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A un passo dalla Brexit, tra mille contraddizioni

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Londra, City (ph. Pierantoni)

di Silvia Pierantoni Giua

Camminando per le strade londinesi sembra quasi impossibile che l’Inghilterra si stia avvicinando sempre di più all’uscita dall’Europa. L’atmosfera che si respira, infatti, trasmette sensazioni esattamente opposte a quelle che si potrebbero associare alla Brexit: un senso di apertura, di accoglienza e una condivisione inter-culturale talmente radicata che risulta spontanea, naturale.

L’Inghilterra ha un’antica storia di immigrazione, è il frutto di un continuo crocevia di culture. Tralasciando il passato antico, testimone del passaggio di numerosi popoli quali i Celti e i Romani, basti ricordare le cospicue ondate migratorie del secolo scorso, fenomeno dovuto principalmente alla richiesta di manodopera da parte del governo inglese.

L’identità di Londra è visibilmente il prodotto di incontri culturali molto diversi fra loro ed è proprio questo a renderla affascinante. Come dirà Sadia, una delle persone che ho avuto la fortuna di incontrare durante il mio soggiorno inglese, «stare a Londra è come viaggiare per tutto il mondo!».

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Londra, canale (ph. Pierantoni)

Nata e cresciuta a Londra ma di origini indiane, Sadia mi racconta quanto ami la sua città: «tutti i giorni puoi fare qualcosa di nuovo e questo ti permette di crescere, di avere stimoli diversi ogni volta». Ed è proprio così che mi sono sentita durante i due mesi che ho vissuto nella capitale inglese! Con la sensazione di trovarmi davanti a una moltitudine di finestre aperte su diversi orizzonti. Certo, come in ogni posto, ci sono limiti e difetti: Londra è molto grande, caotica e cara e si trovano per strada molti uomini e donne che non sono riusciti a stare al passo col suo ritmo di vita; ma l’aspetto che la rende unica è che, passeggiando per i suoi quartieri, si ha la sensazione che tutto può accadere, possibilità che si estende su più fronti: dalla cucina alla cultura, dal bisogno di natura al desiderio di caos cittadino.

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Londra, centro (ph. Pierantoni)

Ogni zona ha qualcosa da offrire: case antiche, navigli, street art, palazzi bizzarri, grattacieli, parchi piccoli o sterminati. Nonostante la città sia molto estesa, non si ha la percezione di trovarsi in una megalopoli: moltissimi quartieri hanno case basse e villette a schiera e spesso si trovano degli angolini curiosi che ci si aspetterebbe di trovare in un paese, come ad esempio un vialetto di ciottoli e fiori nel mezzo di palazzoni residenziali o una schiera di barche attraccate lungo il canale che funzionano da vere e proprie abitazioni.

Londra sembra non spegnersi mai: mattina e pomeriggio studenti, turisti e lavoratori affollano i mezzi di trasporti, i musei e le strade; poi la sera cominciano a riempirsi i meravigliosi pub londinesi dai fiori appesi, c’è chi corre nel parco, chi gioca a biliardo, ascolta live music o va a teatro; fino a tarda notte sono aperti club dove andare a ballare e minimarket e locali dove trovare da bere e da mangiare.

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Londra, chiesa (ph. Pierantoni)

Ho vissuto il soggiorno nella capitale inglese in modo molto intenso, assaporandone lo stile di vita, la cultura, le opportunità e le contraddizioni grazie alle lunghe camminate lungo il Tamigi, perdendomi tra le vie trafficate della City e le viuzze di Soho e China Town, gustandomi un picnic al parco e viaggiando in prima fila nel secondo piano dei tanti bus rossi che affollano le strade, entrando nel bar sotto casa e andando ad ascoltare buona musica nei tanti locali di Brixton, Shoreditch e altri quartieri popolari. Ma ciò che più mi ha consentito di farmi un’idea della città sono gli incontri che ho fatto attraverso i quali ho potuto vedere Londra da prospettive diverse.

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Londra, China Town (ph. Pierantoni)

Le prime persone che ho conosciuto sono Ruby e suo figlio Marino, famiglia con cui ho vissuto in un grazioso appartamento ad Hackney, pulsante quartiere nella zona est della metropoli. Di madre italiana e padre inglese, Ruby mi racconta come la zona sia completamente cambiata negli ultimi vent’anni: «Fino a poco fa Hackney era molto pericolosa» dice, «adesso è profondamente trasformata!». Ma nonostante il suo amore per la città in cui ha vissuto quasi tutta la vita, Ruby ha deciso di trasferirsi a Forest Row, verde cittadina nel sud-est dell’Inghilterra. «Non mi va di far crescere Marino nel caos», mi racconta durante una delle nostre cene casalinghe, «voglio che abbia una vita semplice e sana e qui è impossibile !».

Londra infatti è affascinante quanto complicata e Ruby non è l’unica a vivere il dilemma posto dalle sue contraddizioni. Francesca ad esempio, ragazza modenese da cinque anni nella capitale britannica, a volte pensa di lasciarla: «Mi piace il cambiamento, sarebbe bello fare un’esperienza altrove ed è una città splendida ma anche complicata: è difficile avere tempo libero, riuscire a vedere gli amici…ma poi mi chiedo “per andare dove?” Dopo aver vissuto a Londra è difficile immaginare un posto che possa offrirti altrettanto».

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Londra, South Bank (ph. Pierantoni)

Della stessa idea è un’altra ragazza italiana, Beatrice che, passeggiando per la South Bank, mi dice malinconica: «Amo Londra, è una città meravigliosa! Forse però me ne andrò anch’io…Prima chiedo la cittadinanza, sai, in vista della Brexit non si sa mai…Così posso sempre tornare!». «Chi altro è andato via?» le chiedo io. «Beh, quasi tutti i miei amici. Londra per tanti è una città di passaggio. È troppo cara, comprarsi una casa è impossibile e quindi fai fatica ad immaginartici in futuro con una famiglia…». Questo è proprio il motivo per cui anche Maria e il marito stanno valutando di rientrare in Italia. Si sono sposati da poco e volendo avere dei figli mi dicono che tornare in Italia è probabilmente la soluzione migliore.

Di tutt’altra idea è Nazan, ragazza turca trasferitasi a Londra da un paio d’anni. Durante uno dei nostri picnic a London Fields, il parco sotto casa, esclama emozionata appena ci incontriamo: «Mi è arrivata la visa! Ora sono più tranquilla, finalmente posso pensare davvero di fare di Londra casa mia!». Nazan, infatti, adora la libertà che si respira, lo stile di vita, la compresenza di così tante culture diverse e la buona musica che si può ascoltare in molti punti disseminati nella città.

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Londra, Gillet Square (ph. Pierantoni)

Parlando di musica il collegamento con Antony è necessario. Rasta man originario di Trinidad, vive a Londra da più di trent’anni e la ama profondamente. Ho avuto la fortuna di scoprire la sua passione per questa città attraverso le tante serate passate insieme. Entrare in casa sua è stata un’esperienza irripetibile: un numero non quantificabile di vinili e cd riempiono le pareti, oltre a libri di ogni genere, quadri, stampe e oggetti di origini antiche. «Ascoltare musica ti fa scoprire la ricchezza del mondo !» mi dice servendomi un piatto di salmone, riso e verdure speziate.

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Londra, Palazzi Candem Town (ph. Pierantoni)

Ad ogni incontro, Antony mi porge un dono: delle sculturine di animali della savana in legno che sembrano esser scolpite da sapienti mani africane; cd di salsa, reggae, jazz e afro-bit; un vestito tradizionale di qualche isola sud americana, una camicia di Ralph Lauren e altri capi e oggetti vari che porterò con me al rientro in Italia. La sua curiosità a trecentosessanta gradi si riflette anche nei posti in cui mi invita come a Gillet Square ad esempio. Lì sembra di entrare in un film di altri tempi: bambini scorrazzano per strada, skaters provano numeri nuovi, giovani e anziani ballano a ritmo di melodie antiche suonate da qualche musicista jamaicano e uomini di diversa provenienza culturale giocano a domino su un vecchio tavolo di legno sullo sfondo di un profumo di pollo al curry e altre leccornie africane. Quel che emerge è un brulichio di colori e profumi che riempiono di gioia il cuore e lo allargano per far spazio all’infinità del mondo. Qui la globalizzazione ha il volto buono della contaminazione, del più felice sincretismo.

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Londra, Candem Town (ph. Pierantoni)

Questa stessa ricca mescolanza la ritrovo al “Constitution”, locale di Candem Town dove spesso musicisti di varie nazionalità si alternano a suonare. Mi son trovata molte volte ad osservare con piacere scambi di battute tra cinesi e africani, inglesi e sud americani lungo il canale su cui si affaccia il pub londinese. Questa sincera ilarità tra culture così differenti quali quella estremo-orientale e quella africana continua a riportarmi allo stridore tra la realtà che osservo e il processo di disgregazione dall’Europa a cui gli inglesi stanno andando incontro. «Com’è possibile che l’Inghilterra si stia avvicinando alla Brexit?» chiedo ad Antony di fronte all’ennesima manifestazione di evidente contrasto con la politica di chiusura. «È proprio triste», replica lui, «e così stupido ! Londra è questo insieme di diversità culturale, è proprio la sua ricchezza. La chiusura non porta niente, se non ad un grande impoverimento».

Sembra davvero impossibile che la maggioranza del popolo inglese abbia votato per chiudere le proprie frontiere. Quel che si vede, si respira, si vive è totalmente contraddittorio: lingue e accenti di ogni dove, bar, ristoranti e negozi di qualsiasi nazionalità, chiese di diverse confessioni ed edifici di differenti religioni.

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Edimburgo (ph. Pierantoni)

Con questo pensiero rientro a casa e trovo Ruby ancora sveglia. Così, spontaneamente le chiedo: «Ma com’è possibile che si sia arrivati alla Brexit? Mi sembra così strano che si abbia votato a favore…ciò che vedo è tutt’altro!». «Certo !» mi risponde lei, «è quello che vedi a Londra ! Non è qui che la Brexit ha raccolto consenso, bensì nelle periferie, nelle zone più povere e popolari. Ha fatto leva sul malcontento e sull’ignoranza.» E con questo pensiero mi addormento con tristezza pensando sì all’Inghilterra ma anche al mio Bel Paese, anch’esso in pericolo di disgregazione.

Anche fuori Londra ho riscontrato il contrasto tra l’idea separatista e quello che invece si vive nella realtà. A Brighton, ad esempio, ho incontrato persone provenienti da tutto il mondo (Los Angeles, Brasile, Spagna ecc.) che per motivi diversi hanno deciso di trasferirsi nella cittadina inglese: chi per lavoro, chi per imparare l’inglese, chi per motivi familiari e così via. Anche qui, oltre l’odore di mare, si respira un grande senso di apertura e proficua mescolanza culturale.

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Edimburgo, Fringe Festival (ph. Pierantoni)

Ho percepito la stessa atmosfera anche in una città del nord come Edimburgo. Quando mi ci sono recata era in corso il Fringe festival dove la ricchezza data dall’incontro delle diversità si esprime in tutte le sue tante sfumature: musicisti, ballerini, giocolieri, poeti, attori di diverse nazionalità si alternano nell’arteria principale della città, nei tanti teatri e negli infiniti bar, pub, scuole ed altri edifici che si trasformano per accogliere le innumerevoli performance e show di ogni genere. L’atmosfera internazionale che si respira nella suggestiva città scozzese pulsa in ogni angolo, si sente nelle strade, negli ostelli gremiti di persone, nelle lingue che senti parlare per le strade. Da questa commistione emerge tutta la bellezza della varietà che assume forme multiple e si nutre dello scambio con diverse tradizioni. Così si trovano spettacoli dove danza finlandese e musica irachena si uniscono in modo armonioso, ballerini americani e cornamuse scozzesi si fondono in uno show tra teatro e arte circense, cultura basca e hip hop si incontrano in una performance che mette in luce le tante sfumature diverse della regione spagnola. Questa ricchezza che emerge dall’incontro tra differenti culture è stata anche esplicitamente difesa nel festival in spettacoli di polemica contro la Brexit.

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Cornovaglia, Stop Brexit (ph. Pierantoni)

Contro la politica separatista si possono vedere dei cartelli di protesta appesi anche in posti dove non ti aspetteresti di trovarli. È il caso di un manifesto disposto su un fabbricato lungo una strada di campagna in Cornovaglia, area sicuramente meno cosmopolita; anche qui la voce opposta alla maggioranza si fa sentire, esprimendo il desiderio e l’importanza di rimanere uniti all’Europa. Certo, convivere con pratiche, credenze e abitudini diverse implica impegno ma questo è anche ciò che permette alla civiltà umana di arricchirsi e diventare migliore.

Da che l’uomo è sulla terra si susseguono guerre, conflitti e atteggiamenti ostili tra le diverse civiltà ma anche incontri, scambi e cooperazione. E da sempre la storia mostra l’evidenza di come il primo atteggiamento porti a distruzione, miseria e povertà mentre il secondo apporti ricchezza, benessere e bellezza.

Che si faccia parte di tale o talaltra comunità, di questo o quest’altro credo, la vita e la morte ci ricordano che siamo tutti parte della stessa umanità ed è questo il punto da cui sarebbe fondamentale ripartire.

Dialoghi Mediterranei, n. 38, settembre 2019

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Silvia Pierantoni Giua, si specializza in arabo e cultura islamica durante il corso di Laurea Magistrale in Lingue e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale all’Università degli studi di Milano. Approfondisce poi la tematica della radicalizzazione islamista in occasione della stesura della sua tesi di laurea di Ricerca in Psicoanalisi diretta dallo psicoanalista F. Benslama, che ha discusso nel giugno 2016 all’Università Paris VII di Parigi. Attualmente si occupa della stesura di un progetto per la prevenzione del fenomeno del fanatismo.

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