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Amore ed identità: storia di una coppia mista

di Ada Boffacopertina

Albert Memmi, scrittore tunisino, esponente di spicco della letteratura franco-magrebina, ha pubblicato nel 1984 il romanzo Agar (Éditions Gallimard), dando voce, per la prima volta, alla tematica dell’amore intra-culturale, tra persone di Paesi, culture, tradizioni e lingue diverse. L’autore ha saputo esprimere dentro una storia romanzata un fenomeno sociale che stava coinvolgendo la Francia ed il popolo francese, ovvero l’ondata migratoria proveniente dai Paesi del Nord Africa dagli anni ‘50 in poi. Albert Memmi ha analizzato il fenomeno migratorio scrutandolo dall’interno, dalla serratura di una porta, osservando in maniera silenziosa la sfera privata, lontano dalle considerazioni storico-politiche inevitabilmente legate alla sfera sociale. Lo scrittore ha sovvertito lo sguardo, il punto d’osservazione, indagando e rintracciando le origini del sentimento amoroso fino al raggiungimento delle profonde radici culturali.

Il romanzo di Memmi è un libro attuale nell’Italia di oggi, così come lo era nella Francia degli anni ottanta, quando le relazioni sentimentali intra-culturali sono ancora giovani, incerte, suggeriscono e animano interrogativi ed incomprensioni, hanno scarsa voce letteraria, non hanno topoi né eroi di riferimento, non hanno ancora trovato un’identità.

Agar è la storia d’amore tra un giovane medico ebreo e tunisino ed una studentessa cattolica e francese che si sposano a Parigi e successivamente vanno a vivere a Tunisi. È un amore fatto di aggettivi, di caratteristiche e di categorie, declinato secondo i quattro casi della famiglia, della cultura, della religione e della lingua.

Il romanzo, così come viene attualmente pubblicato, consta di due prefazioni, risalenti a due periodi storici differenti, la prima è stata scritta nel 1963 mentre la seconda è del 1984, edite a quasi vent’anni di distanza l’una dall’altra. Nella prefazione del 1963, Alber Memmi, apre l’opera così scrivendo:

«Agar est celui de mes livres qui a été le moins bien compris. On a voulu y voir l’histoire d’un amour condamné, en quelque sorte par définition. J’aurais jeté l’anathème sur tous les mariages mixtes. Faut-il croire que l’accord est à jamais impossible entre un homme et une femme qui ne sont pas du même sang ou simplement du même ciel? Ce serait faux, inhumain et rétrograde»[1].

Lo scrittore tunisino afferma in maniera provocatoria di aver gettato l’anatema sulle relazioni miste ma offrendo uno spiraglio di apertura e di libertà nei confronti dell’altro. Il lettore che si appresta ad intraprendere la lettura del romanzo deve innanzitutto comprendere che Agar è una storia d’amore qualunque, sulla quale gravano problematiche che metterebbero a dura prova qualsiasi rapporto sentimentale. I valori fondanti della coppia sono gli universali di ogni rapporto di fiducia e di amore: a partire dalla forza e dal coraggio dell’unione e dalla convinzione che questo sentimento debba essere costantemente contrattato e condiviso.

Per ribadire ed avvalorare l’assolutezza del sentimento, Memmi insiste sul significato universale della coppia, e nella seconda prefazione del 1984, continua così:

«Qu’on n’y voie pas un pessimisme excessif. Le couple est la chance de l’être humain, et peut-être de l’animal, je le pense fortement. Nous ne pourrions guère vivre sans ces multilples relations de dépendances réciproques, qui forment la trame de notre existence. Mais tout duo est aussi une permanente et difficile négociation»[2].
Albert-Memmi

Albert Memmi

Gli errori fatti da entrambi i protagonisti, durante il loro percorso di coppia, avrebbero avuto ugual peso, se fossero stati commessi da due amanti appartenenti ad un’unica cultura d’origine.

La difficoltà di questo tipo di relazione è il contesto, è la comunità di appartenenza, come dice Memmi: «La communauté, mon cher, la communauté c’est notre mère»[3]. Questo tipo di amore deve essere calato nella coscienza sociale e collettiva, non può avere una dimensione privata, non può chiudere la porta di casa e negare l’accesso al mondo, non può parlare un’unica lingua, non può evitare lo sguardo degli altri, non può sfuggire alla questione identitaria, merita di essere conosciuto e riconosciuto, e per farlo, ha bisogno di essere spiegato e raccontato.

La storia di Agar non resiste al richiamo delle proprie radici e si ferma alla crudele consapevolezza del protagonista che riassume il suo dolore con questa lucida affermazione: «Tout le monde était d’accord, et que’elle même en semblait convaincue, parlant ainsi, je me persuadais enfin que le Nord c’etait elle et le Sud c’était moi»[4]. Il fallimento della relazione non è accettabile dai protagonisti, accusati di essere stati troppo deboli e manchevoli di forza e di libertà.

Con questo romanzo Memmi fa un appello a tutti coloro che amano e che si amano, rivendicando l’amore come sentimento di libertà e di coraggio. L’amore è un sentimento che esige una libertà interiore. Il libro si apre con una dedica che accomuna l’autore al proprio lettore, rafforzando l’immedesimazione: «A ma femme».

Dialoghi Mediterranei, n. 37, maggio 2019
Note

[1] trad: «Agar è dei miei libri quello che è stato meno compreso. Hanno voluto vederci un amore condannato, in qualche modo. Io avrei gettato l’anatema su tutti i matrimoni misti. Bisognerebbe credere che l’unione tra un uomo e una donna che non sono dello stesso sangue o semplicemente dello stesso cielo è impossibile?».
[2] trad: «Che sia un pessimismo eccessivo. La coppia è l’occasione dell’essere umano, e forse anche dell’animale, lo penso fortemente. Noi non potremmo vivere senza queste molteplici relazioni di dipendenza reciproca, che formano la trama della nostra esistenza. Ma qualsiasi coppia è anche una difficile e permanente negoziazione».
[3] trad: «La comunità, mio caro, la comunità è nostra madre!».
[4] trad: «Tutto il mondo era d’accordo, e lei stessa ne sembrava convinta, parlando, io mi convinsi che lei era il Nord ed io ero il Sud».
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Ada Boffa, attualmente insegnante d’italiano L2 ed esperta di Studi Berberi, ha conseguito il titolo di Laurea Magistrale in Scienze delle Lingue, Storie e Culture del Mediterraneo e dei Paesi islamici, presso l’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, discutendo una tesi in Lingua e Letteratura Berbera: “Temi e motivi della letteratura orale berbera: racconti tuareg dell’Aïr”, svolta in collaborazione con tutor esterno presso l’Università di Parigi, INALCO. Ha partecipato al convegno ASAI, Africa in movimento (Macerata 2014), presentando un paper sulla favolistica tuareg.
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