di Danilo De Marco
Vivono in me, inesauribili, le risonanze degli echi di due persone, diciamo tra letteratura e vita vissuta. La prima eco è preziosamente incastonata nella stessa mia esistenza fin dall’infanzia: quella del partigiano Sergio Cocetta.
La seconda, incontrata più o meno nello stesso periodo delle mie prime frequentazioni con Claudio Magris, a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 del secolo passato, con lo scrittore, allora jugoslavo, Predrag Matvejevic.
Una sovrapposizione di storie che coinvolge non solo questi tre protagonisti, ma grazie a loro, aiuta a capire quelle vite e molte altre e scoprire luoghi, o meglio ‘paesaggi’, tra vita, narrazione e letteratura.
Di Claudio Magris – che scivola tra gli interstizi di queste due vite, mettendole in relazione fra di loro, diventandone lui stesso, almeno per me, collante prezioso, quanto necessario, di questo che inizio brevemente a raccontarvi – avevo già letto L’anarchico al bivio, poi Danubio e Un altro mare assieme al Conde, mentre Microcosmi arriverà più tardi.
Proprio in quegli anni, periodo che corrisponde al mio trasferimento a Parigi, si fa più densa la frequentazione sia con Predrag che con Claudio.
A Parigi Predrag teneva dei corsi alla Sorbona. Leggo i suoi libri, tra gli altri Breviario Mediterraneo, Tra asilio ed esilio… Ne nasce una profonda amicizia. Mi piacerebbe chiamarla, complicità, culturale e politica. Sempre a Parigi ci vediamo spesso con Claudio nelle sue scorribande francesi. E poi il nostro viandare tra una riva e l’altra della Senna.
Ma andiamo per ordine…se mai fosse possibile in questo andare e ritornare di una memoria che, rinuncia a un prima e un dopo, lavora piuttosto come un collage, o meglio ancora come delle immagini latenti sottoesposte che sovrapposte richiamano alla memoria i vari piani dell’esistenza senza scandirli temporalmente, nel tempo curvo della vita e della narrazione.
A Parigi inizia una sorta di racconto fotografico degli incontri: con Jacque Le Goff, Maurice Nadeau, George Steiner… ma anche alla libreria storica les Cahiers de Colette…
Nella primavera del ’92 raggiungo Trieste. Con Claudio, dopo un saluto a Nonna Anka e un passaggio da Libero, il suo oste preferito, si parte per Punta Salvore assieme a Marisa Madieri.
Ero appena rientrato dalla Cina. La mia prima foto stampata di quell’indimenticabile lungo viaggio, fu anche il mio dono a Claudio.
Mentre viaggiavamo in macchina verso Punta Salvore, alla ricerca delle tracce di Enrico Mreule, il personaggio di Un altro mare, accenno a Claudio di quella persona che per me è stata un vero e proprio Centauro Chirone.
Quel partigiano frequentato fin della mia infanzia, dall’altisonante nome di battaglia – El Cid Campeador – (salito in montagna a 19 anni a decimare e a farsi decimare). Troppe le similitudini, le vicende umane, tra quel partigiano e Enrico Mreule…prima!
Parecchi anni dopo, in Utopia e disincanto ritrovo di nuovo uno stato dell’animo di quel mentore della mia infanzia e giovinezza, per ritrovarlo poi nella marasmatica sovrapposizione di storie e personaggi narrate in Alla Cieca, in quel Salvatore Cippico, ut per speculum in aenigmate… senza dimenticare di aggiungere al rimando dello specchio quello del senso storico e simbolico tra i due.
Ma anche quello che, come dice bene Ernestina Pellegrini a proposito di Alla Cieca – detriti sperduti nella immensa discarica della grande storia – quella “frantumaglia che ancora galleggia”.
Ricordo di avergliene regalata una copia al Cid, subito dopo averlo letto Alla Cieca.
Ne parlammo poi, più volte, durante i nostri interminabili incontri alla luce delle candele, che duravano fino all’alba, in quel sottoscala, ultimo rifugio restatogli, dove con forza titanica ha resistito per anni.
Non serviva accennare direttamente al libro. Da quei detriti di storie lui ricavava tempi narrativi, trame e pensieri, e assieme mi accorgevo di un senso di perdita e sconfitta che lo accompagnava. Ci dicevamo sempre che dovevamo incontrarci tutte e tre assieme…con Claudio…cosa che ci è riuscita con Predrag, ma sfuggita con Claudio.
La libertà, uno dei temi fondanti della scrittura di Magris… e sulla libertà… il Cid ripeteva spesso… la libertà non è libera… Lui, uomo perennemente in rivolta.
La libertà, «la rivelazione di un Assoluto che non può raggiungere, ma senza il quale non può vivere». E questa libertà, l’assoluto della libertà, sbriciolata dal disincanto, però non arrendevole, sconsolato mai scoraggiato… e la consapevolezza che solo la fedeltà alle cose e ai valori che giustifichino una vita, quel tentativo di avvicinarsi all’assoluto… forse avevano un senso.
Stimolato da letture o visitando mostre d’arte, da sempre sorge in me l’estrema curiosità di conoscere gli uomini che creano le opere che più mi toccano e mi sollecitano.
Incontrare gli autori è sempre stato per me fondamentale per capire quanto di “coerenza”, termine sempre arrischiato se non preso con cautela, ci fosse tra l’opera e il suo autore. Come non pensare alla persona che ha scritto quello o, dipinto quell’altro? Chiedersi come potrebbe essere nel suo darsi nel quotidiano?
Tra pensiero e azione, mi sono sempre detto e continuo a dirmi, ci deve pur essere coerenza, non per questioni di principio dunque etiche, che potrebbero essere anche pericolose se prese come un dogma, ma perché la mente e il corpo, il pensiero e quello che la nostra mano riesce a creare, il comportamento insomma, sono unite nel loro operare vita. Conta la vita, non il giudizio sulla quella vita.
Un viaggio nella persuasione insomma… per me doveva, deve, contenere queste premesse… E, se possibile nella stesura incarnata di quella vita, in quel percorso creativo, non perdere la speranza e proteggere la poesia.
Ecco che la scrittura di Claudio mi accompagna, ostinata, su questi motivi, nell’intricato cercare conferme ma con continue domande molte volte senza risposte. E forse proprio da quella ricerca di risposte che non arrivano, stanno la forza e la necessità delle questioni e delle vite di cui Magris dice e scrive.
E il mare non poteva mancare anche …in queste foto…il mare forse un ulteriore Assoluto? Quel nostro viaggio nell’isola di Cherso fino a raggiungere Miholaščica e poi arrampicarsi su quella roccia dove l’uomo, con gli stessi sassi, si è costruito il suo rifugio: Lubenice.
Da vero Argonauta, Claudio esplora l’infinità degli spazi e quel suo mettersi a guardare e sentire il mare. Come non pensare a Caspar David Friedrich e a quel suo viandante che forse non preferisce l’orizzonte utopico del mare ma l’ostacolo delle montagne?
E poi alla ricerca dei personaggi dimenticati dalla storia, quelli che qualcuno ha chiamato i Senza storia che invece sono proprio il sale della storia e ben presenti in Microcosmi. Da Edi, il pescatore a Martinšćica con la sua spiaggia, fino all’arrampicata di Lubenice, dove Rosaria vive con il padre attore di tre guerre sempre fratricide a seconda dello spostamento dei confini.
Il mare della Persuasione e della rettorica…..fra l’essere tutt’uno tra quel che si dice e l’esibirlo per convincere sé e gli altri della sua presunta ragione superiore, la distinzione tra quello che è vita e quello che è letteratura.
E ancora per Claudio Magris, la sua scrittura: rappresenta un intramontabile principio dialettico per cui la verità stessa non sarebbe: ma l’arte è necessaria… Le parole: e cercare di statuire il giusto…leggere tra le righe ma non sopra…appunto! Non la stesura di un capolavoro. Conta di più la vita.
L’arte che per Magris è la sua scrittura. E il mare, cadenzato dalla sua inesauribile risacca che porta con sé tutti i tratti dell’esistenza e, poco dopo, se li riporta via, cancellando quello che, poco prima aveva disegnato.
Grazie a Claudio che in tutti questi anni è riuscito con la sua scrittura e con la sua vita a donare quell’alone di significato che mi ha permesso di unirlo a due persone che per me sono state care e importanti, diventando così, anche a proposito di queste fotografie «quel volto, il suo di Claudio, che si riflette in un’acqua che scorre».
Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025
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Danilo De Marco, fotografo e giornalista indipendente da ormai più di 25 anni, ha collaborato con i più importanti quotidiani, settimanali e mensili italiani: dal Corriere della Sera alla Repubblica, dall’Unità al Manifesto, Internazionale, Avvenire, Carta ecc…In Francia con Le Monde, Le Monde Diplomatique, Nouvelle Observator, Lire ecc…In Austria e Germania con Di Press, Süddeutsche ecc…In Messico La Jornada. Ha camminato mezzo mondo: dal Tibet al Messico, dalle montagne dei Kurdi in Turchia e Iraq a quelle degli U’wa in Colombia, fino alle Ande dell’Ecuador. Dalla valle del Narmada in India ai tamil dello Sri Lanka, dai campesinos della Bolivia al Brasile dei Sem Terra, dalle foreste del Congo a quelle dell’Uganda: e tanto altro. Molte esposizioni fotografiche, i libri, che raccontano soprattutto le R/Esistenze attraverso il mondo dei popoli ingiustificatamente sottomessi alla legge del più forte.
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