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Atlante di una straordinaria geografia sonora

978880625302higdi Mario Sarica

David George Haskell con Suoni fragili e selvaggi ci guida lungo sentieri di conoscenza inesplorati, dischiudendo ai nostri occhi, e soprattutto alle nostre orecchie, un orizzonte planetario segnato profondamente dai suoni, nelle loro multiformi espressioni e funzioni, naturali, urbani e domestici, unendo e avvolgendo da sempre la biosfera, configurandosi come principio della vita, delle relazioni e dell’evoluzione biologica e culturale di ogni organismo vivente e di ogni sistema sociale, comunitario e storico, dal più infinitesimale al più complesso e controverso, che è quello della specie umana. Quest’ultima, nel regno animale, dalla natura imprevedibile e dagli esiti che oscillano dalle altezze spirituali del linguaggio musicale di ogni cultura, al degrado e dispersione colpevole di un patrimonio acustico sonoro storico e identitario, così vulnerabile e indifeso. Lo stesso in grado, peraltro, di plasmare e riplasmare ogni forma di materia vivente e di profili antropologici nel perenne disegno ciclico biologico ed evolutivo, fra natura e cultura.

Il volume edito dalla Einaudi, appena qualche anno fa, nel 2023, si configura come un saggio davvero originale, rivelatore e luminoso, dalla natura plurima e dalla profetica vocazione dialogante, sia sul versante della ricerca, attestata dalle acute analisi e rilevamenti sul campo, e ancora dalle insospettabili chiavi di lettura che offre l’autore, in una illuminata interconnessione di lungo periodo dell’energia vitale e fondativa del suono, come linguaggio necessario anche alle cellule. Suoni che comunicano, si trasformano, creano vita, si contagiano, e sorprendentemente ci contagiano, e ci uniscono come uomini sonori al cosmo, ad ogni latitudine.

Dentro un paesaggio attraversato dalla varietà e ricchezza della biodiversità acustica. E tutto ciò prima ancora dell’invenzione straordinaria del linguaggio parlato e musicale. Una postura dunque sonora costitutiva dell’essere al mondo, e dunque insopprimibile bisogno del corpo sonoro biologico dell’uomo di affidarsi alle forme musicali dello spirito del tempo, sorgenti dall’intimo dell’anima, per rappresentare sé e il mondo vissuto o immaginato, in uno slancio di espansione oltre ogni finitudine e limite.

71bswgkp2hl-_ac_ul600_sr600600_L’autore, David George Haskell, docente di Biologia alla University of the South, Sewanee, Tennessee, con raro talento narrativo, e una vocazione innata al racconto, con riflessi a me pare dai colori poetici, rari per un uomo di scienze, sprigionando una forza contagiosa, ci introduce in una dimensione esistenziale, che da sempre accompagna l’avventura umana, ovvero le architetture sonore che alimentano relazioni e scambi, fra le inflessibili leggi che regolano il ciclico fluire della vita. Ed ecco così davanti a noi prendere forma territori sconosciuti e cangianti, osservati da questo versante inconsueto, ricco di sorprese inaspettate, tra “Meraviglie acustiche, evoluzione creativa e crisi sensoriale”. E Askell lo fa con una scrittura densa, dalle tante rifrazioni, da dove emergono insospettabili relazioni sonore interconnesse reciprocamente dipendenti, decisive per il destino vitale di ogni organismo presente sulla faccia della Terra. E dallo stupore e dalla meraviglia si giunge, lungo questo itinerario in aree di allarmante afasia, di silenzio inquietante, dal quale si leva un accorato grido di allarme sul rischio di una perdita grave del patrimonio acustico e sonico, da catalogare fra i beni universali cosiddetti immateriali, e dunque da tutelare e salvaguardare. E tutto ciò a causa dell’invasivo, babelico e devastante inquinamento acustico e antropico, che avvolge la nostra convulsa e rumorosa quotidianità e il paesaggio terrestre globale.

«Nascendo – scrive Haskell – ripercorriamo d’un colpo 400 milioni di anni di evoluzione. Da creature acquatiche ci trasformiamo in abitanti dell’aria e della terra». Pura emozione, questo racconto che tocca ognuno di noi, coinvolgendosi ancor di più quando Askell scrive sul mistero del nascere, indelebilmente legato alla percezione dei suoni dal grembo materno. 

«La nostra prima e unica esperienza del suono prima della nascita è stato il brusio e il palpito di un bozzolo acquoreo. Erano la voce di nostra madre, l’afflusso del suo sangue, il respiro che riempiva i polmoni, il trambusto della digestione a raggiungerci. Più deboli filtravano le voci del mondo esterno, da luoghi inimmaginabili per il nostro cervello in gran parte ancora informe. Fluidi e tessuti corporei attutivano i toni alti, perciò le nostre prime percezioni sonore sono state note basse e spesso ritmiche, secondo le pulsazioni e i movimenti del corpo materno».

Muovendo la narrazione sulla restituzione di esperienze vissute in prima persona, Askell in Prefazione ci avverte che «Il miracolo delle voci viventi della Terra ha origini recenti, e fragili. Per oltre nove decimi della sua storia, alla Terra è mancato qualsiasi suono di tipo comunicativo». E così, incredibilmente, per milioni e milioni di anni la terra e i suoi abitanti non sono stati in grado di comunicare con i suoni, ascoltandosi reciprocamente. L’incessante evoluzione del globo terracqueo e delle sue infinite creature viventi, arriverà dunque ad attivare una strategia sonora di comunicazione mai sperimentata prima dagli esiti sorprendenti. «Una volta evolutesi – aggiunge Askell – le voci degli animali crearono reti che permisero di conversare e connettersi quasi all’istante, anche a grande distanza, come per telepatia (…). Il suono non si limita a collegare gli animali: con toni, timbri, ritmi e ampiezza variabili, consente di formare messaggi pieni di sfumature».

Comunicare attraverso i suoni ha costituito incredibilmente la chiave di volta per l’innovazione e la crescita, secondo un imperscrutabile disegno di progressiva evoluzione fisiologica declinata alla variante specie umana. «È un paradosso: il suono è evanescente, eppure al suo passaggio mette in contatto e risveglia il potenziale latente dell’evoluzione biologica e culturale, un potere generativo che ha agito per centinaia di milioni di anni e ha prodotto la straordinaria varietà dei suoni della vita sul pianeta».

Il saggio di Haskell si sviluppa armonicamente, e con una incredibile e fitta rete di connessioni, in sei Parti. Il racconto dell’autore, che ti cattura e ti guida lungo un percorso di ricerca e studio avvolgente e coinvolgente, ha inizio dalle Origini, ovvero con “Suoni primordiali e antiche radici dell’udito”, per poi passare a “Unità e diversità” per concludere con “Baratti e distorsioni sensoriali”. Altrettanto intrigante la Parte seconda dal titolo “Un fiorire di suoni animali”, che introduce a “Predatori, silenzio, ali” e a “Fiori, oceani, latte”. Davvero fondativo, luminoso e di grande interesse, dall’energia narrativa seducente, “Il potere creativo dell’evoluzione” della Parte terza del saggio, che approfondisce i temi di “Aria, acqua, legno”, “Nel frastuono”, “Sessualità e bellezza”, e ancora “Apprendimento e cultura vocale”, per chiudere con “I segni del tempo profondo”.

9788806236779-1000Una riflessione davvero originale, e indubbiamente preziosa per un ripensamento dei legami profondi tra il corpo sonoro dell’uomo, paesaggio naturale e contesto culturale storico, emerge poi con forza in “Musica e senso di appartenenza nell’uomo”. Il racconto in questo caso inizia con le prime materie naturali che hanno messo in relazione gli iniziali e timidi pensieri musicali dell’uomo, segnando l’età dell’astrazione della trascendenza da sé e dalla realtà vissuta, con “Osso, avorio e respiro”, “Spazi risonanti” e “Musica, foresta, corpo”. La Parte quinta di “Suoni fragili e selvaggi” ci conduce sulla scena della nostra inquieta e problematica contemporaneità con l’imminente pericolo di una implosione sonica, con “Riduzione, crisi e ingiustizia”, osservando con angoscia lo stato delle “Foreste”, “Oceani, “Città”.

Askell affida poi l’accorato congedo con il lettore con “Ascoltare”, che dà il titolo alla Parte sesta, richiamando l’urgenza di ritrovarsi “Nella comunità” e nel “Passato remoto, nel lontano futuro”. Rigorosi ed esaustivi poi la Bibliografia e l’indice analitico.

In conclusione, dopo questo lungo viaggio dentro i suoni, lasciamo parlare ancora una volta Askell, impagabile, fedele e speciale compagno di viaggio.

«Oggi la varietà dei suoni del mondo è in crisi. La nostra specie è tra i massimi vertici della creatività sonica, e allo stesso tempo il principale distruttore della ricchezza acustica del mondo: la devastazione degli habitat e il rumore antropico stanno cancellando questa diversità ovunque. Mai nella storia della Terra i suoni erano stati così abbondanti e variegati, e mai erano stati in pericolo. Viviamo in bilico fra tesori e espoliazione».

Le parole di Askell, così puntuali ed emozionanti nella capillare descrizione di ogni sfumatura sonora della fonosfera, ci affidano alla fine un monito, un appello, la responsabilità etica e civile di custodire e valorizzare questo prezioso patrimonio di suoni fragili e selvaggi. 

Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026

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Mario Sarica, formatosi alla scuola etnomusicologica di Roberto Leydi all’Università di Bologna, dove ha conseguito la laurea in discipline delle Arti, Musica e Spettacolo, è fondatore e curatore scientifico del Museo di Cultura e Musica Popolare dei Peloritani di villaggio Gesso-Messina. È attivo dagli anni ’80 nell’ambito della ricerca etnomusicologica soprattutto nella Sicilia nord-orientale, con un interesse specifico agli strumenti musicali popolari, e agli aerofoni pastorali in particolare; al canto di tradizione, monodico e polivocale, in ambito di lavoro e di festa. Numerosi e originali i suoi contributi di studio, fra i quali segnaliamo Il principe e l’Orso. Il Carnevale di Saponara (1993), Strumenti musicali popolari in Sicilia (1994), Canti e devozione in tonnara (1997); Orizzonti siciliani (2018).

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