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Aristocrazia e Logge massoniche tra Trapani e Tunisi. La storia di un barone

Posted By Comitato di Redazione On 1 luglio 2021 @ 03:03 In Migrazioni,Società | No Comments

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Tunisi, primi 900

di Alfonso Campisi

Il barone Crispino Campisi partì il 24 luglio 1860 dal porto di Trapani per dirigersi verso le coste tunisine. Giovane, bello, ricco e folle amante dei giochi di carte, vive in una Sicilia feudale del XIX secolo, dove alcune famiglie nobiliari si dividevano tutte le risorse, le ricchezze agricole, immobiliari e l’industria estrattiva dell’Isola. Pochissime famiglie gestivano l’intera economia della più grande isola del Mediterraneo. Infatti il «sistema feudale» definiva la relazione di tutti coloro che controllavano o lavoravano la terra, la più grande fonte e misura di ricchezza della Sicilia fino al XIX secolo, sia per il suo valore agricolo che per i minerali, il legno o l’acqua.

Dal più grande monarca al servo più umile, il sistema feudale ha tenuto ogni uomo «al suo posto». I prìncipi feudali definivano i doveri dei proprietari terrieri aristocratici. In Sicilia, alcune famiglie applicavano il «sistema franco» di trasmissione delle terre ai loro feudi; questo sistema francese preferito dai Normanni all’origine dell’occupazione della Sicilia nell’XI secolo, stabiliva l’eredità attraverso la primogenitura maschile. 

Crispino Campisi era il primo di sette figli, quattro femmine e tre maschi e, anche se non aveva ancora ereditato il titolo di barone da suo padre, tutti in città lo chiamavano «Signor Barone». Era il primo erede di una fortuna inestimabile, migliaia e migliaia di ettari di terreno che andavano da una punta all’altra della Sicilia. La sua proprietà era così vasta che Crispino Campisi non sapeva dove si trovassero le sue proprietà, nemmeno suo padre, il barone, vi aveva mai messo piede!

Il «Palazzo dei Baroni Campisi» (XIX secolo) si trova ed è tuttora visibile sul viale principale di Sambuca di Sicilia, oggi uno dei «borghi più belli d’Italia» vicino ad Agrigento (antico nome Girgenti). All’epoca era un villaggio in piena campagna, polveroso, a parecchie ore di carrozza dalla città di Palermo, capitale economica e politica dell’Isola, dove tutti i nobili siciliani amavano ritrovarsi per passare del tempo con delle belle ragazze e giocare a carte. Era consuetudine, che gli uomini aristocratici siciliani trascorressero due o tre giorni al mese a Palermo, per «affari» dicevano… ma in effetti, era l’unico momento in cui gli aristocratici potevano incontrare le loro amanti nei bordelli palermitani dove il piacere della carne non aveva nulla a che vedere con i loro rapporti coniugali.

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Tunisi, primi 900

Don Fabrizio Gèrbera, Principe di Salina, detto il Ghepardo, a cui si è ispirato il celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, affermava «che dopo 40 anni di matrimonio non conosceva nemmeno l’ombelico di sua moglie» che gli aveva dato nonostante tutto una prole abbastanza numerosa!  Questo spiega le innumerevoli andate e ritorno dei nobili siciliani a Palermo.

Crispino Campisi, ancora molto giovane, comincia così a conoscere i piaceri della vita e a scoprire le sue due grandi passioni: le donne e le carte. Durante i suoi soggiorni a Palermo spesso di nascosto del padre, già vecchio, perderà giocando a carte fortune colossali, feudi interi, palazzi, beni immobiliari di ogni genere… che diventeranno in così poco tempo proprietà di altri nobili siciliani. La rovinosa follia delle carte si impadronì del barone e una buona parte della sua fortuna sarà sperperata! Rientrato al Palazzo di Sambuca dopo sei ore di viaggio nella sua carrozza trainata da sei cavalli, schivando i banditi che in quel momento attaccavano nei sentieri più isolati le diligenze dei nobili, il padre gli chiese di lasciare immediatamente il palazzo, rivolgendosi a costui con questa celebre frase: “Figlio ingrato, vergogna su di te, hai disonorato il nostro nome. Ho dato ordine a tutte le banche di Palermo di non farti più credito”!

Inseguito dai suoi creditori ai quali doveva molto denaro, decise allora di lasciare in barca la Sicilia per la Tunisia con una giovanissima coppia, due contadini del villaggio che anch’essi fuggivano verso Tunisi a causa di un matrimonio che era stato loro imposto e che essi non volevano. All’epoca, in Sicilia, «la fuitina», la fuga, era abbastanza praticata nell’Isola.  Questa evasione prematrimoniale, spesso utilizzata in Sicilia e in tutta l’Italia meridionale, mirava quindi ad evitare il matrimonio combinato dalle famiglie e talvolta veniva realizzata in accordo con una o entrambe le famiglie dei giovani, per ragioni economiche o «perdita di verginità» così cara ai bigotti religiosi siciliani dell’epoca! A volte era la madre della ragazza che organizzava e favoriva la fuga durante la notte e preparava la «truscia» tradizionale, il corredo della sposa, contenente vestiti, lenzuola, tovaglie, piumini, soldi.

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Lettera inviata dal vice-console d’Italia a Sousse al direttore generale della Sicurezza nazionale, Ministero degli interni italiano per informarlo delle attività rivoluzionarie praticate dal massone Vincenzo Campisi (Archivio nazionale, Roma)

È grazie a questa coppia, che il barone Crispino Campisi, arriverà in barca il 24 luglio 1860 al porto della Goulette. Si stabilì poi e per alcuni anni al Bardo, frequentando le logge massoniche prima di fare ritorno, alla morte del padre, nella sua Sicilia natale per continuare questa volta ad amministrare i suoi beni. Rimase per sempre grato alla Tunisia e i rapporti dei Campisi con Tunisi continuarono fino al 1943. Alla sua morte, suo figlio Vincenzo Campisi, farmacista, arrivò in Tunisia nel 1904, aprì la sua farmacia e si stabilì a Bizerte.

In effetti la creazione delle prime Logge massoniche in Tunisia, risale all’epoca pre-coloniale, anche se il loro sviluppo è abbastanza modesto prima dell’instaurazione del protettorato francese nel 1881. A partire dal 1885, in Tunisia, si potevano contare due logge italiane e una loggia inglese. La loggia «La Nouvelle Carthage», invece, era sotto obbedienza del Grande Oriente di Francia, formata evidentemente da massoni francesi. 

Grazie alla vicinanza geografica della Tunisia con la Sicilia e soprattutto alle relazioni storiche che hanno sempre legato le due sponde del Mediterraneo, la Massoneria ha sempre assicurato un porto sicuro ai patrioti siciliani perseguitati dai Borboni, sia per la tolleranza del governo locale del Bey, sia per la posizione strategica dei due Paesi, che hanno permesso il commercio e lo scambio di informazioni utili alla politica e alle scelte interventiste, resilienti, per l’unificazione dell’Italia.

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Tunisi, primi 900

Numerosi massoni, in particolare i «Carbonari» (membri appartenenti alla «Carboneria», società segreta italiana del XIX secolo, che lottava per l’unità nazionale e lavorava al trionfo delle idee rivoluzionarie), hanno trovato rifugio nelle vicine terre mediterranee, e alcuni si sono attivamente integrati nel tessuto sociale del paese ospitante con attività commerciali, artigianali e agricole. Sarebbe quindi naturale considerare da un punto di vista massonico, la Tunisia come continuazione del territorio di Trapani.

Lo scambio di informazioni tra i rifugiati patriottici presenti in Tunisia e in Sicilia, in Piemonte e a Malta, è stato facilitato dalla presenza dei Trapanesi nelle Logge di Tunisi; questi, hanno contribuito a rafforzare ulteriormente i rapporti tra le Logge di Trapani e quelle di Tunisi. Tra i massoni siciliani, gli archivi fanno quindi riferimento al figlio del barone Campisi, il giovane farmacista, Vincenzo, arrivato in Tunisia nel 1904, installato a Bizerte e che lavora in una farmacia della città. Nel 1907 fondò «La Voce del Lavoratore», giornale socialista indipendente e collaborò con il giornale «Il Risveglio», noto per gli attacchi contro le autorità consolari italiane.

Così, con la grande immigrazione dalla Sicilia occidentale e soprattutto da Trapani, verso la Tunisia all’inizio del XIX secolo, i movimenti migratori sono stati raggiunti anche dagli esuli politici che si sono trasferiti dall’Algeria e dall’Egitto vicini, in cui la presenza italiana era pure molto numerosa, senza tuttavia superare quella della Tunisia. L’unione di questi italiani di Tunisia, Algeria ed Egitto è stata connotata dalla coscienza collettiva della loro italianità e del loro «sentimento mediterraneo».

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Tunisi, primi 900

È chiaro che l’informazione dei Paesi mediterranei è stata utile sia ai laici italiani per la preparazione della «Rivoluzione», sia poi al dibattito operativo nelle Logge massoniche. Documenti disparati permettono di affermare ciò che non si dice quasi mai, è che proprio nel momento in cui queste Logge massoniche proliferavano con ideali di libertà, di giustizia ecc., la libertà dei massoni di Trapani diminuiva sempre più, perché costretti a subire gli interventi dei Borboni, con il rafforzamento della guarnigione militare, per paura di un possibile sbarco dei rivoluzionari e delle truppe straniere nella capitale.

In Italia il dibattito politico pro-repubblicano mazziniano, volteriano, così come i principi di libertà e di indipendenza, hanno contribuito all’ascesa di diverse Logge italiane nella vicina Tunisia. Tra gli ordini più importanti che hanno prestato obbedienza al “Grande Ordine” della Massoneria Italiana tra il 1861, anno dell’Unione Politica d’Italia, e il 1971, possiamo citare: Cartagine e Utica, Segretezza, Attilio Regolo, Concordia e Progresso, Oberdan, Mazzini e Garibaldi (queste due ultime furono fondate un po’ più tardi nel 1929). La massoneria italiana in Tunisia, a mio avviso, rappresenta una delle forme più intelligenti, sottili e allo stesso tempo più nascoste di questi legami storici che anticiperanno il protettorato francese in Tunisia.

Dialoghi Mediterranei, n. 50, luglio 2021
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Alfonso Campisi, docente di Filologia romanza e di Letteratura italiana presso l’Università de la Manouba-Tunisi, è nato a Trapani Presidente della Cattedra “Sicilia per il dialogo di Culture e Civiltà” e dell’AISLLI, Associazione internazionale per gli studi di lingua e letteratura italiane, per la diffusione della lingua e cultura italiana nel continente africano. Collabora con le università di Pennyslvania, Philadelphia e Montpellier. È autore di numerosi studi sul Mediterraneo. Le sue ultime ricerche si focalizzano sull’identità, la lingua e la storia dell’emigrazione siciliana in Tunisia e negli Stati Uniti. Fra i suoi libri per la maggior parte in francese ricordiamo: Ifriqiyya e Siqilliyya, un jumelage méditerranéen (2010), Filologia siciliana e le diverse parlate di Sicilia (2013); Trilinguisme en Tunisie (2013); Memorie e conti del Mediterraneo: l’emigrazione siciliana in Tunisia XIX e XX secolo (2016).

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