di Nuccio Zicari [*]
Caro Nené,
come stai, che si dice?
Io benone, solo un po’ stanco.
Per me come per te, e molti siciliani della nostra specie, ferragosto è come capodanno, finisce l’estate e inizia l’anno nuovo. Sai, è stato un anno impegnativo per andar dietro alle presentazioni del mio nuovo libro e a tutte le mille cose che faccio, che non bastano ventiquattro ore al giorno; figurati che Giovanna l’altra sera, non riuscendo più a starmi dietro dopo un mese senza mai mangiare a casa, mi ha lanciato un ultimatum e mi disse – O stasera restiamo a casa o se no domani ti lascio – … u sa comu su i fimmini.
Come capita ormai regolarmente, in questo periodo dell’anno, vengo colto da una sana nostalgia di quelle che ti fanno fermare, pensare, ricordare e far sorridere il cuore. Ripenso ai quei giorni quando, uscito da scuola, ti vedevo in via Roma a Porto Empedocle seduto al solito bar a mangiare granita e brioscia e a fumare, tra un cucchiaino e l’altro, le tue immancabili sigarette; sempre circondato di fumo e di gente che ti voleva parlare. Una volta mi chiamasti per andare dal tabaccaio – beddu me, accattami due pacchetti che sono pieno di dolori e non mi posso alzare – per me fu come andare in missione, la ricompensa la conservo ancora. Dieci giugno del 2015, una serata calda e umida, avevo trent’anni compiuti da poco, ricordo che ero andato a cena da Enzo Sacco con Peppe Grillo, un caro amico, e ti vidi pochi tavoli distanti dal mio; quella sera sono riuscito a parlarti per la prima volta da uomo, già non eri in forze e arrancavi con la vista, ma ci tenevi a farci tirare una foto, proprio Enzo ce la tirò. Non scorderò mai quella serata, te e le tue parole, mai di troppo, mai di poco, sempre puntuali come un orologio che sa segnare i tempi della vita.
Nel frattempo ero cresciuto anch’io e col tempo si comprende più la realtà, si diventa più critici verso di essa. Giorno dopo giorno si radicava in me la consapevolezza dei miei mezzi, la fotografia e la scrittura, e sempre più forte il desiderio di lasciare a questo mondo una traccia del mio passaggio. Quanto sia utile questa traccia non spetterà a me dirlo.
Ricordi ancora la mia lettera? Avevo realizzato quel lavoro fotografico proprio sul ferragosto e volevo un tuo parere. Che sciocco! Non avevo considerato che il tempo fuggiva e con esso anche la tua vista, non quella della mente ma quella degli occhi, proprio questa era indispensabile per vedere le mie fotografie.
Oggi ti scrivo per celebrare il tuo compleanno caro maestro, anzi senza maestro perché come rispondi divertito quando ti chiamano così – i maestri su a scola –.
Eppure sei stato proprio tu a insegnarmi molto di quello che conosco, di quello che sono. Mi hai insegnato a cercare il sapere nelle letture antiche, nei libri avrei stretto nobili amicizie seppur lontane nel tempo e nello spazio, compagni fedeli per imparare a leggere la realtà fra le righe. Mi hai fatto comprendere che risorsa preziosa sia essere siciliano, sia di scoglio che di mare aperto; quanto meravigliosa sia la nostra terra nella sua infinita diversità, nella convivenza dei suoi contrasti assoluti, bellezza mediterranea e bagascia dei popoli.
Ma più di ogni altra cosa da te ho appreso il valore di una vita ben spesa, il fine ultimo al quale ogni uomo dovrebbe aspirare. Fare la propria parte di uomo tra gli uomini.
Buon compleanno Nené, a te che sei stato, sei e per sempre sarai.
Realmonte, 6 settembre 2018
Dialoghi Mediterranei, n. 75, settembre 2025
[*] Scrissi questa lettera ad Andrea Camilleri nel giorno del suo ultimo compleanno, l’anno prima che ci lasciasse. Faceva seguito ad una precedente, nella quale gli chiedevo di visionare le fotografie di un mio progetto documentale sul ferragosto in Sicilia. Quel progetto è ancora inedito.
Ma perché pubblicarla oggi? Perché rendere pubblico un scritto così intimo?
Il motivo è semplice. Rileggendo oggi questa lettera, nel centenario della tua nascita, mi rendo conto che essa stessa è un documento. Scrivevo ad uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo, eppure la mia scrittura era tutto fuorché formale, piuttosto semplice, a tratti dialettale, quasi familiare. Allora mi tornano in mente le parole di Ferdinando Scianna, quando durante un’intervista rispose: «la massima ambizione per una fotografia è di finire in un album di famiglia».
Non avrei potuto scrivere questa lettera se non avessi conosciuto Andrea, se non avessi letto i suoi romanzi, se non avessi visto la loro trasposizione filmica, se non avessi vissuto negli stessi suoi luoghi (quelli reali, non cinematografici), se non avessi ascoltato le sue interviste e ammirato i suoi interventi, sempre puntuali, asciutti, ironici, mai banali, a tal punto da citarlo anche nella introduzione al mio ultimo libro HADITHI-Racconti d’Africa.
Questa lettera d’augurio non parla solo di me, ma anche e soprattutto di lui, della sua capacità di rendere semplice la complessità, di saper insegnare senza pedanteria, di dissentire con la sola forza della parola, di dissacrare con la poesia, di raccontare con la ricchezza della cultura e con la lama sottile dell’ironia, di innovare con la tradizione, di vivere nella verità dei valori autentici.
Tornando all’ambizione descritta da Scianna, beh…la mia presuntuosa ambizione sarebbe che questa lettera d’augurio e la fotografia ad essa allegata finisse nell’album di famiglia di Andrea Camilleri. Nel mio c’è già.
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Nuccio Zicari, fin da principio manifesta la sua poliedricità di interessi associando gli studi medici a quelli artistici. Agli esordi si dedica alle arti figurative, dal disegno alla pittura, ma in seguito il suo incontro con la fotografia fa sì che questa diventi il suo strumento di comunicazione più congeniale. Da autodidatta studia meticolosamente la storia dell’arte e della fotografia, frequenta a Milano corsi presso la Fondazione Internazionale per la Fotografia FORMA, la Nuova Accademia di Belle Arti NABA, l’Accademia di Fotografia JOHN KAVERDASH e la LEICA Akademie. Il suo principale interesse è l’aspetto documentario, antropologico, sociale e umanitario della fotografia, sia nel racconto di storie che nei progetti a lungo termine di interesse collettivo. Nel 2017 e 2018 i suoi lavori HUMANITY WITHOUT BORDERS ed SS-115, frutto di anni di reportage sull’immigrazione nel Mediterraneo, sono inseriti all’interno della “Italian Collection”, piattaforma che celebra ogni anno le più importanti storie fotografiche degli autori italiani. I suoi lavori sono stati esposti in Italia e all’estero e pubblicati su riviste nazionali, internazionali e su testi universitari. Dal 2019 scrive articoli per riviste di approfondimento culturale.
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