed – “Waves Only Exist Because the Wind Blows”’, Art vibes, 4 luglio 2024, https://www.art-vibes.com/street-art/el-seed-waves-only-exist-because-the-wind-blows-murale-pirelli-hangar-bicocca-milano/ (accesso 1 Dicembre 2025)
C. Varotti, ‘Il murale di eL Seed: i colori di cui Il Cairo aveva bisogno’, Lo sbuffo. Stufi della disinformazione, https://www.losbuffo.com/2021/06/04/il-murale-di-el-seed-i-colori-di-cui-il-cairo-aveva-bisogno/ (accesso 30 Novembre 2025)
‘L’invito al viaggio di eL Seed, sui muri di Pirelli HangarBicocca di Milano’, Exibart, 2 luglio 2024, https://www.exibart.com/progetti-e-iniziative/linvito-al-viaggio-di-el-seed-sui-muri-di-pirelli-hangarbicocca-di-milano/ (accesso 1 Dicembre 2025)
‘eL Seed. Waves Only Exist Because the Wind Blows’, Itineraridell’arte.com, 3 luglio 2024, https://www.itinerarinellarte.it/it/eventi/el-seed-waves-only-exist-because-the-wind-blows-9755 (accesso 1 Dicembre 2025).
Video
Percezione – eL Seed (3:06)
https://www.youtube.com/watch?v=JUzHg6Oym0Y 

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Roberta Marin, ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico all’Università di Trieste ed ha completato il suo corso di studi con un Master in Arte Islamica e Archeologia presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) dell’Università di Londra. Ha viaggiato a lungo nell’area mediterranea e il suo campo di interesse comprende l’arte e l’architettura mamelucca, la storia dei tappeti orientali e l’arte moderna e contemporanea del mondo arabo, iraniano e turco. Collabora con la Khalili Collection of Islamic Art e insegna arte e architettura islamica in istituzioni pubbliche e private nel Regno Unito e in Italia.

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