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Dal teatro dei pupi ai pupi di zucchero: percorsi di un patrimonio culturale comune tra Tunisia e Sicilia

Tozeur (ph. Soumaya Bourougaaoui)

Tozeur (ph. Soumaya Bourougaaoui)

di Soumaya Bourougaaoui 

La Tunisia e la Sicilia condividono un ricco patrimonio di tradizioni e retaggi comuni che, nel corso dei secoli, ha contribuito ad avvicinare le due sponde del Mediterraneo e ad arricchirne il patrimonio artistico e culturale. Le migrazioni e i continui scambi tra le due realtà hanno lasciato un’eredità culturale ancora oggi viva e tangibile, che si manifesta nelle tradizioni, nei costumi e nella vita quotidiana delle rispettive società.

L’Opera dei pupi costituisce una delle testimonianze più emblematiche del patrimonio culturale condiviso tra la Sicilia e la Tunisia, sviluppatosi anche grazie all’immigrazione siciliana che, tra il XIX e il XX secolo, contribuì a diffondere usi e costumi popolari nell’altra sponda del Mediterraneo.

Le origini del teatro di figura in Tunisia risalgono al XV secolo, quando le marionettes costituivano una delle principali forme di intrattenimento nei palazzi della classe dirigente ottomana. In questo ambiente aristocratico l’arte delle marionette si sviluppò e si perfezionò, per poi diffondersi gradualmente oltre la corte e raggiungere la popolazione tunisina, superando progressivamente la distanza sociale e culturale che separava l’élite ottomana dal resto della società.

Tra i personaggi più celebri di questo primo repertorio figurava Ismail Pascià, divenuto una delle icone simbolo del teatro delle marionette tunisino. Il personaggio si ispirava all’omonimo comandante militare che partecipò alla battaglia di La Goletta del 1574, distinguendosi nella riconquista di Tunisi e nell’espulsione delle truppe spagnole.

Tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo, la tradizione del teatro di figura tunisino si arricchì ulteriormente grazie all’arrivo dell’Opera dei pupi siciliana, introdotta dagli immigrati provenienti dalla Sicilia. Inizialmente destinati alla comunità italiana residente a Tunisi, questi spettacoli conquistarono progressivamente anche il pubblico francese e tunisino, trasformandosi in una delle espressioni più originali della vita culturale della capitale.

A Tunisi erano attivi tre teatri dei pupi, tra cui quello del quartiere della Piccola Sicilia. Tra i pupari più noti si ricordano Don Roccia, proprietario di uno dei teatri, e Don Nicolao, artista molto apprezzato anche dal pubblico tunisino. Una delle peculiarità di questa esperienza era il carattere bilingue delle rappresentazioni: i pupi recitavano infatti sia in siciliano sia in arabo e, durante il mese di Ramadan, venivano spesso affidati a pupari tunisini, per poi ritornare nei teatri della comunità italiana al termine delle festività.

Palermo  (ph. Soumaya Bourougaaoui)

Palermo (ph. Soumaya Bourougaaoui)

Il repertorio riproponeva i grandi cicli cavallereschi della tradizione siciliana, in particolare le vicende di Carlo Magno e dei paladini, rielaborate però anche secondo una prospettiva araba, nella quale venivano celebrate le imprese dei guerrieri musulmani contro i crociati, dando origine a rappresentazioni dal tono talvolta ironico e paradossale. Accanto ai racconti epici venivano messi in scena anche brevi quadri in lingua araba ispirati alla vita quotidiana della Tunisi multiculturale. Sul palcoscenico comparivano personaggi appartenenti alle diverse comunità della città, come i cosiddetti “figli di Tunisi”, Nina, la bella ebrea, il maltese Nékoula (Nicola), suo fedele accompagnatore, e Ahmed Pascià, eroico condottiero celebrato per il suo coraggio. Questa originale reinterpretazione tunisina dell’Opera dei pupi, nata dall’incontro tra la tradizione siciliana e la cultura locale, conobbe tuttavia un graduale declino fino a scomparire intorno alla metà degli anni Trenta [1].

Dopo l’indipendenza della Tunisia, il teatro di figura visse una nuova stagione di sviluppo, favorita dalla politica culturale promossa dal presidente Habib Bourguiba, che riconobbe al teatro una fondamentale funzione educativa e sociale. Le riforme avviate in quegli anni favorirono la nascita di nuove istituzioni dedicate alle arti sceniche e posero le basi per una moderna organizzazione del settore.

Palermo, Teatro dell'Opera di Argento  (ph. Soumaya Bourougaaoui)

Palermo, Teatro dell’Opera di Argento (ph. Soumaya Bourougaaoui)

Un primo passo significativo fu compiuto nel 1968 con la fondazione dell’OTEMA (Organisation du Théâtre pour Enfants et du Théâtre de Marionnettes), promossa da Moncef Besbess, già direttore della televisione tunisina, e da Béchir Attia. L’organizzazione contribuì in modo determinante alla formazione di nuovi marionettisti e alla diffusione del teatro per l’infanzia.

Un ulteriore impulso giunse nel 1976, quando il Ministero degli Affari Culturali istituì, in occasione della Giornata internazionale dell’infanzia, una compagnia nazionale di marionettes, affidandone la direzione, in momenti diversi, a Rached Manaï, Moncef Bel Haj Yahia e Mohiédine Ben Abdallah. Da questa esperienza nacquero nuove compagnie e prese forma una generazione di artisti destinata a rinnovare il teatro di figura tunisino. Tra questi si distinsero Habiba Jandoubi, fondatrice della compagnia Domia, e Ayed Ben Maakel, che, dopo un periodo di perfezionamento in Europa e in Medio Oriente, fondò nel 1985 a Tunisi il Teatro Moderno delle Marionettes.

Attraverso marionette a fili, a bastone e spettacoli di teatro d’ombre, Ben Maakel portò il teatro di figura nelle scuole con opere quali Sabeur e la Sirena, Il Gallo custode del Tempo, Il Matrimonio della Coccinella e Il Bambino dal Cuore Coraggioso. La sua attività si estese ben oltre i confini nazionali: tra il 1985 e il 1986 realizzò una tournée in Francia, partecipò ai festival internazionali di Rabat (1994) e Grenoble (1999) e fu tra i promotori del primo carnevale delle marionette giganti organizzato a Tunisi.

Tunisi, Quinta edizione del festival internazionale delle marionette, 3-10 febbraio 2024  (ph. Soumaya Bourougaaoui)

Tunisi, Quinta edizione del festival internazionale delle marionette, 3-10 febbraio 2024 (ph. Soumaya Bourougaaoui)

A questo processo di rinascita contribuirono anche numerosi intellettuali, drammaturghi, scrittori, cineasti, poeti e artisti tunisini che sostennero la valorizzazione del teatro di figura come patrimonio culturale nazionale. Le riflessioni maturate negli incontri organizzati presso la Casa della Cultura Ibn Rachiq di Tunisi favorirono la creazione del Centro Nazionale delle Arti delle Marionettes, inaugurato nel 1978, destinato a diventare il principale punto di riferimento per la formazione, la ricerca e la promozione del teatro di figura in Tunisia. Tra i protagonisti di questa stagione si ricordano Rached Manaï, Mohiédine Ben Abdallah, Habiba Jandoubi, Abdelmajid Saad, Hassan El Mouedhen, Abdelhaq Khemir, Moncef Bel Haj Yahia, Tahar Bekouch, Tawfik Ouertani e Béchir Jallad, che hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo di questa importante espressione della cultura teatrale tunisina [2].

Tunisi, Mimmo Cuticchio, 4 febbraio 2024  (ph. Soumaya Bourougaaoui)

Tunisi, Mimmo Cuticchio, 4 febbraio 2024 (ph. Soumaya Bourougaaoui)

Il 4 febbraio 2024 ha segnato l’avvio di una significativa collaborazione culturale e artistica tra la Tunisia e la Sicilia, in occasione delle Journées des Arts de la Marionnette de Carthage (JAMC), svoltesi a Tunisi dal 3 al 10 febbraio 2024. Nell’ambito di questa manifestazione, la storica compagnia palermitana Figli d’Arte Cuticchio, guidata dal maestro puparo Mimmo Cuticchio, si è esibita per la prima volta in Tunisia, portando in scena lo spettacolo L’infanzia di Orlando. L’evento ha rappresentato un momento di grande valore simbolico, rafforzando il dialogo culturale tra le due sponde del Mediterraneo e rinnovando i profondi legami storici che uniscono l’Opera dei pupi siciliani al patrimonio del teatro di figura tunisino.

Tra le tradizioni che testimoniano gli antichi e intensi rapporti tra la Tunisia e la Sicilia occupano un posto di rilievo i pupi di zucchero, simboli materiali di una eredità culturale condivisa che continua ancora oggi a essere tramandata sulle due sponde del Mediterraneo.

Il 16 giugno 2025 ho avuto l’opportunità di partecipare al Festival dei Pupi di zucchero organizzato a Nabeul in occasione della commemorazione dell’Egira, la migrazione del profeta Maometto dalla Mecca a Medina. Questa ricorrenza conserva tuttora un forte valore identitario nella società tunisina ed è accompagnata da rituali e pratiche che fanno parte del patrimonio culturale immateriale del Paese.

Nabeul, Festival dei Pupi di Zucchero  (ph. Soumaya Bourougaaoui)

Nabeul, Festival dei Pupi di Zucchero (ph. Soumaya Bourougaaoui)

A Nabeul, i pupi di zucchero costituiscono una delle espressioni più rappresentative dell’artigianato locale. Le loro origini sono oggetto di diverse interpretazioni. Lo storico Anouar Marzouki le riconduce all’epoca fatimide, intorno al 969, ipotizzando che questa tradizione sia giunta in Sicilia durante il dominio della dinastia kalbita e che, secoli dopo, sia stata reintrodotta a Nabeul dalla comunità siciliana. Al di là della ricostruzione storica, questa ipotesi ribadisce l’intenso dialogo culturale che per secoli ha caratterizzato i rapporti tra la Tunisia e la Sicilia, favorendo la circolazione di usanze, tecniche artigianali e modelli culturali comuni.

Ancora oggi gli artigiani di Nabeul mantengono viva questa tradizione realizzando figure di zucchero colato raffiguranti cavalieri, dame, animali e altri personaggi della cultura popolare. Le sculture vengono collocate sul methred, un ampio vassoio in ceramica decorata, insieme a frutta secca, dolci e altre specialità, componendo un insieme scenografico che rappresenta uno dei momenti più significativi della festa.

Una tradizione analoga sopravvive anche in Sicilia, dove i pupi di zucchero sono strettamente legati alla Festa dei Morti. Il 2 novembre, infatti, secondo un’antica consuetudine ancora diffusa in molte località dell’Isola, i bambini ricevono in dono statuette di zucchero raffiguranti cavalieri, dame e altri personaggi dai colori vivaci. Molti siciliani ricordano con nostalgia l’attesa di questi doni durante l’infanzia, segno di una tradizione profondamente radicata nella memoria collettiva. Secondo alcuni studiosi, l’iconografia di queste figure richiama quella dei protagonisti dell’Opera dei Pupi, contribuendo a creare un legame simbolico tra due tra le più celebri espressioni della cultura popolare siciliana.

La presenza dei pupi di zucchero sia a Nabeul sia in Sicilia rappresenta una significativa testimonianza delle relazioni storiche che, nel corso dei secoli, hanno unito le due sponde del Mediterraneo. Attraverso il patrimonio delle feste, dell’artigianato e delle tradizioni popolari è possibile cogliere la persistenza di una memoria culturale condivisa, frutto di continui scambi, migrazioni e contaminazioni. In questo senso, i pupi di zucchero non sono soltanto un prodotto dell’arte dolciaria, ma diventano un autentico simbolo del dialogo interculturale che continua a caratterizzare i rapporti tra la Tunisia e la Sicilia [3].

Per concludere, le tradizioni del teatro di figura, dell’Opera dei pupi e dei pupi di zucchero rappresentano significative testimonianze dei profondi legami storici e culturali tra la Tunisia e la Sicilia. Frutto di secolari scambi e reciproche influenze, esse continuano ancora oggi a valorizzare un patrimonio comune e a favorire il dialogo tra le due sponde del Mediterraneo, confermando il ruolo della cultura come ponte tra popoli e civiltà.

Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026 
Note
[1] Ved, wepa.unima.org; Aziza, Mohamed. Les Formes traditionnelles du Spectacle. Tunis: Société tunisienne de Diffusion, 1975; Harry, Myriam. Tunis la Blanche. Paris: Fayard, 1910; Houssi, Majid el-. Pour une Histoire du Théâtre tunisien. Éditions Francisci, 1982; Moncef, Charfeddine. Deux Siècles de Théâtre en Tunisie. Tunis: Éditions Ibn Charaf, 2003; Jacopo Lentini, Don Nicolao, l’ultimo puparo siciliano di Tunisi?, in, Dialoghi Mediterranei, n. 75, 1 settembre 2025
[2] Fann al-ʿArāʾis fī Tūnis: Judhūr Tārīkhiyya wa-Mahrajān Duwalī wa-Injāzāt, in, Al-Qudus Al-Arabi, 25 marzo 2023.
[3] Soumaya Bourougaaoui, Il Capodanno islamico in Tunisia: il Festival dei Pupi di zucchero e le tradizioni di Nabeul, in, L’altra Tunisia, 19 giugno 2026 
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Soumaya Bourougaaoui, è docente universitaria di lingua e civiltà italiana presso l’Università di Cartagine – Istituto Superiore di Lingue di Nabeul. Ha conseguito il dottorato nel 2018 in lingua e letteratura italiana, con specializzazione in civiltà italiana, presso la Facoltà di Lettere e di Scienze Umane dell’Università della Manouba, discutendo una tesi intitolata “La comunità ebraica nell’Italia meridionale ai tempi di Federico II di Svevia”. È membro aderente del CERM (Centro di Ricerca sulle Minoranze) dell’Università degli Studi dell’Insubria. I suoi ambiti di ricerca comprendono la storia medievale e lo studio delle minoranze culturali, religiose e linguistiche in Italia e in Tunisia. Ha pubblicato di recente il volume, La Tunisia crocevia di popoli, di culture, di religione, tra passato e presente (Éditions Arabesques, 2026)

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