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Cruciverba boiardesco: ipotesi su alcuni nomi dell’’Innamorato’

72369b53-59ce-4fdd-aa4e-8e80f47db7e2di Ines Labib 

In queste pagine ci si sofferma sui nomi di alcuni personaggi dell’Orlando innamorato, nati dall’inventiva del «più meraviglioso fabbricatore di nomi della letteratura italiana» [1]. La nostra attenzione si porta su alcuni nomi la cui origine è incerta o poco chiara [2] cercando di risalire a un’etimologia che sia coerente con l’origine e profilo del personaggio in questione. Si è partite qualche volta dalla semplice sonorità, ma anche da una voga dell’epoca: la «crittografia» [3]. Si è considerato, infatti, il presupposto che alcuni nomi potessero essere «crittati»: non tanto per nascondere parole da decifrare ma semplicemente per «gioco» (lingua ludens) [4] da parte del nostro poeta. Questo presupposto ci ha autorizzate ad invertire, in alcuni casi, delle lettere che compongono i nomi.

Ci piace immaginare il poeta, intento a creare i nomi – “dilettosi e novi” – dei suoi personaggi. Ed è stato un diletto, anche per noi, andare a ritroso alla ricerca di probabili radici e (ci auguriamo) alcune azzeccate «coincidenze».

Albrizac

Iniziamo con il nome di un «dotto negromante» (O. I., XVI, 15) [5] La sonorità bretone [6] o comunque francese di «Brizac» addita una direzione nella quale cercare. E in Francia troviamo il comune di Brissac (nella quale il conte d’Angiò Folco – Foulques III – detto Nerra eresse una fortezza nel XI secolo) [7] e anche il cognome «Brizac» [8]. Quanto alla particella «al» è un articolo determinativo arabo (molto frequente in spagnolo ad esempio) ma è poco coerente in questo caso…Ma si tratta anche di un articolo definito bretone [9]. Per cui possiamo supporre che il nome di questo negromante provenga dalla «magica» Bretagna [10]. 

Aliel

Rimaniamo in compagnia di un altro negromante, Balisardo. Egli, durante il suo scontro con Brandimarte ricorre a «l’arte de negromanzia» (O. I., II, XI, 41) e «[chiama] il demonio con tempesta,/ Aliel, Libicocco e Calcabrina» (O. I., II, XI, 42). I due ultimi demoni citati sono demoni danteschi [11]. Aliel (la cui «sonorità» è d’altronde molto più «seria») ha invece, stranamente, lo stesso nome di un angelo – non decaduto – citato nel Liber Iuratus honorii, famoso grimorio medievale scritto da Onorio di Tebe [12].

Alzirdo

Alzirdo, «re di Tremisona» (O.I., II, I, 66) [13] ha un nome che ricorda il soprannome «al zurdo» dell’emiro di Granada Mohammad IX, «figura chiave» del Quattrocento [14].. Il nome può anche ricordare quello della dinastia degli ziridi, una dinastia che governò il Nord Africa nel X-XII secolo. 

Agramante, pupo siciliano

Agramante, pupo siciliano

Agramante

Tra i protagonisti principali del poema troviamo Agramante, un giovane re africano, «né in Africa si trova cavalliero/ Che ardisca di guardarlo nel sembiante» (O.I, II, I, 16). Egli ha un nome dall’«etimologia ignota»…A meno che non si invertano le due prime lettere, trovando così un’etimologia coerente con l’origine del cavaliere: la Garamanta è, infatti, «una regione africana, nel Sudan a sud del Sirti, fra la Cirenaica e l’Etiopia; sua capitale, Garama» [15]. E i Garamanti sono un popolo africano [16]. Invertendo le prime due lettere di questa regione avremmo «Agramanta», nome «mascolinizzato» in Agramante. Va notato che Garamanta è citata da Boiardo stesso nel poema: «il re di Garamanta» è un vecchio incantatore (O.I., II, I, 57), al quale succede Martasino («re di Garamanta», O.I., II, XXII, 14). 

Agricane

Agricane è il «re di Tartaria» (O. I., I, IX, 38).  L’origine del personaggio fa portare la nostra attenzione sull’ultima parte del nome: «cane». Pensiamo, infatti, al famoso titolo «khan», italianizzato in «can» e «cane», che viene solitamente messo dopo il nome di sovrani «tartari» 18 come Gengis Khan o Kublai Khan), titolo noto ai lettori del Milione… Per quanto riguarda la prima parte del nome, «agri», l’etimologia latina rimanda alla «terra». Agricane è quindi «signore della terra».

Argalia

Argalia è figlio del re del Catai: provenienza suggestiva che ci fa pensare subito al Milione e a Marco Polo…E Marco Polo è stato il primo occidentale ad aver descritto, nel Duecento, una grande pecora selvatica dalle corne impressionanti: una sottospecie dell’argali (parola di origine persiana) [18], che prese poi il nome di «la pecora di Marco Polo» [19]. 

Agricante

Agricante, ceraamica

Bucifaro

Bucifaro è «il re de la Algazera» (II, XXVIII, 52): toponimo arabo che vale semplicemente ‘isola’ o ‘penisola’, oggi Alcazar Saghir (Murrin), «Gazolla, città africana» (Ponte) [20]…Bucifaro porta il nome di una località algerina nei pressi di Orano, “Bucifar” [21]. E Algazera potrebbe riferirsi quindi, piuttosto, all’Algeria. 

Balisardo

Invertendo due lettere del nome di questo «gigante» (O. I., II, IX, 57) abbiamo la parola «basilardo»: un pugnale medievale [22]. Questa etimologia riecheggia, in modo più chiaro e «significativo», un altro nome: «Balisarda», nome de «lo incantato brando/ Che fabricato fu da Falerina» (O. I., II, XVI, 2). 

Framarte

Framarte, re di Persia, è «re di valimento» (O. I., I, IV, 34). Anche lui porta un nome ispirato da un’arma: «Framea» è, infatti, un «giavelotto dei Germani, detto framea, che è menzionato da Tacito (Germania, 6). Tacito la descrive come una lancia armata di una punta corta, sottile acuta» [23]. Va notato che, in coerenza con l’etimologia dei loro nomi, Balisardo e Framarte sono due temibili guerrieri (non teneri innamorati o buffi cavalieri ad esempio).

Giasarte

È il nome di un personaggio pagano il cui padre «avea acquistata/ Tutta l’Arabia per forza de spata» (O. I., I, III, 8). Egli porta il nome di un fiume dell’Asia centrale, citato nelle imprese di Ciro e di Alessandro Magno [24]. 

orlando-innamorato11Iroldo e Tisbina, uniti nel dolore

Invertendo le lettere del nome Iroldo troviamo la parola «dolori» (coerente con la storia dell’infelice innamorato). Tisbina rimanda invece – in modo più chiaro – al personaggio ovidiano di Tisbe, e i suoi amori contrastati con Piramo. È da notare che il triangolo amoroso Iroldo – Prasildo – Tisbina è originario di Babilonia, «dove la istoria manifesta è aperta» (O.I., I, XII, 4). Lo era anche la coppia infelice di Ovidio, «stranamente» collocata in Babilonia, avendo Ovidio orientalizzato la leggenda greca [25]. Anche il nome di Prasildo finisce con «ldo » (come Iroldo): tre lettere costituiscono il suffisso «dol»: dolore. 

Mulabuferso

«Mula» iniziale ci fa pensare al titolo reale arabo «mulay» («mio signore», solitamente usato di nell’accezione di «mio re»). In questo caso il nome potrebbe essere la contrazione di: Mulay Abu Fares, nome di vari sovrani arabi (fra cui il sultano afsida che governò Ifriqiya – corrispondente all’attuale Tunisia e parti delle attuali Algeria e Libia – e deceduto nel 1434). Malabuferso è il re di Fizano (Fazzen in Libia) [26] e combatte in compagnia di altri sovrani nordafricani: […] Il re de Garbo [27]  e di Bellamarina [28]/ e il franco re de Arzila [29] e quel de Ora no, e il giovanetto re de de Constantina,/ il re di Bolga con quel di Fizano Urtarno e lor destrieri a gran ruina/ Contra Agramante con le spade in mano (O.I., II, XVI, 24).

Riguardo alla città di Bolga (o Borga O. I., II, XVI, 28), menzionata nei versi precedenti, Bruscagli considera che si potrebbe trattare di «l’africana provincia di Boke» [30] (in Guinea). Ma questa collocazione ci sembra poco coerente perché geograficamente troppo lontana rispetto alla provenienza degli altri personaggi nordafricani, fratelli d’armi di questo drappello, e siamo più propense a considerare un possibile riferimento alla città nordafricana di «Barca» o «Barga», in Cirenaica, corrispondente a una regione della Libia attuale [31] (e dal quale proviene giustamente Malabuferso). 

Norandino

Norandino

Norandino e Lucina, uniti nella luce

Norandino, re di Damasco, porta il nome di un «gran persecutore della fede cristiana, principe giusto, però astuto e prudente» [32]: il sultano Norandino che effettivamente fu signore di Aleppo e poi di Damasco nel XII secolo. Il suo nome (Nur Eddine) significa: «luce della religione». E la sua amata porta il nome di Lucina (come la dea, «dalla voce lux, luce perché dà il giorno, e la luce ai bambini») [33], citata anche da Ovidio [34]. Boiardo ha congiunto così i nomi dei due innamorati (il cui amore è tra quelli più forti, sinceri e commoventi del poema) nella stessa etimologia, la stessa «luce». 

Ranibaldo

Si tratta del «duca d’Anversa ch’è buon cristiano» (O.I., II, XXIV, 13). Dando una sonorità fiamminga al nome di questo personaggio, si arriva a un nome (esistente) Rombout… E c’è un santo con questo nome : Rumoldus ossia Rombaldo di Malines (Mechelen), nome che assomiglia a quello di Ranibaldo, e Malines è una città che si trova proprio nella provincia di Anversa.

11283_1Usbego

Finiamo il nostro percorso a Bursa, «in Nattolia» [35], di cui è originario Usbego. Egli è «sobasso»  cioè principe [36]  di Bursa e  turcomano de nazïone» (O.I., II, XXVI, 31). Visto l’origine e titolo del personaggio si può plausibilmente ricondurre il suo nome al sultano mongolo Öz Beg, conosciuto anche come Uzbeg, khan dell’Orda d’oro (1283- 1341) [37]. 

L’etimologia dei nomi presi in esame si riferisce a culture, regioni, epoche e lingue diverse. Sono un’eco della cultura umanistica del poeta, ma anche della propensione all’enigmistica, creando nomi “decifrabili” (e non “ermetici”): si rimane nell’ambito del gioco e dell’indovinello. Ricordiamoci, infine, dei tarocchi di Boiardo: il poeta ha creato delle carte nelle quali ha coniugato il gioco con l’allegoria, e non ne ha fissato le regole. Che sia un gioco di carte, o un gioco di parole,«Boiardo non dà alcuna indicazione su come si possa giocare con il suo mazzo di tarocchi, anzi esorta il lettore ad escogitarne qualcuno: ‘Resta mo a te trovar del gioco l’arte’» [38].

Dialoghi Mediterranei. n. 74, luglio 2025
Note 
[1] Isa BOGHEN, Matteo Maria Boiardo e l’Orlando innamorato : studio, Ferrara, Taddei e figli, 1879: 42. Boghen cita BARETTI. « Altri invece pensarono che li avesse trovati in alcuni principi e principesse delle case regnanti al suo tempo e specialmente di quella d’Este. Tra questi il Panizzi… » Ibid.
[2] Abbiamo escluso i nomi composti (quali Brandimarte o Fiordelisa), le alterazioni (quali i diminutivi come Brunello o Apollino), e abbiamo anche escluso i nomi storici o comunque esistenti (tranne i nomi il cui significato ha una connotazione aggiuntiva). Riguardo agli ultimi, molti nomi possono essere presi in esame come ad esempio Teodoro, figlio del re d’Armenia, che porta il nome di Teodoro II d’Armenia, o « il bon Tebaldo, duca di Borbone » che ha forse ereditato il nome di Tebaldo II di Navarra, figlio di Margherita di Borbone.
[3] Espressione coniata dal famoso titolo dell’olandese Huizinga, ma che risulta già creata da Hyatt CARTER (in Some little Night Musings : 137 HyC Adventures, Author House, 2010: 161). Una «coincidenza » che si augura essere di buon auspicio. cfr. .Jean-Claude MARGOLIN, Sur quelques usages de la cryptographie à la Renaissance, articolo disponibile su OpenEditionBooks (https://books.openedition.org/psn/4260.h). «La cryptographie, ou science des ‘écritures secrètes’ a une très longue histoire […]. C’est à la Renaissance […] et plus particulièrement en Italie, dans la plupart des grandes villes, qu’un véritable ‘service du chiffre’ s’est progressivement installé. On se contentera de citer la Curie romaine, la République de Venise, et la Chancellerie de Florence […] Le premier usage de la cryptographie est […] de nature diplomatique». Ivi: 3.
[4] «Il faut considérer la transposition comme une opération par laquelle on déplace, les unes par rapport aux autres, les lettres d’un texte clair. Ce procédé se retrouve dans les pratiques qui n’ont aucune finalité diplomatique ou politico-militaire, mais qui visent simplement à un divertissement, à une prouesse sémantico- linguistique, ou qui, par aventure, peuvent avoir une signification laudative ou satirique», ivi: 4.
[5] Matteo Maria BOIARDO, Orlando innamorato, a cura di Riccardo Bruscali, Torino, Einaudi, 1995; È la nostra edizione di riferimento.
[6] Pensiamo a toponimi quali Brignac, Vignac, Montennac…
[7] Aristide MATTHIEU GUILBERT, Histoire des villes de France, Paris, Furne Perrotin Fournier, 1845, vol. 3: 530.
[8]« Brizac », «Brizak» o «Brissak» : da «breiz» che è il nome bretone per designare la Bretagna. C. LESIGNE, Brizeux, sa vie et ses oeuvres (d’après des documents inédits), Lille, Imprimerie H Morel, 1898: 29.
[9]  Questo articolo si mette davanti alla lettera L. François VALLÉE, Leçons élémentaires de grammaire bretonne, Saint-Brieuc, Imprimerie Saint-Guillaume, vol. 1: 34.
[10] «Molto diffuso fu pure presso i Drudi bretoni e Plinio parlando di essi dice che « in Bretagna le arti magiche sono coltivate con tanto successo e con tante cerimonie, che i Bretoni possono ammaestrare gli stessi Persiani», in Nuova enciclopedia popolare, ovvero Dizionario generale di scienze, lettere, arti, storia, geografia, ecc. ecc Torino, Giuseppe Pomba e comp. Editori, 1844, Tomo quarto: 1226.
[11]  Nota di R. BRUSCAGLI.
[12] Liber Juratus or the sworne Booke of Honorius (edizione disponibile on line su https://www.esotericarchives.com/juratus/juratus.htm)
[13] Tremisona: «nell’Africa settentrionale, l’odierna Tlemcen (Ponte 418), nota corrispondente di R. BRUSCAGLIA.
[14] Ana ECHEVARIA, Knights on the Frontier: The Moorish Guard of the Kings of Castile (1410-1467: 26
[15] Nota di R. Bruscaglia (O.I., II, I, 57). Cfr Adam MUKSAWA, Ancient Africa — Fully Explained: Geography, Prehistory, Early History and the rise of its civilisations, Barns and Nobel Press, 2021.
[16] I Garamanti sono già ricordati da Erodoto (Treccani). È «gente indomita, e avvezza a rubare tutto di i vicini» secondo Cornelio Tacito, in Opere di C. Cornelio Tacito tradotte in volgar fiorentino: da Bernardo Davanzati, Bassano, 1790, Tomo primo: 356.
[17] «Gli occupatori dell’Asia occidentale sotto Gengis-Khan sono alle volte chiamati Tatari ed altre Mongoli» in Nicola WISEMAN, Su la connessione delle scienze colla religione rivelata, Milano, Volpato, 1856, vol. 1: 168.
[18]  Francis STEINGASS, A Comprehensive Persian-English Dictionary: Including the arabic words and phrases to be met with in persian literature, London, Sampston low, Marston and company, 1992: 39.
[19] https://www.britannica.com/animal/argali
[20] Riccardo BRUSCAGLI, in nota.
[21] Corrispondente a Bou Sfer, una località algerina vicino ad Orano, in Bulletin de la Société de géographie et d’archéologie de la Province d’Oran, tome IX, 1889.
[22] Carlo DE VITA, Armi bianche dal Medioevo all’età moderna, Firenze, Centro Di Editore: 69.
[23] Ernst GUHL, Wilhelm Koner, La vita dei Greci e dei Romani: ricavata dagli antichi monumenti, traduzione di Carlo Giussani Loescher, Roma Torimo Firenze, 1875: 702.
[24] «Iassarte, Jassarte e Giassarte (lat. Iaxartes, Jaxartes, greco lažápras, oggidì Sir – Daria, o Fiume Giallo » in Nuova enciclopedia italiana ovvero dizionario generale di scienze, lettere, industrie ecc, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, 1881, Volume 11: 7.
[25]  Bruno LAVAGNINI, Le origini del romanzo greco in Annali della Scuola normale superiore di Pisa: filosofia e filologia, Pisa, Nistri, 1915: 31.
[26] « l’attuale Fezzan, nella libia occidentale (Murrin) » nota di R. Briscagli (O.I., II, III: 17).
[27] « regno dell’Africa settentrionale, nel Magreb » (nota corrispondente di R. Bruscagli)
[28] « E’ la costa Algerina e Tunisina, al confine col Marocco », ibid.
[29] Si tratta di Assilah, bella città marittima del Marocco
[30] R. BRUSCAGLI, in nota (II, XV: 24)
[31] Francesco GABRIELI, Il Medioevo arabo e islamico dell’Africa del Nord : il Maghreb, Milano, Jaca Book, 1991: 25. «En 554 de l’hégire ce conquéant (Abdel moumen) avait conquis tout le pays alors connu sous le nom de Ifrikia et s’étendant du royaume de Borka à Tilinçane (Tlimsane)», M. BEDIER, Le Sahara-Niger ou Transsaharien, in Bulletin trimestriel de géographie et d’archéologie, Vol. 8: 212.
[32] Tyrius Archiepiscopus Guilielmus, Historia della guerra sacra di Gierusalemme, Venezia, Vincenzo Valgrifi, 1562: 630
[33] Gianfrancesco PRIVATI, Nuovo dizionario scientifico e curioso sacro-profano, Venezia, Tomo sesto, 1747: 35. «Relativamente all’etimologia della parola Lucina, osserveremo che gli autori non sono tutti concordi, Cicerone dice: ‘Luna, a lucendo nominata, cadem est enim lucina’. Così pensa Plutarco, contrariamente all’opinione di Plinio, secondo il quale la parola Lucina deriverebbe dal nome del luogo, ove era consacrato un tempio a questa dea «ab eo loco Lucina nominatur», Giacomo Emilio CURATULO, L’arte di Juno Lucina in Roma : storia dell’ostetrica dalle sue origini fino al secolo XX, Roma, Tiporafia Sallustiana: 40
[34] «Tu lucem nobis, Lucina dedisti», Publius Ovidius NASO, I Fasti di P. Ovidio Nasone tradotti in terza rima dal testo latino, ed illustrato con note dal dottor Giambattista BIANCHI, Venezia, Tommaso Bettinelli: 170.
[35] «l’antica Prusa, capitale della Bitinia», nota di R. Bruscagli.
[36] Nota di R. Bruscagli.
[37]  https://www.britannica.com/biography/Oz-Beg. E’ il nome che ritroviamo nelle parole Uzbekistan e gli Uzbechi
[38] Caterina BALDI, I “tarocchi” di Boiardo nella cultura Rinascimentale, in Acme, settembre-dicembre 2008: 90. 
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Ines Labib, cittadina tunisina e olandese, nel 1997 ha conseguito la laurea  in lingua, letteratura e civiltà italiana, presso la Facoltà di Lettere, Arti e Umanità della Manuba, di Tunisi, nel 2004 ha conseguito il dottorato di ricerca su “L’immagine dell’Oriente e la sua evoluzione, nei principali poemi cavallereschi ed eroici ferraresi (Boiardo, Ariosto, Tasso)”, sotto la direzione del Prof. José Guidi, ottenuto con mention très honorable avec félicitations du jury, Università di Provenza, Aix-Marsiglia. Nel 2005 ha ottenuto Qualification aux fonctions de maître de conférences in italianistica (concorso nazionale francese) e dal 2006 è docente al Dipartimento di Italianistica alla Facoltà di Lettre della Manuba (Tunisi). È autrice di diverse pubblicazioni: Armide et Satan, nouvelles figures orientales: l’influence de la Jérusalem délivrée sur la perception littéraire de l’Orient, in Les belles infidèles de la Jérusalem délivrée, La fortune du poème du Tasse, textes réunis pas Raymond Abbrugiati et José Guidi, Publications de l’Université de Provence, Aix-en-Provence, 2004;  Introduzione a La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, Edizioni Finzi, Tunisi, 2006; Amori proibiti e pensiero eterodosso: Gerusalemme liberata tra dissimulazione e trasgressione in « Esperienze Letterarie », 3/2010; Rinaldo e Clorinda : due percorsi della Gerusalemme liberata in  La Rassegna della Letteratura Italiana», 1/2013;  Ritratti di madri del cinema italiano, in «Nuova storia contemporanea» 2/maggio-agosto 2018;. L’occhiolino dell’Ariosto in «Diacritica», fasc. 26, 25 aprile 2019 [http://diacritica.it/letture-critiche/locchiolino-dellariosto.html]

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