Nel numero precedente di Dialoghi Mediterranei ho pubblicato un articolo intitolato “Tunisi nella memoria degli italiani. Appunti” in cui ho cercato di ricostruire l’immagine della Tunisia attraverso i ricordi degli italiani che l’hanno vissuta. Il testo si basava in particolare sull’analisi di alcune opere letterarie, romanzi e memorie che raccontano esperienze personali, frammenti di vita quotidiana e nostalgie legate a un tempo ormai lontano.
In continuità con quel lavoro, propongo ora un nuovo sguardo su quella stessa realtà, spostando l’attenzione dalla parola all’immagine. Questo articolo nasce infatti dal desiderio di esplorare la Tunisia del passato attraverso l’arte figurativa italiana: dipinti, disegni e testimonianze visive di artisti italiani che hanno vissuto o visitato la Tunisia di un tempo.
L’obiettivo è proporre una prospettiva diversa, quella dei colori e delle forme attraverso cui gli sguardi degli artisti italiani hanno saputo raccontare la Tunisia di un tempo, offrendo una visione realistica e concreta della vita quotidiana, fissandone sulla tela i paesaggi, i volti, i gesti quotidiani dei suoi abitanti e le atmosfere di un mondo al tempo stesso familiare e remoto, colto nella sua ricchezza, nella sua complessità e nella sua irriducibile alterità.
L’arte, infatti, è uno specchio sincero della realtà: un artista sceglie di dipingere ciò che lo colpisce profondamente, ciò che lo affascina al punto da volerlo trattenere sulla tela, fissandolo nel tempo attraverso la propria sensibilità.
La presenza artistica italiana in Tunisia nel Novecento
La collettività italiana che ha vissuto in Tunisia nei secoli passati era eterogenea e composta da persone appartenenti a diversi ceti sociali: dai semplici lavoratori a importanti intellettuali, tra cui politici, scrittori, architetti e artisti. In quegli anni, la scena culturale tunisina offriva numerose opportunità di formazione nel campo delle arti. Era attivo l’Istituto delle Arti e dei Mestieri, che sarebbe poi diventato la Scuola delle Belle Arti, diretta dal pittore Armand Vergeaud. Accanto a questo l’Istituto Italiano “Dante Alighieri” contribuiva alla diffusione dell’arte attraverso corsi di disegno e artigianato, promossi anche all’interno della cosiddetta Scuola del Dopolavoro.
Tra le realtà più significative emerse in ambito artistico c’è stata anche l’École de Tunis, un movimento che ha inizialmente riunito artisti tunisini e stranieri, accomunati dal desiderio di esprimere un’identità mediterranea condivisa. Dopo l’indipendenza del Paese, tuttavia, il gruppo è diventato quasi esclusivamente tunisino, ad eccezione di alcuni artisti italiani che hanno scelto di rimanere in Tunisia, continuando a contribuire alla sua vita culturale.
Tra questi artisti italiani di Tunisi ricordiamo: Michele Corteggiani, Aldo Bembaron, Michele Miranda, Antonio Corpora, Moses Levy, Nello Levy, Giuseppe Aprea, Maurizio Valenzi, Matteo Casalonga, Casimiro Longobardo, Ferdinando Vaschetti, Salvatore Palumbo, Silvano Monteleone, Filippo Antonucci, Antonio Peritore, Emanuele Bocchieri, Eduardo Ruggiero.
I paesaggi tunisini nei dipinti degli italiani: tra oasi, campi e mare, la tavolozza del Mediterraneo
La Tunisia, nei dipinti degli artisti italiani, si svela come un Paese ricco e variegato dal punto di vista naturale. Il sud tunisino, in particolare, è caratterizzato da vaste oasi di palme dove sono piccole case e moschee e dove la vita scorre tra tradizioni antiche e paesaggi suggestivi, come nella regione di Gabes. Questa atmosfera ha colpito profondamente artisti come Moses Levy e Giuseppe Migliore che affascinati dalla bellezza di questi scorci, li hanno sapientemente immortalati nelle loro opere, restituendoci attraverso pennellate intense e vibranti la magia di quei luoghi.
Nel territorio tunisino si estendono ampi campi di olivi, che testimoniano l’importanza millenaria di questo albero per la cultura e l’economia del Paese come appare dal dipinto dell’artista Michele Miranda.
Accanto agli olivi, spiccano numerosi esemplari di cactus sulle colline, piante simbolo del paesaggio mediterraneo, diffuse anche nelle regioni del Mezzogiorno italiano come Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna. Questo elemento naturale ricorrente si ritrova con forza nelle opere di artisti come Arena e Michele Cortegiani.
La Tunisia si rivela anche come un Paese bagnato da splendide coste, caratterizzate da una varietà di paesaggi marini.
Ci sono tratti di acque incorniciati da rocce che offrono allo sguardo panorami suggestivi, come quelli rappresentati nei dipinti di A. Florio e Matteo Casalonga.
Al contempo, il mare tunisino si anima di grandi porti, con gru navali che testimoniano l’importanza del commercio marittimo, come nella rappresentazione della porta della Goulette nel dipinto di Nello Levy.
Questa attività rivela il ruolo centrale che la pesca ha nell’economia locale, tema presente con intensità nell’opera di Emanuel Bocchieri.
Non mancano, infine, incantevoli spiagge dedicate al relax e al bagno, come quelle raffigurate con delicatezza da Moses Levy.
Un’altra particolarità di grande interesse emerge dai dipinti di Arena, la Tunisia si presenta come una terra ricca di tracce romane e siti archeologici, che testimoniano il profondo dialogo tra le sponde del Mediterraneo. Tra le sue opere, spicca la raffigurazione di un anfiteatro romano immerso nelle terre tunisine, simbolo di una storia millenaria che unisce culture e civiltà.
Le forme dell’abitare: visioni italiane dell’architettura e dei quartieri tunisini
Nei disegni e nei dipinti degli artisti italiani attivi in Tunisia nel Novecento, si riflette la varietà e la ricchezza dei quartieri urbani del Paese.
Alcune zone appaiono modeste, semplici, segnate da un’architettura sobria costruite in in muratura di bianco come quella disegnata nell’opera dell’artista Casimiro Longobardo.
Altre invece mostrano tratti più moderni come nella Marsa con abitazioni costruite prevalentemente in muratura in tipiche combinazioni di bianco e blu, colori che richiamano la luce e il mare del Mediterraneo.
Nelle regioni più interne o montuose, dove talvolta scende la neve, compaiono case dal tetto spiovente ricoperto di karmoud rosso disposte a triangolo per facilitare il deflusso dell’acqua, come si vede nell’opera dell’artista italiano Emanuele Bocchieri.
In tutti questi quartieri, urbani o rurali, moderni o tradizionali, la presenza della moschea resta un elemento centrale, non solo architettonico ma anche simbolico. Queste moschee costruite, con le loro variazioni e armonie, emergono con forza nei lavori di artisti come A. Carbonati e G. Marrone.
L’architettura tunisina dell’epoca si distingueva per la presenza di cupole armoniose e archi eleganti. Le strade del centro di Tunisi, così come appaiono nei dipinti di Antonio Corpora e M. Cipriani, erano animate da palazzi eleganti, alberi rigogliosi e piccoli metropolini che attraversavano la città.
I vicoli, spesso stretti e tortuosi, erano scanditi da scalinate che ne accentuavano il ritmo e il fascino urbano
Il fascino dell’abbigliamento tunisino negli occhi degli artisti italiani
I tunisini in passato indossavano abiti tradizionali che non erano solo espressione di eleganza ma anche manifestazione profonda della loro identità culturale. Questi abiti, carichi di significati simbolici e radicati nella storia locale, tracciavano l’inconfondibile impronta tunisina e sono presenti nei dipinti di numerosi artisti italiani, affascinati dalla ricchezza cromatica e formale del costume tradizionale, che diventava per loro uno specchio della società e dell’anima del Paese.
Le donne tunisine sono spesso ritratte dagli artisti italiani avvolte in abiti tradizionali che raccontano, più di ogni parola, la loro identità e appartenenza. Tra questi, spiccano il Malia, ampi vestiti che coprono l’intero corpo, e il sefseri, leggero e impalpabile, che lascia scoperti solo gli occhi, conferendo un’aura di mistero e delicatezza.
Il velo e il burnus, quest’ultimo indossato per proteggersi dal freddo, sono anch’essi elementi ricorrenti nei dipinti, simboli di un’eleganza sobria ma profonda.
Le donne anziane, in particolare, talvolta appaiono adornate dal wachem, antica forma di decorazione simile al tatuaggio, tracciata sul volto e sul corpo: segni che narrano storie personali e collettive, tra rito, estetica e appartenenza culturale.
Gli uomini invece appaiono avvolti negli abiti tradizionali che raccontano con fierezza la quotidianità e la dignità del mondo tunisino. La celebre chechia, copricapo rosso in feltro, svetta spesso sul capo come simbolo di identità nazionale. Accanto ad essa, la jebba, tunica ampia e raffinata, la kachebia, giacca corta e ricamata, e il bornous, ampio mantello di lana, definiscono con eleganza la figura maschile. In alcuni casi, è presente anche il mthala, un capo tradizionale meno noto.
Scene di vita: quotidianità e tradizioni tunisine raccontate attraverso lo sguardo degli artisti italiani
Il commercio rappresenta da sempre una delle attività più diffuse e vitali in Tunisia. Nei dipinti degli artisti italiani, questa dimensione emerge con forza attraverso le scene animate dei souk e dei marché. Qui, i venditori spesso raffigurati seduti tra le loro merci attendono con pazienza i clienti, circondati da tessuti colorati, ceste di pane appena sfornato, ortaggi e spezie. Altri invece sono dei pescatori. Sono immagini che raccontano non solo uno scambio economico, ma un vero e proprio rituale quotidiano, intriso di gesti lenti, sguardi e parole, che gli artisti italiani seppero cogliere con attenzione e sensibilità.
Dopo una giornata di lavoro, gli uomini si ritrovano per giocare a domino, i bambini animano le strade con i loro giochi semplici e vivaci mentre le donne si raccolgono davanti alle porte delle case per conversare, condividere storie e pensieri.
La Tunisia è celebre anche per le stagioni dedicate alla raccolta delle olive, un momento di grande importanza agricola e culturale. Questa tradizione viene splendidamente rappresentata da Maurizio Valenzi, che nei suoi dipinti cattura la raccolta delle olive nella regione di Sfax. All’epoca, le carovane di carretti trainati da asini erano uno dei mezzi di trasporto più comuni.
Tra le tradizioni religiose più sentite in Tunisia c’è la cerimonia della circoncisione maschile, un rito carico di significato e festa. Ritroviamo questa usanza, celebrata con gioia e partecipazione nei dipinti di Moses Levy, che ne coglie con sensibilità questo aspetto culturale religioso.
Nella produzione pittorica italiana dedicata alla Tunisia, sono pochi i dipinti che rappresentano la gastronomia locale, fatta eccezione per opere come Il bared tunisino di Aldo Ronco e Nullo Pasotti. Questi lavori evidenziano l’importanza del consumo del tè nella cultura tunisina, celebrando una delle usanze più radicate e simboliche del Paese.
Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025
Riferimenti bibliografici
Aa. Vv. Pittori italiani di Tunisia, Finzi ed., Tunisi, 2000.
Strinati Claudio, Maurizio Valenzi Arte e politica, Arte’m, Napoli, 2012.
Valenzi Maurizio, Mostra antologica dipinti e disegni, Napoli, 1966.
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Khouloud Kharrat, è una storica tunisina specializzata in storia contemporanea. È attualmente dottoranda in Lingua e Civiltà italiane presso la Facoltà di Lettere, Arti e Scienze Umane dell’Università della Manouba, dove ha anche conseguito una laurea magistrale di ricerca. Presso lo stesso ateneo, svolge attività didattica come docente di Civiltà italiana per stranieri. Parallelamente, opera come traduttrice giurata, riconosciuta ufficialmente dai tribunali tunisini e dall’Ambasciata d’Italia.
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