Editoriale*

Carla Accardi:acrilico su tela,1976

Carla Accardi:acrilico su tela,1976

 La rivista che leggete compie il primo giro di boa e s’impone ai responsabili della redazione il compito di tracciare un qualche bilancio, un breve consuntivo di quel che si è fin qui proposto ai lettori. Ad un anno di distanza dalla sua nascita non sappiamo se Dialoghi Mediterranei abbia assunto un profilo identitario più definito e meglio riconoscibile. Non sfuggirà che sono senza dubbio cresciuti i contributi e si è ampliato l’orizzonte delle collaborazioni, ma si è anche contemporaneamente arricchito in densità e profondità il campo delle riflessioni su temi e questioni che hanno come contesto d’irradiazione il Mediterraneo e come oggetto di attenzione i fenomeni sociali e culturali del mondo contemporaneo.

Abbiamo dato spazio a quanto dalla cronaca irrompe nella storia e chiede di essere reso intelligibile nelle sue evoluzioni e nelle sue traiettorie. Da qui la scelta di privilegiare lo studio delle migrazioni come speciale chiave di lettura delle dinamiche del nostro tempo, per tentare di conoscere le radici della nostra storia mediterranea ma anche per cercare di capire gli orientamenti del presente e del futuro delle nostre città e società. Da qui l’ampio contributo degli studiosi di antropologia che hanno proposto sulle pagine della nostra rivista elaborazioni di progetti ed esperienze, esiti di ricerche etnografiche, strumenti teorici e analitici sui diversi aspetti che i flussi migratori oggi sollecitano. Molti degli autori appartengono alla Scuola antropologica di Palermo, sono giovani laureati, dottorandi e dottorati, a cui sono negati, nella maggior parte dei casi, coerenti sbocchi professionali e opportunità di valorizzazione delle loro competenze scientifiche e disciplinari. In questa prospettiva, la rivista, pur nei limiti delle sue funzioni, intende essere laboratorio che accoglie e diffonde il lavoro di quanti si interrogano, anche al di fuori degli ambiti accademici, sulle forme e sulle pratiche materiali e simboliche delle identità culturali, di quanti sono impegnati a indagare intorno agli snodi problematici delle trasformazioni urbane e delle diverse articolazioni e connessioni tra locale e globale.

In questo intenso anno di pubblicazioni Dialoghi Mediterranei ha ospitato articoli – per fare solo alcuni esempi – sulle rivoluzioni arabe e sulle avanguardie artistiche create dal nulla nella Tunisia “liberata”, su significative storie di vita di singoli migranti, sulle storture funzionali dei molteplici centri di accoglienza e di identificazione, sulle forme di criminalizzazione dei minori stranieri, sulle contraddizioni delle associazioni di volontariato e degli stessi progetti di sviluppo delle ONG, sulle potenzialità largamente inattuate della pedagogia interculturale, sulle retoriche nelle rappresentazioni convenzionali del mondo islamico, sui complessi fenomeni del transnazionalismo, del dialogo religioso e del plurilinguismo generati dai processi di commistione e di ibridazione etnica e culturale. Di indubbio rilievo teorico e di stringente attualità è l’articolo, per fare un solo esempio, firmato dall’antropologa Annamaria Rivera, che su questo numero ragiona sul groviglio di nodi ideologici e simbolici che avviluppa dialetticamente non solo i fenomeni del razzismo e del sessismo ma anche la concezione stessa del primato della specie umana su tutte le altre. Unitamente a questi contributi di interesse antropologico la rivista ha dedicato la sua attenzione a fatti dell’attualità sociale e politica, ad autori e opere della letteratura, a ricostruzioni storiche e documentazioni di eventi, costumi, personaggi, istituzioni.

In questo sforzo di ampia elaborazione e proposizione di temi di riflessione e di dibattito, Dialoghi Mediterranei non ha mai cessato di rendere visibile il suo radicamento territoriale, il suo specifico legame in particolare con la città dove ha sede l’Istituto Euroarabo, di cui la rivista è filiazione editoriale, e più in generale con la Sicilia che è stata e resta crocevia del Mediterraneo. Tanto più che nell’Isola un’altra isola è oggi più che mai al centro del nostro tempo, nervo scoperto di tutte le nostre contraddizioni contemporanee, cartina di tornasole della nostra stessa democrazia, essendo Lampedusa luogo cruciale e nevralgico delle peregrinazioni e delle speranze del popolo dei reietti, una ferita aperta nel grande e vecchio corpo del “continente liquido”, una frontiera simbolica e un confine di ferro fra il nord e il sud del mondo, laddove non finisce l’Europa ma comincia. A quanto accade in questa piccola isola del Mediterraneo la nostra rivista continuerà a guardare con interesse e partecipazione, nella consapevolezza che nelle acque di quel breve tratto di mare si gioca una sfida che non riguarda soltanto gli immigrati ma tutta l’umanità o quel che ne resta. O meglio quel che resta del senso di umanità.

Dialoghi Mediterranei, n.6, marzo 2014
*   in copertina un’opera di Carla Accardi, in omaggio all’artista originaria di Trapani, maestra illustre dell’astrattismo italiano, scomparsa il 23 febbraio scorso.
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