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Bagnanti a Mondello. Una storia Italiana

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

di Martino Zummo 

C’è un istante preciso, nell’abbaglio del mezzogiorno palermitano, in cui la realtà sembra sfaldarsi per diventare archetipo. Le fotografie qui raccolte non sono semplici cronache balneari; sono frammenti di un’epoca che, nel momento stesso in cui veniva catturata, non sapeva di essere l’ultimo atto di una normalità assoluta.

Realizzati nei due anni immediatamente precedenti l’ombra globale del Covid-19, questi scatti in bianco e nero eleggono la spiaggia di Mondello a palcoscenico di un’antropologia visiva che travalica i confini della Sicilia.

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Mondello non è qui solo un golfo tra il Monte Pellegrino e il Monte Gallo: è la metafora universale della spiaggia italiana, quel “non-luogo” dove l’identità nazionale si mette a nudo, letteralmente e figurativamente.

Il Bianco e Nero vuole essere la Memoria del Presente. La scelta del bianco e nero agisce come un filtro temporale. Sottraendo l’azzurro troppo ovvio del mare e il colore chiassoso degli ombrelloni, l’occhio è costretto a soffermarsi sulle strutture: i corpi, le ombre, i gesti millenari. La sabbia diventa una polvere grigia e senza tempo, una tela su cui i palermitani mettono in scena il loro rapporto con l’esistenza.

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Senza il colore, i “Bagnanti” perdono la contingenza della moda per diventare figure di un’epopea quotidiana. C’è il patriarca che scruta l’orizzonte con la stessa gravità di un antico navigatore; c’è la giovinezza che esplode nei tuffi dal molo, incurante del domani; ci sono le madri, custodi di una ritualità domestica trasferita tra le cabine di legno.

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Perché definire questa serie “Una storia italiana”? Perché nell’affollamento democratico di Mondello si legge la stratificazione del nostro Paese.

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

La spiaggia è lo spazio dove le differenze di classe si attenuano ma non svaniscono, rivelandosi nel modo di stare al mondo: nel design di una sdraio, nella postura di chi legge il giornale sotto il sole cocente, nella meticolosa preparazione del pranzo “al sacco” che sfida le leggi della fisica e della digestione.

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

In queste immagini ritroviamo il  Neorealismo che non è mai morto, quella capacità tutta italiana di trasformare la precarietà in arte del vivere.

La “storia italiana” raccontata qui è quella di un popolo che abita il mare come se fosse il salotto di casa, portando con sé vizi, virtù, eleganze decadenti e una inesauribile fame di socialità.

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Riguardare oggi queste foto, a distanza di pochi anni, provoca un senso di vertigine. 

I corpi ammassati, la pelle contro la pelle nella calca del bagnasciuga: tutto ciò che qui appare come naturale esercizio di libertà, sarebbe diventato, di lì a poco, oggetto di timore e restrizione.

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Questi scatti sono il testamento di un’innocenza collettiva. C’è una tensione vibrante in ogni fotogramma, la tensione di chi si gode il sole senza sapere che l’orizzonte sta per cambiare. Mondello diventa così la metafora di un’Italia splendida e inconsapevole, ferma sulla soglia di un mutamento epocale.

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

Invito a non cercare solo Palermo in queste immagini. Ma piuttosto a cercarsi tra la folla, a riconoscere il suono delle voci che sembrano uscire dal contrasto dei grigi, a sentire l’odore di salsedine e crema solare che il bianco e nero riesce paradossalmente a evocare più di qualsiasi colore.

Bagnanti a Palermo (ph. Martino Zummo)

Bagnanti a Mondello (ph. Martino Zummo)

“Bagnanti a Palermo” è un atto d’amore verso l’umanità colta nel suo stato più vulnerabile e gioioso: quello dell’attesa del piacere, della vacanza come rito di rigenerazione, della spiaggia come ultimo territorio di una libertà condivisa e sfacciata. È la nostra storia, prima che il mondo trattenesse il respiro. 

Dialoghi Mediterranei, n. 78, marzo 2026

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Martino Zummo, fotografo palermitano, laureato in Giurisprudenza, svolge a partire del 1984, per conto di vari gruppi ed enti teatrali palermitani e non, incarichi professionali come fotografo di scena. Alterna ricerche e campagne fotografiche a mostre presso gallerie. Sue immagini sono state pubblicate negli USA e su riviste a diffusione internazionale. Ha esposto in Svizzera, Germania e ha recentemente curato a Palermo una mostra su Istanbul. Past and Present. Ha ricevuto dal Consiglio Regionale Friuli Venezia Giulia un Premio per la sua produzione fotografica quale “migliore autore italiano emergente”. Collabora con case editrici e redazioni di riviste.

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