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Agricoltura e adattamento al nuraghe arcaico di Sa Conca ʼe Sa Cresia

Nuraghe Sa Conca 'e Sa Cresia

Nuraghe Sa Conca ‘e Sa Cresia

di Emily Holt, Mauro Perra, Anne Dighton, Andrew Fairbairn 

Il nuraghe arcaico di Sa Conca ʼe sa Cresia si trova nel centro-sud della Sardegna, nell’attuale Comune di Siddi, sul suo altopiano omonimo. L’Altopiano di Siddi è un piccolo altopiano basaltico, meno di tre chilometri quadrati di superficie, dove si trovano i resti di un sistema di insediamento dal periodo nuragico che include sedici nuraghi più la famosa tomba dei giganti di Sa Domu ‘e s’Orku.

Il territorio dell’Altopiano di Siddi, oggi come anche nel passato, era un ambiente complesso. Come si vede tutt’ora, al tempo dei nuraghi sull’altopiano vi era una vegetazione di macchia mediterranea e, in definitiva, poca acqua. In questo ambiente era sempre necessario adattarsi alle diverse situazioni problematiche: sono le medesime incertezze degli agricoltori odierni, quelle legate alla carenza delle risorse idriche.  La ricerca del Progetto Pran’e Siddi, iniziato nel 2009 da due degli autori (EH e MP) con il sostegno del Comune di Siddi e del sindaco Marco Pisanu, sta mostrando i diversi modi con cui i nuragici si adattarono al fragile ambiente dell’altopiano.

Gli scavi da noi condotti al sito di Sa Conca ‘e sa Cresia finora [1] hanno permesso di identificare diverse fasi di occupazione. La datazione scientifica conferma che la struttura è stata fondata all’inizio del Bronzo Medio, nel momento del primo sviluppo della Cultura Nuragica, e la vita è continuata almeno fino all’inizio del Bronzo Recente, circa 1750-1300 a.C. [2]. Non abbiamo rinvenuto nessuna evidenza per quanto riguarda il Bronzo Finale o per la prima Età del Ferro sull’altopiano, mostrando che il sistema territoriale nuragico è stato probabilmente abbandonato verso la fine del Bronzo Recente. 

 Gli scavi in corso a Sa Conca 'e sa Cresia durante la campagna di 2009, studio dei reperti recuperati

Gli scavi in corso a Sa Conca ‘e sa Cresia durante la campagna di 2009, studio dei reperti recuperati

Condizioni ambientali per i nuragici di Sa Conca ‘e sa Cresia

I cambiamenti ambientali nel Mediterraneo durante la seconda parte dell’Olocene sono difficilmente generalizzabili. Finora la ricerca ha indicato che sono presenti modelli opposti, di aumento o di diminuzione della presenza di foreste nelle diverse regioni mediterranee dell’Età del Bronzo. La Sardegna, tuttavia, non ha documentato nessuna variazione statisticamente significativa durante questo arco di tempo. Sulla base di questi dati, allora, è molto probabile ritenere che i primi abitanti nuragici della Sardegna abbiano avuto un ambiente relativamente stabile anche nei secoli di inizio della cultura nuragica, e tuttavia, sono da tenere in conto almeno due fattori importanti: il progressivo inaridimento climatico ben noto per il Mediterraneo orientale, che, molto probabilmente, è avvenuto anche nel Mediterraneo centrale, pure se è risultato difficile collegarlo con un cambiamento nella densità di forestazione. Il secondo importante fattore da tenere in considerazione è l’impatto che le attività umane di produzione e di consumo hanno avuto sugli ambienti locali, come è stato anche dimostrato per alcune culture dell’Italia continentale.

Gli scavi in corso a Sa Conca 'e sa Cresia durante la campagna di 2009, studio dei reperti recuperati

Gli scavi in corso a Sa Conca ‘e sa Cresia durante la campagna di 2009, studio dei reperti recuperati

La possibilità che l’ambiente dell’Altopiano di Siddi possa avere vissuto una degradazione antropogenica durante l’Età del Bronzo è suggerita da una ricerca svolta sull’Altopiano di Pran’e Muru a Orroli e Nurri. Le analisi dei pollini trovati nei sedimenti archeologici scavati al Nuraghe Arrubiu e negli altri nuraghi nella zona, indicano che tra il quattordicesimo e il dodicesimo secolo avanti a.C., l’impatto umano sulle foreste locali è stato decisamente pesante. L’agricoltura eseguita mediante la pratica del “taglia e brucia”, e il pascolo intensivo del bestiame, ne hanno causato l’inevitabile l’erosione del suolo [3].

L’Altopiano di Siddi è un luogo ricco di numerose risorse, però povero in altre, come ad esempio l’acqua. I suoli dell’altopiano sono buoni per l’agricoltura e per la pastorizia, senza dimenticare tuttavia di tenere in debito conto gli eventuali effetti di centinaia di anni di uso agropastorale del territorio. 

Gli scavi in corso a Sa Conca 'e sa Cresia

Panorama sul nuraghe Sa Conca ‘e sa Cresia

L’evidenza per l’economia botanica nuragica a Sa Conca ‘e sa Cresia

Le analisi dei resti vegetali carbonizzati che sono stati trovati negli scavi a Sa Conca ʼe sa Cresia mostrano come la comunità del nuraghe abbia usato una vasta gamma di piante come alimenti, combustibili, foraggi, e come materiale da costruzione, nonché anche come possibili medicinali. Ventidue campioni di sedimenti archeologici hanno prodotto un totale di 6.182 resti vegetali. Di questi resti, l’83% sono di piante selvatiche mentre il 17% sono di piante domestiche coltivate per l’alimentazione.

Come è stato riscontrato anche in altri studi archeobotanici sulla cultura nuragica [4], il grano e l’orzo erano le principali colture dalle fasi più antiche fino alla fine dalla vita nuragica a Sa Conca ‘e sa Cresia. Il grano “a sgusciatura libera” è stata la coltivazione dominante, comprendendo il 70% dei semi di cereali identificati, ed è presente nel 94% dei campioni. I semi provenienti dai vari tipi di grano “a sgusciatura libera” non possono essere distinti in modo affidabile, ma alcuni resti di paglia conservati indicano che è stato usato il grano duro (Triticum durum). L’orzo decorticato compone il 30% dell’assemblaggio dei cereali, ed è presente nell’ 83% dei campioni. Il miglio di “Broomcorn” (Panicum miliaceum) è la terza coltura cerealicola trovata in piccole quantità nella prima fase di occupazione al sito, accanto a un singolo seme di grano “mondato”.

La scelta delle colture cerealicole è uno dei modi principali di adattamento dell’agricoltura a delle diverse realtà climatiche e ambientali. L’orzo ha una elevata tolleranza per la siccità e per la salinità nel suolo, più alta se comparata con il grano. Pertanto, se è avvenuto un deterioramento delle condizioni climatiche tale da forzare la popolazione ad abbandonare il sito, dovremmo aspettarci di vedere un aumento nella produzione di orzo e una diminuzione nella produzione del grano. Invece, i risultati dal nuraghe Sa Conca ʼe sa Cresia non mostrano un modello di cambiamento che sia statisticamente significativo.

Due studentesse scavano un focolare dell'Età del Bronz

Due studentesse scavano un focolare dell’Età del Bronz

La comunità di Sa Conca ʼe sa Cresia sembra aver usato pochi legumi e pochi frutti. La maggior parte di questi resti è stata trovata nelle fasi antiche del sito. I legumi con i semi grandi sono presenti in numeri tutto sommato bassi e potrebbero essere stati usati per l’alimentazione umana o anche come foraggio per gli animali. I pochi resti di frutti sono invece più interessanti. Un basso numero di frammenti di semi d’uva, due noccioli d’oliva, e un singolo seme di fico comprendono tutta l’evidenza da noi in possesso per il consumo di questi frutti in tutte le fasi di vita del nuraghe Sa Conca ʼe sa Cresia.

Un’ampia gamma di piante erbacee selvatiche era presente nei campioni provenienti dal sito, dominando l’ultima fase di occupazione. Questi includevano erbe selvatiche, germogli, e semi di erbacce. Una varietà di funzioni può essere ascritta a questi diversi tipi di piante, compreso il loro uso come combustibile o il loro impiego nella costruzione, ad esempio come incannicciato per costruzioni in terra cruda. Se da un lato è difficile interpretare i semi bruciati come prova per l’uso di foglie verdi, alcune di queste piante erbacee possono esser state consumate come cibo, ad esempio sotto forma di “insalate”, come per i membri delle famiglie dell’acetosa e del grano saraceno, nonché la possibile presenza di barbabietole e bacche. Piante come l’altea comune e l’eliotropo, presenti tra le altre essenze dell’assemblaggio, possono aver fornito un aiuto come medicinali per diversi tipi di disturbi. 

Altopiano di Siddi

Altopiano di Siddi

L’evidenza per l’economia animale nuragica a Sa Conca ʼe sa Cresia

In un modo simile alla coltivazione delle piante, la pastorizia è un altro modo di adattarsi a diverse condizionali ambientali. Ad esempio, gli animali come le pecore e le capre sono più adatti a condizioni di siccità, in particolare a confronto con i suini, che hanno maggiore bisogno di acqua e ombra. Studiare i dati relativi alla presenza dei diversi animali da allevamento può darci informazioni importanti sulle diverse strategie utilizzate dalle comunità del tempo per affrontare le condizioni di vita sopra e intorno all’altopiano.

I resti di animali selvatici e domestici sono stati sistematicamente recuperati durante gli scavi al nuraghe Sa Conca ‘e sa Cresia. È stata trovata una varietà di animali, a partire dai più grandi, come i cervi e bovini, sino agli animali di media taglia, come gli ovicaprini e i suini, includendo infine anche gli animali di piccola taglia, come roditori, uccellini, e il piccolo mammifero, ora estinto, chiamato “prolago sardo” (Prolagus sardus), un lagomorfo simile ad un coniglio. I resti faunistici che sono stati recuperati negli scavi degli anni dal 2009 fino al 2011 risultano in tutto più di 6,000 resti ossei. Questi resti faunistici sono ancora in corso di studio, ma sono stati identificati un totale di più di 3,000 elementi.

Facendo un confronto tra i resti faunistici trovati nelle due fasi abitative, i risultati preliminari suggeriscono un aumento nella preferenza per la carne di suino a scapito della carne degli ovicaprini e dei bovini. Nella prima fase abitativa, la percentuale dei resti dei suini è del 18.9%, e nella seconda fase abitativa, questo percentuale aumenta fino a 38.8%. Invece, la percentuale di ovicaprini nella prima fase è del 62.5%, e la percentuale dei bovini è del 13.7%. Nella seconda fase, queste percentuali diminuiscono fino al 50.4% per gli ovicaprini e fino al 9.1% per i bovini. Gli animali selvatici risultano essere una piccola percentuale dell’assemblaggio in tutte e due le fasi, ma queste specie mostrano anche una diminuzione in importanza dal 5.1% nella prima fase fino al 1.7% nella seconda fase.

Il fatto che col tempo i nuragici a Sa Conca ‘e sa Cresia abbiano deciso di concentrarsi più sull’allevamento dei suini – che è già un animale un po’ meno adattato alle difficili condizioni ambientali dell’altopiano, dove c’è poca acqua – suggerisce che il consumo di carne di suino era una forte preferenza, che avrebbe potuto essere collegata allo sviluppo della ricchezza e allo sviluppo di una crescente identità di potere.

 Nuraghe Conca 'e Sa Cresia

Nuraghe Conca ‘e Sa Cresia

Conclusioni sull’adattamento

Tutte insieme, le prove per la produzione e il consumo dei cereali e delle altre piante nell’età nuragica sull’Altopiano di Siddi iniziano a darci l’idea di una strategia complessiva in via di cambiamento. La dieta della comunità di Sa Conca ʼe sa Cresia evidenzia una tendenza a differenziarsi di meno, con una diminuzione nell’uso di cibi provenienti da piante non cerealicole come le olive, l’uva, e i fichi.

Anche se l’intensificazione della produzione del grano può creare danni al suolo e stimolare i processi di erosione, ma non abbiamo alcuna evidenza per questi processi dagli scavi a Sa Conca ʼe sa Cresia. Pertanto, l’immagine che abbiamo ora e che viene dalle nostre ricerche archeologiche, è l’immagine di una comunità ben adattata alle condizioni ambientali dell’altopiano, ma anche di una comunità che stava forse testando i limiti di queste condizioni nel perseguimento di un’economia in cui il consumo di cibi particolari è stato apprezzato. Quando consideriamo che le condizioni climatiche in tutto il Mediterraneo sono andate peggiorando durante l’Età del Bronzo, possiamo iniziare ad ipotizzare che l’incompatibilità tra coltivazione più intensiva del grano con le scarse risorse d’acqua sull’altopiano possa spiegare l’assenza di segni di occupazione nel Bronzo Finale e nella prima Età del Ferro sullo stesso altopiano. Se sia realmente successo così, significa che l’abbandono del sistema territoriale nuragico sull’ altopiano è stata una scelta consapevole e non un collasso: i nuragici hanno deciso di spostarsi in luoghi più adatti ai loro modi di produzione preferiti. 

Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025 
Note
[1] Gli autori desiderano ringraziare il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna per i loro permessi e per i loro numerosi sforzi a sostegno di questo lavoro, in particolare Francesca Candilio e Riccardo Locci. Desideriamo inoltre riconoscere con gratitudine i finanziamenti del Comune di Siddi, della Fulbright Foundation, della United States National Science Foundation (n. 1037543), dell’University of Michigan, dell’ERC Horizon 2020 Marie Sklodowska-Curie Individual Fellowship (n. 839517), e del Center for Field Sciences. Vd. Holt, E, and Perra, M. (2021) Progetto Pran’e Siddi: Preliminary Report of Excavations at Nuraghe Sa Conca ʾe sa Cresia (Siddi SU). Layers. Archeologia Territorio Contesti 6: 49-74. DOI: 10.13125/2532-0289/4608
[2] Schirru, D, Perra, M, Holt, E, and Lai, L. 2013. Nuraghe Conca ‘e Sa Cresia – Siddi (SU). New light on the relative and absolute chronology of Middle Bronze Age Sardinia. Rivista di Scienze Preistoriche LXXIII: 1-31
[3] López, P, López Sáez, JA, and Macías, R. (2005) Estudio de la paleovegetación de algunos yacimientos de la Edad del Bronce en el SE de Cerdeña, Pp. 91-105, and Uzquiano, P. (2005) Análisis antracológico de los yacimientos de Gasoru y Su Putzu, P. 107, in Territorio Nurágico y Paisaje Antiguo: La Meseta de Pranemuru (Cerdeña) en la Edad del Bronce, M Ruiz-Gálvez (ed), Universidad Complutense de Madrid, Madrid.
[4] Ucchesu, M. 2013. Origini e diffusione dell’agricoltura in Sardegna: studio dei resti vegetali della preistoria. Tesi di Dottorato di Ricerca, Università degli Studi di Cagliari.
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Emily Holt, Archeologa dell’ambiente è co-direttore degli scavi nel nuraghe arcaico Sa Conca ’e sa Cresia dal 2009. Ha conseguito il Dottorato di ricerca presso The University of Michigan e ha lavorato all’Oberlin College, all’University at Buffalo, al Miami University of Ohio, e al Museum nationale d’Histoire naturelle a Parigi. Attualmente è Archaeological Science Project Officer presso la Cardiff University in Galles.
Mauro Perra,  è direttore di scavi nel Nuraghe Arrubiu e Sa Conca ’e sa Cresia e in altri siti archeologici sardi, fra i quali Su Nuraxi di Barumini. Attualmente è direttore del Civico Museo Archeologico Su Mulinu di Villanovafranca. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Archeologia all’École des Hautes Études en Sciences Sociales a Toulouse, Francia.
Anne Dighton,  ha recentemente terminato il Dottorato di ricerca in Paleoetnobotanica presso The University of Queensland in Australia.
Andrew Fairbairn,  è Professore di Archeologia presso The University of Queensland. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Archeologia all’University College London.

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