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Dalla gestione ambientale alla responsabilità sociale d’impresa. La Green Key come ecolabel di eccellenza

Rete delle strutture aderenti all’ecolabel Green Key in Europa, dati riferiti al mese di febbraio 2025. Fonte: Elaborazione degli autori da screenshot del sito www.greenkey.global

Rete delle strutture aderenti all’ecolabel Green Key in Europa, dati riferiti al mese di febbraio 2025. Fonte: Elaborazione degli autori da screenshot del sito www.greenkey.global

di Sonia Malvica, Rossella Ruiu, Federico Rotondo, Donatella Carboni [*]

1. Introduzione

Fondata nel 1981, la Foundation for Environmental Education (FEE) è la più grande organizzazione al mondo a occuparsi di sensibilizzazione e formazione ambientale; di carattere internazionale e senza scopo di lucro, ha sede a Copenaghen ed è registrata come ente di beneficenza nel Regno Unito. Attiva in 81 Paesi distribuiti su scala globale, l’UNESCO vi riconosce un punto di riferimento per lo sviluppo sostenibile, inteso a livello non solo ambientale, bensì anche sociale ed economico.

La diffusione di buone pratiche si affianca a programmi internazionali sostenuti dall’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e dall’UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo), con cui la FEE ha firmato un accordo di collaborazione globale.

All’interno di siffatto contesto, si inserisce la Green Key, iniziativa danese del 1994 adottata dalla FEE nel 2002 e, dal 2020, marchio ecologico raccomandato dall’HOTREC (Hotel, Restaurant and Cafés in Europe). In accordo alla definizione ufficiale, si tratta di un’ecolabel internazionale adeguata alle strutture turistiche ricettive desiderose di certificare la propria sostenibilità. La procedura di adesione richiede il rispetto di alcuni criteri (alcuni imperativi, altri facoltativi) mirati alla riduzione dell’impatto ambientale dell’impresa: dalla gestione delle risorse idriche ed energetiche fino all’informazione ambientale diretta agli ospiti e visitatori, ottenere la Green Key significa inserirsi in un network internazionale di tutela territoriale, condividendo la propria missione su larga scala.

L’adozione di un marchio certificante la sostenibilità dell’impresa apporta certamente dei vantaggi: sinteticamente, se ne potrebbe asserire un beneficio in termini sia di conoscenza acquisita e accompagnamento nel soddisfacimento dei requisiti, sia di immagine imprenditoriale, contribuendo alla legittimazione sociale, all’attrattività per i clienti e alla sinergia tra i portatori di interesse locali (Asif et al., 2013; Margaryan e Stensland, 2017; Smits et al., 2020). Allo stesso tempo, però, è opportuno focalizzare la procedura nelle logiche di una struttura imprenditoriale già esistente, considerando le sfide correlate all’adeguamento al nuovo percorso di certificazione intrapreso (Chappin et al., 2015; Mzembe et al., 2021). Il presente contributo intende brevemente introdurre alla configurazione sostenibile della Green Key, evidenziando successivamente possibili motivazioni di interesse da parte delle strutture ricettive. Ciò introdurrà una ricerca attualmente in corso applicata al caso italiano, non ancora particolarmente diretto all’ecolabel se confrontato con altri contesti europei.   

Le 13 aree di applicazione dei criteri della Green Key. Fonte: Elaborazione degli autori da screenshot del sito www.greenkey.global

Le 13 aree di applicazione dei criteri della Green Key. Fonte: Elaborazione degli autori da screenshot del sito www.greenkey.global

2. I criteri della Green Key: l’impresa responsabile

Possono aderire al programma Green Key le categorie turistiche desiderose di ottenere una certificazione ambientale: hotel e ostelli, campeggi e villaggi turistici, piccole strutture ricettive (come i B&B), centri congressi, ristoranti e attrazioni turistiche (ad esempio i musei). È richiesto il rispetto di opportuni criteri di adeguamento al marchio e mantenimento dello stesso nel tempo, passando dalla gestione delle risorse all’utilizzo delle materie prime, fino al rapporto con la clientela. Se ciascuna categoria turistica risponde a un’opportuna specializzazione dei requisiti, questi sono comunque sintetizzati in 13 criteri, collocati in opportune aree di intervento e applicazione.

In tale contesto e ad esempio, può essere utile sottolineare, in particolare, il criterio della responsabilità sociale d’impresa per le strutture ricettive alberghiere ed extra alberghiere, in accordo a quanto esplicitato nel documento Green Key Criteria and Explanatory Notes 1 gennaio 2022 – 31 dicembre 2025 (criteri 11.1-11.11). In primis, si richiede alla struttura di rispettare le normative vigenti in materia ambientale, lavorativa e sanitaria, garantendo diritti fondamentali, sicurezza sul lavoro e salari equi; non è consentita la raccolta, vendita e/o esposizione di manufatti storici e specie protette (salvo permessi specifici), così come la presenza eventuale di animali deve essere gestita in linea con gli standard di benessere (vietando, di fatto, le forme di intrattenimento). L’accessibilità è un requisito imprescindibile, così come l’assunzione di donne e minoranze anche in ruoli dirigenziali; è necessaria l’attivazione in almeno due iniziative sociali o ambientali, così come il coinvolgimento dei dipendenti in attività di volontariato. L’azienda può collaborare con i piccoli imprenditori locali, mettendo a loro disposizione mezzi idonei alla crescita della consapevolezza territoriale. Infatti, è raccomandata l’incentivazione dei prodotti legati alla cultura locale, dirigendo le scelte verso una politica di acquisti sostenibile; in specifiche condizioni, è possibile donare materiali riutilizzabili ad enti benefici. 

3. Green Key e Sustainable Development Goals (SDG)

In accordo al documento Green Key and the Sustainable Development Goals restituito dalla FEE (2016), il contributo del marchio agli obiettivi di sostenibilità si articola efficacemente nei diversi SDG. Sinteticamente:

  1. contribuisce alla creazione di opportunità di lavoro, supporta le iniziative locali in ambiti come istruzione, salute e infrastrutture;
  2. incoraggia l’uso di prodotti alimentari biologici, certificati ecolabel, del commercio equo e/o di produzione locale; inoltre, mira alla riduzione degli sprechi alimentari e al supporto all’agricoltura locale;
  3. si schiera contro lo sfruttamento del lavoro minorile, contribuendo allo stesso tempo a iniziative di sviluppo sostenibile e ai prodotti alimentari biologici ed eco-certificati;
  4. promuove formazione ed educazione per ospitalità e turismo sostenibili;
  5. fornisce sostegno all’occupazione e all’empowerment di donne e delle minoranze locali, incoraggiando le strutture a sviluppare e implementare politiche di responsabilità sociale d’impresa;
  6. progetta iniziative e soluzioni innovative per il risparmio idrico e per la riduzione dell’impatto ambientale;
  7. mira all’utilizzo di fonti rinnovabili, al monitoraggio del consumo energetico, all’adozione di standard di efficienza, alla condivisione di tecnologie e best practice;
  8. raccomanda un’occupazione equa, in cui la creazione del lavoro comprende il coinvolgimento e l’inserimento della comunità locale;
  9. promuove infrastrutture sostenibili negli edifici e nelle operazioni degli stabilimenti, dunque l’uso di trasporti ecologici;
  10. supporta gli stabilimenti nei paesi in via di sviluppo, mirando alla riduzione delle disuguaglianze locali e al miglioramento dell’accessibilità in generale;
  11. rende centrale la gestione delle risorse, il coinvolgimento di staff, ospiti e fornitori e uso di materiali ecologici per costruzioni e ristrutturazioni nel rispetto del contesto locale e del patrimonio naturale e culturale;
  12. incentiva politiche e piani d’azione centrati su aspetti ambientali, sociali, culturali, economici, qualitativi, sanitari e di sicurezza;
  13. raccomanda l’uso di energie rinnovabili e di trasporti sostenibili, in linea con la riduzione e la compensazione delle emissioni di carbonio;
  14. scoraggia l’utilizzo di specie ittiche e marine a rischio da parte delle attività di ristorazione; gli stabilimenti sono incoraggiati a non esporre o vendere prodotti derivati da specie acquatiche minacciate, e le strutture costiere dovrebbero invitare gli ospiti a dirigersi presso spiagge, porti turistici e operatori nautici ecologici partecipanti al programma Bandiera Blu;
  15. vieta alle attività di ristorazione di usare prodotti derivati da specie minacciate, promuovendo alimenti biologici e locali, oltre che opzioni vegetariane;
  16.  incoraggia il dialogo con le comunità locali, invitando gli ospiti degli stabilimenti a partecipare attivamente alle iniziative di sostenibilità;
  17. include la cooperazione e il partenariato tra diversi attori (settore pubblico e privato, ONG) a livello locale, nazionale, internazionale, globale.

4. Struttura e percezione imprenditoriale

Uno dei primi quesiti collegati all’adozione della Green Key è certamente riconducibile al richiamo che svilupperebbe nelle strutture ricettive, nonché alla tipologia di impresa che potrebbe risultare più incline all’adozione. All’interno di un’attiva ricerca accademica, lo studio di Buunk e van del Werf (2019) si dimostra senz’altro illuminante, ponendosi l’obiettivo di investigare le motivazioni dietro la scelta imprenditoriale di adottare o meno un’ecolabel: attraverso un campione di 206 imprese olandesi, di cui 89 con marchio Green Key, gli studiosi hanno pertanto investigato come le imprese con il marchio sembrerebbero percepire l’impatto dello stesso in termini di costi e benefici.

Non essendo possibile in tale sede entrare nel dettaglio della complessa ricerca, possono essere comunque evidenziati alcuni tratti salienti nel confronto tra i subcampioni (imprese con e senza marchio Green Key). In merito alle motivazioni che spingerebbero un’impresa ad adottare un’ecolabel, unitamente alle loro caratteristiche strutturali e alla percezione del mercato, sono emerse le scelte «better for the environment» e «good for the image of the company»; altre, come la differenziazione settoriale, giocano un ruolo secondario e, soprattutto, le ragioni economiche dirette (in termini di aumento immediato dei profitti) risultano marginali, così come l’influenza della concorrenza.

In merito alle imprese che non adottano alcuna ecolabel, queste si dichiarano in misura significativa non convinte della necessità di una certificazione per operare in modo sostenibile; seguono i vincoli economici, dunque investimenti troppo elevati per adeguarsi agli standard richiesti e costi di certificazione troppo onerosi. Invero, la percezione di costi elevati emerge sia in termini di investimenti iniziali che di costi di certificazione e, allo stesso tempo, non sembra esservi timore di perdere competitività. Il confronto tra i due campioni a livello strutturale mette in luce altre tendenze interessanti: la numerosità degli occupati presenta una differenza significativa, così come i livelli di fatturato; anche la presenza di più sedi è associata all’adozione dell’ecolabel, suggerendo che le imprese più strutturate e distribuite sul territorio tendono ad usufruire maggiormente della certificazione. Anche l’età dell’impresa denota una differenza significativa, indicando una maggiore maturità aziendale. Le imprese con marchio percepiscono i propri clienti come maggiormente orientati alla sostenibilità, mentre non si riscontrano differenze rilevanti nella percezione di una concorrenza focalizzata sul prezzo o sull’immagine green. Per quanto riguarda il contesto dell’impresa, i risultati suggeriscono anche che le imprese situate in aree urbane avrebbero una maggiore probabilità di possedere il marchio.

Passando alle condizioni di mercato per sottosettore, si osservano differenze solo in alcuni segmenti. Tra gli hotel e B&B, è significativa la percezione collegata al valore della sostenibilità da parte dei clienti. Infine, le imprese con Green Key hanno manifestato una significativa fiducia nella verifica del rispetto delle regole da parte delle imprese certificate, mentre non emergono differenze nella comprensione da parte dei consumatori del significato delle etichette. Ciò potrebbe indicare una certa convergenza tra subcampioni nella percezione del grado di consapevolezza del consumatore, ma anche un possibile scetticismo generale sulla capacità comunicativa dei marchi.

In sintesi, lo studio evidenzia che, dal punto di vista economico, l’adozione di un’ecolabel come la Green Key non è generalmente percepita dalle imprese come una leva per ottenere un beneficio economico immediato, né sul fronte dei ricavi, né su quello della competitività diretta. Ciò ben si allinea con i risultati collegati alla struttura imprenditoriale, dimostrando che, di fatto, sono quelle più inserite nel territorio a decidere di investire in tal senso: trattandosi di un guadagno indiretto e a lungo termine (per via del rispetto di regole sostenibili), la Green Key implicherebbe una gestione più efficiente delle risorse, mirando a benefici progressivi, fidelizzazione della clientela, miglioramento della reputazione nell’ottica della sostenibilità. 

greenkey_logo_20125. La Green Key in Italia

Nel 2024, in Italia le imprese con certificazione Green Key non superano la cinquantina, denotando una notevole differenza con altre realtà che raggiungono o superano il centinaio, come Francia, Olanda, Grecia, Slovenia, Danimarca, Finlandia, Messico. Ciò rappresenterebbe certamente un limite nell’acquisizione consapevole e mirata di vantaggi e benefici, con ripercussioni (come anticipato precedentemente) anche di comunicazione ai visitatori e turisti, i quali, se orientati verso una lettura sostenibile, non trovano nel Paese la giusta dose di attrattività.

Al fine di indagare la situazione vigente, è stata pertanto avviata una ricerca sul caso italiano, tuttora in corso: restituendo una panoramica nazionale sullo stato del marchio Green Key negli alberghi, si è adottata una metodologia di ricerca mista, implementando un questionario ad hoc considerando il contributo di studi precedenti (Buunk et al., 2019; Mzembe et al., 2021) e lo stato della letteratura concernente la sostenibilità alberghiera (Anggraeni et al., 2022; Dewi et al., 2023; Saleh et al., 2022). A seguire, è stata condotta un’analisi SWOT, focalizzando quindi punti di forza e debolezza interni alle imprese nonché opportunità e minacce quali fattori esterni impattanti e interconnessi a quelli interni (Benzaghta et al., 2021; Simovic et al., 2023), con l’obiettivo di determinare pianificazioni strategiche (Ghaleb, 2024) in linea con il raggiungimento di specifici obiettivi in determinati intervalli temporali (Taherdoost e Madanchian, 2021). 

5.1. Questionario

Con un totale di 26 domande e l’utilizzo di una scala di tipo Likert a 5 punti, il questionario risponde alla necessità di sviluppare quattro temi di indagine, articolandosi in quattro sezioni:

  1. Adozione della Green Key: le motivazioni delle strutture alberghiere legate all’adozione del marchio e gli effetti interni;
  2. Fattori aziendali: adattamento delle pratiche aziendali ai requisiti del marchio ed effetti esterni;
  3. Costi: spese sostenute per il conseguimento e mantenimenti del marchio, effetti a lungo termine;
  4. Tipologia della clientela: apprezzamento dell’adozione del marchio da parte dei clienti e disponibilità di adeguamento agli standard richiesti.

La somministrazione (diretta ai manager aziendali) è avvenuta online tramite la predisposizione di un modulo su Google Forms; i partecipanti, volontari, sono stati contattati tramite mezzo e-mail o telefonicamente. Allo stato della ricerca in tale sede argomentata, si registra solo il 20% dei partecipanti: i risultati, pertanto, non consentono di visualizzare informazioni significative sul piano quantitativo, ma è di seguito possibile restituire una fotografia preliminare e potenziali tendenze.

A sintesi dei principali risultati, tra le motivazioni legate al marchio emerge la volontà di differenziarsi all’interno del settore, il miglioramento dell’immagine aziendale e la riduzione dei costi a lungo termine. Sebbene non vi sia una prevalenza della sostenibilità in tal senso, è comunque emersa l’utilità del marchio per la promozione del valore aziendale. La metà del campione riconosce nell’immagine green un elemento di concorrenza, nonché di riaffermazione della missione e dei valori dell’identità imprenditoriale. Allo stesso tempo, però, è stato sottolineato un impatto non significativo nel settore mediatico, abbastanza modesto o privo di copertura. È interessante soffermarsi sui costi di adeguamento agli standard della Green Key: essi sono variabili (da 1.000 a 100.000 euro), suggerendo un collegamento con le caratteristiche strutturali dell’azienda; si sottolinea, nuovamente, una riduzione dei costi variabili e degli sprechi nel tempo proprio grazie all’adozione di buone pratiche sostenibili; in generale, i partecipanti si dividono in merito alla giustificazione dei costi di adesione in rapporto ai benefici ottenuti. Anche relativamente alla possibilità di sfruttare il marchio per l’aumento dei prezzi, il campione non ha mostrato una tendenza significativa, veicolando l’interpretazione verso l’efficienza gestionale piuttosto che una strategia di premium pricing.  Passando al profilo del cliente, questo si divide in maniera bilanciata tra le fasce di età 20-40 e 50-60 anni, e se ne registra un aumento proprio a seguito dell’adozione della Green Key; la provenienza principale è dall’Italia e dal Nord America, con a seguire Francia, Germania e Austria. Tale tipologia di clientela sembra apprezzare l’ecolabel e manifesta un coinvolgimento attivo, anche con la disposizione a supportare un eventuale incremento dei prezzi. 

Tabella 1

Tabella 1

5.2. Analisi SWOT

I risultati del questionario connessi allo stato dell’arte hanno guidato l’implementazione dell’analisi SWOT, articolando fattori interni ed esterni della panoramica del campione di riferimento (Tabella 1). Partendo dai fattori interni, l’ecolabel Green Key si presenta come punto di forza nell’essere una risorsa efficace al raggiungimento di obiettivi aziendali specifici, quali il potenziamento della propria immagine e della performance economica. L’autorevolezza correlata allo status di marchio internazionale favorisce la reputazione sostenibile e di azienda di qualità, contando anche sul supporto del programma: in ogni Paese di applicazione, l’impresa è infatti accompagnata sia sotto il profilo linguistico che sugli usi e sulla legislazione nazionale; si mira, sostanzialmente, a supportare ciascuna struttura ricettiva nel raggiungimento dei propri obiettivi di sostenibilità, consentendo non solo l’ottenimento, ma anche il mantenimento dell’ecolabel. In merito ai costi, sebbene l’impatto positivo non sia immediato, sembra condivisa l’idea di un profitto sul medio e lungo periodo grazie a una gestione efficiente delle risorse.

Passando ai punti di debolezza, in accordo anche a quanto emerso nello studio presentato nel paragrafo precedente, i risvolti positivi economici non sono immediati, anzi: i costi iniziali e necessari all’adeguamento dell’azienda al marchio sono importanti, gli investimenti risultano consistenti e, spesso, ciò si traduce in cambiamenti radicali (in termini di missione dell’impresa) e strutturali.

0805202410277ujhw0colqRelativamente ai fattori esterni, un’ecolabel come la Green Key è favorevole al potenziamento della domanda di strutture sostenibili, crescente in un contesto sempre più favorevole a scelte rispettose dell’ambiente. Si registra, pertanto, una volenterosa accettazione di modifiche aziendali in accordo ai requisiti, come le alternative ai prodotti monouso e al cambio giornaliero della biancheria. Ciò consentirebbe sia l’inserimento in una tendenza di mercato internazionale, sia la possibilità di creare sinergie con le imprese locali: a essere favorito è uno sviluppo territoriale su più fronti, puntando su prodotti biologici locali, sostegno a progetti ambientali e organizzazione di destinazioni correlate a esperienze ecosostenibili. In questo modo, le strutture alberghiere si confermano attivi stakeholder nel rafforzamento ambientale e socioeconomico del territorio in cui operano.

D’altra parte, le minacce sono collegate al raggiungimento degli obiettivi. Trattasi di sfide variabili con il contesto geografico e la situazione individuale, ma non solo: sembrerebbe emergere, in Italia, una bassa diffusione e consapevolezza della certificazione ecosostenibile rispetto ad altri Paesi europei, limitando così la conoscenza dei vantaggi nei e per i consumatori, ostacolando la differenziazione nel mercato nazionale. Nel periodo di svolgimento della presente indagine, l’Italia contava 44 imprese con marchio Green Key, contro le oltre 1.500 in Francia. Numeri importanti, le cui ripercussioni possono rappresentare sì un ostacolo significativo, ma anche un punto di partenza. 

images6. Considerazioni conclusive

In conclusione, si può affermare che il marchio Green Key, in Italia, è associato a uno strumento utile al rafforzamento dell’identità aziendale e alla comunicazione verso una tipologia di clientela incline al perseguimento di comportamenti sostenibili. Allo stesso tempo, si evidenziano dei punti non trascurabili: i benefici economici non sono immediati, essendo piuttosto legati all’adozione di norme di riduzione degli sprechi i cui vantaggi sarebbero confermati solo a lungo termine, soprattutto per le realtà imprenditoriali più piccole; ciò avvia delle considerazioni sulla struttura aziendale, la cui robustezza potrebbe impattare significativamente sul sostentamento dei costi di avviamento della certificazione.

Dal periodo di svolgimento dell’indagine empirica ivi esposta a quello di stesura del presente lavoro, la situazione in Italia sembra essere leggermente migliorata. A tale scenario è riconducibile l’attuale interesse del gruppo di ricerca verso il caso studio della Sardegna in particolare: se ai tempi dell’avvio della ricerca l’isola non presentava nessun caso di ecolabel (in accordo alla mappa restituita sul sito ufficiale della Green Key), all’inizio del 2025 registra alcuni casi isolati, con un esempio singolare di impresa che manifesta la volontà di inserirsi nel turismo sostenibile anche attraverso la rete della Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS). Trattasi di un’evoluzione di scenario configuratasi da quella che è, nei fatti, una contemporanea e globale “moda della sostenibilità”, accelerata dall’adattamento forzato durante la crisi pandemica del 2020.

Chiedersi perché, oggi, un’impresa dovrebbe avvalersi della Green Key, potrebbe quasi ricondurre a una domanda retorica: è la risposta adeguata a un intreccio di sviluppo culturale e sociale che, nella sua articolata complessità, manifesta una crescente sensibilità verso tematiche la cui concretizzazione, nella visione dell’Agenda 2030, è comunque in notevole ritardo. L’essenza dinamica del sistema-turismo potrebbe (e dovrebbe) muovere considerevoli passi in avanti, configurandosi come una realtà particolarmente adattiva e incline all’accettazione dei cambiamenti di paradigma. 

Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025
[*] Questo lavoro è una ulteriore e inedita elaborazione del contributo che gli autori hanno presentato in occasione della Giornata di studio “Dialoghi di territorio e di sviluppo”, organizzata dal Gruppo di lavoro nazionale “Riordino territoriale e sviluppo locale: quali punti di contatto?” interno all’Associazione dei Geografi Italiani (A.Ge.I.) che ha avuto luogo a Messina il 7 febbraio 2025. Il presente contributo rappresenta una riflessione corale degli autori. L’indagine empirica (paragrafo 5) è parte del lavoro di tesi di laurea magistrale di Rossella Ruiu. 
Riferimenti bibliografici e sitografici
Anggraeni A. S., Jahroh S. e Suparno O. (2022), Sustainable Business Strategy at Hotel Selarong Bogor, in “Business Review and Case Studies”, vol. 3, n. 3: 181-192. 
Asif M., Searcy C., Zutshi A., Fisscher O.A.M. (2013), An integrated management systems approach to corporate social responsibility, in “Journal of Cleaner Production”, vol. 56: 7-17.
Benzaghta M. A., Elwalda A., Mousa M. M., Erkan I. e Rahman M. (2021), SWOT analysis applications: An integrative literature review, in “Journal of Global Business Insights”, vol. 6, n. 1: 55-73. 
Buunk E. e van der Werf E. (2019), Adopters versus non-adopters of the Green Key ecolabel in the Dutch Accommodation Sector, in “Sustainability”, vol. 11, n. 13: 1-18.
Chappin M.M.H., Cambre B., Vermeulen P.A.M., Lozano R. (2015), Internalizing sustainable practices: a configurational approach on sustainable forest management of the Dutch wood trade and timber industry, in “Journal of Cleaner Production”, vol. 107: 760-774.
Dewi N. P. I. M. P., Astawa I. K. e Armoni N. L. E. (2023), The implementations of green employee relations in supporting environmental performance at Hilton Bali Resort, in “Journal of Applied Sciences in Travel and Hospitality”, vol. 6, n. 2: 117-128. 
Foundation for Environmental Education (FEE) (2016), Green Key and the Suustainable Development Goals, https://www.green-key.it/_files/ugd/297c89_4e304cff3e3b4c21b939dd71a8f50cdd.pdf 
Ghaleb B. D. S. (2024), The Importance of Using SWOT Analysis in Business Success, in “International Journal of Asian Business and Management”, vol. 3, n. 4: 557-564. 
Green Key, https://www.greenkey.global 
Margaryan L., Stensland S. (2017), Sustainable by nature? The case of (non) adoption of eco-certification among the nature-based tourism companies in Scandinavia, in “Journal of Cleaner Production”, vol. 162: 559-567. 
Mzembe A. N., Idemudia U. e Angel M. E. (2021), Sustainability led innovations in the hospitality industry: A case study of the adoption of the Green Key Scheme standards in the Netherlands, in “Journal of Cleaner Production”, vol. 291, 125210: 1-11. 
Saleh A. S. e Zohry M. A. E. F. (2022), Towards A Sustainable Hotel Education (An Analytical Strategic Study at The Faculty of Tourism and Hotels, Mansoura University – TOWS Matrix as A Model), in “International Journal of Tourism, Archaeology and Hospitality”, vol. 2, n. 1: 45-74. 
Šimović V., Svetlačić R. e Budić H. (2023), Scientific Analysis of Possible Advantages and Disadvantages of the Future of Sustainable Development as a Stimulus for Tourism and Family Entrepreneurship in the Croatian Hotel Industry, in “European Economic Letters”, vol. 13, n. 5: 975-989. 
Smits A., Drabe V., Herstatt C. (2020), Beyond motives to adopt: implementation configurations and implementation extensiveness of a voluntary sustainability standard, in “Journal of Cleaner Production”, vol. 251, 119541: 1-15. 
Taherdoost H. e Madanchian M. (2021), Determination of business strategies using SWOT analysis; planning and managing the organizational resources to enhance growth and profitability, in “Macro Management & Public Policies”, vol. 3, n. 1: 19-22. 

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Sonia Malvica è PhD in Scienze Cognitive e attualmente ricopre il ruolo di Ricercatrice di Geografia Economico-Politica presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università degli Studi di Sassari. Ha formazione e interessi interdisciplinari, focalizzando in particolare i propri studi sul turismo attraversi chiavi di lettura correlate allo storytelling e al mapping. 
Rossella Ruiu ha conseguito la laurea magistrale in “Lingue e letterature straniere per la mediazione culturale e la valorizzazione del territorio” presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università degli Studi di Sassari. La Green Key ha rappresentato l’argomento della sua tesi. 
Federico Rotondo è Professore Associato di Economia Aziendale presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università degli Studi di Sassari. La sua ricerca è diretta particolarmente al management, focalizzando il caso del turismo attraverso temi come la governance, il networking e la sostenibilità.
Donatella Carboni è Professoressa Ordinaria di Geografia presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università degli Studi di Sassari. Si interessa (in particolare ma non solo) di uso del suolo, Gestione Integrata delle Zone Costiere, cambiamenti climatici, sostenibilità e governance.

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